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lunedì 18 aprile 2011

Nel ricordo di Francesco (Cesco)...


Giovedì scorso,14 aprile, verso mezzogiorno, padre Dino ha approfittato di un momento in cui ci siamo incrociati, per dirmi, molto semplicemente, che il Signore aveva "visitato la mia famiglia" e aveva chiamato a sé Francesco, mio fratello di 75 anni (era nato il 21 settembre 1935).

Non ci siamo detti nulla!

Non ricordo più quali sono stati i miei pensieri in quel momento. Ricordo solo che come in un lampo ho rivisto la mia infanzia con lui e la sua immagine è rimasta stampata nella mia mente...

Ho ricevuto tante telefonate, messaggi sul telefono, su Skype, via internet. Ringrazio tutti.

I miei confratelli, le suore, gli alunni del Bernardo Longo e tanti cristiani di Mambasa sono venuti a presentarmi le loro condoglianze.

Ho cercato di esprimere i miei sentimenti nel messaggio che ho inviato venerdì sera a un amico di Milano e che è stato letto nella Messa del funerale, avvenuto a Magré di Schio, sabato alle 0re 9,30. E' un messaggio incompleto, da leggere in un luogo e in un momento particolare...Ma sentivo come un obbligo, superando un certo pudore , didire a tutti la mia amicizia e la mia stima per lui.

Eccolo:


Cara Ivana, Stefano, Elena parenti e amici tutti!


in questo momento in cui i nostri pensieri, le nostre preghiere e i nostri sguardi hanno un unico centro di interesse, sappiate che sono vicino. Sono in chiesa anch’io a quest’ora e gli oltre 6000 kilometri che separano le nostre persone fisiche sono annullati dalla fede in Cristo risorto e del comune affetto verso Francesco. Grazie a voi tutti per la vostra presenza, per la vostra preghiera, sorgente di conforto e di serenità per Ivana e tutti i suoi cari.


Non è stato facile ammettere che Francesco ci abbia lasciati in questo modo - questa sua partenza mi fa pensare al Vangelo di Marco: “Giunta la sera, Gesù disse: passiamo all’altra riva”! e congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca…” - e ancora adesso faccio fatica ad accettare la notizia. Forse anche questo mi aiuta a restare sereno e a continuare la mia vita di ogni giorno, ma vi confesso che trovo anche tanto difficile dirvi quanto sento dentro di me!


Mi aiuta e mi da uno spunto quanto mi ha scritto uno… che lo conosce bene:


“Caro zio, l'amore profondo che vi legava era visibilissimo... È sempre stato discreto e con tanta discrezione, in punta di piedi, ci ha lasciati.


Ha lasciato un grande vuoto ma i bei sentimenti che legano la "banda" di Via Vaiselle ci aiuteranno a colmarlo; oggi siamo più uniti che mai e con l'aiuto di tutti, tuo e suo compresi, riusciremo ad allontanare la tristezza di questo momento mantenendo vivo il ricordo di una persona davvero speciale, che con il suo silenzio ha saputo raccontarci tanti momenti d'amore. Non mancherò di dargli un bacio anche da parte tua”.


Veramente non so trovare parole più belle di queste. Grazie!


Non è un mistero per nessuno: volevo bene a Francesco, di un amore quasi connaturale, innato perché l’ho trovato accanto a me appena ho cominciato a camminare, a parlare, a giocare e a… combinare guai! Non posso pensare alla mia infanzia senza pensare a Cesco (l’ho sempre chiamato così!), alla sua bontà, alla sua generosità, alla sua riservatezza. La guerra, la fatica, il lavoro duro dei campi lo avevano maturato in fretta, probabilmente gli avevano accorciato l’infanzia per cui aveva sempre conservato una certa timidezza, riservatezza, pudore dei suoi sentimenti… Pur essendo più giovane di lui si rivolgeva a me per chiedere dei favori alla mamma e soprattutto al papà… e io ero fiero di fare da mediatore ed ero felice perché quasi sempre ottenevo dal papà quello che lui mi chiedeva.


È nata così una amicizia di complicità, fatta di poche parole, ma di tanta stima. Credo di non aver mai litigato con lui, per cui non sento nessun senso di colpa. Ma vorrei chiedergli lo stesso perdono per non avergli detto più spesso che gli volevo bene, che lo stimavo tanto e per non avergli detto che contava molto per me. Glielo dico ora e gli chiedo di starmi vicino in questi ultimi tornanti della strada che porta alla casa del Padre. Lui andava più forte di me in bicicletta: spero non mi stacchi troppo!


Gli chiedo soprattutto di stare vicino a Ivana, Stefano, Elena…e a tutti noi.


Sono certo che tutto continuerà come prima e ci rivedremo. Pensiamolo nella stanza vicino o dietro all’angolo, ma che ci sente e ci vede! Dio, che è Padre, non può farci gustare dei doni così meravigliosi: la vita, l’amore, la gioia di stare assieme e poi toglierceli all’improvviso, per sempre! Nessun padre sulla terra sarebbe così cattivo con il suo bambino che ama.


E Gesù Cristo che nel Vangelo di domenica scorsa abbiamo visto con stupore piangere il suo amico Lazzaro ce l’ho ricorda anche oggi: “Chi crede in me vivrà!…vado a prepararvi un posto, perché voglio che dove sono io siate anche voi… voi tutti, nessuno escluso”.


Ciao Cesco, arrivederci … non dimenticarci. A presto! Silvano



foto: Francesco nei "suoi" boschi con il nipote Pietro e Kinsley (un bambino del Ghana in affido a Stefano e Paola!)



sabato 5 dicembre 2009

a Cambiago la "Loro Africa"

Qualche ora dopo il crollo del ponte di Epulu, a Cambiago si ritrovava la squadra Mambasa agosto 09.
I wasungu partono un po’ agitati…facciamo così, cambiamo questo pezzo, entriamo colà…e davanti a 120 persone circa le luci si spengono.

E’ la voce di Elena a raccontare la terra rossa, il cielo infinito, l’accoglienza dell’ambiente e dell’animo delle persone. Intercalandosi con foto e musiche la narrazione traccia una linea sulle tante realtà vissute in tre settimane sottolineando la purezza d’incontrare un mondo che vive di presente, la forza delle donne e la vivacità dei bambini, la cui attenzione e interesse per imparare il nuovo sono così elevati che per qualche istante “ho sognato di potergli insegnare tutto ciò che di più bello esiste”.

Qui arriva Pierpaolo, che con tono ironico e scanzonato dipinge il quadro delle proprie aspettative: mentre credeva di trovare delle persone che volevano il suo aiuto s’imbatte subito con chi gli chiede denaro per giocare insieme a pallone. Lo shock è forte, essere il bianco ricco non è divertente. La conclusione però è importante: il calore ricevuto per aver dimostrato affetto e disponibilità non ha prezzo, e in questo senso Mambasa è davvero “un’isola felice”.


A Francesco e Raffaella spetta la fotografia della sanità, che presentano con un dialogo tra loro. La lista di ciò che manca alla struttura ospedaliera sarebbe infinita, l’impreparazione del personale è stata evidente in troppi casi, e certamente anche l’impossibilità di acquistare medicinali in modo costante acuisce la difficoltà di assistere gli ammalati. Il dottore conclude rivolgendo un appello ai suoi colleghi: un affiancamento anche breve ai medici locali non è vano. Collaborate!


L’intervento di Gianluca è il più accademico. Illustra alla platea le condizioni di povertà del Congo in contrasto con la ricchezza territoriale, l’importanza di collaborare con questo continente e le possibilità della cooperazione internazionale. Possibilità in cui si è mosso per valorizzare le risorse idriche di Mambasa formando dei collaboratori e costruendo dei pozzi di acqua salutare, che è la prima prevenzione contro tante malattie di cui in Africa quotidianamente si muore.

Cornelia si concentra sulla situazione scolastica. Avvalendosi degli aggiornamenti del blog descrive il diagio degli insegnanti sottopagati e la disattenzione delle autorità per cambiare le cose. La sua esperienza d’insegnamento a diretto contatto con gli alunni mambasiani l’ha colpita soprattutto per il sommo rispetto ed il comportamento educato dei ragazzi. Coloro che hanno seguito il suo corso d’inglese dividevano la giornata tra il lavoro ai campi e lo studio supplementare.

Quella di Diego e Chiara è un’intervista doppia sul tema della Missione. Entrambi rispondono alla stessa domanda una volta in modo serio, una volta in modo simpatico. Così si ripercorrono le tappe che hanno portato il Mupe a Mambasa, vengono presentati i personaggi che quotidianamente popolano la casa dei padri e le loro attività. Spiccano l’infinità generosità, la disponibilità verso i parrocchiani e l’amore che ogni giorno dimostrano a questa gente.


Conclude Ilaria, con l’episodio della posa del primo mattone della scuola di Badengayido che le permette di sottolineare come i missionari a Mambasa puntino tutto sull’educazione, perché il cambiamento abbia impulsi dagli africani stessi. Si sottolinea che condividere questo progetto è possibile per tutti i Cambiaghesi e noi, anche semplicemente continuando ad interessarsi su ciò che succede al di là dell’Ituri tramite il blog – ultima immagine dell’intervento ad incitare l’affiancamento ed il sostegno che si può dare ai padri.

Dopo un saluto finale di un emozionato Padre Nerio, cala il sipario della “LORO AFRICA” con un bellissimo video riassuntivo dei momenti descritti che termina ringraziando con affetto sincero Padre Silvano, per aver reso possibile l’incontro con l’Africa vera.

Resta sul palco il filo dove restano appesi i magnifici vestiti della sartoria dell’Istituto Bernardo Longo…li abbiamo voluti appendere ad indicare che un po’ di Africa l’abbiamo davvero portata a casa!