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martedì 1 novembre 2011

Domani è il 3 novembre 2011

Padre Bernardo Longo vennne ucciso a Mambasa il 3 novembre del 1964.
Domani 3 novembre 2011 p.Dino Ruaro celebrerà la Messa di suffragio a Nduye.

Clickando sul link che segue:
http://scaloni.it/popinga/podpress_trac/web/919/0/padre-longo-e-la-sua-opera.pdf
avrete a disposizione un volumetto, opera di Padre Silvano Ruaro.

Queste poche pagine ricordano le tappe salienti della vita del fondatore della Missione di Nduye, la difficile ripresa dopo il suo martirio, la continuazione dell'opera fino a nostri giorni.
Lo abbiamo pubblicato in occasione del centenario della nascita di p. Bernardo Longo, il 25 agosto 2007.

Il link per scaricarlo è sempre presente a pochi centimetri da queste righe, sulla destra. Non tutti lo sanno. Per questo anniversario lo riproponiamo in "prima pagina"

lunedì 1 novembre 2010

TESTIMONIANZE su Padre BERNARDO LONGO

Padre Bernardo aveva un cuore buono, sempre attento agli altri, sempre pronto ad aiutare.

Amava visitare i poveri e gli ammalati. Partiva anche sotto la pioggia, per non fare aspettare chi aveva bisogno del suo aiuto. Amministrava loro i sacramenti: la confessione, la comunione, l’olio degli infermi. Aiutava volentieri con vestiti o altre piccole cose che potevano alleviare la povertà della sua gente. In cambio non voleva nulla; non accettava che i poveri si privassero del necessario per sdebitarsi nei suoi confronti.

Due volte al mese andava a visitare i prigionieri della Biassa. Questa si trovava ad una decina di km da Nduye e conteneva fino a seicento prigionieri. I detenuti erano divisi in tre categorie. La terza era quella di coloro che erano richiusi in celle di rigore. A dire il vero non si può nemmeno parlare di celle; erano piuttosto degli armadi, profondi 40 cm, nei quali i detenuti erano obbligati a rimanere in piedi ininterrottamente per 15-20 giorni. La punizione estrema era quando questa specie di armadio era imbottita di sale. Capitava spesso che il disgraziato, a contatto continuo con il sale, moriva prima di terminare di espiare la sua pena. P. Bernardo non poteva tollerare cose del genere e si arrabbiava con i responsabili della prigione, riuscendo ad ottenere nei confronti dei prigionieri trattamenti meno inumani. Assieme alla Parola di Dio e all’Eucarestia, padre Bernardo portava loro vestiti, sapone, sale, riso, olio, fagioli. Padre Bernardo era diventato di casa, a Biassa; il suo arrivo era una festa per tutti. Anche il direttore, il signor Caroix, aveva finito per diventare suo amico.

Padre Bernardo si recava ogni tre mesi nel Kivu, dove andava a visitare i suoi orfanelli di Bonyuka e Kyondo. Naturalmente non andava mai a mani vuote, ma aveva sempre dei regali per loro: mandarini, arance, riso, olio, miele della foresta che comperava dai suoi pigmei. La stessa cosa faceva con gli orfanelli di Bunia e di Mongwalu. Nel Kivu e a Bunia comperava rifornimenti che, durante il viaggio di ritorno verso Nduye e fino a Wamba, distribuiva nelle comunità di padri e suore o nelle case molti amici che lo accoglievano a braccia aperte.

Aveva un affetto particolare per i pigmei. Li accoglieva con benevolenza e con gioia. Amava parlare con loro. Cercava di stimolarli al lavoro e allo spirito di iniziativa, comperando da loro i frutti della foresta, che pagava il doppio del prezzo normale. La loro mulumba (tessuto grossolano, che i pigmei ricavavano dalla corteccia di certi alberi) la utilizzava come stracci nell’officina meccanica.

I giovani erano al centro delle sue attenzioni, delle sue preoccupazioni, delle sue fatiche. Per loro aveva creato a Nduye diverse scuole: scuola di meccanica, di falegnameria, di agricoltura, scuola per muratori, scuola di economia domestica per le ragazze.

La formazione che dava era essenzialmente pratica. I corsi teorici erano ridotti al minimo indispensabile. Padre Bernardo passava quasi tutto il suo tempo in officina, in falegnameria o in cantiere. Durante il lavoro, non voleva essere disturbato, o che i ragazzi fossero disturbati, con questioni o discussioni. Queste erano riservate alla sera quando, finite tutte le attività della giornata, riuniva i ragazzi per il rosario e le preghiere della sera. Terminate la preghiere dava la parola ai ragazzi per tutte le domande che volevano porgli, di qualsiasi tipo. Era il momento dello scambio, dell’ascolto, della comunicazione a livello intellettuale, umano e spirituale. Alla fine, verso le 20h30, li mandava a letto con la benedizione del Signore. Le ultime parole? “Sia lodato Gesù Cristo”.

Durante il lavoro era esigentissimo. Non tollerava ritardi, distrazioni, scherzi, leggerezze. Un ragazzo dorme? Lo sveglia in modo rude. Un altro gli passa la chiave sbagliata? Rischia di vedersela rispedita senza preavviso, magari in testa, perché la lezione non sia più dimenticata. Un giorno un ragazzo, Montpellier Tau, (è lui stesso che racconta) viene da Mambasa a Nduye conducendo una macchina. Al suo arrivo padre Bernardo gli si accosta. “Riaccendi il motore… Apri il cofano…”. Il ragazzo estrae una tenaglia che aveva dimenticata al momento di verificare il motore a Mambasa e che era rimasta incagliata fra i tubi degli iniettori. Il padre gli toglie la tenaglia di mano e gliela martella sulla testa: “E’ mai possibile che tu dimentichi una cosa del genere nel motore e poi faccia ancora 60 km senza accorgerti delle sue vibrazioni?” Qualche goccia di sangue appare sulla fronte del ragazzo. Il padre entra in stanza sua e ritorna con alcool e cerotto. A medicazione finita, domanda: “Mont-pellier, sei arrabbiato?” “Padre, è colpa mia. Non dovevo essere così distratto”. “Non farlo più. E ricordati che devi sempre essere attento a come il motore canta”.

Il lavoro era sacro, per lui. Quando cominciava una riparazione, non partiva prima di avere terminato quello che si era prefisso di fare. E i ragazzi dovevano rimanere a suo fianco, per vedere e imparare e capire che il lavoro non è un gioco ma una cosa seria.

Non viaggiava mai da solo; aveva sempre uno stuolo di ragazzi che lo accompagnavano. Dovevano imparare come si guida, come si rimedia ad una rottura con mezzi di fortuna, come si visitano le persone amiche, come si aiutano i poveri. Era la scuola della vita, che metteva al massimo profitto dei suoi ragazzi. All’inizio del viaggio era d’obbligo la recita del rosario, ed anche alla fine. E se il viaggio era lungo, si aveva il diritto ad una terza replica. Il resto del tempo, allegria e canti a pieni polmoni.

Deo, il suo fidatissimo ragazzo meccanico, ricorda volentieri un viaggio che fece assieme a padre Bernardo. Prima di lasciare Nduye vanno assieme a visitare il vecchio catechista Josefu Moke, malato. Saliti sul camion, Deo dice al padre: “Padre, baba Josefu sta molto male”. “Non aver paura. Non morirà subito. Lo rivedrò”. Fu un viaggio molto movimentato: Deo cade, sbalzato a terra dal ramo di una pianta di caffè; il semiasse anteriore si spezza e il camion va a fermarsi contro un termitaio; Deo parte a piedi fino a Wamba in cerca del pezzo di ricambio. Nel frattempo padre Bernardo approfitta di una macchina di passaggio per rientrare a Nduye: doveva vedere baba Josefu. E infatti lo trova ancora in vita. Gli parla, lo confessa, gli dà la comunione e l’unzione dei malati. Adesso è giunto il momento: e baba Josefu spira, fra le braccia del suo padre Bernardo.

Il 3 novembre è un giorno indimenticabile per noi Sacerdoti del Sacro Cuore, per i cristiani di Mambasa e di Nduye, per i familiari e paesani di Curtarolo e per tantissimi amici : è il giorno in cui Padre Bernardo Longo portò fino alle ultime conseguenze il dono della sua vita, offerta a Dio e ai fratelli. In questo giorno celebriamo la sua morte e viviamo in intensissima comunione spirituale con lui.

Per preparare questo giorno di grazia, ho voluto incontrare tre amici: Donat Tsedha, Montpellier Tau e papà Deo che conobbero padre Bernardo e vissero al suo fianco come catechista e come meccanici. Do’ qui una libera e sintetica trascrizione dei loro racconti e ricordi.

P. Dino

mercoledì 23 giugno 2010

“ANDATE A LAVORARE ANCHE VOI… NELLA MIA VIGNA”

Ieri mattina non ho avuto la presenza di spirito di uscire di casa con la macchinetta fotografica. Purtroppo. Quando sono arrivato sulla strada che scende verso il corso d’acqua Binase, e mentre andavo sempre più avanti, mi sono reso conto che lo spettacolo meritava di essere fissato e condiviso: penso che erano alcune centinaia i cristiani venuti con le loro macette, zappe e badili per tagliare erbacce, scavare i canali laterali di scorrimento, colmare buche ed erosioni che rendevano penosa (e vergognosa) la nostra strada. Era un impegno che ci eravamo presi come comunità cristiana e una promessa fatta all’Amministratore di Mambasa: in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Indipendenza del nostro paese, volevamo riparare, almeno in parte e secondo le nostre possibilità, la strada che attraversa il nostro quartiere Binase. Partecipazione massiccia dunque e molta buona volontà. I risultati? Abbastanza modesti…se vogliamo esser obbiettivi. Per lavori del genere sono necessari bull-dozers, scavatori, camion… I prossimi giorni tuttavia il nostro trattore trasporterà della limonite per dare un po’ più di consistenza a quello che i nostri cristiani hanno fatto (e continueranno a fare).

Abbiamo lavorato anche alla rotatoria prossima agli Uffici dell’Amministratore, per preparare il luogo dove dovrebbe essere eretta una stele in memoria del martirio di P. Benardo Longo. A lavori già iniziati e nonostante una lettera di domanda di autorizzazione e relativa risposta dell’Amministratore, stanno sorgendo delle difficoltà a causa di pannelli stradali che abbiamo divelto. Si vedrà.

Questi giorni sono veramente pieni.

Padre Silvano ne ha fatto l’esperienza in occasione della chiusura dell’anno scolastico, seguendo scrutini chilometrici e ascoltando rapporti e lamentele di professori .

P. Gauthier ha seguito folti gruppi di ragazzi che, finiti ormai gli impegni scolastici, fanno delle giornate di riflessione.

Stiamo terminando il catechismo, e facendo pomeriggi di riflessione per preparare i nostri i catecumeni, che domenica prossima riceveranno il battesimo (poco meno di duecento). Naturalmente ci saranno anche le Prime Comunioni, (con relative prime confessioni). Il martedì seguente (29 giugno) avremo le cresime.

Questa mattina ero a Tobola dove ho battezzato 16 catecumeni. Domenica scorsa P. Silvano ha battezzato a Nduye e io a Manjombo. Domani P. Gauthier andrà a Bandisolo e io a Some, sempre per battesimi e prime comunioni. E’ la fine dell’anno scolastico e anche le comunità cristiane raccolgono i frutti del lavoro svolto. Chi se la sente di fare una preghiera per questo scopo, farà un’opera buona per i nostri ragazzi e un gran favore a noi.

Questa sera ho fatto delle foto alla nostra chiesa, dove Famba e amici stanno continuando i lavori: ve ne mando una, perché possiate farvi un’idea di come sarà la nostra chiesa, una volta che avrà rivestito per intero l’abito nuovo.

La notizia più importante ve la do’ alla fine: Franco e Giuliano sono partiti quest’oggi, poco dopo le 12.30. Soddisfatti per l’ottimo lavoro compiuto e per la vita serena e amichevole condivisa in comunità; ma con una visibilissima punta di dispiacere a causa della partenza, arrivata troppo presto. Padre Silvano li ha accompagnati fino a Beni e a Kasindi. Non mancherà di parlarcene con la sua consueta freschezza e passione.

P. Dino

lunedì 2 novembre 2009

a Pieve di Curtarolo martedì 3 novembre 2009




Programma
- CLAUDIO MONTEVERDI (1567 ‐ 1643)
Confitebor tibi, Domine (a 5 voci e basso continuo) Magnificat II° (a 4 voci e basso continuo) Beatus vir (a 5 voci e basso continuo) Laudate pueri (a 5 voci e basso continuo)
- GIACOMO CARISSIMI (1605 ‐ 1674)
Historia de Jephte (oratorio a 6 voci per soli, coro ed ensemble strumentale)

Nato a Curtarolo (PD) nel 1907, Bernardo Longo partì per l'Argentina appena due
anni dopo la sua ordinazione sacerdotale avvenuta nel 1936. Nello stesso anno,
però, date le circostanze avverse dovute all'imminenza della guerra, egli decise di
prendere la strada dell'Africa. La zona dell'alto Zaire (ex Congo belga) divenne
così il suo campo di missione.
Nel 1939 riuscì a fondare una missione nel piccolo villaggio di Nduye nel cuore della foresta dell'Ituri, dove visse per ventisei anni, fino alla morte.
Questa missione raccoglieva tribù e gruppi etnici piuttosto dissimili: dai Walesi ai Pigmei,
a neri arabizzati e altri protestanti. Quale frutto di duro lavoro, sorsero un po' alla volta una chiesa, una casa per i padri e per lesuore che nel frattempo avevano raggiunto padre Longo, una scuola per ragazzi, una per ragazze e un dispensario e poi anche un'officina e una scuola per fabbrimeccanici.
Ma la situazione politica del Congo era piuttosto instabile: dopo l'indipendenza
raggiunta nel 1960 il paese era caduto nell'anarchia più assoluta e la ribellione
cominciava a serpeggiare. Gruppi di rivoluzionari, tra questi i Simba erano i più
terribili, trascinarono il paese nel terrore. Gli anni che seguirono videro la
trucidazione e il massacro di moltissima gente, tra questi anche parecchi
missionari, incluso Padre Longo.
Il 29 ottobre del 1964 padre Longo e le suore della sua missione furono arrestati
dai rivoluzionari Simba che avevano occupato Mambasa già da qualche mese.
Processato davanti a un cosiddetto tribunale del popolo, in mezzo a gente
ammutolita dal dolore ed esterrefatta per le violenze dei Simba, egli fu
iniquamente condannato a morte e selvaggiamente trucidato con due pallottole
alla testa e più di duecento colpi di lancia. La sua salma fu sepolta nel cimitero di
Mambasa da un pietoso infermiere protestante, suo amico.


Il “Coro Città di Piazzola sul Brenta” si costituisce nel 1993 sotto la direzione di
Paolo Piana. In pochi anni il coro raggiunge i più alti vertici di merito come
dimostrano i numerosi primi premi vinti in concorsi e rassegne nazionali ed
internazionali.
Il repertorio su cui si basa l’attività del coro attinge a tutti i periodi della musica
da quella antica fino alla moderna passando per quella rinascimentale, barocca,
romantica dedicando attenzione e studio anche al Canto Gregoriano.
Si ricordano monografie dedicate a G.P. da Palestrina, C. Monteverdi, G.
Carissimi, A. Scarlatti, J.A. Bruckner, J.G. Rheinberger oltre che alla
rappresentazione di grandi opere sacre di A. Vivaldi, di G.F. Händel, di G. Faurè,
di W.A. Mozart, di J. Haydn, di L.W. Beethoven, J.S. Bach, G. Rossini in
collaborazione con grandi orchestre e solisti affermati.
Con la supervisione del Gran Teatro La Fenice di Venezia è stato rappresentato
l’oratorio “Tutto in Lui”, dedicato alla vita di S. PIO X nelle sue ricorrenze e
l’opera “Passio Domini nostri Jesu Christi” di Mansueto Viezzer, ed è stato scelto
come compagine corale unitamente all’orchestra “I Cameristi del Gran Teatro La
Fenice” e a solisti di fama internazionale per la commemorazione ufficiale in
Bergamo del grande direttore Gianandrea Gavazzeni nel decennale della sua
morte, attraverso le note della Messa da Requiem di Mozart, e la Messa in Do M.
di Beethoven per commemorare, nel primo lustro dalla morte, la figura del
maestro Giuseppe Sinopoli. E’ stato protagonista, in collaborazione con
l’Orchestra dell‘”Accademia di San Giorgio di Venezia”, dell’esecuzione del
Requiem di Mozart, presso il teatro C. Goldoni di Venezia, in occasione della
chiusura delle celebrazioni per il 250° anniversario della nascita del compositore
austriaco.
Numerose le collaborazioni con Fondazioni e Programmazioni artistiche:
Fondazione Cassa di Risparmio PD e RO sotto il tema “Apparizioni Musicali”,
con la Scuola Grande di San Rocco di Venezia – Studium Cattolico Veneziano nel
tema “Musica e Spiritualità, con la città di Busto Arsizio nelle Rassegne di Musica
Organistica e Polifonica e con l’Associazione Musicale “Mons. Paolo Borroni”
nelle varie proposte artistiche, con l’Accademia Organistica Bolognese nel tema
“Un patrimonio da ascoltare”, con la Provincia di Padova nelle proposte musicali
“In Scena” e “Villeggiando”, con il Comune di Padova nella “Giornata
dell’Ascolto”, con la Fondazione G.E. Ghirardi per concerti in Villa Contarini a
Piazzola sul Brenta. Il coro può esibire anche una non trascurabile produzione
discografica.
L“ Orchestra Città di Piazzola sul Brenta” è formata da strumentisti
professionisti provenienti da diverse esperienze musicali, diplomati nei
conservatori musicali del Veneto. Si è esibita in diverse formazioni da camera fino
a raggiungere in questo periodo un organico sinfonico.
Il repertorio spazia principalmente attorno alla musica del periodo barocco e
romantico.
Paolo Piana ha iniziato giovanissimo lo studio del pianoforte dedicandosi
successivamente alla direzione e più tardi al canto con il maestro O. Gallo
con il quale ha conseguito il diploma. Ha frequentato numerosi corsi di
perfezionamento sul canto gregoriano a Cremona con i maestri L.
Agustoni, R. Fisher, A. Turco, N. Albarosa, J. B. Goschl, sulla “Musica
Antica” con i maestri G. Acciai, P. Righele, sulla “Musica Romantica” con
P. Neuman, sulla “Musica Contemporanea” con G. Graden, W. Pfaff, sullo
studio della voce con G. Mazzucato, S. Woodbury, C. Miatello, C. Puorto,
C. Högset, S. Kuret, di direzione corale e d’orchestra.
Ha collaborato con gruppi corali di fama. Direttore fin dalla fondazione del
“Coro Città di Piazzola sul Brenta” (PD), con il quale ha vinto numerosi
premi in concorsi e rassegne nazionali ed internazionali, è chiamato a
tenere seminari e corsi di tecnica vocale, e da alcuni anni tiene corsi per
cantanti presso il Conservatorio C. Pollini di Padova e di Schio in
collaborazione con l’ASAC Veneto. E’ docente di pianoforte presso
l’Istituto musicale “Fancelli-Boschello” di Mirano (VE) nonché organista
presso il Duomo di Piazzola sul Brenta. E’ membro della Commissione
Artistica dell’A.S.A.C. Veneto.
Associazione corale S. Cecilia – Coro Città di Piazzola Sul Brenta
Via Dante, 2 ‐ 35016 Piazzola Sul Brenta (PD) ‐ www.coro‐s‐cecilia.it

domenica 14 ottobre 2007

14 ottobre - CURTAROLO (Pd) - NDUYE




Vi domanderete il perché di questo accostamento strano.
Semplice. Avevo saputo, da un mio informatore fedele e tempestivo che oggi, a CURTAROLO (PD) si sarebbe celebrato il Centesimo anniversario della nascita di padre Bernardo Longo.Il padre Longo è nato il 25 agosto 1907...Ma in agosto tutti sono altrove. Non so le ragioni della scelta della data odierna...Vicinanza con la giornata missionaria mondiale? Forse!
Mi è sembrato giusto comunque far partecipi di questa celebrazione anche i cristiani di Nduye, la "sua missione" .
In quella chiesa è sepolto:una sepoltura modesta. Vicino all'altare in cui si conserva il Santissimo e sotto lo sguardo della sua Madonna "Mama wa Mungu"(Madre di Dio).
Là dove lui, ogni mattino, alle 5,15 cominciava la sua giornata con la preghiera.

Sono giunto a Nduye ieri pomeriggio.
Un piccolo gruppo di Pigmei mi aspettava. Fra loro c'era anche il figlio di SAU che era il capo-pigmei al tempo di padre Longo. Gli ho detto che doveva venire alla Messa di oggi con una lancia, con archi e frecce...


Noi, in attesa dell'arrivo dei cristiani, questa mattina abbiamo ornato,in maniera molto semplice, la tomba del padre. Con i fiori abbiamo scritto: "Merci" (grazie!).
La Messa doveva cominciare alle 8,30...Ma dato il numero di coloro che volevano confessarsi abbiamo incominciato la processione di ingresso alle 9...,alla stessa ora in cui cominciava a Curtarolo la solenne celebrazione di anniversario.
Lo Messa è durata oltre due ore...La gente non ha difficoltà a improvvisare, soprattutto quando si tratta di canti e danze.
All'offertorio i pigmei hanno deposto sulla tomba di padre Longo la lancia, gli archi e le frecce...Non sono invece riusciti a trovare un'antilope: non erano stati avvertiti a tempo...
Il Vangelo di oggi - la guarigione dei dieci lebbrosi - si prestava bene alla circostanza. Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo ritorna da Gesù per ringraziarlo.


Padre Gauthier, il diacono che è giunto da poco fra noi ha insistito sul dovere e la bellezza del ringraziamento. Io ho poi continuato ricordando padre Longo e invitando tutti a ringraziare il Signore di averci dato padre Bernardo e a ringraziare anche padre Bernardo per il suo amore per la gente di Nduye, per i giovani per i Pigmei. Ho ricordato anche che padre Bernardo aveva un motto, che ripeteva spesso: "Sala na kazi" (preghiera e lavoro!). Ci siamo interrogati se siamo stati fedeli alla sua consegna!
Poi, nella preghiera dei fedeli, gli abbiamo chiesto di aiutarci a far rifiorire la sua missione.
Alla fine della Messa alcuni pigmei hanno voluto una foto accanto alla tomba del loro Padre...
E i cristiani hanno voluto una foto di gruppo come prova della loro comunione con i fratelli di Curtarolo.

Penso che padre Longo era imbarazzato: Curtarolo o Nduye?!

Mentre noi, padre Gauthier ed io, nel pomeriggio riprendevamo, in moto, la strada del ritorno, un po' dappertutto, vicino alla missione risuonavano i canti dei pigmei.
Certamente, in quel momento, padre Longo li stava ad ascoltare e la sua preferenza era evidente!