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venerdì 3 febbraio 2012

Da Cambiago: Ilaria Sala

Una missione nella missione, per portare un sorriso e un po’ di speranza a 6000 chilometri di distanza dalla Martesana. E’ l’ impegno forte e concreto dei volontari dell’associazione cambiaghese A.Vo.Mi, per aiutare padre Silvano Ruaro a rendere operativo un ospedale a Mambasa, piccolo villaggio della Repubblica Democratica del Congo.


Il padre missionario vive lì 1971 e con tanto lavoro e fatica ha portato avanti il progetto per dare una mano agli abitanti del villaggio. Grazie al suo contributo sono state realizzate diverse scuole e pozzi per purificare l’acqua e, ad agosto dello scorso anno è stato costruito un ospedale nuovo di zecca, una vera e propria esigenza per la comunità locale. Perché il nosocomio entri in funzione occorrono però altri 55 mila euro, denaro che verrà impiegato per realizzare le sale di pediatria e maternità e per acquistare le attrezzature necessarie. I volontari cambiaghesi, si sono dunque mobilitati per raccogliere più fondi possibili con una serie di iniziative messe in campo a Cambiago. “Siamo stati nella missione di padre Silvano nel 2009 – spiega Paolo Simonetta, alla guida dell’associazione che supporta iniziative e progetti legati allo sviluppo nel sud del mondo – il nuovo ospedale è una necessità perché il nosocomio civile non è sufficiente a curare tutti i bisognosi. C’è solo una sala operatoria e spesso mancano le attrezzature necessarie. Quello realizzato da padre Silvano, una volta operativo, rappresenterà per gli africani di Mambasa un modello di efficienza e un punto di riferimento importante”.


Nel mese di dicembre padre Silvano, tornato in Italia, ha fatto tappa anche a Cambiago, per un incontro con la comunità e con don Gianni Casiraghi e ha spiegato: “oggi a Mambasa è come se ci fosse un bellissimo ultimo modello di macchina, ma senza benzina”.

Da molto tempo A.vo.Mi. ha dunque messo in campo una serie di attività per la raccolta fondi: da un lato, con l’immancabile presenza a tutte le iniziative e manifestazioni cambiaghesi e con l’attività di sensibilizzazione e informazione; dall’altro con il punto A.Vo.Mi. che i volontari gestiscono in via Roma, luogo di incontro e di raccolta delle offerte.
Qui mostrano ai cambiaghesi un video, realizzato da un volontario, che racconta la realtà di Mambasa e dell’ospedale e hanno realizzato un modellino dell’ospedale: chi fa un offerta può “acquistare un mattoncino”, un gesto simbolico perché entro giugno l’ospedale possa finalmente partire.

Daniele Orlandi

martedì 15 novembre 2011

Non ci sono segreti

La coscienza informatica mi rimprovera di non aver pubblicato sul blog i miei movimenti. Lo faccio adesso, precisando che non ci sono né segreti di stato, né motivi speciali per questo silenzio. Probabilmente dimenticanza o convinzione che non sia molto importante.

Cercherò di non dimenticare il consiglio.
Penso sia...come le medicine. Data la età anch'io devo prendere qualche pillolina mattutina. All'inizio la fedeltà e la regolarità lasciavano a desiderare. Vi posso assicurare che oggi è diventata una abitudine, quasi un automatismo. Quindi mai disperare.
Ecco il mio programma, per...questa settimana.

Stasera, alle 23,50 parto per il Belgio con Brussels Airlines. Domani, 16 e giovedì 17 sarò ospite della famiglia Ducarme (Robert e Ginette) e incontrerò altri amici e ne approfitterò per comperare dei libri. Giovedì poveriggio alle 17,55 arriverò a Linate.

Prevedo il mio arrivo a Schio sabato 19 novembre!

Poi...vedremo.

Notizie più importanti. Prima di partire ho avuto la gioia di poter vedere la nuova sala dei computers finita e i computers sistemati e funzionanti, grazie al lavoro di un caro amico, padre Baudouin, un padre assunzionista di Butembo che ha lavorato sodo per 3 giorni e....gratuitamente.

Grazie!

Ringrazio gli amici di Cambiago che hanno procurato i computers, Giuseppe che ha fatto l'impianto elettrico...e coloro che ci aiuteranno ancora in futuro.

Grazie e...a presto!

mercoledì 20 ottobre 2010

giornata missionaria di Cambiago


"17 ottobre: alla giornata missionaria di Cambiago si sono finalmente incrociate le strade di Padre Silvano e di Suor Sabrina Parolini, preziosina cambiaghese che opera in Kenya: molto interessante il confronto delle realtà africane che ci hanno presentato i due missionari che la comunità a festeggiato con un pranzo conviviale.
E chissà se un giorno si realizzerà l'idea che i falegnami di Mambasa faranno i banchi di scuola per i bambini di Machakos..."


Ilaria Sala

giovedì 15 luglio 2010

Foto simboliche.

"Bisogna prendere gli uccelli quando passano!".

Evidentemente non voglio offendere i Verdi e tutti coloro che sono contrari alla caccia.Questo proverbio mi serve per entrare in argomento. State tranquilli, non si tratta di uccelli, ma di stoffe. Da qualche anno, praticamente in ogni container ci sono dei preziosi rotoli di stoffe che servono da materia prima per le nostre ragazze della Scuola di Taglio e Cucito. Io ho lasciato passare gli uccelli. Avrei dovuto ringraziare subito. Ma per fortuna le stoffe non hanno le ali, e sono, in parte, ancora qui e sono veramente preziose.
Posso anche assicurarvi di aver aiutato altre scuole meno fortunate della nostra, in particolare due scuole di Taglio e cucito di Beni e Butembo, dirette dalle nostre suore, le Piccole Suore della Presentazione.
* * *
A titolo di cronaca, quest'anno abbiamo ripreso anche una "vecchia " istituzione dell'Istituto Bernardo Longo: nel pomeriggio accogliamo ragazze-madri, handicappati, perfino analfabeti e diamo loro una formazione pratica di Taglio e cucito. La chiamiamo: Scuola Artigianale. Oltre 50 alunni(e) l'hanno frequentata quest'anno, con ottimi risultati. Coloro che sono stati promossi frequenteranno un secondo anno, al termine del quale riceveranno un diploma e una macchina da cucire. Suor Lisetta, assieme alle nostre ex-alunne del Taglio e cucito, si occupa della formazione professionale. Alcuni maestri danno dei corsi alfabetizzazione, di francese, di calcolo e di religione!
Capite che di stoffa ne abbiamo bisogno e di tanta.
Grazie quindi a quanti, da Schio, da Senigallia, da Tradate, da Milano, da Cambiago ci hanno fornito la materia prima.
Le tre ragazze che vedete qui sono ex-alunne della nostra scuola e a loro volta insegnano alle altre. Tengono in mano dei campionari di stoffa giunta dall'Italia.
Che quanti ci hanno aiutato e quanti ci aiuteranno, ricevano il loro e il mio grazie!




Un'altra foto simbolica.

Il 30 giugno il Congo ha festeggiato il 50° anniversario della Indipendenza.

Anche la nostra piccola Angèle ha voluto festeggiare a modo suo questo avvenimento e ha voluto la sua piccola bandiera.
Come vedete,è pensierosa.
Immagine innocente di una sitazione complessa e piena di incognite.
A lei e a tutti i Congolesi, i nostri auguri di un avvenire più sereno!

martedì 22 giugno 2010

AVOMì racconta la sagra del frumento


Nonostante le intemperie la Trattoria sull'Aia ha avuto un grande successo anche quest'anno: tantissimi cambiaghesi si sono presentati nel cascinotto gestito dall'AVomì a pranzo, a cena, ed a fare due salti a ritmo di musica, incuranti della pioggia!

Come se non bastasse sono arrivati anche degli ospiti d'onore: dal vicentino...con un pò di buon vino...si son presentati a sorpresa Gianni ed Anna!!! Hanno superato le trombe d'aria del Veneto per arrivare, ma loro giustamente han detto: "se siamo arrivati fino in Africa, ci mancherebbe non venire a Cambiago!!!
E sì, questi Ruaro son tutti un pò speciali!

Infine, siccome il programma della sagra del frumento è stato rimandato, alla fine della giornata ci hanno addirittura chiesto di fare il BIS settimana prossima!!! Non potevamo rifiutare!

E' proprio vero allora che agli Uomini di Buona Volontà basta la buona volontà per fare le cose!

Ilaria

martedì 15 giugno 2010

AVOMì: un invito per sabato 19

AVOMì partecipa alla SAGRA DEL FRUMENTO

c/o Cascina Orombella, Cambiago

nelle campagne paesane vi aspettiamo alla TRATTORIA sull’AIA

Sabato 19 giugno

dalle ore 20.30 bar e musica dal vivo con i ROCKWAY (cover rock)

Domenica 20 giugno

pranzo e cena con un menù dal gusto solidale su prenotazione

ed intrattenimento musicale in serata

TUTTO il ricavato delle vostre consumazioni andrà in beneficienza ai progetti in Congo, Kenya, Etiopia e Brasile che AVOMì sostiene.

per info: a_vo_mi@yahoo.it

(post di Ilaria Sala)

giovedì 4 marzo 2010

Salone della macchina..da scrivere!


Oggi, 4 marzo 2010, ho consegnato a Tanzi Christophe, direttore della Scuola dei Pigmei "Giacinto Toneatto" a Babungbe (a 35 km sulla strada di Komanda-Bunia) la prima macchina da scrivere- Olivetti, lettera 22 - giunta, con tante altre, con l'ultimo container.

Per la cronaca. Durante il mio ultimo soggiorno in Italia, ho lanciato a Cambiago un appello:"Trovatemi delle macchine da scrivere manuali e non elettriche per le scuole della foresta". Le persone mi guardavano come fossi un troglodita (uomo presistorico e primitivo che abita nelle caverne!). Ma qualcuno ha preso sul serio questo appello...e un po' alla volta le macchine, OIivetti, Olympia, Remington...sono sbucate fuori dai ripostigli, dalle cantine, dai granai. (I giovani probablimente non capiscono di che cosa parliamo!).
Grazie soprattutto all'interessamento e alla passione di qualcuno/a.
Adesso le macchine da scrivere sono qui. Non tutte a Mambasa per ora. Molte sono a Beni nel deposito dell'ENRA, una società di un amico belga, Robert Ducarme, sempre pronto a venirci incontro.
Ma un po' alla volta le porteremo qui e le distribuiremo soprattutto ai direttori delle scuole della foresta. Ancora oggi molti direttori scrivono i loro rapporti scolastici (e il sistema scolastico congolese batte il record delle burocrazia cartacea) a mano, usando decine di volte la stessa carta carbone.
Non vi dico la gioia di Christophe. Nella foto era troppo emozionato per esplimerla. Ma quando è partito, vi assicuro che aveva gli occhi lucidi e una sola parola: "aksanti!"
Ma prima ci doveva essere il vernissage. La madrina non poteva essere che lei! Eccola!
Nella prima foto è un po' impacciata, nella seconda è già una professionista. Non vi dico la fatica che abbiamo fatto per toglierla dallo sgabello e riprendere la macchina da scrivere per darla al direttore che qui vicino attendeva con segni evidenti di impazienza. Anche perché nel frattempo sono giunti altri direttori e Christophe aveva un po' timore che questa macchina prendesse altre direzioni!

E sinceramente anch'io sono contento di veder realizzato questo piccolo sogno. Altri direttori verrano in questi giorni. Angèle non farà più la sua esibizione, ma la gioia dei direttori sarà ugualmente molto grande!
Grazie quindi a coloro che hanno contribuito a questo progetto, grazie a chi ha preso sul serio la mia richiesta e ha corso a destra e a sinistra in tutta la Brianza a caccia dell'oggetto raro, ha trasformato la sua casa in magazzeno con tutti i disagi che questa operazione comporta.

Il sorriso di Angèle, la gioia di Tanzi...siano già una prima rata con cui pago il mio debito di riconoscenza.

Il resto lo sapete già.




Grazie!

foto; due momenti del "vernissage"
sotto: il direttore Christophe Tanzi







venerdì 1 gennaio 2010

In Africa c'è sempre da fare

siamo alla quarta puntata degli scritti "tratti" da:

"UNA SOLA FAMIGLIA", n.110, ottobre 2009

la precedente clikkando QUI


"Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra la loro pena e il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo... " (Erri de Luca)

Negli ultimi cinque anni mi è capitato spesso, partecipando a serate, incontri, manifestazioni sul volontariato, di trovare riproposta la frase sopra citata. Ho sempre pensato che Erri de Luca, in queste poche righe, rappresentasse in maniera totale e completa il sentimento che attraversa mente e cuore di persone che decidono di fare un'esperienza di volontariato e devono confrontarsi con una realtà estremamente diversa dalla loro, dove la povertà e il disagio sociale imperano.

Dal 2004 ad oggi, ho incrociato nel mio cammino molte persone che hanno trascorso un periodo più o meno lungo, nel Sud del mondo, dall'America latina all'Africa, per portare un supporto a persone che vivono in situazioni di bisogno; ma sono convinta che non esista un profilo preciso della figura del volontario.
Diverse le età e le motivazioni che spingono a compiere una tale scelta, differenti le attitudini, le personalità, la formazione, il credo...
Persone alla ricerca di risposte, insoddisfatte della realtà in cui sono immerse; persone che percepiscono lo schiaffo di un mondo e di una ideologia prevalentemente economica; persone che ricevono tanto dalla vita e vogliono condividere tale positività con chi è stato più sfortunato semplicemente perché è nato nella parte sbagliata del mondo; persone che si sentono in colpa perché consapevoli che la loro "felicità" o, meglio, il loro benessere è basato sullo sfruttamento, da tempo immemorabile, delle ricchezze di alcuni paesi e sull'ignoranza in cui appositamente si cercano di mantenere le popolazioni autoctone; persone amiche che decidono di vivere insieme questo tipo di esperienza; persone singole che si ritrovano aggregate ad un gruppo più numeroso di perfetti sconosciuti, ma diretti alla medesima meta... Proprio come è successo a noi nell'esperienza che abbiamo fatto presso la Missione Cattolica a Mambasa (Congo) che fa capo a padre Silvano Ruaro.

Arrivati da direzioni ed in momenti diversi, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze di vita ci siamo ritrovati a trascorrere tre meravigliose settimane in un luogo straordinariamente bello e sperduto nella foresta equatoriale. Un complesso scolastico che accoglie circa 600 studenti, una falegnameria, un'officina meccanica, una sartoria, una chiesa, un campo da calcio... Strutture che rivelano la ricerca di perfezione, di armonia e di bellezzadi chi le ha pensate e intese come espressione della dovuta dignità che si meritano le persone che le frequentano e vi lavorano quotidianamente.
Volevamo programmare anticipatamente ed in maniera concreta il contributo che avremmo dato all'opera della Missione, ma di fatto siamo partiti sentendoci chiamati e rinfrancati nel nostro progetto di volontari semplicemente dall'entusiasmo di una voce forte che diceva: "Non vi preoccupate, in Africa, per chi lo vuole veramente, c'è sempre da fare ".

Giunti a destinazione abbiamo cercato di dare senso alla nostra presenza mettendo in campo le nostre capacità, la nostra sincera voglia di fare e valutando in maniera oculata, grazie all'importante supporto di chi a Mambasa è sempre presente, le necessità sia della missione che dell'intera comunità. Rimboccate le maniche, grazie alla presenza di personale sanitario sono state fatte visite mediche e cardiologiche ai malati; è stato dipinto il reparto di pediatria della, cosiddetta, struttura ospedaliera statale; è stato ridipinto un'ala del complesso scolastico; sono state fatte attività di archiviazione e di sistemazione dei magazzini adibiti al materiale scolastico e all'officina meccanica...

Ma cari lettori, leggendo questo freddo elenco di attività che abbiamo fatto per rendere concreto il senso della nostra presenza a Mambasa, non potete neanche lontanamente immaginare le sensazioni provate nel farle. Vorrei essere una brava scrittrice per poter trasmettere con parole l'intensità dell'emozione che si prova nel fare qualcosa per chi ha veramente bisogno di quello che fai; ma soprattutto per far capire che non è proprio "quello che fai" che ha valore, ma il semplice fatto che lo fai e lo stai facendo per loro.

Vorrei conoscere il modo per potervi comunicare l'effetto delle risa dei bambini sempre presenti fin dalle 7.00 del mattino alla Missione in attesa di giochi, canti e di semplici attenzioni. La cosa più bella che mi auguro vi possa capitare è di vivere di persona un'esperienza che vi permetta di condividere quanto scritto da Erri de Luca a cui mi permetto di portare una modifica personale: Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra le loro necessità ed il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo... "

I volontari sono diversi fra loro, differenti le durate delle personali esperienze, diversi i bagagli con cui tornano a casa. Per noi Mambasa è stato tanto... non solo per ciò che abbiamo fatto, per quanto abbiamo condiviso, ma anche e soprattutto per quanto abbiamo appreso da scanzonate narrazioni, piacevoli chiacchiere scambiate in serate mentre sorseggiavamo dei buoni digestivi; per i racconti di Padre Silvano che celavano, dietro semplici parole, degli importanti insegnamenti di vita.
I volontari tornano alle loro famiglie, al loro quotidiano, ma non dimenticano quanto vissuto; sono accompagnati dai ricordi. "Per alcuni sono come piccoli sassolini nella scarpa, per altri sono come dei massi tra i piedi, ma si deve continuare a camminare"(ricordalo!). Però se fino a "ieri" correvamo ignari, oggi il sassolino o il masso che abbiamo nella scarpa ci obbliga a riflettere, a pensare, ad osservare tante piccole cose che prima con noncuranza calpestavamo...
Nessuno di noi potrà far tacere il proprio cuore. Dopo esperienze così intense e belle non è possibile non parlarne, non raccontare quanto si è vissuto e toccato con mano, non evidenziare il valore e l'importanza della presenza di persone come p. Silvano a Mambasa.

La testimonianza che si traduce in molteplici narrazioni è la forza e lo strumento per continuare ad essere volontari a Cambiago-Milano-Trento-Reggio Emilia-Caltanisetta (luoghi di provenienza del nostro gruppo) come a Mambasa.

Chiara Bernareggi

sabato 5 dicembre 2009

a Cambiago la "Loro Africa"

Qualche ora dopo il crollo del ponte di Epulu, a Cambiago si ritrovava la squadra Mambasa agosto 09.
I wasungu partono un po’ agitati…facciamo così, cambiamo questo pezzo, entriamo colà…e davanti a 120 persone circa le luci si spengono.

E’ la voce di Elena a raccontare la terra rossa, il cielo infinito, l’accoglienza dell’ambiente e dell’animo delle persone. Intercalandosi con foto e musiche la narrazione traccia una linea sulle tante realtà vissute in tre settimane sottolineando la purezza d’incontrare un mondo che vive di presente, la forza delle donne e la vivacità dei bambini, la cui attenzione e interesse per imparare il nuovo sono così elevati che per qualche istante “ho sognato di potergli insegnare tutto ciò che di più bello esiste”.

Qui arriva Pierpaolo, che con tono ironico e scanzonato dipinge il quadro delle proprie aspettative: mentre credeva di trovare delle persone che volevano il suo aiuto s’imbatte subito con chi gli chiede denaro per giocare insieme a pallone. Lo shock è forte, essere il bianco ricco non è divertente. La conclusione però è importante: il calore ricevuto per aver dimostrato affetto e disponibilità non ha prezzo, e in questo senso Mambasa è davvero “un’isola felice”.


A Francesco e Raffaella spetta la fotografia della sanità, che presentano con un dialogo tra loro. La lista di ciò che manca alla struttura ospedaliera sarebbe infinita, l’impreparazione del personale è stata evidente in troppi casi, e certamente anche l’impossibilità di acquistare medicinali in modo costante acuisce la difficoltà di assistere gli ammalati. Il dottore conclude rivolgendo un appello ai suoi colleghi: un affiancamento anche breve ai medici locali non è vano. Collaborate!


L’intervento di Gianluca è il più accademico. Illustra alla platea le condizioni di povertà del Congo in contrasto con la ricchezza territoriale, l’importanza di collaborare con questo continente e le possibilità della cooperazione internazionale. Possibilità in cui si è mosso per valorizzare le risorse idriche di Mambasa formando dei collaboratori e costruendo dei pozzi di acqua salutare, che è la prima prevenzione contro tante malattie di cui in Africa quotidianamente si muore.

Cornelia si concentra sulla situazione scolastica. Avvalendosi degli aggiornamenti del blog descrive il diagio degli insegnanti sottopagati e la disattenzione delle autorità per cambiare le cose. La sua esperienza d’insegnamento a diretto contatto con gli alunni mambasiani l’ha colpita soprattutto per il sommo rispetto ed il comportamento educato dei ragazzi. Coloro che hanno seguito il suo corso d’inglese dividevano la giornata tra il lavoro ai campi e lo studio supplementare.

Quella di Diego e Chiara è un’intervista doppia sul tema della Missione. Entrambi rispondono alla stessa domanda una volta in modo serio, una volta in modo simpatico. Così si ripercorrono le tappe che hanno portato il Mupe a Mambasa, vengono presentati i personaggi che quotidianamente popolano la casa dei padri e le loro attività. Spiccano l’infinità generosità, la disponibilità verso i parrocchiani e l’amore che ogni giorno dimostrano a questa gente.


Conclude Ilaria, con l’episodio della posa del primo mattone della scuola di Badengayido che le permette di sottolineare come i missionari a Mambasa puntino tutto sull’educazione, perché il cambiamento abbia impulsi dagli africani stessi. Si sottolinea che condividere questo progetto è possibile per tutti i Cambiaghesi e noi, anche semplicemente continuando ad interessarsi su ciò che succede al di là dell’Ituri tramite il blog – ultima immagine dell’intervento ad incitare l’affiancamento ed il sostegno che si può dare ai padri.

Dopo un saluto finale di un emozionato Padre Nerio, cala il sipario della “LORO AFRICA” con un bellissimo video riassuntivo dei momenti descritti che termina ringraziando con affetto sincero Padre Silvano, per aver reso possibile l’incontro con l’Africa vera.

Resta sul palco il filo dove restano appesi i magnifici vestiti della sartoria dell’Istituto Bernardo Longo…li abbiamo voluti appendere ad indicare che un po’ di Africa l’abbiamo davvero portata a casa!

venerdì 20 novembre 2009

La "loro" Africa


I fantastici 11 approdati a Mambasa lo scorso agosto 2009 invitano tutti i lettori, i commentatori e gli sbirciatori di questo blog, alla serata che stanno preparando con impegno e dedizione sull'esperienza alla Mission catholique. Sarà una testimonianza fuori dai canoni...tra il serio e il faceto...tante voci, tanti sguardi per presentarvi tanti scatti della..."LORO" Africa!



Chi sono i fantastici 11: elena, francesco, raffaella, pierpaolo, chiara, diego, cornelia, ilaria, gianluca, alessia e...spiritualmente federica!

AVOMì, per chi non lo sa, è l'associazione AMICI VOLONTARI E MISSIONI che si occupa a Cambiago (MI) di sostenere Padre Silvano ed altre realtà del Sud del Mondo. In dialetto milanese significa "Vado Io" e quindi...beh, siamo andati ;-)

giovedì 8 novembre 2007

lettera a ILARIA,...ma non solo


Carissima Ilaria!

leggo con sorpresa e gioia la tua presentazione: senza preamboli, di corsa! “Ciao a tutti...!” Evidentemente ti chiedo di salutare papà Giacomo e mamma Sandra...Ritorno giovane: Cambiago 1965!
Quanto segue è geniale: “irrompo nelle vostre interessanti discussioni...”
Che bella irruzione!
Mi auguro che molti altri abbiano lo stesso entusiasmo e coraggio!.
Il tono e la freschezza mi hanno fatto pensare a un raggio di sole che all’improvviso illumina una stanza umida e buia o allo sgorgare di un getto d’acqua che “irrompe” da una pompa appena installata in una zona arida.
Grazie!
Mi riprometto sempre di fare quel compitino che Gianluigi mi chiede con insistenza da Senigallia.
Non disperate mai...arriverà.
Intanto ti dico due priorità...Ma ci sono tantissimi “sogni” nel cassetto!
- Dovremmo cominciare a giorni la costruzione del secondo edificio dell’ospedale; questo necessita anche di un pozzo e dell’attrezzatura per fare salire l’acqua in un serbatoio sopraelevato.
- La nostra scuola ha 610 alunni e 53 professori: ma non dispone ancora di una
Sala- professori dove possono prepararsi alle lezioni e riposarsi negli intervalli. A fianco vorremmo costruire una piccola biblioteca e un laboratorio per la chimica e fisica.


Ci sono inoltre due necessità forse più difficili da capire, ma non meno urgenti:
- il “salario” dei professori e le borse di studio per i nostri ex-alunni che vogliono continuare gli studi.
- a) Su 53 professori, a causa della lentezza burocratica dell’amministrazione, (le assunzioni ufficiali si sono fermate al 1994!) solo 15 sono “pagati” dallo Stato con una somma che varia dai 60 agli 80 dollari al mese!
E gli altri? Sono a carico nostro...Da notare che a tutti noi diamo almeno 80 dollari al mese...
- b) Molti dei nostri ex-alunni, dopo gli esami di stato, vogliono iniziare gli studi
universitari, ma non hanno la possibilità di farlo per mancaza di mezzi.
Fa parte del nostro progetto educativo e della nostra programmazione la volontà di
aiutare soprattutto coloro che esprimono il desiderio di ritornare qui come professori.
Con 1000 € potete aiutare un ragazzo o una ragazza per un anno...

Il resto lo potete intuire. Mi fermo qui: andare più avanti aumenterebbe il mio disagio.
“E’ bene dare quando ci chiedono, ma meglio è comprendere e dare quando niente ci viene chiesto” (Gibran).

Grazie, Ilaria!..




Nota bene: Allego la foto di alcuni alunni dell’Istituto Bernardo Longo con la divisa. Mi auguro sia ben visibile lo stemma della scuola, ideato da Livia Mazzufferi e realizzato in ...Cina, grazia alla generosità di mio nipote Alessio Smiderle.
A loro e a voi : grazie!


Un saluto speciale a tutti gli amici di Cambiago...

E che il Signore vi benedica tutti...


p. Silvano