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domenica 25 luglio 2010

Fa caldo...!

Nel nostri contatti con l’Italia, in questi giorni sentiamo spesso questa frase: "fa un caldo africano"!

Per associazione d’idee, vi pensiamo più spesso. Probabilmente succede la stessa cosa anche per voi!


Anche la nostra piccola Angèle sembra proteggersi dal sole cocente.

Ma a dire il vero qui in questi giorni non fa un caldo eccessivo, e non possiamo lamentarci.

La nostra vita continua tranquillamente, anche se le novità non mancano.

- Abbiamo avuto la visita di un consigliere generale, p. Claudio Weber. E’ stata la sua prima visita nella nostra parrocchia di Mambasa. Il segreto professionale gli ha impedito di anticipare le sue impressioni. Abbiamo però notato interesse e attenzione per la nostra opera e in particolare per la scuola. Probabilmente di ritorno a Roma potrà finalmente farci conoscere il suo pensiero e magari prodigarci consigli e indicazioni.



- Su domanda del Ministro del lavori pubblici della nostra Provincia ( la Provincia Orientale), martedì 20 luglio sono andato a Niania per vedere una scuola fatta con il contributo del governo della Provincia.


Il ministro mi aveva domandato se si poteva fare qualche cosa per renderla accettabile.

Purtroppo, quando ritornerà , - per il momento è a Bunia - gli dovrò dire che è un lavoro impossibile.

Non vorrei essere al posto dell’impresario che ha fatto quel “capolavoro” Aveva ricevuto i soldi per fare una scuola in mattoni e ha fatto una scuola con i pali e il fango e male!

Molto meglio rifare tutto da capo. La popolazione si è detta d’accordo di collaborare facendo i mattoni! Vedremo.


- Andando a Niania, sono passato da Badengayido. Anche se il tempo a disposizione era poco, la distanza molto grande (Niania dista da Mambasa 190 Km) e la strada in condizione precarie, non potevo non fermarmi. Il tempo di fare una foto e di programmare il seguito dei lavori: martedì 27 luglio, i muratori e i pittori ritorneranno sul cantiere, interrotto momentaneamente per i lavori sul tetto della chiesa e i nuovi bagni della comunità! (Ma sarà un altro blog)!

In questi giorni stringiamo i denti: siamo rimasti in due. Dino ed io e nonostante questo vorremmo arrivare a tutto!

Domani p.Dino parte sulla strada di Nduye. Domani sera, se Dio, vuole, arriverà a Mungbere (180 km in moto). Di lì, con calma, visiterà tutti i villaggi della parrocchia di Nduye: Dingbo, Malembi, Bongopanda,Nzaro, Biasa, Nduye.

Logicamente, resto solo!


Sarà di ritorno domenica sera, 1° agosto!

Sono certo che avrà tante cose da raccontare e delle belle foto della strada da mostrare.

Auguri, Dino e buon apostolato!


Un saluto anche a voi, sperando che il caldo diminuisca!

Foto: Angèle si ripara dal sole

p. Claudio Weber

Badengayido, il 20 luglio

Chiesa di Mambasa in controluce, con il tetto nuovo!

martedì 23 marzo 2010

Questa è SANTITA' vera: don Giuseppe Scarbolo!

Vi racconto oggi la storia vera di un santo vero anche se non sarà mai canonizzato. E’ una grazia averlo conosciuto, un privilegio averlo avuto come amico e collaboratore.


Don Giuseppe Scarbolo (gennaio 1915 – febbraio 2010), missionario a Mambasa e a Niania!


Se pensi a lui, sei investito da una ventata di aria fresca e respiri a pieni polmoni bontà, innocenza, serenità. Un uomo che è morto a oltre 95 anni, ma che ha conservato un animo e uno sguardo limpido e radioso fino alla fine.


Ripeto: è un privilegio averlo conosciuto!


Eravamo nell’estate del 1973. Lui aveva già 58 anni ed era parroco di una grossa parrocchia della diocesi di Udine. Accogliendo l’invito del suo vescovo e di un altro sacerdote friulano, missionario a Mambasa, don Giacinto Toneatto, era venuto qui per vedere sul posto e prendere una decisione ponderata circa un suo eventuale impegno missionario. Don Giacinto era solo e la parrocchia era agli inizi!


Ricordo molto bene i primi incontri.Venivo da Nduye apposta per stare un po' con lui. Era entusiasta, stupito di tutto, come un bambino felice e pieno di ammirazione per i missionari.

La sua scelta fu immediata. Ma doveva tornare in Italia per convincere parenti e parrocchiani. Evidentemente costoro non erano entusiasti, tutt’altro! Mi chiese di aiutarlo. Trovandomi in Italia nel gennaio del 1974 mi invitò nella sua parrocchia per fare opera di convinzione. Passammo una bellissima giornata assieme ai suoi e ai rappresentanti della parrocchia. Mostrai un filmino della missione di Nduye e cercai di essere convincente soprattutto con le sorelle che si preoccupavano molto della sorte del loro amatissimo fratello. L’incontro fu positivo.

Iniziò così una bella avventura durata 20 anni. Prima a Mambasa e poi a Niania accanto al suo amico-fratello don Giacinto. In seguito li raggiunse un altro sacerdote friulano: don Fabio Varutti!

Scherzosamente li chiamavamo: “ i due diabolici vecchietti” per la loro furbizia, arguzia, il loro saper fare (si completavano meravigliosamente!), per la loro costante intesa. Erano inseparabili.

Don Giuseppe aveva un animo buono: era buono! Sapeva accogliere, mettere a proprio agio.

Spesso, a causa dello stato della strada o per la panne della macchina si arrivava a Niania la sera tardi e spesso anche la notte.

Don Giuseppe si alzava, riaccendeva il gruppo elettrogeno e preparava una buona cena, sorridente e senza mostrare il minimo disappunto! Era felice!


Un cuore grande, umano,delicato.


Riempiva la sua giornata di preghiera, di incontri con la gente, di lavoro manuale. Lavorava con passione nell’orto e sui cantieri : ha ristrutturato la chiesa di Mambasa, costruito la casa dei padri, collaborato con Giacinto alla costruzione della grande chiesa di Niania.

Aveva una attenzione particolare per gli ammalati e i bisognosi.


Tornato in Italia nel 1994, dopo la morte del suo amico don Giacinto, pensava alle missioni e viveva per esse. Era felicissimo che i dehoniani avessero preso e continuassero il lavoro nella “sua prima missione” Mambasa a cui era attacatissimo

Si dedicava a tempo pieno alle confessioni, alla visita agli ammalati e all’accompagnamento di gruppi di preghiera..



Chiedeva spesso notizie della missione e dei suoi ex-collaboratori. E un piccolo gesto da parte nostra, una visita, o anche una semplice chiamata telefonica lo riempiva di gioia e lo stimolava ad aiutarci.



Mi scriveva un giorno: “ Sono felice di vedere il tuo impegno nella formazione dei giovani e vorrei aiutarti in tutti i modi: pensa!, alla mia età, gioco al Totocalcio, alle diverse lotterie, perfino al “gratta e vinci”!

Grazie don Giuseppe! Non rammaricarti di non aver mai vinto. Adesso sono certo che ci aiuterai con la tua intercessione presso il Padre, in compagnia del tuo carissimo amico don Giacinto!

foto: don Giuseppe e (sotto) con p. Nerio Broccardo

mercoledì 15 luglio 2009

Cronaca spicciola...

Carissimi,


ho ricevuto una tiratina d'orecchi dall'Italia: sei ancora vivo? Penso che la gente di Mambasa non si ponga questo problema, vedendomi correre in su e in giù.


Due viaggi a Beni, un viaggio a Niania, un viaggio a Mayuano con la Santa Messa domenicale, senza contare i giri intra muros!



Un viaggio a Beni per condurre 9 studenti di Meccanica che hanno chiesto di fare uno stage in una grossa impresa di Beni.





Un viaggio a Niania per andare a prendere gli scouts di quella parrocchia e soprattutto per una visita a Badengayido e avvertire le autorità che il 16 luglio (domani!) cominciamo la costruzione della scuola elementare finanziata dagli Amici di Albino.





Un altro viaggio a Beni per accompagnare il sig. Marino Meri che è venuto in visita a Mambasa per aiutare a stendere un progetto a favore dell'ospedale, in particolare per avere un finanziamento per le attrezzature per il laboratorio analisi e per la sala parto e la sala operatoria.





Quindici giorni riassunti molto in breve e quasi in maniera banale. Ma vi assicuro che la vita continua ad un ritmo sostenuto...e credo di usare un eufemismo.





Nel frattempo sembra si preparino giorni migliori...





Nel mio ultimo viaggio a Beni (il 13 e 14 luglio) ho visto con i miei occhi che sono cominciati i lavori per asfaltare la strada Beni- Kisangani. La foto che vedete mostra lo strato di ghiaia (almeno 30 cm) che serve da fondo...Per mettere il bitume, la compagnia cinese che esegue i lavori, aspetta la venuta del Presidente, che, esigenze della propaganda, verrà a tagliare il nastro!





Altra buona notizia. Domani verrà a Mambasa il responsabile di una ONG (Organismo non Governativo) per parlare della strada di Nduye. Sembra che ci sia un fondo della Comunità Europea per la riparazione.





Un'altra parola su Marino Meri. E' stato mandato da Mons. Barone per stendere una domanda di finanziamento per l'acquisto delle attrezzature per l'ospedale e per altri progetti riguardanti la scuola e la formazione della gente, soprattutto sul piano agricolo.





E' rimasto qui 4 giorni...molto pieni. Fra il resto ha avuto l'occasione di curare il nostro Emanuel, una vittima della guerra del 2002. Ha quasi perso l'uso della parola. Cammina con la stampella e ha perso anche l'uso del braccio destro. E' stato picchiato selvaggiamente in testa. Porta ancora i segni di questa barbarie; un buco profondo che non si rimarginerà più.





Quasi quasi dimenticavo. abbiamo avuto anche la visita del medico provinciale, Dr. Lonema che ha ammirato e molto apprezzato gli edifici dell'ospedale

Scusate la laconicità...Ma vi assicuro che presto ci saranno altre notizie e altre sorprese.


Grazie di seguirci e di ricordarci.
A presto


foto: Marino Meri che cura Emanuel;
Il dr. Lonema (maglia gialla) in visita all'ospedale;
le autorità di Badengayido di fronte ai mattoni (il capo è il secondo da destra)
preparativi per l'asfaltatura della strada Beni-Mambasa-Niania-Kisangani (750 km)

giovedì 6 marzo 2008

Padre Dino: gli ultimi 15 giorni

Carissimi Amici,

Già da troppe settimane la corrispondenza da Mambasa languisce; e questo senza dubbio per mancanza di iniziativa (o di coraggio) da parte mia. Per fortuna il nostro bravo Gianluigi é intervenuto da Senigallia ed ha rotto un silenzio stampa fin troppo prolungato.

Mi ha cosi’ anticipato, dandovi alcune brevi notizie riguardanti il nostro viaggio (di P. Gauthier, di Suor Gianna e mio) fatto a Wamba per partecipare all’Assemblea Diocesana. Sei giorni, zeppi di conferenze e discussioni, con alcuni orientamenti finali sul modo di lavorare nelle nostre parrocchie e di collaborare in seno alla diocesi e ai decanati. (Parola difficile, “ecclesiastica”, che non sto a spiegarvi). Il succo di tutti questi giorni di lavoro é che ci siamo impegnati a lavorare per accrescere nelle nostre comunità cristiane lo spirito di famiglia e il senso di responsabilità personale. Spirito di famiglia, o spirito di accoglienza, lo abbiamo sperimentato durante il nostro viaggio di andata quando, alle ore 18.15 abbiamo dovuto fermare le nostre moto al km 47, tra Niania e Wamba, per non essere inghiottiti dalla notte in un tratto di strada che l’indomani troveremo orribile. La mia moto non aveva fari. Eravamo in cinque persone. Al villaggio non conoscevamo nessuno. Ci indicano la casa del catechista. Siamo accolti da re: acqua da bere e per lavarci per tutti, un buon piatto di riso con un po’ di selvaggina; perfino un buon caffé ha dato sapore alla nostra cena. E poi, tutte le attenzioni e le premure suggerite da un cuore buono e da uno spirito di fede. Da ultimo, un buon letto, matrimoniale per giunta, che gli sposi hanno messo a mia disposizione, andando, loro, a dormire chissà in quale buco. Quella sera mi sono addormentato benedicendo il Signore per la squisita accoglienza, che mi ha fatto dimenticare le buche, il fango e le scivolate che avevano “condito” il nostro arrancare verso Wamba. Era il 18 febbraio.

Facciamo ora un salto di quasi venti giorni ed arriviamo al 6 marzo. Questa sera ho terminato una serie di quattro incontri formativi, il cui scopo era quello di rilanciare un po’ le nostre Comunità di Base. Sono venuti in più di 160, membri dei nuclei animatori delle 23 comunità di base, nelle quali é divisa la nostra parrocchia. Queste comunità raggruppano insieme i cristiani di un settore della città, o di una via, o di un nucleo abitato. Insieme organizzano un incontro settimanale di tutta la comunità (dai quindici ai trentacinque-quaranta adulti), una vita di preghiera comunitaria (condivisione del vangelo e di preghiera) e i diversi servizi utili per il funzionamento della comunità stessa (servizio dei poveri, pastorale delle famiglie, pastorale dei giovani, impegno per la giustizia e la pace...). Lo scopo é quello di favorire dei rapporti di conoscenza reciproca, di costituire un luogo di riflessione e di scambio, un’occasione ed uno stimolo per maggiore impegno personale per il bene della comunità, della parrocchia e anche del quartiere. Bisogna dire che per fare riunioni e per parlare, in genere la nostra gente non ha bisogno di essere spinta molto. Ma quando si tratta di impegnarsi in una azione concreta, beh, questo non é di tutti. Alcuni sono ammirevoli per impegno, altri sembrano avere i piombi ai piedi (o alle mani). Ecco due conclusioni (non le uniche) alle quali siamo giunti alla fine di questi giorni: formazione (religiosa e umana) offerta al più gran numero possibile; coerenza e continuità nelle decisioni che la comunità prende. Adesso cercheremo di passare dal dire al fare.

Avrei voluto mandarvi una foto di questo incontro; purtroppo la mia macchinetta digitale é rimasta coinvolta in una delle numerose scivolate/cadute che mi é capitato di fare durante il nostro viaggio di Wamba: in quell’occasione, le gambe mi si sono scorticate ben bene, e la macchinetta, poverina, ci ha lasciato le penne. Cerco di mandarvene un’altra, di foto, che risale all’occasione in cui il Vescovo mi presento’ alla comunità cristiana di Mambasa.

Vi saluto tutti, con simpatia e con gratitudine.
P. Dino.