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domenica 18 dicembre 2011

“PREPARATE LA PREPARATE LA VIA...APPIANATE LA STRADA” dice il profeta Isaia

Ce n’è veramente bisogno.

Senz’altro occorre appianare la strada del nostro cuore per accogliere il Signore che viene a noi nel mistero di Betlemme; ma anche le nostre strade di Mambasa hanno urgente bisogno di manutenzione.

foto a sinistra : strada verso Nduye – Km 18

I giorni scorsi abbiamo cercato di fare qualcosa.

Mercoledì, 7 e 14 dicembre, una cinquantina di cristiani sono andati, con camion e trattore fino al km 18 sulla strada di Nduye, per cercare recuperare quel tratto di strada, diventato ormai impraticabile. Hanno fatto quello che hanno potuto, aiutati anche da un altro gruppo di persone condotte là dal capo di Nduye, il nostro amico Cristoforo. Hanno lavorato fino a sera, come hanno potuto, con zappe, badili, picconi e…secchi. Purtroppo la meteorologia aveva perso il calendario e non si ricordava più che verso la metà di dicembre normalmente comincia la stagione secca. E così, tutte e due le volte, la sera, prima di chiudere i lavori con un buon piatto di riso e fagioli, i nostri “prodi” hanno visto il loro lavoro innaffiato da un abbondante acquazzone. Non è stata la chiusura ideale di una giornata di lavoro, soprattutto sapendo che sulla strada c’erano già degli enormi camion, carichi di legname, pronti a passare su quel tratto rammollito dalla pioggia e riaprire le enormi buche appena colmate.


Una seconda strada alla quale la nostra gente è quella che conduce all’ospedale “Maria Mama wa Mungu”. Anche qui, per due lunedì successivi, sono intervenuti i nostri cristiani, per raddrizzare ed allargare un sentiero che già esisteva. Sono intervenuti anche i bambini della scuola elementare ed altri saranno impegnati nei giorni successivi. Quello che non riusciranno a fare i cristiani sarà completato dai nostri pigmei (li vedete nella foto): un gruppetto di una quindicina di “valorosi”, occupati nei lavori più disparati di pulizia e manutenzione della nostra proprietà

Nei due casi, purtroppo io ero assente, perché nel momento dei lavori ero impegnato nelle visite ai cristiani dei villaggi e quindi la documentazione fotografica lascia a desiderare.

Un saluto cordialissimo a tutti, in modo tutto particolare a Silvano, che so impegnato ad “aprire altre strade”.

Che questo Natale porti a tutti la benedizione di Dio e tanta pace, nel cuore e nelle famiglie.

p. Dino

nella foto a fianco: pigmei al lavoro su strada Ospedale

giovedì 10 novembre 2011

Arrivederci, sorelle di Nduye!

Ho iniziato bene il mio 74° anno!

Oggi sono stato a Nduye a salutare le tre pioniere. Partire senza andare a vedere come stanno mi sembrava un atto di irresponsabilità e d' ingratitudine. L’incontro mi ha ripagato delle pene del viaggio. Stanotte è piovuto ininterrottamente. Parecchie persone mi sconsigliavano stamattina di mettermi in strada. Meno male che non le ho ascoltate. Sono partito con il capo falegnami, un idraulico, un imbianchino e un muratore. Siamo andati a prendere visione di eventuali lavori da completare. Le suore abitano la casa da una settimana e quindi hanno potuto rendersi conto di ciò che va cambiato o migliorato. Tutto si è svolto in un dialogo sereno e positivo. Sono felici, serene, a loro agio. Assieme abbiamo deciso di rifare il pavimento di una stanza che risaliva ai tempi di “prima della ribellione”, di sistemare la cappella, di dotare i letti di zanzariere (bella scoperta, dirà qualcuno!) e qualche altra piccola miglioria. Fra una settimana tutto sarà sistemato.

Sono giunto a Nduye alle 14,15. Le suore erano, dalle 10, in una stanza accanto alla chiesa: primo consiglio pastorale! Si comincia subito e sul serio! Mi hanno detto che i ragazzi della scuola media sono già andati a chiedere che una di loro insegni la religione, altre ragazze Walese e Pigmee hanno chiesto: "quando cominciamo il foyer?”.



Un pigmeo, esperto pescatore mi ha chiesto ami e reti : vuole rifornire regolarmente le suore di pesce fresco. Un catechista ha portato loro, stamattina una antilope appena catturata.

Si riparte !

Ho avuto un bello scambio con loro sulla realtà di Nduye, sui problemi, sulle prospettive di lavoro. Eravamo seduti nel “salone” condividendo un po’ di riso, dei fagioli saporiti e la carne tenera di quella antilope sfortunata, ma... così squisita! Giunto il momento di separarci abbiamo pregato insieme perché questa avventura continui a lungo e faccia del bene ai nostri amici di Nduye, rimasti per troppo tempo orfani.

La foto che ho fatto prima di partire testimonia il cambiamento che ha subito la casa in poco più di due settimane di intenso lavoro e la serenità delle suore.


La mia moto al ritorno sembrava avesse il pilota automatico (un angelo custode ?) Volava da sola e imboccava tutte le traiettorie giuste!

Ma… non poteva mancare la solita perla! Per prudenza questa volta avevo portato un paio di occhiali: quelli che usano i boscaioli con la motosega! ... li ho dimenticati a Nduye!Non preoccupatevi. Gli insetti hanno avuto pietà…del nonno!



Grazie a tutti coloro che mi hanno inviato gli auguri. Come ringraziamento, a loro e a voi tutti regalo la foto della nostra “star”!


A presto!

Foto: La casa dei padri, diventata la casa delle suore, oggi

- come era prima del restauro veloce!

- il... nonno!

giovedì 22 settembre 2011

Eppur (ci) si muove...


Riprendo il contatto, assicurandovi che non sono rimasto ozioso nel frattempo.

P. Dino è in Italia e me ne accorgo. Settembre, significa inizio anno scolastico e problemi per le iscrizioni, per il reclutamento dei professori.

Credo proprio che non potevo fare di più, a meno di farlo male.

Anche per il materiale l'ospedale mi sono mosso. Ho deciso di venire in Italia per circa un mese. Quando? Probabilmente sarà in novembre. Il p. Wilson, nostro superiore provinciale, mi ha incoraggiato a fare questo viaggio, dicendomi:"Non solo ti autorizzo, ma te lo domando. Abbiamo bisogno di loro" ( di voi!)

Ma non vorrei venire e dover cominciare da zero. Se trovassi il materiale già pronto o degli indirizzi sicuri a cui ci si può rivolgere in tutta sicurezza, sarei veramente contento. Non mi posso fermare molto. Il tempo di trovare il materiale, eventualmente reperire i fondi per pagarlo e preparare il container.

Ho ricevuto parecchi messaggi di sostegno, di incoraggiamento, di...partecipazione.

Ne scelgo 4. Sono certo che provocheranno commenti e proposte.

Non tutto sarà chiaro a tutti...Sono a disposizione per chiarificazioni e informazioni.

Sandro Ginelli: (Milano)
Caro p. Silvano; non ci conosciamo ancora ma abbiamo gentilmente ricevuto copia della sua mail dal Dott. Giudici che ha avuto modo di apprezzare la nostra attività.

Se ritiene opportuno potremmo prepararle un preventivo di spesa di quanto le necessita per quando torna in Italia .

Da quanto scrive possiamo certamente venire incontro alle sue esigenze; sia per lo spazio disponibile nel nostro magazzino a Peschiera Borromeo (vicino all'aeroporto di Linate) sia per la migliore opportunità di prezzo dei materiali necessari al suo ospedale che le possiamo procurare in tempi rapidi e con adeguata qualità, vista la nostra lunga esperienza nel settore.

Per avere un idea più efficace della nostra attività la invito a visitare il nostro sobrio sito: www.coopisi.it

sperando di poter collaborare, le porgo i miei più cordiali saluti,



Alessandro Ginelli



Daniele Giudici: (Milano)

Sono contento di vederti presto, p. silvano!
La coop ISI ha molto spazio e può tenere il materiale che poi carica con molta cura e attenzione sui container. Per la diocesi e altri ordini fa oltre 10 container l'anno.
E una cooperativa seria che pensa a tutto.
Marino, senti Silvano e se concorda si può provare a inviare la lista a Sandro Ginelli per un preventivo.
Per me meglio avere tutto materiale nuovo, non dismesso dagli ospedali...
Un caro saluto!
Daniele Giudici
Fondazione Lambriana



Avv. Paola Sainati: (Padova)


Ciao Silvano, Ti avevo accennato per telefono che ho conosciuto quest'estate una ragazza - adesso siamo diventate molto amiche - che lavora nell'area manager alla Sanofi Aventis che Tu sai è una società multinazionale farmaceutica francese.Si chiama Valentina De Rossi.Valentina oggi mi ha telefonato per dirmi che ha parlato con un responsabile - per altro anche amico - al quale ha chiesto se fosse possibile fare una donazione di farmaci alla Missione.Gli è stato risposto che è possibile valutare la cosa ma è indispensabile che la donazione venga effettuata ad una Organizzazione Onlus con personalità giuridica perché essendo loro una società multinazionale sono esposti a dei controlli riguardanti soprattutto la garanzia del trasporto dei medicinali.E' un problema ? o c'è una società legata alla Missione a cui poter fare la donazione ?.Fammi sapere prima possibile così ci possiamo muovere di conseguenza.Un abbraccio. Paola


Serena Ragni: (Pavia)


Caro Padre Silvano,
spero che stia bene.
Stamattina mi hanno chiamata Franco e Valentino di Bologna per chiedermi il
numero di telefono dei tecnici dei macchinari dell'ospedale.
In questi giorni so che sono in Uganda perché la dott.ssa Daniela mi ha
comunicato via Skype che stava facendo il giro delle macchine proprio con uno
di loro.
In ogni caso le lascio il contatto di Stefano Zini e anche di Daniela nel caso
non riuscisse a parlare con lui. A presto. Serena



Aggiungo che il signor Giorgio Raumer di Schio è disposto a mettere a nostra disposizione un luogo dove depositare del materiale utile per l'ospedale.

Cerco un cooordinatore per Schio e Veneto. Retribuzione: "l'avete fatto a Me".



Notizie in breve:

1) domani vado a Kampala per accogliere una équipe speciale: Graziano Ruaro, Paolo Saccardo e Angelo Modina, fotoreporter. Spero in un ottimo documentario su Mambasa e Nduye!


2) Una sfida! Ho promesso alle suore Servantes di Bunia che entreranno a Nduye il 1 novembre 2011, in tempo per ricordare la morte di padre Bernardo Longo, avvenuta il 3 novembre 1964. La settimana prossima cominciamo i lavori nella casa dei...Padri. In attesa che la casa delle suore sia pronta, abbiamo pensato di mettere a posto, alla meglio, quella dei Padri. Ma sarà dura, soprattutto perché la strada è ...la vedrete nel documentario di Angelo!

Ciao e a presto.

p. Silvano


Foto: Jeffu, fedele guardiano... dell'ospedale vuoto!

e sala operatoria in attesa di attrezzature e pazienti










sabato 14 maggio 2011

Visto dall'ALTO!

Come è bello il mondo visto dall'ALTO!

Laudato sii, o mio Signore!!!
* * *

Credo non potevamo concludere il magnifico viaggio dei 5 di Curtarolo in maniera più bella: il sorvolo di Mambasa e Nduye. Un grazie sincero alla Maf e a chi mi ha fatto da interprete per combinare questo magnifico volo! Non è stato facile organizzarlo...E fino alla fine siamo rimasti in sospeso. Ci siamo accorti all'ultimo momento che la pista di Mandima non era operativa: le erbe erano troppo lunghe: un momento di panico, poi abbiamo trovato la soluzione!

Dovevamo partire alle 8 del mattino e siamo partiti alle 14,30! Ma tutto è andato bene!

Non potevo garantirvi nulla in anticipo: per questo ve ne parlo...dopo l'atterraggio!

Fantastico! Peccato che non potevamo dire al pilota: fermati, è troppo bello!

Eravamo tutti commossi.

Oggi voglio condividere con voi queste emozioni...

* * *
Forse domani (oggi ho una forte congiuntivite che mi impedisce quasi di scrivere e leggere: Emanuele, cosa ne dici?) pubblicherò i commenti entusiasti e a volte...esagerati dei nosstri visitatori.

Intanto li ringrazio di cuore.

Aspetto tanti commenti!

mupe












Foto n° 1, Mambasa: - in alto: panorama della missione. In alto a destra: l'ospedale.

Foto n° 2, Mambasa:da sinistra a destra, dall'alto in basso:scuola elementare Binase; casa delle suore; falegnameria;dispensario attuale, sala parrocchiale, chiesa, casa dei padri;

Istituto Bernardo Longo...A destra del primo edificio in alto (Uffici, e atelier di taglio e cucito)

stiamo scavando la fossa per la cisterna di 250.000 litri d'acqua piovana...

Foto n° 3: Nduye, collina dei padri!


Foto n° 4: Nduye, collina delle suore.
La casa delle suore è quella in alto a sinistra!. A destra, le scuole rinnovate con il contributo del Credito Bergamasco!

lunedì 7 marzo 2011

Cosa ha fatto il CESVI per i Pigmei di Nduye

Mi avventuro a scrivere su cose che conosco pochissimo.
Magari prenderò una cantonata, ma poiché abbiamo dichiarato la nostra intenzione di “aprire” a tutti, di dare la “massima trasparenza” per quello che avviene in Africa, e magari è tutt'ora in corso, spero che almeno i vostri commenti forniranno le dovute precisazioni. Se poi qualcuno volesse pubblicare uno o più post sull'argomento non ha che mandarli a p. Silvano, a p. Nerio o a me. Saranno subito messi in rete.

Circa tre anni fa si è accennato ad un consistente finanziamento da parte di un noto istituto di credito del Nord. Avrebbe dovuto servire per le scuole dei Pigmei, nella regione di Nduye. Solo per raccogliere le immagini un fotografo professionista fu ospite della Missione per quasi un mese: sembrava indispensabile un consistente apparato iconografico. Poi il silenzio. Qualche mese fa sono andato a curiosare sul sito di questa importante ONG che mi sembrava fosse in ballo: il CESVI. Ho trovato ben poco e potete anche oggi vederlo qui. Letteralmente c'è solo una riga: “ Nell’area di Nduye la ricostruzione della scuola locale mira all’integrazione delle comunità Bantu e Pigmee. “

Troppo poco, a mio avviso, per giustificare una grossa cifra di xxx mila Euro. Vero?
Ho scritto quindi un paio di volte al CESVI. La seconda volta mi ha risposto Luca Fumagalli che ha ampiamente coinvolto (!) p. Silvano, come si può leggere di seguito:” ... si tratta di un progetto che abbiamo realizzato in partnership con la diocesi di Mambasa, supportando il lavoro di Padre Silvano, un missionario impegnato da 30 anni in Congo.
Come Cesvi ci siamo occupati della riabilitazione di alcuni edifici scolastici presenti nell'area di Nduye, con lo scopo ultimo di favorire l'accesso scolastico della comunità pigmea e l'integrazione con la popolazione bantù.
La consegna dei lavori è già terminata. Ora siamo in contatto con Padre Silvano per valutare ulteriori bisogni.
Al momento ho a disposizione un reportage fotografico sui lavori eseguiti (realizzato all'inizio del 2010) e una ricerca antropologica svolta per valutare preventivamente la fattibilità del progetto... “
Al mio riscontro, che chiedeva “altri dati, documenti, articoli”, nulla però è seguito.



Ho cercato in rete ancora ed ho trovato quanto riporto di seguito:

“ Cesvi e Credito Bergamasco per i Pigmei del Congo
A scuola di diritti umani. Con questo appello ha preso il via nel dicembre scorso (2007 NdR) una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi voluta dal Credito Bergamasco per sostenere la popolazione pigmea del Congo orientale, per tutti testimonianza di una millenaria armonia tra uomo e natura, eppure a rischio di estinzione culturale. Al centro del progetto umanitario affidato al Cesvi c’è la realizzazione di una scuola tecnica professionale grazie alla quale la comunità pigmea della zona di Nduye possa sviluppare attività generatrici di reddito durature, dall’apicoltura all’artigianato. «Questo progetto sostiene l’autosufficienza dei Pigmei garantendo loro l’accesso all’istruzione ma, allo stesso tempo, insegna molto anche a noi», commenta Giorgio Papa, Direttore Generale del Credito Bergamasco. «La storia del popolo pigmeo - uno dei più antichi sulla terra – ci invita a riflettere sul delicato equilibrio tra uomo e ambiente e sull’arricchimento che deriva dal rispetto e dalla convivenza con culture diverse dalla nostra. Con una visione educativa e partecipativa, il Credito Bergamasco ha deciso non solo di finanziare la realizzazione della scuola, ma di coinvolgere clienti e dipendenti nella raccolta di fondi per l’avvio delle lezioni e la continuità del progetto. Per questo motivo è aperto il conto corrente n. 40.000 intestato al Cesvi presso la nostra filiale di Milano di piazza Missori, sul quale tutti possono versare il proprio contributo». «Siamo particolarmente grati al Credito Bergamasco, che ci sostiene con un generoso contributo diretto e allarga la scommessa alla propria comunità di collaboratori e clienti», sostiene Giangi Milesi, presidente del Cesvi. «La scuola sarà indirizzata agli studenti pigmei, ma non sarà frequentata esclusivamente da loro; i corsi saranno aperti sia ai ragazzi pigmei che bantu, allo scopo di permettere la conoscenza e il superamento delle barriere esistenti tra queste due popolazioni. Alla scuola verranno affiancati un dormitorio, un refettorio e un laboratorio, indispensabile, dal momento che le lezioni saranno basate soprattutto su attività pratiche e manuali. La fase preliminare del progetto, attualmente in corso, è lo studio antropologico da cui deriverà l’offerta formativa, unica nel suo genere sia perché si svolge nel cuore della foresta sia perché per la prima volta gli stessi insegnanti saranno Pigmei».“

E' giusto saperne di più? Per noi sarebbe meglio “coram populo” anche sulle pagine di questo blog.

lunedì 27 dicembre 2010

Un regalo di Natale

Eseguito bonifico ricavato mercatino di Natale 900 euro piu 185 euro genitori da scuola Umberto primo Pieve di Curtarolo pd per la scuola dei pigmei di Nduye
cordiali saluti Elena Pistorello



Questo è il testo telegrafico di una mail che ho appena ricevuto e che pubblichiamo con grande gioia.
Credo sia un bel "regalo di Natale", un esempio da imitare con tutte le possibili varianti.
Un esempio anche da pubblicizzare per il cosidetto "progetto Open Mission" che vorrebbe fare delle missioni di Mambasa e di Nduye, e di questo blog, un luogo di totale trasparenza.
N.d.R.

lunedì 1 novembre 2010

TESTIMONIANZE su Padre BERNARDO LONGO

Padre Bernardo aveva un cuore buono, sempre attento agli altri, sempre pronto ad aiutare.

Amava visitare i poveri e gli ammalati. Partiva anche sotto la pioggia, per non fare aspettare chi aveva bisogno del suo aiuto. Amministrava loro i sacramenti: la confessione, la comunione, l’olio degli infermi. Aiutava volentieri con vestiti o altre piccole cose che potevano alleviare la povertà della sua gente. In cambio non voleva nulla; non accettava che i poveri si privassero del necessario per sdebitarsi nei suoi confronti.

Due volte al mese andava a visitare i prigionieri della Biassa. Questa si trovava ad una decina di km da Nduye e conteneva fino a seicento prigionieri. I detenuti erano divisi in tre categorie. La terza era quella di coloro che erano richiusi in celle di rigore. A dire il vero non si può nemmeno parlare di celle; erano piuttosto degli armadi, profondi 40 cm, nei quali i detenuti erano obbligati a rimanere in piedi ininterrottamente per 15-20 giorni. La punizione estrema era quando questa specie di armadio era imbottita di sale. Capitava spesso che il disgraziato, a contatto continuo con il sale, moriva prima di terminare di espiare la sua pena. P. Bernardo non poteva tollerare cose del genere e si arrabbiava con i responsabili della prigione, riuscendo ad ottenere nei confronti dei prigionieri trattamenti meno inumani. Assieme alla Parola di Dio e all’Eucarestia, padre Bernardo portava loro vestiti, sapone, sale, riso, olio, fagioli. Padre Bernardo era diventato di casa, a Biassa; il suo arrivo era una festa per tutti. Anche il direttore, il signor Caroix, aveva finito per diventare suo amico.

Padre Bernardo si recava ogni tre mesi nel Kivu, dove andava a visitare i suoi orfanelli di Bonyuka e Kyondo. Naturalmente non andava mai a mani vuote, ma aveva sempre dei regali per loro: mandarini, arance, riso, olio, miele della foresta che comperava dai suoi pigmei. La stessa cosa faceva con gli orfanelli di Bunia e di Mongwalu. Nel Kivu e a Bunia comperava rifornimenti che, durante il viaggio di ritorno verso Nduye e fino a Wamba, distribuiva nelle comunità di padri e suore o nelle case molti amici che lo accoglievano a braccia aperte.

Aveva un affetto particolare per i pigmei. Li accoglieva con benevolenza e con gioia. Amava parlare con loro. Cercava di stimolarli al lavoro e allo spirito di iniziativa, comperando da loro i frutti della foresta, che pagava il doppio del prezzo normale. La loro mulumba (tessuto grossolano, che i pigmei ricavavano dalla corteccia di certi alberi) la utilizzava come stracci nell’officina meccanica.

I giovani erano al centro delle sue attenzioni, delle sue preoccupazioni, delle sue fatiche. Per loro aveva creato a Nduye diverse scuole: scuola di meccanica, di falegnameria, di agricoltura, scuola per muratori, scuola di economia domestica per le ragazze.

La formazione che dava era essenzialmente pratica. I corsi teorici erano ridotti al minimo indispensabile. Padre Bernardo passava quasi tutto il suo tempo in officina, in falegnameria o in cantiere. Durante il lavoro, non voleva essere disturbato, o che i ragazzi fossero disturbati, con questioni o discussioni. Queste erano riservate alla sera quando, finite tutte le attività della giornata, riuniva i ragazzi per il rosario e le preghiere della sera. Terminate la preghiere dava la parola ai ragazzi per tutte le domande che volevano porgli, di qualsiasi tipo. Era il momento dello scambio, dell’ascolto, della comunicazione a livello intellettuale, umano e spirituale. Alla fine, verso le 20h30, li mandava a letto con la benedizione del Signore. Le ultime parole? “Sia lodato Gesù Cristo”.

Durante il lavoro era esigentissimo. Non tollerava ritardi, distrazioni, scherzi, leggerezze. Un ragazzo dorme? Lo sveglia in modo rude. Un altro gli passa la chiave sbagliata? Rischia di vedersela rispedita senza preavviso, magari in testa, perché la lezione non sia più dimenticata. Un giorno un ragazzo, Montpellier Tau, (è lui stesso che racconta) viene da Mambasa a Nduye conducendo una macchina. Al suo arrivo padre Bernardo gli si accosta. “Riaccendi il motore… Apri il cofano…”. Il ragazzo estrae una tenaglia che aveva dimenticata al momento di verificare il motore a Mambasa e che era rimasta incagliata fra i tubi degli iniettori. Il padre gli toglie la tenaglia di mano e gliela martella sulla testa: “E’ mai possibile che tu dimentichi una cosa del genere nel motore e poi faccia ancora 60 km senza accorgerti delle sue vibrazioni?” Qualche goccia di sangue appare sulla fronte del ragazzo. Il padre entra in stanza sua e ritorna con alcool e cerotto. A medicazione finita, domanda: “Mont-pellier, sei arrabbiato?” “Padre, è colpa mia. Non dovevo essere così distratto”. “Non farlo più. E ricordati che devi sempre essere attento a come il motore canta”.

Il lavoro era sacro, per lui. Quando cominciava una riparazione, non partiva prima di avere terminato quello che si era prefisso di fare. E i ragazzi dovevano rimanere a suo fianco, per vedere e imparare e capire che il lavoro non è un gioco ma una cosa seria.

Non viaggiava mai da solo; aveva sempre uno stuolo di ragazzi che lo accompagnavano. Dovevano imparare come si guida, come si rimedia ad una rottura con mezzi di fortuna, come si visitano le persone amiche, come si aiutano i poveri. Era la scuola della vita, che metteva al massimo profitto dei suoi ragazzi. All’inizio del viaggio era d’obbligo la recita del rosario, ed anche alla fine. E se il viaggio era lungo, si aveva il diritto ad una terza replica. Il resto del tempo, allegria e canti a pieni polmoni.

Deo, il suo fidatissimo ragazzo meccanico, ricorda volentieri un viaggio che fece assieme a padre Bernardo. Prima di lasciare Nduye vanno assieme a visitare il vecchio catechista Josefu Moke, malato. Saliti sul camion, Deo dice al padre: “Padre, baba Josefu sta molto male”. “Non aver paura. Non morirà subito. Lo rivedrò”. Fu un viaggio molto movimentato: Deo cade, sbalzato a terra dal ramo di una pianta di caffè; il semiasse anteriore si spezza e il camion va a fermarsi contro un termitaio; Deo parte a piedi fino a Wamba in cerca del pezzo di ricambio. Nel frattempo padre Bernardo approfitta di una macchina di passaggio per rientrare a Nduye: doveva vedere baba Josefu. E infatti lo trova ancora in vita. Gli parla, lo confessa, gli dà la comunione e l’unzione dei malati. Adesso è giunto il momento: e baba Josefu spira, fra le braccia del suo padre Bernardo.

Il 3 novembre è un giorno indimenticabile per noi Sacerdoti del Sacro Cuore, per i cristiani di Mambasa e di Nduye, per i familiari e paesani di Curtarolo e per tantissimi amici : è il giorno in cui Padre Bernardo Longo portò fino alle ultime conseguenze il dono della sua vita, offerta a Dio e ai fratelli. In questo giorno celebriamo la sua morte e viviamo in intensissima comunione spirituale con lui.

Per preparare questo giorno di grazia, ho voluto incontrare tre amici: Donat Tsedha, Montpellier Tau e papà Deo che conobbero padre Bernardo e vissero al suo fianco come catechista e come meccanici. Do’ qui una libera e sintetica trascrizione dei loro racconti e ricordi.

P. Dino

martedì 28 settembre 2010

Lo stesso entusiasmo...


Così era P. Silvano alla consegna dei primi diplomi, a Nduye, quasi quarant'anni fa.
Come oggi a Mambasa, mi sembra.

sabato 11 settembre 2010

Sono trascorsi soltanto 38 anni


...da quando - come si vede in questa fotografia d'epoca - P. Silvano andava, esattamente come oggi, nei campi della missione di Nduye.

sabato 14 agosto 2010

Non suonerà più la campana del mattino...

Suonava ogni mattina, alle 6, la campana della sua cappella, il Santuario Anwarite, e arrivava un piccolo gruppo di cristiani, sempre gli stessi, per la preghiera o la Messa, quando c’era un sacerdote disponibile.

Il due agosto non ha suonato la campana e ciò nonostante sono arrivate migliaia di persone, cristiani e non cristiani, per la “sua” Messa. Lui era dalla sera prima in chiesa, su un letto trasformato in catafalco, e vegliato tutta la notte da una folla di fedeli in preghiera. Raramente abbiamo visto tanta gente alla Messa e mai così tanta lungo la strada che andava dal centro al cimitero.

Il giorno precedente, domenica primo agosto, era in chiesa per la Messa, seduto fra la sua gente, sorridente. Nel pomeriggio era ancora seduto fuori della sua casa e salutava tutti i passanti. Così lo aveva visto anche padre Dino che ritornava dalla sua tournée epica nei villaggi di Nduye.

Era mancato all’improvviso alla sera della domenica.


“Lui” era il catechista Silvestre Esandeke.

L’avevo conosciuto già a Nduye nel 1970, quando aveva 19 anni.

Aveva manifestato il desiderio di essere catechista. L’abbiamo inviato a Wamba dove il padre Martin Konings aveva aperto una scuola di formazione per i futuri catechisti. Era tornato entusiasta e aveva subito cominciato il suo lavoro in vari villaggi di Nduye sempre disponibile ad andare dove il parroco lo inviava. E’ stato catechista durante tutta la sua vita, con una breve parentesi durante la quale si era dedicato alla “politica” diventando animatore del MPR, (Movimento Popolare della Rivoluzione), il partito di Mobutu.

Ripreso il suo lavoro di catechista si è spostato a Mambasa ed ha assunto la responsabilità della cappella-santuario Anwarite, con cui si identificava.

Gioviale, uomo di dialogo, amava incontrare la gente, gli ammalati, visitare i villaggi e svolgere la missione di riconciliatore. Sempre di buono e inesauribile appetito, sono certo che non sarà rimasto deluso entrando nella casa del Padre.

“Preparerà, il Signore degli eserciti

per tutti i popoli, su questo monte

un banchetto di grasse vivande,

un banchetto di vini eccellenti,

di cibi succulenti, di vini raffinati”…

(Isaia, 25,6…)


Così diceva Isaia. Lassù il nostro Silvestre si troverà a suo agio!

Foto: Silvestre Esandeke

un momento della Messa

uno scorcio di folla

venerdì 6 agosto 2010

UN "SAFARI" CON I FIOCCHI

La parrocchia di Nduye è stata riaffidata dal Vescovo di Wamba, Monsignor Kataka Gennaro, a noi Dehoniani, tre anni fà. Per tutto questo tempo siamo rimasti nell'aspettativa che un altro confratello venisse destinato alla comunità di Mambasa: questo ci avrebbe permesso di occuparci in modo soddisfacente anche della parrocchia di Nduye. Tre anni sono passati, ma il confratello desiderato e sollecitato non è ancora apparso all'orizzonte. Don Alessandro, prete diocesano di Wamba e studente in costruzioni, durante i periodi di vacanze ci dava una mano e visitava i villaggi di Nduye. Lo scorso mese di settembre però ha terminato gli studi ed ha ricevuto il suo impegno pastorale in diocesi; evidentemente non ci può più aiutare. Mi sono allora deciso di diventare anche ... parroco di Nduye.

Ho lasciato Mambasa lunedì della scorsa settimana, 26 luglio, alle 7h30. All’inizio la strada è soddisfacente: dopo un'ora e quarantacinque minuti eccomi già arrivato a Nduye. Il tempo per mangiare una paipai, bere un bicchiere d'acqua e prendere il catechista Pasquale, assieme al quale ho deciso di fare il mio "safari", e via sulla strada verso Dingbo-Mungbere. Il percorso diventa subito impegnativo, obbligando a continue e spesso improvvise deviazioni, per evitare buche, pozzanghere, massi, solchi pieni di fango. Ma la "festa" comincia dopo dieci km, a Biassa. Da qui fino a Dingbo, sessantacinque km di purgatorio, con relative pene; senza nessuno sconto. Sono sotto continua tensione; la minima distrazione ci fà cozzare contro un ostacolo o ci proietta dentro una pozzanghera d'acqua o di melma. Le braccia sono indolenzite, il viso sferzato da rami e erbacce. Quante volte siamo caduti, non saprei dire; per fortuna sempre senza gravi conseguenze, ad eccezione di qualche bruciatura ai pantaloni plastificati, antipioggia (e a volte anche a quello che ci sta sotto).
Ad Alambi ci fermiamo per respirare un po’. Sono un po’ preoccupato: se dopo solo venti km mi sento già così malconcio e assetato, come farò ad arrivare fino alla fine? La moglie del capo ci serve una gran caraffa di acqua "purissima": sapeste quant'era buona quell’acqua e quanto me la sono gustata...Dopo di ché, di nuovo in sella: Njaro, Bongupandamai, Malembi…una strada che non termina mai e sulla quale si avanza molto lentamente, anche perché nel frattempo ha cominciato a piovere. Questo rende la pista ancora più insidiosa. Alle 16h30 eccoci a Dingbo. Un sollievo enorme! Il catechista David e la sua Regina, donna semplice e deliziosa, ci fanno festa. Si trova la forza di ridere, fare le battute, scambiare qualche notizia. Prendo anche il tempo di lavare ed mettere olio alla catena e al motore. Ed eccomi di nuovo in viaggio. Sono le 17h00. Il buon Pasquale rimane a Dingbo, mentre io mi dirigo da solo verso Mungbere. 58 km, senza gravi difficoltà, ma ostacolati comunque dall’oscurità progressiva e dalla pioggia che riprende quasi subito.
Alle 20h30, arrivo alla…terra promessa: Mungbere. Padre Gian Maria e confratelli offrono un’accoglienza più che cordiale e fraterna: una buona cena e una simpatica partita di chiacchiere preparano corpo e spirito al riposo notturno. L’indomani è tutto per il recupero e la visita alle opere parrocchiali. Osservo con ammirazione soprattutto il magnifico lavoro fatto all’ospedale diretto da padre Gian Maria Corbetta, la scuola elementare privata (prima e seconda con 120 bambini/e), i nuovi locali dell’internato per Pigmei, che fratel Giancarlo sta costruendo con lamiere ed assi Il cemento infatti è riservato per le costruzioni scolastiche, visto il suo prezzo proibitivo: costo di un sacco di 50 kg consegnato a Mungbere, 35 $. Questi confratelli sono ammirevoli. E il ritorno? Beh! Debbo dire che la notte prima di ripartire da Dingbo non ho dormito molto bene, disturbato com’ero dall’inquietudine, per non dire dagli incubi. Poi invece è andato tutto bene…come all’andata…con qualche caduta in meno e con arresti in vari villaggi per incontrare i cristiani e celebrare l’Eucarestia.
Questa mattina sono andato in officina per vedere la Honda 250, che avevo consegnato ieri per manutenzione e controlli vari. Il nostro Wakunga, capo-meccanico mi dice: “Padre, come hai fatto a ritornare a Mambasa? La bobina è bruciata, a causa dell’acqua entrata dentro, non c’è più corrente: impossibile accendere il motore”. Mi è venuto in mente il viaggio di ritorno e un tuffo fatto nel pieno di una pozzanghera. Cercando di sollevare la moto per buona parte sommersa nell’acqua, dicevo al mio catechista: “Pasquale, ho paura che il nostro viaggio in moto termina qui”.
E invece no: il mio angelo custode ci ha fatto arrivare fino a casa. Evidentemente aveva deciso che non era il momento di andare in ferie. Signore, grazie!

P. Dino

domenica 25 luglio 2010

Fa caldo...!

Nel nostri contatti con l’Italia, in questi giorni sentiamo spesso questa frase: "fa un caldo africano"!

Per associazione d’idee, vi pensiamo più spesso. Probabilmente succede la stessa cosa anche per voi!


Anche la nostra piccola Angèle sembra proteggersi dal sole cocente.

Ma a dire il vero qui in questi giorni non fa un caldo eccessivo, e non possiamo lamentarci.

La nostra vita continua tranquillamente, anche se le novità non mancano.

- Abbiamo avuto la visita di un consigliere generale, p. Claudio Weber. E’ stata la sua prima visita nella nostra parrocchia di Mambasa. Il segreto professionale gli ha impedito di anticipare le sue impressioni. Abbiamo però notato interesse e attenzione per la nostra opera e in particolare per la scuola. Probabilmente di ritorno a Roma potrà finalmente farci conoscere il suo pensiero e magari prodigarci consigli e indicazioni.



- Su domanda del Ministro del lavori pubblici della nostra Provincia ( la Provincia Orientale), martedì 20 luglio sono andato a Niania per vedere una scuola fatta con il contributo del governo della Provincia.


Il ministro mi aveva domandato se si poteva fare qualche cosa per renderla accettabile.

Purtroppo, quando ritornerà , - per il momento è a Bunia - gli dovrò dire che è un lavoro impossibile.

Non vorrei essere al posto dell’impresario che ha fatto quel “capolavoro” Aveva ricevuto i soldi per fare una scuola in mattoni e ha fatto una scuola con i pali e il fango e male!

Molto meglio rifare tutto da capo. La popolazione si è detta d’accordo di collaborare facendo i mattoni! Vedremo.


- Andando a Niania, sono passato da Badengayido. Anche se il tempo a disposizione era poco, la distanza molto grande (Niania dista da Mambasa 190 Km) e la strada in condizione precarie, non potevo non fermarmi. Il tempo di fare una foto e di programmare il seguito dei lavori: martedì 27 luglio, i muratori e i pittori ritorneranno sul cantiere, interrotto momentaneamente per i lavori sul tetto della chiesa e i nuovi bagni della comunità! (Ma sarà un altro blog)!

In questi giorni stringiamo i denti: siamo rimasti in due. Dino ed io e nonostante questo vorremmo arrivare a tutto!

Domani p.Dino parte sulla strada di Nduye. Domani sera, se Dio, vuole, arriverà a Mungbere (180 km in moto). Di lì, con calma, visiterà tutti i villaggi della parrocchia di Nduye: Dingbo, Malembi, Bongopanda,Nzaro, Biasa, Nduye.

Logicamente, resto solo!


Sarà di ritorno domenica sera, 1° agosto!

Sono certo che avrà tante cose da raccontare e delle belle foto della strada da mostrare.

Auguri, Dino e buon apostolato!


Un saluto anche a voi, sperando che il caldo diminuisca!

Foto: Angèle si ripara dal sole

p. Claudio Weber

Badengayido, il 20 luglio

Chiesa di Mambasa in controluce, con il tetto nuovo!

domenica 16 maggio 2010

Lidia Longo scrive: AFRICA: Virtuale/reale!

AFRICA: VIRTUALE/REALE




Con la meravigliosa esperienza vissuta nella Missione di Mambasa/Nduye, il desiderio coltivato per una vita ha trovato pieno compimento!


Riuscirò ad esternare l’intensità dei sentimenti, emozioni, coinvolgimenti vissuti nell’incontro con tante persone meravigliose, nel vedere, toccare, ammirare luoghi da tempo pensati, desiderati, amati, nonché le suggestioni indescrivibili della natura africana?Ci provo!



Partita da Milano/Malpensa venerdì 19 marzo, assieme a Barbara, sr. Alessandra e sr. Sara, sono giunta alla Missione di Mambasa domenica 21 verso le h. 15.00. Al rumore del motore della macchina, un gruppetto di bambini incuriositi e festanti accorrono per darci il benvenuto. Il tempo per deporre i bagagli ed ecco apparire p. Dino, p. Gauthier, Seraphin, ad accoglierci con tanta familiare cordialità. In quel preciso momento, nonostante la novità del luogo, delle persone, tutto mi è apparso così conosciuto/familiare tanto fa farmi sentire a “casa mia, in famiglia”.


Questo iniziale profondo sentimento di appartenenza mi ha resa felice, serena, spontanea nel mio essere “con loro, tra loro” nel quotidiano africano.


Il periodo trascorso in Missione è costellato da tanti piccoli eventi che hanno lasciato in me un segno indelebile, un desiderio intenso di ritornare.

Ricordo, il pomeriggio delle stesso giorno d’arrivo, il primo occasionale impatto coi ragazzi, grandi e piccoli, mentre giocavano nell’area verde davanti all’edificio centrale dell’Istituto Bernardo Longo. E’ bastato un calcio al pallone (uscito dalla loro area) per attirare la loro attenzione, suscitando grida festanti, empatia e tanta curiosità. Quante domande/richieste, inviti a restare per giocare assieme; così, da quel momento, ogni giorno, nel pomeriggio durante il tempo del gioco, ho cercato di essere disponibile per intrattenermi un po’ con loro.


Di questi ragazzi, grandi e piccoli e di tanti altri incontrati altrove, porto dentro me la luminosità dei loro occhi, la gioia contagiosa scolpita nei loro volti, il loro “essere felici” pur vivendo una realtà esistenziale dove “la povertà è sovrana”.

ISTITUTO Bernardo Longo.

Rivedo innanzi a me la suggestiva schiera degli studenti dell’Istituto Bernardo Longo.
Lunedì mattina, 22 aprile: quale emozione e quanto imbarazzo nell’accogliere l’invito del vice-preside a presentare le visitatrici: (P.Silvano, per problemi alla macchina, non era ancora ritornato dal lungo viaggio affrontato per accoglierci ad Entebbe; era rimasto a Beni e sarebbe arrivato la sera del 22!). Il compito attribuitomi dalle mie compagne di viaggio, non è stato facile, ma in qualche modo, nonostante la profonda commozione, ci sono riuscita.
Agli studenti mi sono presentata dicendo: “ sono felice di essere finalmente qui, in Africa, nella Missione di Mambasa per calpestare, vedere, conoscere la terra, le persone tanto amate da padre Bernardo Longo. Sono felice nel vedervi così numerosi: siete davvero dei “privilegiati” perché a voi è data l’opportunità di studiare, di ricevere una formazione atta a rendervi, domani, persone capaci di contribuire alla crescita/sviluppo del vostro Paese. L’istruzione è fondamentale allo sviluppo integrale della persona, Per questo padre Bernardo. affrontando enormi sacrifici, per amore della “sua Gente”, ha saputo dare inizio nella Missione di Nduye all’istruzione e formazione professionale . Quell’opera da Lui iniziata nel 1950, ha animato ed anima cuore, mente e braccia di tanti suoi confratelli, in particolar di P. Silvano che ha saputo e sa dare continuità e progressivo sviluppo alla sua opera a Mambasa.

I Padri Dehoniani, qui ed altrove, sono, in diverso modo, dediti ed impegnati per contribuire alla vostra integrale crescita umana. Impegnatevi con tutte le vostre risorse nel perseguire il vostro progetto di studio per la vita. Sarà questo il segno di autentica riconoscenza verso i padri che, per voi, le vostre famiglie e la popolazione tutta operano in generosità ed amore”.

Mambasa ai miei occhi, è, oggi, una realtà di armonioso grande respiro; un cuore pulsante, vivo, promettente aperto a tutti indistintamente, dove si respira una clima “Ecumenico”.


Durante la permanenza ho spesso contemplato, goduto l’armonia della costruzione degli edifici componenti l’Istituto Bernardo Longo. Essi, pur privi di “parola”, parlano al cuore del visitatore un linguaggio di perseverante impegno,di costante tenacia, di innumerevoli sacrifici e onerosi “grattacapi” atti a togliere il sonno a chi, in prima persona, ha l’onere di gestire, guidare una così grande armoniosa famiglia di “studenti, lavoratori …”.

In questa realtà non ho colto “ombra di protagonismo” bensì l’impegno di “servizio” per Dio e per l’uomo condiviso e partecipato, in diverso modo, da tutti i membri della Comunità.
Some. Rivivo in me i coinvolgenti momenti liturgici della Domenica delle Palme a cui ho partecipato nella comunità del villaggio di Some .
Osservo le persone presenti nella piccola cappella!!!
Mi stupisce la loro fervente partecipazione, e, presa dall’armonia dei “loro” canti, il mio pensiero vola lontano, raggiunge la realtà del nostro complesso mondo del “benessere” così impegnato a soffocare i “valori dello spirito” e/o a renderli “ prodotto negoziabile”!!!

NDUYE. Sento vibrare dentro me l’indescrivibile intensità di sentimenti, affetti, ricordi, emozioni nel giungere alla meta , tanto attesa, del mio viaggio/pellegrinaggio: Nduye!

Immersa in quella realtà, in quell’oasi di bellezze naturali e di pace, ho vissuto e condiviso con la comunità di Nduye i momenti più significativi della Santa Pasqua e della Dominica in Albis, ma non solo!Particolarmente carico di “intima gioia” è stato il tempo trascorso con le persone tutte: vecchi, adulti, giovani e bambini.Quanta commozione ho provato nel stringere la mano dei pochi venerandi anziani “testimoni privilegiati” della vita di padre Bernardo Longo!

Quanto piccola ed impotente mi sono sentita quando alcuni membri della comunità parrocchiale di Nduye mi hanno interpellato per sapere/conoscere di tempi di “attesa” per riavere, stabilmente, tra loro i Padri e le Suore. Ripetutamente mi hanno detto: “ non possiamo continuare da soli, abbiamo bisogno di giuda, di speranza, altrimenti che ne sarà dell’avvenire di questa comunità cristiana, dei nostri giovani?”
Non potendo dare alcuna risposta, mi sono limitata all’ascolto esortandoli a “saper attendere con fiducia”.
A Nduye, habitat meraviglioso, luogo incantevole atto ad ritemprare corpo e spirito, le persone che attendono ci sono: molti sono i bambini, i giovani, i pigmei; gli edifici, che parlano al tempo ed appaiono “incrollabili”…, ma che per essere di nuovo funzionanti hanno bisogno di radicali interventi.
La strada??? Bellissima da ricordare come “avventura”! da rivivere? mah!?

Ora che ho visto quei luoghi, sentito ed accolto le richiesta delle persone, c’è in me la consapevolezza che la ripresa umana/pastorale, socio/culturale ed ambientale della Missione di Nduye ha bisogno, a tutto campo, della concreta solidarietà di tutti, in particolare dell’impegno dei compaesani di padre Bernardo, che, in questa ripresa, dovrebbero essere/sentirsi “protagonisti orgogliosi”. Coraggio, non facciamo attende tropo a lungo gli amici di Nduye!

Potrà sembrare assurdo a molti, ma a Nduye la presenza di padre Bernardo si sente, si respira…. Personalmente ho sentito pulsare in me il suo grande cuore; ho capito il suo smisurato amore per Dio e per i suoi Pigmei/Walesse; la Sua incondizionata dedizione di vita per la promozione e lo sviluppo integrale della persona umana; i tanti onerosi sacrifici, le solitudini, lontananze/silenzi vissuti in un periodo in cui il “mondo digitale”e non solo, non era ancora una risorsa disponibile a tutta l’umanità.


Nduye e Mambasa mi hanno dato la voglia di “vivere tante vite” ed il “mal d’Africa” prima virtuale ora è reale, perciò dal momento che ho retto così bene anche sul piano salute, sogno/conto di ritornare.

Anche se non sono più giovanissima, in Missione c’è sempre qualcosa da fare , e si può rendersi utile in tanti modi.

Continuerò a sognare nella certezza di ottenere il “nulla osta” dai padri Silvano, Dino,ecc. ai quale debbo tanta gratitudine ed affetto per avermi accolta/coinvolta in un’esperienza rigeneratrice di vita e di giovinezza.
Grazie!!!

Mi auguro di ritornare presto!
Lidia
foto: Lidia sale verso la casa dei padri a Nduye;
Lidia davanti all'ospedale in costruzione
Lidia e i Pigmei
Lidia e...
Lidia davanti alla chiesa di Nduye dopo la Messa (giorno della Domenica in Albis)
Lidia in foresta verso Some
Lidia e l'Istituto Bernardo Longo

giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale da P.Silvano

cari amici delle missioni di Mambasa e Nduye,
la mail appena ricevuta, che copio qui sotto, segue di qualche minuto un brevissimo messaggio telefonico: padre Silvano in partenza per Nduye, dove celebrerà la Messa di Natale, mi chiedeva di scrivere due righe al
suo posto.
Avrebbe voluto farlo di persona, ma anche le più moderne tecnologie, specie in Africa, talvolta fanno le bizze.
Comunque dopo poco è giunta una mail, quella sottostante.
La possiamo leggere tutti insieme, come se P. Silvano ci avesse scritto personalmente.
Ecco a cosa serve il blog.
Buon Natale.


Caro Gianluigi,
da ieri eravamo senza connessione. Adesso, mentre mi preparo a partire per Nduye ho riprovato...ed è riapparsa.
Vorrei inviare a tutti gli amici i miei sinceri auguri di Buon Natale.
Vado a Nduye...e dopo anni provo ad andarci in macchina: mi hanno assicurato che arriverò.
Mi costa un po'...perché non sono al top della forma, ma questo...stacco mi permette di riflettere, di pregare, di trovare un po' di calma e di solitudine dopo il trambusto di questi giorni e soprattutto di quello odierno: operai, professori, poveri...era una processione.
Speriamo di trovarci tutti a Betlemme...dove incontreremo il Figlio di Dio che si è fatto uomo per essere uno di noi, nostro amico, fratello e Salvatore.
Auguri...e a presto. E grazie a tutti voi...che ci siete vicini.
p. Silvano

lunedì 2 novembre 2009

a Pieve di Curtarolo martedì 3 novembre 2009




Programma
- CLAUDIO MONTEVERDI (1567 ‐ 1643)
Confitebor tibi, Domine (a 5 voci e basso continuo) Magnificat II° (a 4 voci e basso continuo) Beatus vir (a 5 voci e basso continuo) Laudate pueri (a 5 voci e basso continuo)
- GIACOMO CARISSIMI (1605 ‐ 1674)
Historia de Jephte (oratorio a 6 voci per soli, coro ed ensemble strumentale)

Nato a Curtarolo (PD) nel 1907, Bernardo Longo partì per l'Argentina appena due
anni dopo la sua ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1936. Nello stesso anno,
però, date le circostanze avverse dovute all'imminenza della guerra, egli decise di
prendere la strada dell'Africa. La zona dell'alto Zaire (ex Congo belga) divenne
così il suo campo di missione.
Nel 1939 riuscì a fondare una missione nel piccolo villaggio di Nduye nel cuore della foresta dell'Ituri, dove visse per ventisei anni, fino alla morte.
Questa missione raccoglieva tribù e gruppi etnici piuttosto dissimili: dai Walesi ai Pigmei,
a neri arabizzati e altri protestanti. Quale frutto di duro lavoro, sorsero un po' alla volta una chiesa, una casa per i padri e per lesuore che nel frattempo avevano raggiunto padre Longo, una scuola per ragazzi, una per ragazze e un dispensario e poi anche un'officina e una scuola per fabbrimeccanici.
Ma la situazione politica del Congo era piuttosto instabile: dopo l'indipendenza
raggiunta nel 1960 il paese era caduto nell'anarchia più assoluta e la ribellione
cominciava a serpeggiare. Gruppi di rivoluzionari, tra questi i Simba erano i più
terribili, trascinarono il paese nel terrore. Gli anni che seguirono videro la
trucidazione e il massacro di moltissima gente, tra questi anche parecchi
missionari, incluso Padre Longo.
Il 29 ottobre del 1964 padre Longo e le suore della sua missione furono arrestati
dai rivoluzionari Simba che avevano occupato Mambasa già da qualche mese.
Processato davanti a un cosiddetto tribunale del popolo, in mezzo a gente
ammutolita dal dolore ed esterrefatta per le violenze dei Simba, egli fu
iniquamente condannato a morte e selvaggiamente trucidato con due pallottole
alla testa e più di duecento colpi di lancia. La sua salma fu sepolta nel cimitero di
Mambasa da un pietoso infermiere protestante, suo amico.


Il “Coro Città di Piazzola sul Brenta” si costituisce nel 1993 sotto la direzione di
Paolo Piana. In pochi anni il coro raggiunge i più alti vertici di merito come
dimostrano i numerosi primi premi vinti in concorsi e rassegne nazionali ed
internazionali.
Il repertorio su cui si basa l’attività del coro attinge a tutti i periodi della musica
da quella antica fino alla moderna passando per quella rinascimentale, barocca,
romantica dedicando attenzione e studio anche al Canto Gregoriano.
Si ricordano monografie dedicate a G.P. da Palestrina, C. Monteverdi, G.
Carissimi, A. Scarlatti, J.A. Bruckner, J.G. Rheinberger oltre che alla
rappresentazione di grandi opere sacre di A. Vivaldi, di G.F. Händel, di G. Faurè,
di W.A. Mozart, di J. Haydn, di L.W. Beethoven, J.S. Bach, G. Rossini in
collaborazione con grandi orchestre e solisti affermati.
Con la supervisione del Gran Teatro La Fenice di Venezia è stato rappresentato
l’oratorio “Tutto in Lui”, dedicato alla vita di S. PIO X nelle sue ricorrenze e
l’opera “Passio Domini nostri Jesu Christi” di Mansueto Viezzer, ed è stato scelto
come compagine corale unitamente all’orchestra “I Cameristi del Gran Teatro La
Fenice” e a solisti di fama internazionale per la commemorazione ufficiale in
Bergamo del grande direttore Gianandrea Gavazzeni nel decennale della sua
morte, attraverso le note della Messa da Requiem di Mozart, e la Messa in Do M.
di Beethoven per commemorare, nel primo lustro dalla morte, la figura del
maestro Giuseppe Sinopoli. E’ stato protagonista, in collaborazione con
l’Orchestra dell‘”Accademia di San Giorgio di Venezia”, dell’esecuzione del
Requiem di Mozart, presso il teatro C. Goldoni di Venezia, in occasione della
chiusura delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita del compositore
austriaco.
Numerose le collaborazioni con Fondazioni e Programmazioni artistiche:
Fondazione Cassa di Risparmio PD e RO sotto il tema “Apparizioni Musicali”,
con la Scuola Grande di San Rocco di Venezia – Studium Cattolico Veneziano nel
tema “Musica e Spiritualità, con la città di Busto Arsizio nelle Rassegne di Musica
Organistica e Polifonica e con l’Associazione Musicale “Mons. Paolo Borroni”
nelle varie proposte artistiche, con l’Accademia Organistica Bolognese nel tema
“Un patrimonio da ascoltare”, con la Provincia di Padova nelle proposte musicali
“In Scena” e “Villeggiando”, con il Comune di Padova nella “Giornata
dell’Ascolto”, con la Fondazione G.E. Ghirardi per concerti in Villa Contarini a
Piazzola sul Brenta. Il coro può esibire anche una non trascurabile produzione
discografica.
L“ Orchestra Città di Piazzola sul Brenta” è formata da strumentisti
professionisti provenienti da diverse esperienze musicali, diplomati nei
conservatori musicali del Veneto. Si è esibita in diverse formazioni da camera fino
a raggiungere in questo periodo un organico sinfonico.
Il repertorio spazia principalmente attorno alla musica del periodo barocco e
romantico.
Paolo Piana ha iniziato giovanissimo lo studio del pianoforte dedicandosi
successivamente alla direzione e più tardi al canto con il maestro O. Gallo
con il quale ha conseguito il diploma. Ha frequentato numerosi corsi di
perfezionamento sul canto gregoriano a Cremona con i maestri L.
Agustoni, R. Fisher, A. Turco, N. Albarosa, J. B. Goschl, sulla “Musica
Antica” con i maestri G. Acciai, P. Righele, sulla “Musica Romantica” con
P. Neuman, sulla “Musica Contemporanea” con G. Graden, W. Pfaff, sullo
studio della voce con G. Mazzucato, S. Woodbury, C. Miatello, C. Puorto,
C. Högset, S. Kuret, di direzione corale e d’orchestra.
Ha collaborato con gruppi corali di fama. Direttore fin dalla fondazione del
“Coro Città di Piazzola sul Brenta” (PD), con il quale ha vinto numerosi
premi in concorsi e rassegne nazionali ed internazionali, è chiamato a
tenere seminari e corsi di tecnica vocale, e da alcuni anni tiene corsi per
cantanti presso il Conservatorio C. Pollini di Padova e di Schio in
collaborazione con l’ASAC Veneto. E’ docente di pianoforte presso
l’Istituto musicale “Fancelli-Boschello” di Mirano (VE) nonché organista
presso il Duomo di Piazzola sul Brenta. E’ membro della Commissione
Artistica dell’A.S.A.C. Veneto.
Associazione corale S. Cecilia – Coro Città di Piazzola Sul Brenta
Via Dante, 2 ‐ 35016 Piazzola Sul Brenta (PD) ‐ www.coro‐s‐cecilia.it