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domenica 16 maggio 2010

Lidia Longo scrive: AFRICA: Virtuale/reale!

AFRICA: VIRTUALE/REALE




Con la meravigliosa esperienza vissuta nella Missione di Mambasa/Nduye, il desiderio coltivato per una vita ha trovato pieno compimento!


Riuscirò ad esternare l’intensità dei sentimenti, emozioni, coinvolgimenti vissuti nell’incontro con tante persone meravigliose, nel vedere, toccare, ammirare luoghi da tempo pensati, desiderati, amati, nonché le suggestioni indescrivibili della natura africana?Ci provo!



Partita da Milano/Malpensa venerdì 19 marzo, assieme a Barbara, sr. Alessandra e sr. Sara, sono giunta alla Missione di Mambasa domenica 21 verso le h. 15.00. Al rumore del motore della macchina, un gruppetto di bambini incuriositi e festanti accorrono per darci il benvenuto. Il tempo per deporre i bagagli ed ecco apparire p. Dino, p. Gauthier, Seraphin, ad accoglierci con tanta familiare cordialità. In quel preciso momento, nonostante la novità del luogo, delle persone, tutto mi è apparso così conosciuto/familiare tanto fa farmi sentire a “casa mia, in famiglia”.


Questo iniziale profondo sentimento di appartenenza mi ha resa felice, serena, spontanea nel mio essere “con loro, tra loro” nel quotidiano africano.


Il periodo trascorso in Missione è costellato da tanti piccoli eventi che hanno lasciato in me un segno indelebile, un desiderio intenso di ritornare.

Ricordo, il pomeriggio delle stesso giorno d’arrivo, il primo occasionale impatto coi ragazzi, grandi e piccoli, mentre giocavano nell’area verde davanti all’edificio centrale dell’Istituto Bernardo Longo. E’ bastato un calcio al pallone (uscito dalla loro area) per attirare la loro attenzione, suscitando grida festanti, empatia e tanta curiosità. Quante domande/richieste, inviti a restare per giocare assieme; così, da quel momento, ogni giorno, nel pomeriggio durante il tempo del gioco, ho cercato di essere disponibile per intrattenermi un po’ con loro.


Di questi ragazzi, grandi e piccoli e di tanti altri incontrati altrove, porto dentro me la luminosità dei loro occhi, la gioia contagiosa scolpita nei loro volti, il loro “essere felici” pur vivendo una realtà esistenziale dove “la povertà è sovrana”.

ISTITUTO Bernardo Longo.

Rivedo innanzi a me la suggestiva schiera degli studenti dell’Istituto Bernardo Longo.
Lunedì mattina, 22 aprile: quale emozione e quanto imbarazzo nell’accogliere l’invito del vice-preside a presentare le visitatrici: (P.Silvano, per problemi alla macchina, non era ancora ritornato dal lungo viaggio affrontato per accoglierci ad Entebbe; era rimasto a Beni e sarebbe arrivato la sera del 22!). Il compito attribuitomi dalle mie compagne di viaggio, non è stato facile, ma in qualche modo, nonostante la profonda commozione, ci sono riuscita.
Agli studenti mi sono presentata dicendo: “ sono felice di essere finalmente qui, in Africa, nella Missione di Mambasa per calpestare, vedere, conoscere la terra, le persone tanto amate da padre Bernardo Longo. Sono felice nel vedervi così numerosi: siete davvero dei “privilegiati” perché a voi è data l’opportunità di studiare, di ricevere una formazione atta a rendervi, domani, persone capaci di contribuire alla crescita/sviluppo del vostro Paese. L’istruzione è fondamentale allo sviluppo integrale della persona, Per questo padre Bernardo. affrontando enormi sacrifici, per amore della “sua Gente”, ha saputo dare inizio nella Missione di Nduye all’istruzione e formazione professionale . Quell’opera da Lui iniziata nel 1950, ha animato ed anima cuore, mente e braccia di tanti suoi confratelli, in particolar di P. Silvano che ha saputo e sa dare continuità e progressivo sviluppo alla sua opera a Mambasa.

I Padri Dehoniani, qui ed altrove, sono, in diverso modo, dediti ed impegnati per contribuire alla vostra integrale crescita umana. Impegnatevi con tutte le vostre risorse nel perseguire il vostro progetto di studio per la vita. Sarà questo il segno di autentica riconoscenza verso i padri che, per voi, le vostre famiglie e la popolazione tutta operano in generosità ed amore”.

Mambasa ai miei occhi, è, oggi, una realtà di armonioso grande respiro; un cuore pulsante, vivo, promettente aperto a tutti indistintamente, dove si respira una clima “Ecumenico”.


Durante la permanenza ho spesso contemplato, goduto l’armonia della costruzione degli edifici componenti l’Istituto Bernardo Longo. Essi, pur privi di “parola”, parlano al cuore del visitatore un linguaggio di perseverante impegno,di costante tenacia, di innumerevoli sacrifici e onerosi “grattacapi” atti a togliere il sonno a chi, in prima persona, ha l’onere di gestire, guidare una così grande armoniosa famiglia di “studenti, lavoratori …”.

In questa realtà non ho colto “ombra di protagonismo” bensì l’impegno di “servizio” per Dio e per l’uomo condiviso e partecipato, in diverso modo, da tutti i membri della Comunità.
Some. Rivivo in me i coinvolgenti momenti liturgici della Domenica delle Palme a cui ho partecipato nella comunità del villaggio di Some .
Osservo le persone presenti nella piccola cappella!!!
Mi stupisce la loro fervente partecipazione, e, presa dall’armonia dei “loro” canti, il mio pensiero vola lontano, raggiunge la realtà del nostro complesso mondo del “benessere” così impegnato a soffocare i “valori dello spirito” e/o a renderli “ prodotto negoziabile”!!!

NDUYE. Sento vibrare dentro me l’indescrivibile intensità di sentimenti, affetti, ricordi, emozioni nel giungere alla meta , tanto attesa, del mio viaggio/pellegrinaggio: Nduye!

Immersa in quella realtà, in quell’oasi di bellezze naturali e di pace, ho vissuto e condiviso con la comunità di Nduye i momenti più significativi della Santa Pasqua e della Dominica in Albis, ma non solo!Particolarmente carico di “intima gioia” è stato il tempo trascorso con le persone tutte: vecchi, adulti, giovani e bambini.Quanta commozione ho provato nel stringere la mano dei pochi venerandi anziani “testimoni privilegiati” della vita di padre Bernardo Longo!

Quanto piccola ed impotente mi sono sentita quando alcuni membri della comunità parrocchiale di Nduye mi hanno interpellato per sapere/conoscere di tempi di “attesa” per riavere, stabilmente, tra loro i Padri e le Suore. Ripetutamente mi hanno detto: “ non possiamo continuare da soli, abbiamo bisogno di giuda, di speranza, altrimenti che ne sarà dell’avvenire di questa comunità cristiana, dei nostri giovani?”
Non potendo dare alcuna risposta, mi sono limitata all’ascolto esortandoli a “saper attendere con fiducia”.
A Nduye, habitat meraviglioso, luogo incantevole atto ad ritemprare corpo e spirito, le persone che attendono ci sono: molti sono i bambini, i giovani, i pigmei; gli edifici, che parlano al tempo ed appaiono “incrollabili”…, ma che per essere di nuovo funzionanti hanno bisogno di radicali interventi.
La strada??? Bellissima da ricordare come “avventura”! da rivivere? mah!?

Ora che ho visto quei luoghi, sentito ed accolto le richiesta delle persone, c’è in me la consapevolezza che la ripresa umana/pastorale, socio/culturale ed ambientale della Missione di Nduye ha bisogno, a tutto campo, della concreta solidarietà di tutti, in particolare dell’impegno dei compaesani di padre Bernardo, che, in questa ripresa, dovrebbero essere/sentirsi “protagonisti orgogliosi”. Coraggio, non facciamo attende tropo a lungo gli amici di Nduye!

Potrà sembrare assurdo a molti, ma a Nduye la presenza di padre Bernardo si sente, si respira…. Personalmente ho sentito pulsare in me il suo grande cuore; ho capito il suo smisurato amore per Dio e per i suoi Pigmei/Walesse; la Sua incondizionata dedizione di vita per la promozione e lo sviluppo integrale della persona umana; i tanti onerosi sacrifici, le solitudini, lontananze/silenzi vissuti in un periodo in cui il “mondo digitale”e non solo, non era ancora una risorsa disponibile a tutta l’umanità.


Nduye e Mambasa mi hanno dato la voglia di “vivere tante vite” ed il “mal d’Africa” prima virtuale ora è reale, perciò dal momento che ho retto così bene anche sul piano salute, sogno/conto di ritornare.

Anche se non sono più giovanissima, in Missione c’è sempre qualcosa da fare , e si può rendersi utile in tanti modi.

Continuerò a sognare nella certezza di ottenere il “nulla osta” dai padri Silvano, Dino,ecc. ai quale debbo tanta gratitudine ed affetto per avermi accolta/coinvolta in un’esperienza rigeneratrice di vita e di giovinezza.
Grazie!!!

Mi auguro di ritornare presto!
Lidia
foto: Lidia sale verso la casa dei padri a Nduye;
Lidia davanti all'ospedale in costruzione
Lidia e i Pigmei
Lidia e...
Lidia davanti alla chiesa di Nduye dopo la Messa (giorno della Domenica in Albis)
Lidia in foresta verso Some
Lidia e l'Istituto Bernardo Longo

venerdì 6 novembre 2009

"PREGHEREMO PER VOI''

siamo alla terza puntata degli scritti "tratti" da:

"UNA SOLA FAMIGLIA", n.110, ottobre 2009



È il primo edificio che vediamo svoltando col jeeppone, che ci fa capire che alla
Mission Catholique siamo arrivati davvero.

I mattoni a vista della chiesa risaltano caldi e vivaci tra il verde dell'orgoglioso campo
da calcio e del praticello fresco che circonda gli altri edifici, mentre, di lì a
breve, assisteremo al primo dei tanti fantastici tramonti di Mambasa, dove il sole
sembra proprio volersi riposare dietro l'arco che sorregge la croce, issata sulla facciata.

Non mi aspettavo certo una partecipazione così massiccia alla messa domenicale: nella costruzione che appariva tanto spaziosa non è rimasto neppure un posticino libero, anzi tanti fedeli si ammassano vicino a noi fuori dalle porte, in maniera composta, e senza cessare di prestare attenzione alla cerimonia.
L'unica navata divisa da un corridoio centrale separa con un certo rigore uomini e donne.
Il ragazzino che mi serra la mano anche se ne dimostra 7 ha 11 anni, si sente un ometto, quindi si colloca subito dal lato opposto al mio! Gli innumerevoli bambini presenti sono stranamente calmi, ed ai più piccini le mamme non lasciano il tempo di piangere porgendo loro il seno, così da non recare disturbo alla preghiera collettiva. Intanto dall'ingresso principale entrano danzando chierichetti e vari gruppi di catechesi, ed in seguito, al momento debito, generosi/e con offerte elegantemente poste sul capo (riso, banane, fagioli, manioca...) che la parrocchia destina -incredibile a dirsi - ai più poveri.

Se per la meditazione e le polifonie dei religiosi la cappellina e la casa delle suore consentono riservatezza e raccoglimento, quella della domenica è una vera e propria festa per il Signore: chi ce l'ha, mette il vestito più bello; un coro brioso, nonché ben assortito (da solo occupa quasi un quarto di chiesa) intona svariati canti per ogni momento liturgico; tutta l'assemblea si muove al battito ritmico di mani, e anche dopo le tre ore di messa ci si diletta in balli di gruppo.
Mi lascio subito conquistare da quest'atmosfera gioiosa, e sorrido immaginandomi le nostre suore suonare bongo e maracas come accade qui...

Prima di partire avevo letto un libro sul woodoo e sentito racconti di bambini considerati stregoni e per ciò emarginati o penalizzati pesantemente dalla loro società. Nel nostro breve soggiorno tuttavia, non ho trovato alcun riferimento a ciò. anzi la religiosità che ho visto a Mambasa mi è apparsa sincera e ben radicata.
Credo che la figura dei missionari in questo senso sia stata e continui ad essere di fondamentale importanza. Basti pensare che la missione sia un cuore pulsante apeno a tutti, senza il timore di accogliere problemi e fregature.
Basti pensare alii disponibilità del giovane p. Gauthier (dehoniano congolese) che s'improvvisa al tamburello durante i balli religiosi delle"Figlie di Maria", che rientra tardi per ascoltare le difficoltà delle giovani coppie, o che riappacifica amorevolmente due genitori col loro figlio! prodigo sotto gli scrosci di un temporale.
Basti pensare alla fila di gente che ogni mattina intende parlare con p. Silvano, alla sua pazienza celestiale nel seguire i lavori degli operai, così come ogni attività presente o futura che può aiutare la sua gente (è una mente in eruzione costante), al suo ruolo di padre tra i padri nell'educazione dei figli adottati. In molti ci dicono che non dimenticheranno mai il suo contributo a sfamare la popolazione durante la guerra passata.
Tutto ciò basta di sicuro per capire che anche al di fuori delle cerimonie liturgiche i missionari sono veramente vicini alla gente e s'impegnano in ogni iniziativa a dare un'esemplare testimonianza cristiana di uomini di buona volontà.

È inoltre evidente che i padri sanno come parlare a queste persone: durante le prediche infatti, non mancano risatine in risposta alle domande provocatorie dei sacerdoti, coinvolgenti nell'illustrare la concretezza dell'insegnamento del Vangelo in...parole povere!. Così, mentre una vicina che parla francese spiega che la predica tratta del senso dell'accoglienza, ci rendiamo conto di essere osservati da tanti occhi timidi e sorridenti: il mupe (p. Silvano) ci ha presentati alla comunità che siamo venuti a conoscere, che come benvenuto ci regala questo sguardo caloroso. Sguardo che ci accompagna con sorrisi e saluti solari su ogni strada che percorriamo.
Sguardo che ritroviamo acceso nel canto di ringraziamento e arrivederci dell'ultima domenica. Sguardo da cui ci arriva il messaggio con cui ci separiamo: "Pregheremo per voi".
E ancora mi emoziona il pensiero che queste persone che per la maggioranza faticano tutto il giorno per nutrirsi una volta al giorno, vogliano pregare per me.

Preziosissima lezione di fratellanza, che confido sarà per me e per i miei cari compagni di viaggio una nuova forza di credere che "si può fare" semplicemente se la nostra testimonianza rimarrà viva, se nel proprio orticello ognuno di noi "seminerà la pace", come abbiamo visto e vissuto lì. "Semina la pace e tu vedrai... che la tua speranza rivivrà: Spine tra le mani piangerai ed un mondo nuovo nascerà" (canzone del Gen Rosso, tra le preferite del mupe Silvano).

Ilaria Sala

mercoledì 30 gennaio 2008

Gioia e Festa a Mambasa, (p. Gauthier)



Dal giorno della mia ordinazione sacerdotale, domenica 30 dicembre 2007, a Kinshasa, per l' imposizione delle mani di Monsignor Mbulamatari, non smetto di ringraziare il Signore per questo magnifico dono.
Ringraziamento e riconoscenza sono le parole che meglio esprimono i miei sentimenti in questi giorni.

Questo sentimento di ringraziamento era ancora più forte la domenica 20 gennaio, quando ho celebrato la mia prima Messa qui a Mambasa, il luogo dove ho vissuto l’ultimo periodo della mia formazione e della mia preparazione al sacerdozio.

Ciò che più mi ha colpito durante questa santa Messa è stata la gioia e l’accoglienza che mi hanno riservato i fedeli e gli abitanti di Mambasa.
La partecipazione era spontanea e impressionante.
La commentatrice della Messa ha riassunto in questa frase il sentimento e la gioia che si leggevano sul volto dei fedeli: “ tufurahi juu ya mtoto yetu = Rallegriamoci a causa del nostro figlio”. Questa “adozione” mi ha molto colpito: sentirsi accolto e desiderato in una comunità è un grande motivo di incoraggiamento.
E’ la conferma della promessa di Cristo: “ Chi avrà lasciato casa, fratelli, sorelle, madre, padre, figli, campi, a causa mia e del vangelo, riceverà il centuplo già fin d’ora...”

Questa gioia è stata sorgente di gratitudine e di stupore dato che sono a Mambasa da soli due mesi . La gioia e la partecipazione della gente erano di molto superiori alle mie aspettative.
Questa gioia è la conseguenza del ruolo che la missione svolge per loro. La missione e la Chiesa sono per loro:speranza, presenza che stimola, che rassicura, che sostiene.

L’ordinazione di un nuovo sacerdote è segno di continuità: continuerà l’opera di Dio e continueranno le opere dell’educazione della gioventù, le iniziative di sviluppo e di promozione umana, incominciate dai padri che hanno lavorato qui a Mambasa.

P. Silvano ha ricordato che un villaggio senza figli è un villaggio senza futuro. Un futuro migliore per tutto il nostro paese è il profondo desiderio degli abitanti di Mambasa e del Congo intero. Essi sperano che un giorno i loro figli possano studiare con dignità, che la gioventù abbia un avvenire sicuro, che ci sia cibo per tutti, che gli ammalati trovino un ospedale dove saranno trattati con rispetto e amore, che possano avere una casa decente...
La comunità cristiana di Mambasa intravede questa speranza nell’azione dei padri che qui lavorano...Infatti se in altri paesi è lo Stato che dona speranza, che rassicura e che garantisce la dignità della persona, questo purtroppo non è il nostro caso. Lo Stato ha talmente deluso la gente che più nessuno si rivolge a lui per cambiare la situazione, per alleviare la miseria, per costruire una scuola o per scavar un pozzo. La gente guarda verso la Chiesa.

E’ questo il mio programma: far nascere e crescere la speranza nel popolo di Dio.

Io credo che la missione del Signore era quella di ridare speranza. Quando pensiamo al numero di ammalati e di marginalizzati a cui ha ridato la speranza e la gioia di vivere, allora capiamo le sue parole: “ Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Alla fine della Messa ho domandato ai cristiani e ai miei confratelli di sostenermi con le loro preghiere e con i loro consigli affinché con il mio ministero possa essere artefice di gioia e di speranza, gioia e speranza che i cristini di Mambasa hanno abbondantemente manifestato oggi.