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martedì 1 novembre 2011

Domani è il 3 novembre 2011

Padre Bernardo Longo vennne ucciso a Mambasa il 3 novembre del 1964.
Domani 3 novembre 2011 p.Dino Ruaro celebrerà la Messa di suffragio a Nduye.

Clickando sul link che segue:
http://scaloni.it/popinga/podpress_trac/web/919/0/padre-longo-e-la-sua-opera.pdf
avrete a disposizione un volumetto, opera di Padre Silvano Ruaro.

Queste poche pagine ricordano le tappe salienti della vita del fondatore della Missione di Nduye, la difficile ripresa dopo il suo martirio, la continuazione dell'opera fino a nostri giorni.
Lo abbiamo pubblicato in occasione del centenario della nascita di p. Bernardo Longo, il 25 agosto 2007.

Il link per scaricarlo è sempre presente a pochi centimetri da queste righe, sulla destra. Non tutti lo sanno. Per questo anniversario lo riproponiamo in "prima pagina"

sabato 1 ottobre 2011

Due novizi a Senigallia

Ventiquattro ore per una visita lampo di P. Nerio e P. Dino a Senigallia.

Incontro con qualche amico e visita del chiesa delle Grazie, del magnifico dipinto del Perugino, con rapida visita del Museo di Storia della Mezzadria.

Nel Chiostro cinquecentesco foto ricordo.


Tante chiacchiere e non pochi progetti. Speriamo di darne conto più avanti.
Per ora solo un saluto a tutti i lettori.

I “due novizi” ringraziano gli amici che li hanno accolti e Mgr. Kapitula, “maestro dei giovani chierici”.

p.Nerio e p. Dino

domenica 9 gennaio 2011

"Tu sei il mio figlio diletto..."


Battesimo di Gesù.

Sono le 21,45.
La notte scura - c'è solo uno spicchio di luna - avvolge la missione. Silenzio! Mi fermo. Riaffiorano tutti gli avvenimenti di questa lunga giornata: bellissima!
Mi sono alzato alle 6. Alle 7 ero in chiesa. I chierichetti e le piccole danzatrici erano già pronti e anche i genitori, i padrini e le madrine dei 19 battezzandi.
Doveva presiedere la Messa e il Battesimo, padre Richard. Ma si è fermato nel nostro noviziato di Kiragho e arriverà stasera. Quindi tocca all'unico prete rimasto a Mambasa: a me.(p. Dino, il parroco, è a Kisangani).

Strano: per certe celebrazioni non si fa mai il callo! Stanotte mi svegliavo e dicevo: cosa dirò a questi genitori e a tutti i cristiani in occasione del Battesimo di Gesù e dei 19 bambini!?
Beh! mi sembra che tutto sia andato bene! Ho parlato della sorpresa di Giovanni (che deve essere anche la nostra): "Tu vieni da me..."?! e delle parole del Padre al suo Figlio Gesù:"Tu sei il mio figlio diletto"...Ho chiesto ai genitori:"Chi di voi osa dire al suo figlio:"Ti voglio bene..."?!
La paura fa scappare ; l'amore ti spinge avanti...
La Messa dei Battesimi è finita alle 9,45.
Alle 10 cominciavo la seconda Messa, al santuario Anwarite!
Sono tornato a casa alle 12,45.
Ho pranzato con Andrea, parlando di progetti.
Ci stavamo alzando per ritirarci. Arriva una macchina da Kisangani: un prete, due laici, due suore diretti a Mahagi (vicino all'Uganda) dove mercoledì sarà cosacrato il nuovo Vescovo.
Non eravamo avvertiti: pazienza! Siamo in Africa.
Preparo qualche cosa e sto con loro fino alla loro partenza.
Un momento in camera per un po' di riposo.
Alle 15,30, di nuovo in Chiesa per il Rosario e la Benedizione.
Alle 16,15, allo Stadio Toneatto, a fianco della Chiesa, sta per iniziare una partita importante: ci sono migliaia di spettatori. Vorrei assistere, ma domani comincio anch'io la scuola e devo prepararmi. E inoltre questo è un momento propizio per qualche contatto, via Skype, con l'Italia. Alle 17,45 mi dirigo verso la cappella per la preghiera. Alla porta mi aspetta un catechista per chiedermi di andare sulla strada di Nduye per assistere un'ammalata. Posso rifiutare?
Ritorno quando i miei confratelli - p. Richard e i due Fratelli Giuseppini, ritornati nel pomeriggio - stanno per iniziare la preghiera dei Vespri.
Per cena eravamo invitati dalle Suore. E' una tradizione a cui ci teniamo: una domenica sera invitiamo le suore, l'altra siamo invitati da loro. E' sempre un momento di serena, semplice condivisivione.

Ore 22,55! Adesso posso dire:"Signore, ora lascia che il tuo servo vada in pace..."
Carissimi,scusatemi se non sono riuscito a fare di più!
E domani...cominciano le scuole!


foto: I 19 bambini battezzati, con i loro genitori e padrini!

domenica 17 ottobre 2010

Vent'anni fa!





La foto, scatatta a Mambasa, risale alla fine dell'anno 1990.
Siamo in un campo di riso.
In primo piano Don Enzo Formiconi, che ci ha lasciato oramai da 5 anni.
P. Dino, al centro, lo vedete sorridente e sereno come sempre.
Dietro c'è mio figlio Marco, allora un bambino; oggi in Africa anche lui, ma...in volo!

lunedì 6 settembre 2010

Perso sopra le nuvole?


Caro Gianluigi,

speravo di stare sempre lassù: sotto, un mare di nuvole, sopra, un sole splendido.
"E' bello restare qui..."
Ma la voce de l'hostess mi ha svegliato:
"Fra poco atterriamo all'aeroporto di Milano Linate; vi ringraziamo per aver scelto la compagnia KLM, vi auguriamo un buon soggiorno a Milano e speriamo di ospitarvi presto a bordo dei nostri aerei".
Oggi, lunedì 6 settembre, o domani 7 settembre, vado a Schio.
Sabato, subito dopo il mio arrivo a Milano, sono stato in Svizzera per consegnare ai genitori di Marta Cometti quanto questa "nuova esploratrice" mi aveva affidato per i suoi genitori.
Ieri sono stato a Laorca con Mons. Barone.
Per il momento non faccio programmi. Sono ancora abbastanza stordito. Senz'altro resterò in contatto frequente con voi. Grazie, Gianluigi per la tua premura.
Un pensiero a Dino e agli amici di Mambasa.

NB: sono ancora senza numero telefonico qui in Italia. Dopo due anni, il vecchio numero TIM è scaduto. Provvederò quanto prima a procurarmene un altro e a comunicarvelo.

foto: fra Amsterdam e Milano, sabato 4 settembre

martedì 24 agosto 2010

Kiragho...per non dimenticare


Sono solo alla missione

Padre Dino è partito per Kisangani stamattina. Spero arrivi stasera.
E' piovuto tutta la notte: non sarà facile evitare tutte le buche e...mantenere la buona traiettoria.
Sarò contento quando il telefono squillerà e saprò che è arrivato.

La situazione per il momento è calma anche se le sorprese non mancano. Purtroppo ancora "incidenti" sulla strada fra Komanda e Beni e fra Beni e Kasindi, la frontiera con l'Uganda. Ribelli o semplicemente briganti a caccia di soldi?

Poche notizie anche dal noviziato. Alcuni padri si sono ritirati in luoghi più sicuri- speriamo provvisoriamente - per recuperare serenità. I novizi sono rimasti con il padre Osnildo.

In occasione della mia visita, l'undici agosto, avevo apprezzato la sua calma, la sua determinazione.
Correggo quanto è stato scritto sul post precedente. Non sono partito al noviziato con un camion. Sono andato con una vettura, presa a noleggio, e di ritorno dal noviziato, a Butembo ho dato un contributo per far fronte alle necessità della comunità sprovvista di viveri e carburante.
Al mattino avevamo avuto degli incontri con il vescovo Mgr. Melchisedech Sikuli e le autorità militari di Butembo.
Sembra che qualcosa si sia mosso.
Un saluto a tutti.
A seguire...



foto in alto, da sinistra a destra: un sacerdote di Butembo, p. Jean Baptiste, cappellano nella parrocchia di Kiragho, p.Silvano, la superiora delle Suore Orantes di Beni, fr. André, il vescovo di Butembo, padre Osnildo.

sotto: il vescovo Mgr Melchisedech Sikuli, un colonnello dell'esercito congolese, il sacerdote diocesano...






sabato 7 agosto 2010

VIAGGIO A DINGBO: FLASH SU UNA CHIESA IN PENA

DINGBO. Sono quattro mesi che p. Gauthier ha visitato questa cappella. Era durante la Settimana Santa. La sua visita precedente rimontava al settembre dello scorso anno. Circa un mese fa’, in via eccezionale il parroco di Mungbere è venuto a battezzare i catecumeni. Visite rarissime dunque. Ma la comunità cristiana è abbastanza numerosa: prima della Messa, ho confessato una sessantina di cristiani. La preoccupazione maggiore del catechista Davide e della gente è la cappella. Quella vecchia, con fondamenta e muri in mattoni, uniti da fango e priva di soletta in cemento, è caduta sotto la spinta di un vento un po’ più forte del solito. Attualmente utilizzano una grande “catapecchia”, eretta in fretta e furia e pericolante più del consentito. Vogliono costruire una chiesetta nuova, solida e grande. Hanno un piccolo deposito di 450 $, consegnato al parroco di Mungbere. P. Gian Maria mi ha parlato della della loro disponibilità a seguire i lavori di costruzione: loro sono molto più vicini di noi e la loro strada non è proibitiva come quella che viene da Mambasa. Da noi, i cristiani di Dingbo si aspettano soprattutto un aiuto finanziario. Vorrebbero costruire anche un dispensario: P. Gian Maria, medico e in visita regolare all’attuale dispensario, li incoraggia.


MALEMBI, mi dice p. Silvano, era una bella comunità cristiana. Attualmente sopravvive con affanno. La cappella non esiste più da molto tempo; dei pagani nessuno se ne occupa; il catechista sta a guardare. L’ultima Messa è stata celebrata da don Alessandro… un anno fa’. Ciò nonostante debbo dire che l’Eucarestia, celebrata in un’aula scolastica delle scuole per pigmei costruite da padre Franco, mi ha commosso. Venticinque persone, bambini compresi, hanno ascoltato, con attenzione e meraviglia, il sacerdote che parlava loro di Dio, Padre e Amico, che ama e cerca ciascuno di noi, soprattutto i più poveri e i più abbandonati. Mi sento in colpa per non essere venuto prima a incontrare questi “poveri di Dio”.


Dei villaggi visitati in questi giorni, solo NJARO ha una cappella: tre muri e nessuna porta. Il catechista ha abbandonato la comunità cristiana un anno fa’, senza dire niente a nessuno. La preghiera della domenica è condotta da un cristiano, che non ha nessuna preparazione e non può partecipare ai sacramenti.


ALAMBI
è il villaggio del capo. Questi si chiama Faustino ed è figlio del famoso capo Sukari, amicissimo di padre Silvano e morto alcuni anni fa’. Faustino mi aspetta a lato della strada e mi obbliga a fermarmi a casa sua. Sotto la capanna in costruzione sua moglie, Veronica, serve un buon caffè e del miele squisito (luglio è il tempo del miele, e quest’anno ce n’è moltissimo). “Padre, mandaci un catechista. Io e mia moglie vogliamo fare il matrimonio. Costruiremo la cappella”. D’accordo: il catechista Pasquale, che mi accompagna, ritornerà qui al più presto per la catechesi di preparazione al matrimonio e per organizzare i lavoro della cappella. Per oggi non celebro l’Eucarestia, ma prossimamente non potrò passare oltre senza offrire a questi cristiani la possibilità di un incontro sacramentale con Gesù.

L’ultima fermata è prevista per BIASSA, un villaggio a 10km da Nduye. La partecipazione dei cristiani è piuttosto deludente: una piccola tettoia di 3m per 4m è sufficiente per dare riparo al prete e ai pochi fedeli presenti. Molti cristiani sono partiti il mattino presto per il mercato di Alambi, distante 18 km. A Biassa ci sono addirittura due catechisti, ma non si vede proprio che cosa facciano.
Una cosa bella che vivo in questi giorni, soprattutto la sera, dopo le attività della giornata, è il sedermi accanto alla gente, davanti alla capanna, giocare con i bambini, accarezzare con gli occhi la mamma che prepara la cena, conversare con il maestro della scuola ORA (scuole per i Pigmei costruite da P. Franco) che ha messo a mia disposizione la sua capanna e il suo letto, vedere gli occhi brillanti di gioia di due fratellini a cui ho donato gli elastici per la loro fionda. E sentire il racconto, pacato e rassegnato, delle loro sventure: il raccolto dei campi nessuno lo viene a comperare, inutile quindi fare dei campi grandi; il dispensario c’è in paese, ma non ci sono medicine; i maestri delle nostre scuole non sono pagati da tre mesi; il vecchio comandante della polizia era stato allontanato perché ci maltrattava troppo, ma quello appena arrivato non ha alcuna pietà di noi; a noi nessuno pensa, la strada si è talmente rovinata che è diventata come una tomba.

Che dire di fronte a tanta miseria? La parola mi si smorza dentro, prima ancora di essere pensata e lascia il posto ad una grande tristezza. Mi sento quasi irriverente nei confronti di questi poveri, quando mi viene da lamentarmi per la strada impraticabile che devo superare. Spero di poter tornare presto per incontrarli ancora?

P. Dino

domenica 25 luglio 2010

Fa caldo...!

Nel nostri contatti con l’Italia, in questi giorni sentiamo spesso questa frase: "fa un caldo africano"!

Per associazione d’idee, vi pensiamo più spesso. Probabilmente succede la stessa cosa anche per voi!


Anche la nostra piccola Angèle sembra proteggersi dal sole cocente.

Ma a dire il vero qui in questi giorni non fa un caldo eccessivo, e non possiamo lamentarci.

La nostra vita continua tranquillamente, anche se le novità non mancano.

- Abbiamo avuto la visita di un consigliere generale, p. Claudio Weber. E’ stata la sua prima visita nella nostra parrocchia di Mambasa. Il segreto professionale gli ha impedito di anticipare le sue impressioni. Abbiamo però notato interesse e attenzione per la nostra opera e in particolare per la scuola. Probabilmente di ritorno a Roma potrà finalmente farci conoscere il suo pensiero e magari prodigarci consigli e indicazioni.



- Su domanda del Ministro del lavori pubblici della nostra Provincia ( la Provincia Orientale), martedì 20 luglio sono andato a Niania per vedere una scuola fatta con il contributo del governo della Provincia.


Il ministro mi aveva domandato se si poteva fare qualche cosa per renderla accettabile.

Purtroppo, quando ritornerà , - per il momento è a Bunia - gli dovrò dire che è un lavoro impossibile.

Non vorrei essere al posto dell’impresario che ha fatto quel “capolavoro” Aveva ricevuto i soldi per fare una scuola in mattoni e ha fatto una scuola con i pali e il fango e male!

Molto meglio rifare tutto da capo. La popolazione si è detta d’accordo di collaborare facendo i mattoni! Vedremo.


- Andando a Niania, sono passato da Badengayido. Anche se il tempo a disposizione era poco, la distanza molto grande (Niania dista da Mambasa 190 Km) e la strada in condizione precarie, non potevo non fermarmi. Il tempo di fare una foto e di programmare il seguito dei lavori: martedì 27 luglio, i muratori e i pittori ritorneranno sul cantiere, interrotto momentaneamente per i lavori sul tetto della chiesa e i nuovi bagni della comunità! (Ma sarà un altro blog)!

In questi giorni stringiamo i denti: siamo rimasti in due. Dino ed io e nonostante questo vorremmo arrivare a tutto!

Domani p.Dino parte sulla strada di Nduye. Domani sera, se Dio, vuole, arriverà a Mungbere (180 km in moto). Di lì, con calma, visiterà tutti i villaggi della parrocchia di Nduye: Dingbo, Malembi, Bongopanda,Nzaro, Biasa, Nduye.

Logicamente, resto solo!


Sarà di ritorno domenica sera, 1° agosto!

Sono certo che avrà tante cose da raccontare e delle belle foto della strada da mostrare.

Auguri, Dino e buon apostolato!


Un saluto anche a voi, sperando che il caldo diminuisca!

Foto: Angèle si ripara dal sole

p. Claudio Weber

Badengayido, il 20 luglio

Chiesa di Mambasa in controluce, con il tetto nuovo!

domenica 16 maggio 2010

Lidia Longo scrive: AFRICA: Virtuale/reale!

AFRICA: VIRTUALE/REALE




Con la meravigliosa esperienza vissuta nella Missione di Mambasa/Nduye, il desiderio coltivato per una vita ha trovato pieno compimento!


Riuscirò ad esternare l’intensità dei sentimenti, emozioni, coinvolgimenti vissuti nell’incontro con tante persone meravigliose, nel vedere, toccare, ammirare luoghi da tempo pensati, desiderati, amati, nonché le suggestioni indescrivibili della natura africana?Ci provo!



Partita da Milano/Malpensa venerdì 19 marzo, assieme a Barbara, sr. Alessandra e sr. Sara, sono giunta alla Missione di Mambasa domenica 21 verso le h. 15.00. Al rumore del motore della macchina, un gruppetto di bambini incuriositi e festanti accorrono per darci il benvenuto. Il tempo per deporre i bagagli ed ecco apparire p. Dino, p. Gauthier, Seraphin, ad accoglierci con tanta familiare cordialità. In quel preciso momento, nonostante la novità del luogo, delle persone, tutto mi è apparso così conosciuto/familiare tanto fa farmi sentire a “casa mia, in famiglia”.


Questo iniziale profondo sentimento di appartenenza mi ha resa felice, serena, spontanea nel mio essere “con loro, tra loro” nel quotidiano africano.


Il periodo trascorso in Missione è costellato da tanti piccoli eventi che hanno lasciato in me un segno indelebile, un desiderio intenso di ritornare.

Ricordo, il pomeriggio delle stesso giorno d’arrivo, il primo occasionale impatto coi ragazzi, grandi e piccoli, mentre giocavano nell’area verde davanti all’edificio centrale dell’Istituto Bernardo Longo. E’ bastato un calcio al pallone (uscito dalla loro area) per attirare la loro attenzione, suscitando grida festanti, empatia e tanta curiosità. Quante domande/richieste, inviti a restare per giocare assieme; così, da quel momento, ogni giorno, nel pomeriggio durante il tempo del gioco, ho cercato di essere disponibile per intrattenermi un po’ con loro.


Di questi ragazzi, grandi e piccoli e di tanti altri incontrati altrove, porto dentro me la luminosità dei loro occhi, la gioia contagiosa scolpita nei loro volti, il loro “essere felici” pur vivendo una realtà esistenziale dove “la povertà è sovrana”.

ISTITUTO Bernardo Longo.

Rivedo innanzi a me la suggestiva schiera degli studenti dell’Istituto Bernardo Longo.
Lunedì mattina, 22 aprile: quale emozione e quanto imbarazzo nell’accogliere l’invito del vice-preside a presentare le visitatrici: (P.Silvano, per problemi alla macchina, non era ancora ritornato dal lungo viaggio affrontato per accoglierci ad Entebbe; era rimasto a Beni e sarebbe arrivato la sera del 22!). Il compito attribuitomi dalle mie compagne di viaggio, non è stato facile, ma in qualche modo, nonostante la profonda commozione, ci sono riuscita.
Agli studenti mi sono presentata dicendo: “ sono felice di essere finalmente qui, in Africa, nella Missione di Mambasa per calpestare, vedere, conoscere la terra, le persone tanto amate da padre Bernardo Longo. Sono felice nel vedervi così numerosi: siete davvero dei “privilegiati” perché a voi è data l’opportunità di studiare, di ricevere una formazione atta a rendervi, domani, persone capaci di contribuire alla crescita/sviluppo del vostro Paese. L’istruzione è fondamentale allo sviluppo integrale della persona, Per questo padre Bernardo. affrontando enormi sacrifici, per amore della “sua Gente”, ha saputo dare inizio nella Missione di Nduye all’istruzione e formazione professionale . Quell’opera da Lui iniziata nel 1950, ha animato ed anima cuore, mente e braccia di tanti suoi confratelli, in particolar di P. Silvano che ha saputo e sa dare continuità e progressivo sviluppo alla sua opera a Mambasa.

I Padri Dehoniani, qui ed altrove, sono, in diverso modo, dediti ed impegnati per contribuire alla vostra integrale crescita umana. Impegnatevi con tutte le vostre risorse nel perseguire il vostro progetto di studio per la vita. Sarà questo il segno di autentica riconoscenza verso i padri che, per voi, le vostre famiglie e la popolazione tutta operano in generosità ed amore”.

Mambasa ai miei occhi, è, oggi, una realtà di armonioso grande respiro; un cuore pulsante, vivo, promettente aperto a tutti indistintamente, dove si respira una clima “Ecumenico”.


Durante la permanenza ho spesso contemplato, goduto l’armonia della costruzione degli edifici componenti l’Istituto Bernardo Longo. Essi, pur privi di “parola”, parlano al cuore del visitatore un linguaggio di perseverante impegno,di costante tenacia, di innumerevoli sacrifici e onerosi “grattacapi” atti a togliere il sonno a chi, in prima persona, ha l’onere di gestire, guidare una così grande armoniosa famiglia di “studenti, lavoratori …”.

In questa realtà non ho colto “ombra di protagonismo” bensì l’impegno di “servizio” per Dio e per l’uomo condiviso e partecipato, in diverso modo, da tutti i membri della Comunità.
Some. Rivivo in me i coinvolgenti momenti liturgici della Domenica delle Palme a cui ho partecipato nella comunità del villaggio di Some .
Osservo le persone presenti nella piccola cappella!!!
Mi stupisce la loro fervente partecipazione, e, presa dall’armonia dei “loro” canti, il mio pensiero vola lontano, raggiunge la realtà del nostro complesso mondo del “benessere” così impegnato a soffocare i “valori dello spirito” e/o a renderli “ prodotto negoziabile”!!!

NDUYE. Sento vibrare dentro me l’indescrivibile intensità di sentimenti, affetti, ricordi, emozioni nel giungere alla meta , tanto attesa, del mio viaggio/pellegrinaggio: Nduye!

Immersa in quella realtà, in quell’oasi di bellezze naturali e di pace, ho vissuto e condiviso con la comunità di Nduye i momenti più significativi della Santa Pasqua e della Dominica in Albis, ma non solo!Particolarmente carico di “intima gioia” è stato il tempo trascorso con le persone tutte: vecchi, adulti, giovani e bambini.Quanta commozione ho provato nel stringere la mano dei pochi venerandi anziani “testimoni privilegiati” della vita di padre Bernardo Longo!

Quanto piccola ed impotente mi sono sentita quando alcuni membri della comunità parrocchiale di Nduye mi hanno interpellato per sapere/conoscere di tempi di “attesa” per riavere, stabilmente, tra loro i Padri e le Suore. Ripetutamente mi hanno detto: “ non possiamo continuare da soli, abbiamo bisogno di giuda, di speranza, altrimenti che ne sarà dell’avvenire di questa comunità cristiana, dei nostri giovani?”
Non potendo dare alcuna risposta, mi sono limitata all’ascolto esortandoli a “saper attendere con fiducia”.
A Nduye, habitat meraviglioso, luogo incantevole atto ad ritemprare corpo e spirito, le persone che attendono ci sono: molti sono i bambini, i giovani, i pigmei; gli edifici, che parlano al tempo ed appaiono “incrollabili”…, ma che per essere di nuovo funzionanti hanno bisogno di radicali interventi.
La strada??? Bellissima da ricordare come “avventura”! da rivivere? mah!?

Ora che ho visto quei luoghi, sentito ed accolto le richiesta delle persone, c’è in me la consapevolezza che la ripresa umana/pastorale, socio/culturale ed ambientale della Missione di Nduye ha bisogno, a tutto campo, della concreta solidarietà di tutti, in particolare dell’impegno dei compaesani di padre Bernardo, che, in questa ripresa, dovrebbero essere/sentirsi “protagonisti orgogliosi”. Coraggio, non facciamo attende tropo a lungo gli amici di Nduye!

Potrà sembrare assurdo a molti, ma a Nduye la presenza di padre Bernardo si sente, si respira…. Personalmente ho sentito pulsare in me il suo grande cuore; ho capito il suo smisurato amore per Dio e per i suoi Pigmei/Walesse; la Sua incondizionata dedizione di vita per la promozione e lo sviluppo integrale della persona umana; i tanti onerosi sacrifici, le solitudini, lontananze/silenzi vissuti in un periodo in cui il “mondo digitale”e non solo, non era ancora una risorsa disponibile a tutta l’umanità.


Nduye e Mambasa mi hanno dato la voglia di “vivere tante vite” ed il “mal d’Africa” prima virtuale ora è reale, perciò dal momento che ho retto così bene anche sul piano salute, sogno/conto di ritornare.

Anche se non sono più giovanissima, in Missione c’è sempre qualcosa da fare , e si può rendersi utile in tanti modi.

Continuerò a sognare nella certezza di ottenere il “nulla osta” dai padri Silvano, Dino,ecc. ai quale debbo tanta gratitudine ed affetto per avermi accolta/coinvolta in un’esperienza rigeneratrice di vita e di giovinezza.
Grazie!!!

Mi auguro di ritornare presto!
Lidia
foto: Lidia sale verso la casa dei padri a Nduye;
Lidia davanti all'ospedale in costruzione
Lidia e i Pigmei
Lidia e...
Lidia davanti alla chiesa di Nduye dopo la Messa (giorno della Domenica in Albis)
Lidia in foresta verso Some
Lidia e l'Istituto Bernardo Longo

mercoledì 9 settembre 2009

Ritorno a casa

Sono passati quasi tre mesi da quando accompagnai un gruppo di amici (Franco, Renato, Ilvo, Giuliano e Michele) che rientravano in Italia dopo quattro settimane di lavoro e di convivenza amichevole nella nostra comunità di Mambasa.

Questo soggiorno in Italia è passato molto in fretta, allietato dall’intimità con i familiari, la cordialità di tanti amici, la visita ai confratelli di diverse nostre comunità, l’incontro con qualche gruppo missionario o di giovani e l’interesse e il sostegno di tante persone che testimoniano grande attaccamento e spesso una vera passione per la nostra missione di Mambasa e Nduye. Qualche giorno prima del mio rientro, una bella serata in casa di Beppe Prosdocimi, assieme a Cornelia, Mario e Enrico. Tutti e tre reduci entusiasti di un indimenticabile bagno nella realtà, dura e bella, della nostra missione. E’ bella questa comunione e rinfranca veramente il cuore. Desidero esprimere un grazie grande a tutti quelli con i quali mi sono incontrato e dai quali ho ricevuto così tanto.

Il viaggio di ritorno è andato bene: Kampala, Kasindi, Beni; tutto senza intoppi. Lasciando la città di Beni osservavo con soddisfazione i lavori in corso per l’asfaltatura della strada Beni-Kisangani (750 km). I cinesi che hanno firmato un contratto per un primo troncone (56 km); hanno cominciato da poco. Ben presto, però, la soddisfazione si è tramutata in inquietudine e tristezza, quando, terminato il primo troncone, abbiamo cominciato a percorrere l’altro tratto di strada sterrata, rifatto a nuovo e riaperto al traffico solo un anno e mezzo fa. I bordi della strada sono già abbondantemente ricoperti da erbe rigogliose, la carreggiata è traversata da canali profondi causati dalle erosioni e grosse pozzanghere di acqua e melma occupano molti tratti pianeggianti. E’ veramente sconfortante e fa rabbia vedere come un lavoro così bello (e così costoso) sia vanificato così in fretta a causa della mancanza di senso di responsabilità e di una anche minima manutenzione. E’ proprio vero: l’aiuto dal di fuori è necessario, ma ciò che permetterà a questo paese di decollare sarà soltanto il cambiamento delle mentalità.

Arriviamo al ponte sull’Ituri, a 90 km da casa: il cuore mi si apre alla gioia, davanti allo spettacolo del nuovo ponte gettato sul fiume, al posto del tratto caduto in acqua quando si verificò l’incidente di due anni fa. La Monuc, alla quale sono affidati i lavori di rifacimento del ponte, sta lavorando a pieno ritmo: ci assicurano che il ponte sarà finito entro la fine del mese di settembre. Sarà vero? Veramente i pesanti pedaggi e le attese lunghissime per montare sul barcone (quest’oggi io ho aspettato cinque ore) saranno fra poco solo un lontano ricordo?

Alle ore19, eccoci alla missione, eccomi nella mia comunità: P. Silvano, P. Gauthier, le suore, e alcuni altri cristiani sono là ad aspettarmi. La cena la facciamo insieme, padri e suore, come ogni domenica sera, condividendo il cibo e la gioia di essere di nuovo tutti insieme.

Prima di andare a letto, ci ritroviamo Silvano ed io, nella nostra minuscola cappella, resa ancora più bella e più intima dalle cure amorose di Cornelia (Grazie, Cornelia). Diciamo insieme la preghiera di Compieta e poi passiamo un po’ di tempo davanti a Lui, a parlare della nostra comunità, dei nostri amici, del nostro lavoro, dei nostri programmi: mettiamo tutto nelle sue mani e questo ci mette il cuore in pace. Ho desiderato come non mai questo ritorno alla missione: domando al Signore di aiutarmi a fare un po’ di bene a questa nostra gente.

L’indomani, lunedì, P. Silvano si mette in strada per Beni: il container è arrivato ed è importante che il padre sia presente al momento in cui lo si svuota per mettere al sicuro il materiale che servirà per i lavori dell’ospedale. Buon viaggio e buon lavoro a P. Silvano.

P. Dino

martedì 8 settembre 2009

Buone notizie da Vicenza


" Leggendo il documento "Padre Bernardo Longo e la sua opera" di padre Silvano Ruaro, seguendo le notizie pubblicate sul blog mambasa.blogspot.com e traendo spunto dalle comunicazioni intercorse con i missionari di Mambasa e Nduye è stato preparato un fascicolo utile a spiegare alle persone "di buona volontà" quali siano le necessità che in questo momento hanno Padre Dino e Padre Silvano, all'opera a Mambasa-Nduye, e "mettere in moto la provvidenza"

tra le innumerevoli necessità, quelle principali o più urgenti sono:

1) stipendio degli insegnanti (circa 5.000 $ ogni mese);
2) carburante ( circa 5.000 $ ogni mese)
3) sistemazione della strada che porta da Mambasa a Nduye
4) riattivazione delle scuole e delle officine per la preparazione professionale
5) ripristino della funzionalità della comunità pastorale di Nduye (casa per le suore e casa per i padri)

per avviare il quarto punto padre Silvano Ruaro ha recentemente deciso di iniziare dalla fabbricazione dei banchi per la scuola di Nduye, che verranno realizzati dalla falegnameria della missione di Mambasa

Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza, ha avuto modo di esaminare la documentazione riguardante Padre Bernardo Longo, Institut Professionnel Bernard Longo di Mambasa e la missione di Nduye ed ha condiviso l'iniziativa, decidendo di finanziare l'acquisto dei 300 banchi della scuola di Nduye

martedì 01/09/2009 a Vicenza, presso la sede della Banca Popolare di Vicenza, il presidente Gianni Zonin, l'amministore delegato Divo Gronchi, il Direttore Generale Samuele Sorato in una breve ma solenne cerimonia hanno consegnato l'assegno di 7.500 € a padre Dino, in partenza per tornare in missione in Congo. "
E.A.

giovedì 21 maggio 2009

E’ QUI CHE VERRETE ACCOLTI


Sono due camerette, di 4m per 4m, dotate di acqua calda (lavandino e doccia). Sono vicinissime al vecchio edificio, dove so trovano anche camere e ufficio di P. Silvano e P. Dino, oltre ad altre due camere destinate all’accoglienza.

Abbiamo cominciato a costruirle una decina di giorni fa’ e contiamo di finirle certamente prima dell’arrivo dei nostri amici, i prossimi mesi di luglio-agosto.

Ne avevamo bisogno veramente di queste due camere. Quasi certamente ne aggiungeremo delle altre in seguito.

L’accoglienza è una delle caratteristiche più significative e più belle della comunità di autorità scolasticheMambasa. Preti, suore, laici impegnati, rappresentanti di ONG ; autorità civili, autorità scolastiche, … sono in molti a contare sull’ospitalità cordiale della nostra comunità. A tutti questi vi aggiungete voi, carissimi amici di Mambasa. Fra di voi diversi sono già venuti qui da noi, per un periodo più o meno lungo, e sempre per dare un contributo di lavoro, e offrire la ricchezza di una presenza amica e all’insegna della gratuità. Ed è proprio la gratuità che ci arricchisce di più, noi per primi e poi gli altri. In molti siete già venuti ; ma saremo contenti di poter accogliere anche molti altri che ancora non hanno gustato la gioia di vivere, di lavorare, e di condividere qualche cosa con noi e la nostra gente.

I primi saranno cinque amici che arriveranno qui sabato prossimo. Arrivano questa sera a Kampala e P. Silvano si trova là per accoglierli. Poi altri verranno nei prossimi mesi di vacanze. A tutti auguriamo buon viaggio e diamo già fin d’ora il benvenuto.

Padre Dino

lunedì 18 maggio 2009

UNA TESSERA NEL MOSAICO DI MAMBASA

E’ venerdi, 15 maggio. Ore 16.00. La grande sala dell’Istituto Bernardo Longo è affollata di una settantina di persone, che stanno frequentando il Corso di Formazione Cristiana. Il tema di oggi è il racconto del Libro della Genesi sul « peccato delle origini ».


Il corso è cominciato all’inizio del mese di ottobre 2008 e prevede un incontro settimanale di un’ora e mezza. Il programma è un po’ ambizioso : vorremmo offrire ai nostri cristiani una specie di teologia per laici, che offra un quadro delle realtà più importanti della nostra fede cristiana.. Parleremo della Bibbia, del Vecchio e Nuovo Testamento, di Gesù, dello Spirito Santo, della Chiesa, della Liturgia, dei Sacramenti, della Storia della Chiesa, della Morale Cristiana.


Oh! non facciamo discorsi molto difficili ; cerchiamo di sminuzzare quello che ci sembra più importante del nostro credo e della nostra vita cristiana. Del resto il nostro kiswahili (mio e del padre Gauthier), ancora vistosamente claudicante (siamo a Mambasa da nemmeno due anni), non ci permette riflessioni troppo astruse e complicate. E poi, il livello di cultura generale dei nostri ascoltatori ci obbliga ad essere il più semplici possibili. L’uditorio è quasi totalmente di adulti.

Con questo corso vorremmo dare una possibilità di approfondimento della fede cristiana a quanti lo desiderano, in modo particolare a coloro che hanno un servizio all’interno della parrocchia, delle comunità di base o dei gruppi. La risposta dein cristani è stata molto buona : un centinaio di iscritti.

Della perseveranza, possiamo dirci abbastanza soddisfatti: dalle sessanta alle settanta presenz , ogni seduta. In molti c’é veramente interesse di imparare qualcosa di nuovo e trovare anche delle risposte a domande che si pongono loro stessi o che emergono nei contatti che hanno quotidianamente con altre persone, di diverse confessioni religiose. Ci hanno “cortesemene” forzato a redigere per loro delle note, per potere rileggerle a loro agio, in modo che tutto non vada perduto. Per me è una vera sfida, soprattutto a causa del mio kiswahili miserello. Ma, vista la loro insistenza e la loro buona volontà, non ho potuto dire di no. E lo faccio volentieri. Anche perché non hanno nessu altro sussidio, che li possa aiutare. Solo pochissimi fortunati hanno una Bibbia in kiswahili. Sarebbe bello, alla fine di questo anno (metà giugno) o all’inizio per prossimo anno (ai primi di ottobre) poter dare una Bibbia a tutti coloro che hanno avuto una frequenza costante durante tutto quest’anno.

Chissà che la Provvidenza non ci aiuti.


In questi giorni, mi trovo solo a Mambasa, assieme a fratel Roberto. Padre Silvano e Padre Gauthier sono a Kinshasa da circa una settimana. Stanno avendo una serie di incontri con personalità politiche, e del mondo della scuola, per cercare di suscitare un impegno concreto da parte dello stato in favore dell’insegnamento e in modo particolare delle nostre scuole di Mambasa. Padre Silvano lascierà Kinshasa martedi’ prossimo e raggiungerà direttamente Kampala, per accogliere un gruppo di amici che verranno a darci una mano per certi lavori della nostra missione. Lo aspettiamo di ritorno a Mambasa fra una decina di giorni : avrà senz’altro molte novità da raccontarci. Speriamo tanto che questo viaggio sarà fruttuoso per la nostra missione e le nostre scuole. Auguri a Padre Silvano e Padre Gauthier e coraggio. Vi accompagniamo con la preghiera.

P. Dino

giovedì 1 gennaio 2009

il 2008 è terminato. Buon 2009


Ieri sera a Mambasa Padre Dino era solo, soletto!

Oggi P. Silvano dovrebbe essere già in Congo e presto avremo notizie di lui e degli altri che sono andati ad accoglierlo. Appena possibile avremo dalla missione tutti gli aggiornamenti che gli amici, frequentatori del blog ci chiedono.

Come tradizione, di tutto cuore, auguri a tutti per l'anno appena iniziato e per i molti ed impegnativi programmi che attendono i nostri missionari.

Padre Dino forza! Raccontaci quando possibile com'è stato a Mambasa il primo giorno dell'anno.

mercoledì 24 dicembre 2008

Dopo due mesi ... da Mambasa Padre Dino

Carissimi amici,

è proprio un bel regalo che porta a noi di Mambasa il Natale di quest’anno : dopo più di due mesi di digiuno, possiamo finalmente comunicare di nuovo via Internet e quindi abbiamo nuovamente la via aperta al nostro Blog di Mambasa.

Sono contento di poter augurare a ciascuno di voi e alle vostre famiglie un felice e santo Natale. In questi giorni mi vengono spesso in mente le parole che leggiamo nel Vangelo e che i pastori si dicevano l’un l’altro « Andiamo a Betlemme ». Andiamoci anche noi ; ma in silenzio, e disposti a passarvi qualche momento, senz’altra preoccupazione che quella di guardare, ammirare e imparare. Vi incontreremo gente semplice e povera : Maria, Giuseppe e Gesù, posto su una mangiatoia. Il richiamo della povertà e del mistero…


Oggi vi mando queste poche parole unicamente per rendermi presente a voi, in questo giorno benedetto del Natale. Per le notizie, sarà un’altra volta. In questi giorni infatti sto facendo gli straordinari con confessioni, visite a domicilio ai numerosi malati, visite ai villaggi, preparativi delle celebrazioni…Non mi è quindi facile trovare tempo e disposizioni per scrivervi qualcosa di noi e della nostra missione. Stiamo aspettando padre Silvano, che sta ormai chiudendo le valigie per rientrare nella nostra comunità di Mambasa. Gli auguriamo che possa passare delle ore serene e gioiose, celebrando dopo tanti anni il Santo Natale con i suoi fratelli e sorelle. Buon viaggio, Silvano e a presto.

P. Dino

martedì 29 aprile 2008

CRESCERE! NON SEMPRE E' COSI FACILE


E’ arrivato sotto una pioggia battente, su una moto Yamaha 100, sorpreso dal maltempo a una decina di kilometri da Epulu. Quel tratto di strada è totalmente disabitato: impossibile trovare rifugio da qualche parte. E’ lui, il nostro Vescovo Kataka Janvier, venuto da Wamba per dare il sacramento della Cresima ai nostri cristiani. Ci stiamo preparando da due mesi.

Tre, le comunità cristiane scelte per questa celebrazione: Epulu, Mandjombo e Mambasa. A Mandjombo, alla cerimonia delle cresime si è aggiunta quella della inaugurazione della cappella di San Francesco. Una bella chiesetta, a 6 km da Mambasa. P. Silvano ne ha seguito con passione e con la solita grinta i lavori di costruzione, che si sono protratti per diversi anni a causa della guerra, dei saccheggi, e di un programma molto fitto di costruzioni...Adesso è li’, davanti a noi, questa chiesetta di Mandjombo, bella, luminosa, vestita a festa dalle tinte ancora fresche. Per noi, preti di Mambasa, essa rimarrà come un invito eloquente, una sfida, a continuare il lavoro, assumendo con coraggio l’impegno di costruire non solo muri, ma costruire e consolidare la comunità cristiana locale, che è, sì, numerosa, ma, purtroppo, abbastanza anemica a causa soprattutto della mancanza di un buon catechista capace di svegliare le coscienze

A Mambasa, domenica scorsa, sotto le palme del nostro sito “Avakubi”, c’era la folla delle grandi occasioni: 2.500 - 3.000 cristiani? Con il Vescovo, eravamo in quattro preti a concelebrare: P. Silvano, P. Gian Paolo, P. Dino e P. Giovanni Pross, venuto da Kisangani a farci visita. Abbiamo aiutato il Vescovo anche a conferire il sacramento ai 280 cristiani che con la cresima hanno ricevuto l’ultimo sacramento di iniziazione.

Sono già dei cristiani adulti?

E’ una domanda molto imbarazzante, questa. Dico solo che, durante l’immediata preparazione al sacramento, con i catechisti, con i responsabili delle Comunità di base assieme ai cristiani, ci siamo domandati con insistenza come accompagnare questi giovani durante i primi anni dell’età “adulta”, in modo che non si perdano, che non dimentichino la loro fede, che si integrino nella comunità di base e nei gruppi giovanili della parrocchia. Vorremmo che il grano, che già cresce in essi, possa dare frutto abbondante.

Ieri mattina il Vescovo ha avuto un incontro con i membri del consiglio pastorale parrocchiale. Anche da parte sua, l’insistenza è stata sulla necessità di crescere e diventare adulti: il tempo di attendere tutto passivamente dal “papa” è ormai finito. Occorre una vera rivoluzione, che conduca alla presa di coscienza delle proprie possibilità e ad un impegno responsabile di tutti. Mentre il Vescovo parlava vedevo dei volti attenti e seri, molti cenni di consenso. Tutti d’accordo. Che bello!... Un minuto dopo: “Monsignore, nel nostro villaggio, il tetto della cappella è in cattivo stato...”. Come volevasi dimostrare!... La presa di coscienza e l’impegno adulto sono per molti ancora ben lontani . Ma è a questo punto che tanta nostra gente si trova. Ed è da questo punto che noi dobbiamo partire. L’aiuto nostro, anche finanziario, rimane in tanti casi opportuno e necessario, condizione indispensabile per una nuova partenza. La sfida che sta davanti a noi è quella di far nascere nella gente un giusto orgoglio personale e la voglia di diventare protagonisti del proprio sviluppo. Qualcuno già c’è accanto a noi, e questo mantiene vivo in noi il lumicino della speranza.

Cari amici, un saluto a tutti voi; anche da parte di padre Gian Paolo e di Padre Gauthier. Quest’ultimo è partito proprio poco fa’ per Nduye, per preparare l’arrivo di Monsignore, che domani darà la cresima ai cristiani di quella parrocchia. Silvano, lui, è in viaggio a Beni per riaccompagnare alla frontiera gli amici Irene, Lucas e David, che rientrano in Italia.
Pace e bene. P. Dino.

giovedì 20 marzo 2008

Giovedi Santo: scrive P. Dino

Carissimi Amici,

non sono ancora fuori tempo massimo per mandarvi gli auguri di Pasqua. Vi mando naturalmente anche un saluto molto cordiale, assieme ad un ricordo presso Lui, che ci è sempre vicino come amico. In questi giorni noi, padri di Mambasa, stiamo facendo un po’ gli straordinari per Lui.
I giorni scorsi eravamo tutti quanti requisiti dai nostri cristiani per le confessioni pasquali. Abbiamo passato molte ore ad ascoltare le miserie della nostra gente e offrire loro una parola di perdono e di speranza. Molti la cercavano con cuore sincero. Io e il padre Gauthier abbiamo visitato anche i malati e i vecchi nelle loro case. Molti ti davano una sensazione di pace, ed esprimevano tanta gioia e tanta riconoscenza per la visita. Per altri appariva molto chiaramente che più che la confessione, cercavano un’occasione per sollecitare un aiuto: un triciclo per per il figlio handicappato, il tetto della casa che...fa acqua, un vestito, o semplicemente del cibo. Al sentimento di compassione, spontanea e giusta, ben sovente si mescolava anche una reazione di stizza e quasi di rabbia. Si’ di rabbia, quando, uscendo dal tugurio della vecchietta, vedevi, nel cortile della casa accanto, dei giovanotti allungati sullo sdraio, occupati faticosamente a curiosare sui passanti ed ascoltare beatamente musica. Alle nove o alle dieci del mattino. “Questi sono peccati” dicevo alla mamma che mi accompagnava. Effettivamente il problema della miseria esiste fra la nostra gene, ma la soluzione si trova anzitutto “nelle loro mani” . Difficile fargliela capire; ma è une dei nostri lavori, e non il meno importante.

Fra due ore comincero’, nella nostra chiesa di Mambasa, la celebrazione del Giovedi’ Santo. Padre Gauthier é partito stamattina per Nduye e vi rimarrà fino a Pasqua. Silvano passa proprio ora davanti alla mia porta per prendere la macchina ed andare a 25 km. Anche Padre Gianpaolo sarà in una comunità cristiana per la celebrazione. Per noi cristiani è una festa importante: riceviamo dal Signore il dono dell’Eucarestia e del Sacerdozio: oggi è quindi la festa di noi, preti. Vi saremo grati se farete una piccola preghiera anche per noi e per la...nostra conversione.

Un caro saluto e Buon Pasqua.

P. Dino.

martedì 25 dicembre 2007

da Padre Dino, il giorno di Natale

Carissimi amici,

pace e bene a voi e a tutti i vostri cari.

Rischiavo di non trovare il tempo per mandarvi un pensiero amico e un saluto fraterno in occasione di questa bellissima festa del Santo Natale. Purtroppo, per troppa gente, nel Natale, di « Santo » rimane ben poco: in esso c'é posto per tutto tranne che per il Signore e la sua discreta e sconvolgente offerta di comunione. In questi giorni mi sono trovato spesso a meditare e a stupirmi del fatto che questo Bambino che adoro nel presepio di Natale é il segno di un Dio che mi cerca , che mi desidera, che vuole trovarmi, che ci tiene a stare con me, ad essere in mia compagnia, ad avere la mia amicizia. Ma che cosa c'é in me che suscita tanto interesse da parte di Dio ?

In questi giorni di preparazione al Natale ho passato tante ore a sentire le confessioni dei nostri cristiani : file di gente che non finivano mai. Probabilmente anche perché non avevano da fare la fila al supermercato... Gente quasi sempre semplice, povera, ignorante ; sconosciuta, senza pretese. Accanto ad essa sentivo il fascino segreto della semplicità e della povertà. Una sorta di compassione e di tenerezza quasi spontanee, che mi faceva pensare a quello che una mamma sente per il suo bambino debole e bisognoso di tutto ; e soprattutto a quello che il nostro Dio sente per tutti i poveri del mondo, per ognuno di noi.

Ma capita tutti i giorni di essere a contatto anche con gente piuttosto rustica, fannullona, piena di spirito di inganno e di profitto, pretenziosa , incapace di un gesto di gratuità. Gente di fronte alla quale viene spontaneo dire : « Un aiuto non se lo merita . Lasciamo che vada per la sua strada». Ma poi mi dico : e se Dio avesse lasciato me andare per la mia strada ; accecato dal mio orgoglio e sviato dal mio egoismo ?... Mi pare che questo Dio del Natale, che viene a salvare un mondo cattivo, perduto, disperato, ci inviti a lavorare per gli altri anche quando forse « non se lo meritano » e a cercare di fare del bene anche « a fondo perduto ». A volte mi si chiede perché rimango qui, a lavorare con cosi' pochi risultati. La risposta è da cercare nel senso profondo del Santo Natale. Ve lo auguro Buono e Ricco della Presenza del Dio con noi.

Un caro saluto a tutti e una preghiera, di cuore.

P. Dino