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sabato 26 novembre 2011

RASSEGNAZIONE O SPERANZA ?


Oggi, il via-vai attorno alla nostra casa è meno intenso del solito.

Le scuole sono deserte. Questa mattina i ragazzi dell’Istituto Bernardo Longo, assieme ai loro professori, sono rimasti a casa, per “meditare” sulle elezioni che avranno luogo dopodomani. I bambini delle elementari, invece, sono in vacanza da martedì scorso: gli edifici della loro scuola infatti sono stati scelti come sede del voto, e molti insegnanti fanno parte della commissione di voto. Purtroppo, a nessun direttore è venuto in mente di eliminare i tre giorni di vacanza che hanno concluso il primo periodo dell’anno scolastico, in previsione che solo una decina di giorni dopo ci sarebbe stata una settimana intera di vacanza, non prevista dal calendario scolastico. Ma perdere una settimana di scuola sembra non avere importanza alcuna.

Per le strade di Mambasa, in questi giorni, spesso ci si imbatte spesso in maree di folla, osannante l’uno o l’altro candidato, che aspira ad essere deputato al parlamento della capitale. Nel nostro territorio, di candidati ce ne sono ben 37: un numero sorprendentemente alto, se si tiene conto che solo due saranno eletti. Numero esagerato, che mi pare sia indice più di avidità personale e di parte, che di maturità politica. Tanti discorsi altisonanti, promesse a non finire, grida osannanti… Finite le elezioni, i due fortunati se ne andranno a Kinshasa, a godersi la vita della capitale, lasciando che la loro gente a Mambasa se la sbrogli da sola . Nessuno crede seriamente che queste elezioni cambieranno qualche cosa.

Sabato scorso ero andato visitare i cristiani di Biassa ( a 70 Km) e avevo celebrato la santa messa. Ero rientrato a Nduye prima che venisse buio, in vista della celebrazione domenicale dell’indomani. Devo essere sincero; la notte prima di mettermi in viaggio, avevo gli incubi: la strada, in questa stagione particolarmente piovosa, è ridotta ad uno stato pietoso e scoraggiante. Si va lo stesso, perché si sa che c’è della gente che ci aspetta, e che è importante per loro vedere che almeno il prete non si è dimenticato di loro.

Battesimi a Nduye

Durante la Messa, iniziata con due ore di ritardo a causa della pioggia, ho avuto la soddisfazione di battezzare nove catecumeni e dare la prima comunione a sei bambini/e. Un segno che il Signore, nella sua bontà, ci invia, per incoraggiarci a continuare a seminare: “Fate il bene, finché ne avete il tempo” e la forza, ci ricorda San Paolo.

La sera, cenando assieme alle nostre tre suore, avevo riferito loro la preoccupazione del Vescovo a loro riguardo: teme che le elezioni diano luogo a una situazione di grave insicurezza e forse anche di violenza. Meglio che le suore, in questo periodo di elezioni, siano nelle loro comunità di Bunia.

“Padre, non possiamo partire. Non possiamo lasciare i nostri cristiani, per metterci al sicuro noi. Padre Bernardo che cosa ha fatto”? E sono rimaste là, assieme ai loro fratelli e sorelle. Certamente il Signore non le dimenticherà.

p. Dino

martedì 14 settembre 2010

Il Battesimo di Angela

Mamma Maria l’ha preparato seguendo per due mesi, due volte alla settimana, la catechesi fatta dal nostro catechista Federico. In comunità ne parlavamo da tempo. Silvano, il giorno prima di partire, mi chiedeva: a quando il battesimo di Angela? Anche lei, Angela, si è preparata; a modo suo: imparando a fare il segno di croce, e lasciandosi accompagnare volentieri nella nostra cappellina, dove si inginocchia e manda dei bacetti a Gesù presente nel tabernacolo.

Ieri mattina, durante la prima messa, ha ricevuto il battesimo, assieme ad altri sedici bambini. Era visibilmente tesa e seria nel volto, come le capita sempre il mattino appena alzata e quando si trova in mezzo ad estranei. Malgrado questo, la vita della nostra bambina si è accesa di una Luce nuova: Gesù ha messo in lei il suo Spirito e la invita a fare di Lui il più grande amico della sua vita.

Nel tardo pomeriggio siamo andato a casa sua, dove mamma Maria aveva preparato una festicciola, per i numerosi amici e conoscenti. Angela non ha apprezzato tutta questa confusione; si trovava a suo agio solo con i suoi amichetti e amichette.

Inutile insistere. Ripenso a lei e alla sua storia: nella tristezza di avere avuto una mamma senza cuore e che l’ha abbandonata ed un papà incapace di occuparsi di lei, Angela ha avuto la grande fortuna di avere incontrato delle persone amiche che si sono intenerite per lei; ha incontrato un’altra mamma, una vera mamma, che la circonda di affetto e di tante delicatezze. Viene tutti i giorni a casa nostra, che è diventata casa sua e famiglia sua. Angela è rinata. Tutti le vogliono bene.

Ma rivedo anche le due bambine che ho incontrato questa sera, qui, sotto casa, dove abitano i nostri poveri. Alfonsina, la loro mamma, è una donna ancora giovane, ma difficile, dura, scontrosa, in rotta con la sua mamma, incapace di tenerezza. Cerco di giocare con le due bambine, di farle parlare, di farle sorridere… I loro occhi sono come dei fiori appassiti: mi riempiono il cuore di una grande tristezza.

Risalgo verso casa. Sui prati davanti alla missione, numerosi gruppi di bambini giocano al pallone. E’ bello vederli correre, schiamazzare, gridare: si trovano bene, qui; sono contenti. Eppure…Eppure molti di loro rimangono qui tutto il pomeriggio; tutti i pomeriggi; tutte le settimane. Perché a casa loro non c’è nessuno che si occupi di loro: i genitori sono costantemente fuori, in viaggio, o al campo, o al ritrovo del vino di palma, da dove rientrano a casa abbruttiti e incapaci di occuparsi di loro, incapaci di una parola amica, di un gesto di affetto.

Quanto ci sarebbe da fare con questi bambini! Quanta presenza amica bisognerebbe offrire! Quanta speranza e gioia occorrerebbe seminare in queste giovani vite! “Pregate il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”

P. Dino

mercoledì 23 giugno 2010

“ANDATE A LAVORARE ANCHE VOI… NELLA MIA VIGNA”

Ieri mattina non ho avuto la presenza di spirito di uscire di casa con la macchinetta fotografica. Purtroppo. Quando sono arrivato sulla strada che scende verso il corso d’acqua Binase, e mentre andavo sempre più avanti, mi sono reso conto che lo spettacolo meritava di essere fissato e condiviso: penso che erano alcune centinaia i cristiani venuti con le loro macette, zappe e badili per tagliare erbacce, scavare i canali laterali di scorrimento, colmare buche ed erosioni che rendevano penosa (e vergognosa) la nostra strada. Era un impegno che ci eravamo presi come comunità cristiana e una promessa fatta all’Amministratore di Mambasa: in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Indipendenza del nostro paese, volevamo riparare, almeno in parte e secondo le nostre possibilità, la strada che attraversa il nostro quartiere Binase. Partecipazione massiccia dunque e molta buona volontà. I risultati? Abbastanza modesti…se vogliamo esser obbiettivi. Per lavori del genere sono necessari bull-dozers, scavatori, camion… I prossimi giorni tuttavia il nostro trattore trasporterà della limonite per dare un po’ più di consistenza a quello che i nostri cristiani hanno fatto (e continueranno a fare).

Abbiamo lavorato anche alla rotatoria prossima agli Uffici dell’Amministratore, per preparare il luogo dove dovrebbe essere eretta una stele in memoria del martirio di P. Benardo Longo. A lavori già iniziati e nonostante una lettera di domanda di autorizzazione e relativa risposta dell’Amministratore, stanno sorgendo delle difficoltà a causa di pannelli stradali che abbiamo divelto. Si vedrà.

Questi giorni sono veramente pieni.

Padre Silvano ne ha fatto l’esperienza in occasione della chiusura dell’anno scolastico, seguendo scrutini chilometrici e ascoltando rapporti e lamentele di professori .

P. Gauthier ha seguito folti gruppi di ragazzi che, finiti ormai gli impegni scolastici, fanno delle giornate di riflessione.

Stiamo terminando il catechismo, e facendo pomeriggi di riflessione per preparare i nostri i catecumeni, che domenica prossima riceveranno il battesimo (poco meno di duecento). Naturalmente ci saranno anche le Prime Comunioni, (con relative prime confessioni). Il martedì seguente (29 giugno) avremo le cresime.

Questa mattina ero a Tobola dove ho battezzato 16 catecumeni. Domenica scorsa P. Silvano ha battezzato a Nduye e io a Manjombo. Domani P. Gauthier andrà a Bandisolo e io a Some, sempre per battesimi e prime comunioni. E’ la fine dell’anno scolastico e anche le comunità cristiane raccolgono i frutti del lavoro svolto. Chi se la sente di fare una preghiera per questo scopo, farà un’opera buona per i nostri ragazzi e un gran favore a noi.

Questa sera ho fatto delle foto alla nostra chiesa, dove Famba e amici stanno continuando i lavori: ve ne mando una, perché possiate farvi un’idea di come sarà la nostra chiesa, una volta che avrà rivestito per intero l’abito nuovo.

La notizia più importante ve la do’ alla fine: Franco e Giuliano sono partiti quest’oggi, poco dopo le 12.30. Soddisfatti per l’ottimo lavoro compiuto e per la vita serena e amichevole condivisa in comunità; ma con una visibilissima punta di dispiacere a causa della partenza, arrivata troppo presto. Padre Silvano li ha accompagnati fino a Beni e a Kasindi. Non mancherà di parlarcene con la sua consueta freschezza e passione.

P. Dino

venerdì 6 giugno 2008

“Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli”

Sabato scorso mi sono recato a Butiaba-due, un villaggio a cinque chilometri da Mambasa. Vi ho amministrato quattro battesimi di adulti e benedetto quattro coppie di sposi. I matrimoni sono abbastanza rari anche qui. Averne quattro in un solo giorno, in un villaggetto di meno di mille abitanti, è veramente una cosa straordinaria.

Mi ha fato tenerezza la coppia più anziana. Si chiamano Benedetto e Musa. Tempo fa’ qualcuno mi aveva chiamato per andare a trovare un vecchio ammalato, che aveva chiesto di essere battezzato. Quando sono arrivato dove abitava (non la chiamo casa, perché proprio non lo era) ho dovuto mettermi di sbieco per potere attraversare l’apertura che serviva da porta. All’interno ho trovato due giacigli: delle vecchie coperte, buttate per terra, ammuffite e disgustose. Sopra, vi erano stesi un vecchio e una vecchia: magrissimi, con la pelle raggrinzita, ricoperta di polvere, di caliggine, di sudore e non so di quale altra sporcizia. Da quanti mesi non si lavavano? Ho battezzato il vecchio subito, perché mi sembrava proprio prossimo alla morte La moglie, pagana, mi guardava con occhi assenti, senza fiatare. Il locale poteva essere di due metri e mezzo per uno e ottanta, forse. Le pareti, di pali e fango, erano in buona parte cadute e al loro posto qualcuno aveva intrecciato delle foglie. Come potevano sti due poveri vecchi passare le notti in una miseria del genere durante questo periodo fresco e umido? Me ne sono andato, tutto triste, pensando alla povertà di quei due vecchietti, ma sconcertato anche dalla povertà umana delle persone che abitavano accanto e che li lasciavano morire in simile abbandono. Ho cercato di sensibilizzare alcune persone: i due vecchietti hanno avuto una casetta, delle coperte e dei vestiti. Ieri mattina sono passato davanti a casa loro e li ho messi in macchina per andare alla cappella dove hanno fatto il loro bel matrimonio. Sembravano rinati, increduli che qualcuno potesse ancora curarsi di loro. Le loro promesse, soprattutto quelle della mamma, erano piene di strafalcioni, ma sono sicuro che il Signore ha capito tutto e si è commosso davanti a questi due poveretti ed ha provato una grande gioia: “Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli”.

Padre Dino Ruaro.