giovedì 29 ottobre 2009

Copiamo questa serie di articoli da "UNA SOLA FAMIGLIA", n.110, ottobre 2009

SPECIALE MAMBASA:
Presentiamo 7 racconti di esperienza missionaria a Mambasa (Congo). I primi cinque mettono a fuoco un aspetto particolare della realtà congolese: Federico l'aspetto politico sociale; Elena, la gente e cultura; Ilaria, la realtà ecclesiale; Chiara il ruolo del volontario; Francesco, la situazione della sanità. Invece Enrico, Mario e Franco fanno un bilancio personale dell'esperienza. Per ulteriori informazioni: cfr. www.mambasa.blogspot.com


UN FUTURO GIÀ PRESENTE

La Repubblica Democratica del Congo è una Repubblica semi-presidenziale che si estende su una superficie pari a un quarto dell'intera Unione Europea. La maggior parte di questi 2.345.410 km2 di territorio è ricoperta dalla foresta pluviale dell'Africa centrale, la seconda foresta più grande al mondo dopo l'Amazzonia. Almeno il 70% di questa (1.725.000 km2 circa) è ancora intatta.

Il territorio del Congo è ricchissimo di risorse: oro, diamanti, uranio, cobalto, rame e coltan (columbite-tantalite, metallo utilizzato nella telefonia cellulare e per le componenti informatiche), legno pregiato e gomma arabica. Ma questa ricchezza è, paradossalmente, la causa della povertà e sottosviluppo del paese.

Sfruttato prima dalla colonizzazione belga, poi dalla trentennale dittatura di
Sese Seko Mobutu (1965-1997), devastato da sanguinosissime lotte per
un'indipendenza strappata al Belgio forse troppo prematuramente, invaso (a partire
dagli anni '90) dagli eserciti dei paesi vicini e da bande mercenarie che hanno
sostenuto e alimentato la guerra civile e gli scontri tra le componenti etniche delle
province frontaliere, questo Paese è tuttora segnato da gravi focolai di tensione,
ancora non definitivamente controllabili.
Dopo un anno di relativa stabilità, nell'autunno del 2008 sono riesplosi gli
scontri tra l'esercito regolare (FARDC) e le milizie del CNDP (Congrès National
pour la Défense du Peuple, rutsi filo-rwandesi); scontri che hanno
provocato oltre 250.000 sfollati nel Nord Kivu e nelle province confinanti.
Nel gennaio del 2009 le parti in lotta hanno improvvisamente trovato un
accordo. Nonostante ciò la situazione resta molto tesa a causa del protrarsi
delle operazioni militari.

La MONUC (Missione ONU Congo) dispiega in Congo circa 17.000 effettivi, ma
nonostante ciò è rimasta tagliata fuori dalla gestione della crisi con conseguenti
possibilità di destabilizzazione a livello centrale. La MONUC non è la sola ad essere
tagliata fuori.
Il Governo sembra non essere in grado di gestire un Paese così grande e così pieno di risorse; le politiche del presidente Joseph Kabila volte alla ricostruzione sembrano essere riuscite a ricostruire ben poco nelle province del Kivu e dell'Itoli. Il Paese è carente in ogni genere di struttura: dalla rete stradale, al settore sanitario, tutto sembra gridare all'unisono che l'apparato statale congolese sembra inesistente. La formazione delle giovani generazioni, la sanità, le campagne di lotta e prevenzione dell'AIDS, come quelle per la diffusione dell'acqua potabile e la costruzione di fonti e pozzi, sono per lo più gestite dalla cooperazione internazionale o dalla chiesa.
Mambasa è il punto ideale per rendersene conto: le scuole esistenti sono state fondate, costruite e gestite dai missionari; anche la formazione tecnica dei giovani è affidata alle missioni. L'ospedale civile sarà presto affiancato da una struttura ospedaliera che sta sorgendo nella missione. Le difficoltà incontrate dai missionari sono molteplici e di diverso ordine: dove non ci si mette la burocrazia a rallentare il progresso, si incontrano fattori culturali che difficilmente lo incoraggiano. Lentamente, anche e soprattutto attraverso la scuola, si sta cercando di dare al popolo congolese la consapevolezza che un "domani" esiste e che quanto di buono viene investito oggi darà frutti nel futuro.

Dalla formazione dei figli all'utilizzo dell'acqua dei pozzi, dalla richiesta di materiali più resistenti per la costruzione delle abitazioni (tradizionalmente in legno e fango) alla gestione dei risparmi, qualcosa sta lentamente cambiando e i risultati si vedono.
Il cambiamento è possibile: alcuni risultati sono immediati, per altri bisogna attendere che il tempo faccia il suo corso; ma non bisogna scoraggiarsi o guardare al futuro troppo negativamente perché la costruzione di qualcosa di bello è nelle nostre mani che, giunte, collaboreranno solidalmente per un futuro più equo.
Questo, nella missione di Mambasa, già accade.

Federica D'Alessandra

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