venerdì 9 aprile 2010

12 marzo - 9 aprile: un mese movimentato!



Sono tornato ieri da Beni. Accompagnavo il vescovo Mgr. Janvier Kataka che aveva fatto un viaggio-lampo a Butembo.

Eravamo molto stanchi tutti e due per cui abbiamo fatto il viaggio in silenzio


Questo mi ha permesso di ripercorrere gli avvenimento di questo mese.


Il 12 marzo ho lasciato alla frontiera fra il Congo e l’Uganda, padre Gianni Lamieri. Partenza definitiva? “Mai dire: mai”.
Ma il clima era mesto. Ci siamo dette poche cose, ma credo che il ricordo resterà vivo. E’ fra i veterani del Congo: 28 anni di presenza e di lavoro intenso, in condizioni difficili, soprattutto durante gli ultimi anni a Babonde.
Nel viaggio verso Kasindi ha avuto la fortuna di vedere bene il Ruwenzori: è fra i pochi fortunati. Purtroppo io avevo le batterie scariche per cui ho fatto una sola foto. Ma forse neppure lui aveva voglia di tanta pubblicità. Un ricordo semplice e spoglio…

Ciao Gianni e buon lavoro!



Il 19 marzo invece arrivava a Kampala una comitiva insolita: due suore: Alessandra e Sara (Suore Operaie della Casa di Nazareth), una signorina giovane, Barbara, amica delle due suore e una signorina meno giovane: Lidia Longo!. Le prime tre sono venute per assistere all’entrata in parrocchia (Niania) di un giovane sacerdote congolese che ha studiato in Italia e che ha stabilito un legame di amicizia con le due suore.



Lidia Longo, nipote di padre Bernardo Longo, realizza un sogno coltivato durante tutta la sua vita: visitare e soprattutto vivere un momento intenso nei luoghi dove ha lavorato e dove ha dato la vita suo zio padre Bernardo.



Il 29 marzo partiva per l’Europa, Anna di Pasquale. Ho poco da aggiungere, visto che abbiamo pubblicato su questo blog la notizia, le foto e le sue impressioni.


Il 31 marzo, dopo un viaggio ricco di avventure, sorprese e qualche timore, arrivavano da Kisangani: Mons. Antonio Barone, e i vari professori e dottori(lo dico una volta per sempre): Felice Martinelli, Antonio Tessitore e Daniele Giudici. I primi 3 hanno superato i 70 anni e fare la strada da Kisangani a Mambasa in macchina (hanno avuto anche il brivido dello scoppio di una gomma) non è un’avventura da poco. Daniele ha conosciuto anche l’emozione di un viaggio in moto, sotto un sole cocente, per venire a chiedere soccorso a noi che ci trovavamo a Bafwasende. L’arrivo a notte fonda a Mambasa è stato per tutti una liberazione!


Volevano vivere i misteri della Settimana Santa con noi e con i nostri cristiani e constatare de visu i vari lavori in corso. Credo siano rimasti contenti…anche se, a fior di labbra dicevano che le cerimonie erano un po’ lunghe e che…faceva caldo. Ma hanno apprezzato molto la vivacità e la partecipazione attiva dei cristiani alle varie celebrazioni. Non si sono accontentati di restare qui al centro: sono venuti a Mayuano, alla chiesa di san Francesco a Manjombo. Penso sia stata una bella preparazione alla Pasqua.



Se ne sono andati il lunedì 5 aprile. Il 6 prendevano l’aereo da Bunia per Entebbe e di qui per l’Europa. Ci stiamo facendo una bella esperienza di programmazioni e prenotazioni.





Il 7 ripartivano anche Sr. Sara., Sr. Alessandra e Barbara. Una ultima foto africana sulla sponda dello Semliki, affluente del Nilo. Ci hanno già scritto. Le suore: “ Non dimenticheremo mai il Congo. Lo portiamo nel cuore e nella preghiera”. Barbara: “ la vostra accoglienza è stata straordinaria. L’africa mi e ci è entrata nel cuore. Portiamo a casa molto e abbiamo lasciato poco…”






Adesso riprendiamo. Domani pomeriggio vado con Lidia Longo a Nduye, in pellegrinaggio ...Ve ne riparleremo. Ciao e a presto!

Foto:

p. Gianni davanti al Ruwenzori

Lidia Longo sulla strada di Mayuano

Antonio Tessitore, Felice Martinelli e don Antonio davanti alla scuola B.Longo

Felice Martinelli a Mayuano davanti alla scuola "Albino Martinelli"

I nostri 4 con un "guerriero!" pigmeo (in alto a destra, Daniele Giudici)

sr. Sara, sr. Alessandra e Barbara sulla sponda dello Semliki, il 7 aprile!


mercoledì 7 aprile 2010

A.VO.MI. party "batti un 5"


L' AVOMì (amici volontari e missioni) compie 5 ANNI!!!! In cui è successo un pò di tutto attorno a questa associazione: chi è andato in Brasile, chi in Congo, chi in Kenya...e chi invece è rimasto a Cambiago o dintorni e ha scelto di dedicare tempo ed energie per non dimenticare che al mondo tanto si può fare per avere più amici, per essere più solidali, per sapere ciò che non si dice in TV.

Conoscendoci non vi stupirà che, per l'occasione, abbiamo deciso di organizzare un MEGAFESTONE
con tanto di musica dal vivo di cover e non, Dj set ultratabbozzo che precederà un Dj set revival/trash!

Abbiamo scelto lo slogan BATTI UN CINQUE! perchè 5 sono i nostri anni e perchè 5 sono le dita di una mano aperta che richiama il gesto di donare la nostra solidarietà a chi ci è amico.

Inoltre e come sempre, il ricavato della festa contribuirà a sostenere i nostri progetti!


10 APRILE, ORE 22, ISOLA LIDO DI CASSANO D'ADDA (via Rivolta, senza numero , quindi dopo il ponte di Cassano D'adda anzichè andare verso Treviglio girate a destra per Rivolta e poi prima del cavalcavia girate a destra!) INGRESSO LIBERO, ASSENZA VIETATA

by il Consiglio dell'AVOMì!

ps: i soci sono invitati ad un aperitivo più cena ad essi riservati dalle ore 19

domenica 4 aprile 2010

Pasqua 2010: E' vivo e ci fa vivere...

Carissimi,

siamo alla sera di Pasqua.
Vi abbiamo pensato e abbiamo pregato per voi.

Buona Pasqua!

In questi giorni, siamo stati molto impegnati:

p. Dino in parrocchia a Mambasa,
p. Gauthier nei villaggi sulla strada di Nduye,
p. Silvano a Mayuano, Ekwe, Manjombo, Mambau...
Ma siamo contenti e vogliamo comunicarvi questa gioia.
Abbiamo qui 5 ospiti... (Mons. Antonio Barone, Felice Martinelli, Tessitore Antonio, Daniele Giudici e Lidia Longo, nipote di padre Bernardo Longo), ma ne riparleremo in seguito.


* * *
"Perché cercate fra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto" (Luca, 24,7)

Un augurio da parte di noi tutti e un grazie a coloro che ci hanno scritto e ci hanno ricordato!

p. Dino

p. Gauthier

p. Silvano






foto: Angèle e ..i suoi genitori vi augurano una Buona Pasqua e vi dicono: "Grazie!"
la LUCE è più potente delle tenebre

sabato 3 aprile 2010

29 marzo: Anna riparte per l'Italia...


Anche questa missione è finita…la prossima è fissata per il mese di Agosto. “ Solo” 4 mesi e sarò ancora in mezzo alla “mia gente”.


Ho dedicato questi due mesi e mezzo a correggere gli errori delle cooperative attraverso la formazione e la sensibilizzazione. Come mi dicono sempre le donne “sto insegnando loro a camminare come una mamma fa con il proprio bambino”; in effetti è così che a volte mi sento la mamma delle mie donne!!

Al mio arrivo qui ho trovato una situazione disastrosa dal punto di vista produttivo. L’evento che mi ha dato la forza di non mollare e di continuare a credere in quello che stiamo facendo è stato assistere alla prima riunione generale delle 5 cooperative dopo il mio arrivo…; ho visto una crescita sociale, le sentivo parlare per la prima volta di “amore per il proprio lavoro” , “ presa di coscienza del cambiamento che questo progetto ha portato alle loro vite ”, “ l’importanza di lavorare insieme”, ho visto delle donne in evoluzione, libere nell’esprimere le loro idee, darmi senza timore dei consigli per migliorare il “ nostro progetto” .


Mi sono detta: “ vale più tutto questo che 100 uova al giorno”!!. La produzione arriverà, come in effetti poi è stato, solo se in queste donne si sviluppa una crescita sociale, un’ idea di unione, di aiuto reciproco.


Ho fatto in modo , in collaborazione con il fedele Dominique , veterinario locale e mamma Ester, instancabile donna dalla mente acuta e amica insostituibile, di creare uno stock alimentare sufficiente per gli allevamenti fino al mese del mio ritorno; abbiamo acquistato 360 pulcini che verranno distribuiti alle cooperative, l’obbiettivo è quello di creare velocemente un numero di ovaiole che il mese di settembre/ ottobre inizieranno a deporre.. secondo i nostri calcoli ci saranno circa 500 galline che dovranno riempire il villaggio di Mambasa di uova sane e controllate!!!

Adesso queste donne hanno tutto le capacità per raggiungere questo primo traguardo.


Questo è un brevissimo riassunto di due mesi e mezzo di duro lavoro, fatto di incontri settimanali di corsi di formazione e riunioni , controlli quotidiani negli allevamenti, sensibilizzazione per il villaggio di Mambasa, incontri con il settore acqua del progetto, incontri con l’ amministrazione locale…


Torno a casa un po’ stanca , ma fiduciosa che la strada intrapresa 5 anni fa porterà queste donne a un cambiamento importante e duraturo..

Grazie Anna e Gianni per avermi accompagnato durante la prima parte del mio viaggio..

Grazie Dino, grazie Silvano per avermi dato la possibilità nel 2005 di poter iniziare a realizzare l’unico sogno che ho sempre avuto..

Un ringraziamento particolare a Giulia..


Ciao Mambasa.. a presto..


Vostra Anna

- prima della partenza

- sfilata dell'8 marzo (festa della donna!

- per restare in tema (30 marzo!

giovedì 25 marzo 2010

S.O.S : gli alberi muoiono! Cercasi "dendroiatra"!

Gli alberi muoiono…!


Nel mese di agosto del 2008 avevo piantato nel viale che va verso la scuola e la chiesa degli alberi ornamentali che hanno i rami a terrazza, a degli intervalli regolari. Un albero molto “ombroso” e – cosa normale in Africa – sempre verde.

In seguito vi posso dare il nome scientifico.


Ma adesso ho un problema urgente. O meglio, sono gli alberi che chiedono aiuto.

Da qualche settimana alcuni, cinque, danno segni preoccupanti.


Senz’altro un insetto all’interno sta uccidendoli. Ne esce una specie di vischio e l'insetto, svuotando il ramo lo indebolisce e questo si spezza.

Accludo una documentazione fotografica.

C’è fra di voi un “dendroiatra”?

Cosa posso fare?

Oggi è la festa della Annunciazione. Dovrei avere pensieri più religiosi.

Mi consolo pensando che san Giuseppe, a quel tempo promesso sposo a Maria, si occupava di alberi…se è vero che faceva il falegname.


Tutti i suggerimenti saranno ben accetti e nell’ambito del possibile, seguiti.

Sperando che non sia troppo tardi.

Gianluigi, Giando, Luigi (marito della Terry), Amici di "Vivere nel Verde"...se potete, datemi una mano!
Grazie!
***
foto: viale con gli alberi (li avevo protetti dai palloni dei bambini)
vischio che fuorisce dai buchi
ramo spezzato

martedì 23 marzo 2010

Questa è SANTITA' vera: don Giuseppe Scarbolo!

Vi racconto oggi la storia vera di un santo vero anche se non sarà mai canonizzato. E’ una grazia averlo conosciuto, un privilegio averlo avuto come amico e collaboratore.


Don Giuseppe Scarbolo (gennaio 1915 – febbraio 2010), missionario a Mambasa e a Niania!


Se pensi a lui, sei investito da una ventata di aria fresca e respiri a pieni polmoni bontà, innocenza, serenità. Un uomo che è morto a oltre 95 anni, ma che ha conservato un animo e uno sguardo limpido e radioso fino alla fine.


Ripeto: è un privilegio averlo conosciuto!


Eravamo nell’estate del 1973. Lui aveva già 58 anni ed era parroco di una grossa parrocchia della diocesi di Udine. Accogliendo l’invito del suo vescovo e di un altro sacerdote friulano, missionario a Mambasa, don Giacinto Toneatto, era venuto qui per vedere sul posto e prendere una decisione ponderata circa un suo eventuale impegno missionario. Don Giacinto era solo e la parrocchia era agli inizi!


Ricordo molto bene i primi incontri.Venivo da Nduye apposta per stare un po' con lui. Era entusiasta, stupito di tutto, come un bambino felice e pieno di ammirazione per i missionari.

La sua scelta fu immediata. Ma doveva tornare in Italia per convincere parenti e parrocchiani. Evidentemente costoro non erano entusiasti, tutt’altro! Mi chiese di aiutarlo. Trovandomi in Italia nel gennaio del 1974 mi invitò nella sua parrocchia per fare opera di convinzione. Passammo una bellissima giornata assieme ai suoi e ai rappresentanti della parrocchia. Mostrai un filmino della missione di Nduye e cercai di essere convincente soprattutto con le sorelle che si preoccupavano molto della sorte del loro amatissimo fratello. L’incontro fu positivo.

Iniziò così una bella avventura durata 20 anni. Prima a Mambasa e poi a Niania accanto al suo amico-fratello don Giacinto. In seguito li raggiunse un altro sacerdote friulano: don Fabio Varutti!

Scherzosamente li chiamavamo: “ i due diabolici vecchietti” per la loro furbizia, arguzia, il loro saper fare (si completavano meravigliosamente!), per la loro costante intesa. Erano inseparabili.

Don Giuseppe aveva un animo buono: era buono! Sapeva accogliere, mettere a proprio agio.

Spesso, a causa dello stato della strada o per la panne della macchina si arrivava a Niania la sera tardi e spesso anche la notte.

Don Giuseppe si alzava, riaccendeva il gruppo elettrogeno e preparava una buona cena, sorridente e senza mostrare il minimo disappunto! Era felice!


Un cuore grande, umano,delicato.


Riempiva la sua giornata di preghiera, di incontri con la gente, di lavoro manuale. Lavorava con passione nell’orto e sui cantieri : ha ristrutturato la chiesa di Mambasa, costruito la casa dei padri, collaborato con Giacinto alla costruzione della grande chiesa di Niania.

Aveva una attenzione particolare per gli ammalati e i bisognosi.


Tornato in Italia nel 1994, dopo la morte del suo amico don Giacinto, pensava alle missioni e viveva per esse. Era felicissimo che i dehoniani avessero preso e continuassero il lavoro nella “sua prima missione” Mambasa a cui era attacatissimo

Si dedicava a tempo pieno alle confessioni, alla visita agli ammalati e all’accompagnamento di gruppi di preghiera..



Chiedeva spesso notizie della missione e dei suoi ex-collaboratori. E un piccolo gesto da parte nostra, una visita, o anche una semplice chiamata telefonica lo riempiva di gioia e lo stimolava ad aiutarci.



Mi scriveva un giorno: “ Sono felice di vedere il tuo impegno nella formazione dei giovani e vorrei aiutarti in tutti i modi: pensa!, alla mia età, gioco al Totocalcio, alle diverse lotterie, perfino al “gratta e vinci”!

Grazie don Giuseppe! Non rammaricarti di non aver mai vinto. Adesso sono certo che ci aiuterai con la tua intercessione presso il Padre, in compagnia del tuo carissimo amico don Giacinto!

foto: don Giuseppe e (sotto) con p. Nerio Broccardo

domenica 21 marzo 2010

GIORNI FERIALI

Ho ricevuto stamattina (19 marzo) un colpo di telefono di P. Silvano da Kampala:
è arrivato senza troppi problemi nella capitale ugandese. Ha viaggiato con una vettura presa a noleggio a Beni, perché la nostra Land-Cruiser faceva le bizze e rischiava di lasciarlo per strada. Fra qualche ora P. Silvano accoglierà la signora Lilia Longo, nipote di Padre Bernardo Longo, che viene ad ossigenarsi lo spirito presso lo zio. Altre tre suore, dirette alla missione di Niania, viaggiano assieme a lei. Li aspettiamo tutti a Mambasa per domenica sera.


Qui, alla missione, tutto si succede nella normalità, con il ritmo e il tono dei “giorni feriali”. All’Istituto Bernardo Longo si continua a lavorare all’ultimo edificio, del quale don Sergio Scortegagna aveva messo la prima pietra durante scorso mese di gennaio: i carpentieri hanno cominciato oggi i lavori delle cassaforme per colare il cordolo di cemento armato, sopra le finestre. Altri falegnami stanno mettendo porte e finestre al secondo edificio dell’Ospedale Gbado.


Nuovo edificio all’Istituto Bernardo Longo


A proposito di ospedale, vorrei tranquillizzare il nostro amico elettricitista Beppe: stamattina sono andato a vedere i lavori ed ho fatto attenzione alle prese e interruttori da lui istallati. Tutto è in ordine, non ce n’è uno che manchi. Le sentinelle pigmee servono a qualcosa (almeno finora). Prevediamo, per il prossimo mese di aprile, di fare gli impianti idraulici. Accanto all’ospedale, abbiamo ripreso a lavorare alla piccola piantagione di Jatrofa kurkas, che era stata dimenticata per diversi mesi. Il ricordo della convinzione con la quale Giando ci parlava di questa grande possibilità che abbiamo di ottenere un buon idrocarburo, continuava a disturbare lo spirito come un sassolino nelle scarpe. Cosi’ abbiamo deciso di riprendere più seriamente questa iniziativa. Giando, vedi di procurarci una indicazione dettagliata del procedimento da seguire per l’utilizzo della Jatrofa come carburante nei nostri motori.

Oggi è il 19 marzo, festa di San Giuseppe. Stamattina, durante la Messa, abbiamo pregato per tutti i papà delle nostre famiglie: molti di voi lo sono. E abbiamo ricordato in modo particolare per tutti coloro che portano il nome di Giuseppe. Un santo di poche chiacchiere, stando almeno a quello che il Vangelo ci dice di lui. Ma uomo che viveva intensamente in comunione con il suo Dio e che guardava al concreto, ai fatti. L’augurio è che siamo capaci di metterci alla sua scuola.
Auguri carissimi a tutti i Giuseppe.


P. Dino

Piantagione di Jatrofa

venerdì 19 marzo 2010

Oggi è San Giuseppe...Prosdocimi

Così, per fare gli auguri, pubblichiamo il breve sunto di una chiacchierata fatta al telefono. Una micro intervista con il nostro Giuseppe Prosdocimi, colonna laica storica delle missioni di Nduye e Mambasa, nonché cugino di Padre Silvano Ruaro.

Prima di tutto, caro Giuseppe racconta da quando ti occupi delle nostre missioni?

Ho cominciato con Mambasa negli anni ’80, ’81 ed ho preso passione quando P. Silvano è andato a Mambasa nel 1989. Prima avevo impegni di lavoro, ma negli anni successivi sono andato giù quasi ogni anno.

L’ultima volta ho lavorato per l’ospedale in costruzione che è costituito da due padiglioni di 35 metri di lunghezza per 11 di larghezza. L’ospedale avrà due reparti: maternità e pediatria. Quando sono arrivato ho dovuto attendere perché i lavori erano in ritardo. Poi ci hanno dato due stanze dove pensavo di posizionare i quadri comando. Nel tempo restante poi ho finito di fare l’impianto elettrico; dovrò tornare in settembre-ottobre, a seconda di come andranno i lavori, per attaccare le pompe e fare l’impianto dell’acqua.

Giuseppe racconta qualcosa su chi ha lavorato con te?

Sono stato molto contento, ho avuto una grande soddisfazione in quanto tutti muratori hanno lavorato con me (l’impianto è sotto traccia). Avevo poi un ragazzo della missione ed anche molti pigmei. Questi mi hanno dato un sacco di soddisfazioni morali. Devo dire della festa che mi hanno fatto quando ho dato luce all’ospedale e quindi hanno visto le lampade che si accendevano. Una soddisfazione enorme.

Un’altra domanda Giuseppe. Che cosa fai a Schio per preparare questi interventi?

Prima di tutto cerco di avere i finanziamenti in quanto di mio metto solo il lavoro manuale ed i progetti. Comperò quindi il materiale necessario e lo metto nei containers per avere il materiale necessario quando poi andrò a lavorare. Ho molti che si prestano, avendo fiducia in me, e che mi danno i soldi necessari per comperare il materiale.

Ci puoi dire qualche nome?

No, sono ditte e privati, ma è tutta gente che di norma vuol restare anonima. A parte il gruppo missionario di cui faccio parte, è il Gruppo di Ca’ Trenta, con il quale abbiamo formato una ONLUS, che mi offre aiuti notevoli, come ad esempio il finanziamento per il viaggio. Questa sarebbe una spesa notevole che non potrei sobbarcarmi. Se vuoi una cifra approssimativa sugli esisti della raccolta posso dirti che l’anno scorso ho raccolto contributi attorno ai 35.000 euro!

Niente male Giuseppe, un miracolo di solidarietà che continua grazie all’impegno costante, alla tua efficienza. Un uomo di poche parole, ma molto concreto nei fatti.

Quanto fai potrebbe divenire d’esempio per altri, magari per chi incautamente è arrivato fin qui a leggere. In fondo è quanto speriamo. Un saluto a tutti.

sabato 6 marzo 2010

L'avevo promesso. A voi l'ardua sentenza.

Avevo promesso che un giorno o l'altro avrei parlato di quello che Mudjudju chiama: un miracolo e l'attribuisce...a me.
Giando l'aveva ricordato ultimamente, suscitando probabilmente una certa curiosità fra i lettori.
Ieri pomeriggio Mudjudju è venuto alla Via Crucis (abita a 11 km da Mambasa) e ho colto l'occasione per fare due foto: una a lui a una al suo...piede.
Adesso tutto è pronto per questo articolo.


La leggenda
di san silvano.

Marzo 2003.

Dopo la bufera dell'autunno 2002: arrivo massiccio di rifugiati da Bunia, saccheggio di Mambasa, esodo a Beni e impegno da parte nostra di assistere tutti i profughi, nel marzo del 2003 ritorniamo a Mambasa. Operazione degna…del corridio aereo di Berlino. Trasporto dei profughi, con il camion, da Beni fino a Byakato, a 75 km da Mambasa…poi a piedi fino a destinazione visto che la strada è impraticabile.

Ripresa delle scuole il 10 marzo per convincere i più dubbiosi e pigri a rientrare. In pochi giorni Mambasa riprende la sua vita quasi ordinaria.

Ma i tempi sono duri. Tutti hanno perduto tutto. I campi e i raccolti sono stati bruciati dai soldati: non c’è traccia di animale domestico. La missione ha perso oltre 35 pecore. 30 mucche…ed è vuota. Ma si riprende. Ognuno cerca il modo di sopravvivere. Per fortuna i benefattori non mancano e possiamo distribuire cibo a tutti e pagare gli insegnanti di tutte le scuole di Mambasa e dintorni per un raggio di oltre 80 km.

Nascono nuovi mestieri.

Mudjudju escogita un nuovo modo per guadagnare qualche soldo e poter ripartire con la sua attività principale: l’agricoltura. Si fa tassista con la sua bicicletta.

Una donna gli chiede di trasportarla a Beni (142 km!).

Accetta. Chi conosce la strada fra Mambasa e Beni sa che non è impresa da poco: ci sono tratti in forte salita, buche, fango, tratti sassosi. Ma Mudjudju è un uomo coraggioso e deciso!

Partono. La donna trova posto sul portabagagli imbottito con un cuscino e Mudjudju deve pedalare o più spesso scendere e spingere. La donna ha pagato…per stare seduta.

Arrivati a 30 km da Mambasa, un soldato vuole prendere di forza la bicicletta. Mudjudju si oppone. Il soldato imbraccia il fucile per colpire Mudjudju. Questi a sua volta afferra il fucile e gira la canna verso il basso. Il soldato preme il grilletto. Partono parecchi colpi che perforano il piede di Mudjudju. La gente accorre e immobilizza il sodato. Mudjudju viene portato a Teturi a 42 km da Mambasa dove ci sono i Médecins sans frontìères.

I cristiani di Mayuano mi mandano un biglietto per avvertirmi dell’accaduto. Parto subito in moto con l’abbé Roger della diocesi di Wamba. Trovo Mudjudju dolorante. Intervengo personalmente presso i Medici pregandoli di fare tutto il possibile.. Immediatamente una loro macchina porta Mudjudju al loro ospedale di OICHA.

Passa qualche giorno e la ferita non rimargina. L’infezione si propaga. Mudjudju soffre terribilmente.

Una sera il medico, francese, gli dice che, a malincuore, il giorno dopo procederà all’amputazione del piede. Mudjudju, rassegnato, accetta senza discutere, convinto che questo sia il minor male.

La notte, Mudjudju ha un sogno (visione): vede padre silvano vestito di bianco, luminoso e che tiene un libro in mano. Mudjudju vorrebbe sapere cosa sta leggendo. Ma questa visione sorride e gli dice : "stai tranquillo non ti taglieranno il piede”.

Il mattino il medico lo va a visitare e gli annuncia con l’aria più normale del mondo : "non è necessario amputare il piede."

Così è stato.

Mudjudju dopo qualche settimana è ritornato a Mambasa, un po’ zoppicante ma in forma.

Oggi ha tutto dimenticato…eccetto la storia di quella visione che ama raccontare ai nostri visitatori e mostra senza problemi le cicatrici nel piede!

Cosa pensare?


Di una cosa sono certo: quella notte famosa io non mi sono mosso da Mambasa.



Foto: Mudjudju (a destra) con il direttore Ngona.

- il suo piede, oggi!

giovedì 4 marzo 2010

Salone della macchina..da scrivere!


Oggi, 4 marzo 2010, ho consegnato a Tanzi Christophe, direttore della Scuola dei Pigmei "Giacinto Toneatto" a Babungbe (a 35 km sulla strada di Komanda-Bunia) la prima macchina da scrivere- Olivetti, lettera 22 - giunta, con tante altre, con l'ultimo container.

Per la cronaca. Durante il mio ultimo soggiorno in Italia, ho lanciato a Cambiago un appello:"Trovatemi delle macchine da scrivere manuali e non elettriche per le scuole della foresta". Le persone mi guardavano come fossi un troglodita (uomo presistorico e primitivo che abita nelle caverne!). Ma qualcuno ha preso sul serio questo appello...e un po' alla volta le macchine, OIivetti, Olympia, Remington...sono sbucate fuori dai ripostigli, dalle cantine, dai granai. (I giovani probablimente non capiscono di che cosa parliamo!).
Grazie soprattutto all'interessamento e alla passione di qualcuno/a.
Adesso le macchine da scrivere sono qui. Non tutte a Mambasa per ora. Molte sono a Beni nel deposito dell'ENRA, una società di un amico belga, Robert Ducarme, sempre pronto a venirci incontro.
Ma un po' alla volta le porteremo qui e le distribuiremo soprattutto ai direttori delle scuole della foresta. Ancora oggi molti direttori scrivono i loro rapporti scolastici (e il sistema scolastico congolese batte il record delle burocrazia cartacea) a mano, usando decine di volte la stessa carta carbone.
Non vi dico la gioia di Christophe. Nella foto era troppo emozionato per esplimerla. Ma quando è partito, vi assicuro che aveva gli occhi lucidi e una sola parola: "aksanti!"
Ma prima ci doveva essere il vernissage. La madrina non poteva essere che lei! Eccola!
Nella prima foto è un po' impacciata, nella seconda è già una professionista. Non vi dico la fatica che abbiamo fatto per toglierla dallo sgabello e riprendere la macchina da scrivere per darla al direttore che qui vicino attendeva con segni evidenti di impazienza. Anche perché nel frattempo sono giunti altri direttori e Christophe aveva un po' timore che questa macchina prendesse altre direzioni!

E sinceramente anch'io sono contento di veder realizzato questo piccolo sogno. Altri direttori verrano in questi giorni. Angèle non farà più la sua esibizione, ma la gioia dei direttori sarà ugualmente molto grande!
Grazie quindi a coloro che hanno contribuito a questo progetto, grazie a chi ha preso sul serio la mia richiesta e ha corso a destra e a sinistra in tutta la Brianza a caccia dell'oggetto raro, ha trasformato la sua casa in magazzeno con tutti i disagi che questa operazione comporta.

Il sorriso di Angèle, la gioia di Tanzi...siano già una prima rata con cui pago il mio debito di riconoscenza.

Il resto lo sapete già.




Grazie!

foto; due momenti del "vernissage"
sotto: il direttore Christophe Tanzi







lunedì 1 marzo 2010

Conto sulla vostra...comprensione

Strano. Sono riuscito ad entrare nel blog con il mio vecchio indirizzo e la vecchia password.

Nel commento al post di Gianluigi vi ho già spiegato tutto. Scusatemi.
Dico a tutti: non fidatevi...
il mio nuovo indirizzo è: silvano.ruaro@yahoo.com

Per farmi perdonare e per non spaventarvi per il fango che copriva la strada, vi mando la foto di un tramonto nei pressi di Bunia ieri sera alle 17,30!
Evidentemente ho perso tutti i vostri indirizzi.
Vi chiedo quindi, per favore, di mandarmi un messaggio...sperando che non succeda più!
Grazie.

NON ABBOCCATE

P. Silvano da Bunia, e poco dopo P. Angelo da Milano mi hanno chiesto di mettervi in guardia.
Ammesso che ci siano dei lettori (nei picchi di acceso siamo al livello numerico di poco superiore a quelli manzoniani!) provvedo subito.

Batto il tam-tam qui sul blog in quanto non vorremmo che qualcuno dei più serafici visitatori, magari qualche amico lontano dal cuore generoso cada nella trappola.
Alcuni truffatori, di malafattori ce ne sono tanti nel web come anche in altri luogi più pii, hanno violato la e-mail di P. Silvano.
Quindi nei giorni scorsi, ieri in particloare ci siamo visti un po' tutti (tutti coloro che erano nel suo indirizzario) recapitare una mail.
Questa proveniva dall'indirizzo di Padre Silvano Ruaro, ma era un falso, una truffa.

Si capiva subito che così era e non sto a dettagliare i motivi. Lo si deduceva dal fatto che P. Silvano si trovasse di colpo a Londra, che scrivesse in inglese, che chiedesse una cifra specifica, da versare su un conto bancario ignoto e che poi ...l'avrebbe anche restuita. Ecco alcuni accenni senza spiegare che, se dal Congo avesse fatto dvavvero una scappatella a Londra (invece che a Bukulani!) e fosse anche stato derubato pensate proprio che il "nostro" invece di correre a Scotland Yard e poi al Consolato Italiano si sarebbe messo a scrivere mail di aiuto agli amici?
Se qualcuno è caduto nel tranello...il danno patito è la giusta punizione per la sua sprovvedutezza, lasciatemelo dire. Anzi propongo che versi altrettanto, come riparazione, sul conto dei Sacerdoti del Sacro Cuore, per le opere di Mambasa e Nduye.

Invece, cari amici, se siete stati con gli occhi aperti sappiate che p. Silvano è sempre in Congo, oggi alle 12 era a Bunia; stasera tornerà di nuovo in missione a Mambasa.

Presto vi comunicheremo la nuova e-mail del nostro Mupe; stavolta lui stesso e noi, suoi amici, faremo più attenzione.
Ieri il sottoscritto ha inviato una mail di di allarme ad alcuni amici delle missioni di Nduye e Mambasa. Stamattina Giuseppe da Schio si è attivato con altri per passar parola ed indagare. Poco fa Giando, sempre da Schio, mi ha girato una mail di Aldo che avvertiva del pericolo.

Ora che tutti i nostri (pochi o molti?!) lettori lo sanno che tengano gli occhi ben aperti. Magari ci facciano la cortesia di dirci se hanno avuto questo tipo di mail nelle loro caselle.
Per favore lo facciano commentando qui. Non costa nulla e non comporta rischi!

giovedì 25 febbraio 2010

Complemento e complicità!

Qualcuno, scettico, può domandarsi: ma c'è veramente la neve sul Ruwenzori, vicino all'equatore?

Ecco la prova
Siamo sempre al 23 febbraio, alle 6 del mattino. Stiamo scendendo verso la valle del SEMLIKI, affluente del Nilo.
Foto presa dallo stesso posto della precedente, semplicemente usando lo zoom!
Non c'è nessun trucco!
E dato che ci siamo, ecco le due stars di Mambasa: Gianni e Angèle.
La coppia più bella del mondo...per chi ha gli occhi per vedere.
Ciao Gianni, Ciao Angèle!
e voi...cosa dite?
mupe

Grazie, Gianni!

Sono rientrato da Kasindi (alla frontiera con l’Uganda) martedì sera,23 febbraio, dopo un tour de force fuori tempo e fuori luogo. Chi ha percorso il tratto Beni – Kasindi sa che una dose giornaliera è più che sufficiente per disarticolare (!) tutte le ossa e per farvi girare la testa. Due dosi (andata e ritorno) con l’aggiunta del tratto Beni-Mambasa (altri 220 km), nello stesso giorno…sono veramente troppo!

Ma l’ho fatto volentieri soprattutto per lui che ripartiva alla sera per l'Italia.

Sto parlando di Gianni Carollo, mio cognato.

Nonostante il suo handicap è venuto per la terza volta a Mambasa.

Visita inutile o banale? Tutt’altro e ci tengo a dirlo forte e senza nessun sentimento di adulazione. E' una costatazione e una testimonianza che riflette il pensiero di tante persone.

Soprattutto durante gli ultimi giorni della sua permanenza ho sentito forte questa esigenza, che è esplosa all’improvviso nella mia testa: pubblicherò un piccolo articolo su di lui per dirgli: Grazie, Gianni!

Ha avuto dei momenti di disagio, di febbre, i “suoi problemi”, come li chiama lui; a volte fastidiosi e imbarazzanti, per noi, ma non per lui

Ha superato tutto con serenità, con forza d’animo, con semplicità, senza piagnistei o vittimismo, sdrammatizzando e mostrando tanta riconoscenza per le piccole attenzioni nei suoi confronti e chiedendo spesso scusa per il disturbo che pensava di arrecarci.

Invece siamo noi che sentiamo il bisogno di ringraziare.

Del resto lo sa: l’ho sempre ammirato e ringraziato perché in 40 anni (ha sposato mia sorella Anna nel settembre del 1970) non ci ha mai fatto pesare il suo handicap.

Cosa ha fatto e soprattutto cosa è stato durante la sua permanenza a Mambasa?

E’ vero: ha messo in croce tantissime volte Gesù, sotto lo sguardo bonario di un buon ladrone, (Graziano), ma lo ha fatto con delicatezza e con precisione (Gianni nella sua vita ha fatto anche tanti occhiali…e quindi ha conservato una mano delicata ed esperta), picchiando leggermente su quei piccoli chiodi e verificando il risultato alla fine di ogni crocifissione, per assicurarsi che Lui stesse il meno male possibile!

Ha aiutato Giuseppe a preparare delle piccole lampadine notturne (veilleuses) per l’ospedale; ha dato un mano nell’orto per potare i rosai e ha prodigato consigli all’ortolano ( e a me!).

Era pronto a dare di nuovo il colore (olio bruciato) ai pali del recinto delle mucche. Il nostro capo falegname (Famba) aveva già preparato i pali da sostituire…ma non l’ho detto a Gianni per non metterlo sotto pressione


Ma soprattutto : cosa è stato?

- Un esempio di dignità, di coraggio, di forza d’animo. I nostri amici congolesi pensavano che avesse vissuto di “carità”. Tutti erano stupiti quando dicevo che Gianni si era mantenuto e aveva costruito una bella casa con il suo lavoro, vivendo il più possibile una vita normale, fatta di lavoro, di relazioni, di viaggi, di…passione per la politica, il lavoro, lo sport (il grande amore per l’Inter…fonte di gioie, dolori, delusioni, arrabbiature…) .

- Un esempio di attenzione e di amore per i bambini, soprattutto poveri, indifesi, vulnerabili.Quante volte mi ha chiesto come vivono, come dormono, cosa mangiano, stupendosi di vederne tanti che non vanno a scuola. Non era solo curiosità: c’era tanta partecipazione e tanta commozione nelle sue parole e nel suo sguardo.

E come ha potuto, (Anna, sua moglie che è stata veramente il suo angelo custode, non aveva problemi: parlava con tutti in italiano!) ha manifestato la sua tenerezza a Shabani il dolce, a Moise il piccolo cacciatore di uccelli, a Silvie leggera e trasparente come una piuma e soprattutto ad Angèle, la padroncina della missione, diventata, soprattutto negli ultimi giorni, la sua compagna inseparabile nelle piccole scorribande a bordo della sedia a rotelle.

Grazie Gianni.!

Anche a me hai dato tanto. Forse non te lo dirò mai, per pudore.

Anche i tuoi ultimi gesti qui a Mambasa mi hanno commosso e sorpreso. La domenica mattina, ritornando dalla Messa, ti ho trovato nella rotonda delle suore, in serena conversazione con loro…Probabilmente vi intendevate con la lingua del cuore. Nel pomeriggio sei andato a visitare ancora una volta l’Istituto Bernardo Longo e sei entrato nella grande chiesa. Spero che non sia stato per dare un addio…

Il viaggio da Beni a Kasindi ci ha riservato una bella sorpresa.

Il Ruwenzori (5119 m.) era maestoso e regale. Non l’ho mai visto così in 40 anni.

Perché proprio quella mattina del 23 febbraio si è mostrato in tutta la sua bellezza e grandiosità?

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Ciao. Te l’ho detto salutandoti e te lo ripeto:

“Grazie, Gianni! Ti aspetto ancora”.

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foto: Gianni mette ...sulla croce Gesù

Angèle, Gianni, Anna

il Ruwenzori

venerdì 12 febbraio 2010

Chi parte e chi arriva!

Domani mattina, 13 febbraio, partenza per Giuseppe (dopo circa tre mesi di permanenza nell’oasi di Mambasa), Graziano e don Sergio, arrivati qui il 24 gennaio.

Un grazie ad ognuno di loro.

Giuseppe ha installato un impianto elettrico moderno nell’ospedale in costruzione.

Don Sergio, nella visita di sopralluogo ha esclamato:”ma qui siamo a Schio”!


Graziano ha lavorato nell'officina meccanica, ha creato un sistema di decantazione del gasolio e protetto la casa dai fulmini, creando una gabbia di Faraday. Sono curioso di sapere cosa succederà la prima volta che avremo un forte temporale con fulmini e saette!



Don Sergio ha trascorso le sue giornate serenamente, leggendo e pregando e amministrando saggi consigli.

Lascia un bel ricordo in noi tutti . Ma non poteva mancare un gesto simbolico. Ha posto la prima pietra di un nuovo edificio scolastico. Questo ospiterà il laboratorio di taglio e cucito, e la sala dei computer, L’attuale laboratorio di taglio e cucito diventerà la sala dei professori. Quella attuale era prevista per una decina di persone. Ora i professori sono sessanta; è logico che trovino accoglienza in una sala più spaziosa.



Accompagnerò gli ospiti fino alla frontiera (Kasindi) e poi li affiderò a un bravo tassista ugandese (Jamali) che li porterà direttamente all’aeroporto di Entebbe. Il volo per l’Europa è previsto per la sera del 14 febbraio con KLM.


Jamali non tornerà solo. L’ing. Irene Bengo dell’associazione Ingegneria senza frontiere, arriva a Entebbe verso le 22 della stessa sera. Quindi approfitterà della macchina del nostro tassista per venire in Congo. Contiamo di essere di ritorno a Mambasa lunedì sera 15 febbraio:

A chi parte: “ Grazie e arrivederci!”

A chi arriva: “benvenuta!”




Foto: 1)Giuseppe spiega a Musoy e Kasereka il funzionamento della centralina dell'ospedale (grazie a quanti hanno contribuito all'acquisto del materiale e grazie alla FIAMM per il dono delle batterie!

2) Giuseppe e Graziano davanti alle cisterne. Qualcuno sperava ci mettessimo vino. Ci dobbiamo accontentare di gasolio. E siamo sicuri che adesso sarà più pulito! Grazie Graziano!


3) Don Sergio mette la prima pietra del nuovo edificio. La sua benedizione è una garanzia che questo edificio farà del bene a tanti giovani di Mambasa!


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N.B.: Ho tanto materiale per il blog…Spero di smaltirlo un po’ alla volta e credo che per voi sarà materiale fresco e atteso!: Badengaydo, Nduye, cooperative, Mudjudju e la leggenda di san Silvano...Un po' di pazienza. Grazie!

martedì 9 febbraio 2010

Domani 10 febbraio: l'onomastico

La leggenda racconta che Silvano fuggì dall’Africa del Nord assieme al padre Eleuterio, a causa della persecuzione dei Vandali, stabilendosi a Terracina, l’antica ‘Anxur’ dei Volsci.
Nel 443, morto il vescovo Giovanni, Silvano (Silviano) fu chiamato a succedergli, ma rimase in vita solo nove mesi e dopo di lui fu eletto il padre Eleuterio.
Un latercolo del ‘Martirologio Geronimiano’ al 10 febbraio, porta “In Terracina il natale (cioè la morte) di s. Silvano vescovo e confessore”; questo titolo di ‘confessore’ inizialmente era dato ai confessori della fede, cioè ai martiri, questo ci fa pensare che s. Silvano sia morto martire, tenuto conto anche della brevità del suo episcopato e la sua ancora giovane età.
Unico ricordo del santo sono i resti di un’antichissima chiesa e monastero, molto famosi nel secolo X, intitolati a S. Silvano, che si trovano fuori Terracina, alle falde del monte Leano di fronte alla via Appia Nuova.
La tradizione manoscritta dei testi e l’uso popolare di essi, hanno trasformato di volta in volta il nome in Silvino, Salviano, Salviniano, Silviano; tanto è vero che la località dove sorge la chiesa dedicata a s. Silvano, posta poco distante da Terracina, si chiama Silviano.

Il nome Silvano deriva dal latino ‘Silvanus’ e significa ‘abitante del bosco’; era chiamata così l’antica divinità romana, parallela al greco Pan, protettrice delle selve, delle greggi e dei campi; di solito raffigurato con una lunga barba e una folta chioma coronata di pino.


Autore di questo scritto è Antonio Borrelli e noi lo abbiamo tratto da: http://www.santiebeati.it/


N.D.R.:

si leggano bene le ultime righe. " l’antica divinità romana, parallela al greco Pan, protettrice delle selve, delle greggi e dei campi ". Selve, greggi e campi: ingredienti presenti massicciamente a Mambasa (senza mai dimenticare Nduye), per di più costanti in questi quarant'anni.

Quanto ad altri parallelismi sempre sul nostro Padre Silvano purtroppo manca che sia Vescovo. Però quanto a diventare santo...io ci scommetto subito.


domenica 7 febbraio 2010

Quarant'anni...di CONGO!


Ci pensavo da tempo, come a un traguardo difficile da raggiungere, soprattutto in buone condizioni e in buona posizione!

Oggi ho passato questo traguardo. 7 febbraio 1970 – 7 febbraio 2010!

Non levo braccia al cielo, non bacio l’anello. Ringrazio Colui che mi ha chiamato, penso a questo lungo percorso e dico sinceramente: è stato bello!

Penso a padre Carlo Biasin con cui sono partito da Bruxelles la sera del 6 febbraio 1970.

Ci eravamo preparati assieme a Parigi e a Lione e insieme abbiamo vissuto il primo anno di Congo, a Kisangani nel Seminario minore.


Penso a tutti i padri, le suore, i catechisti, i laici che hanno condiviso tutto: fatiche, preoccupazioni, gioie, dolori, progetti.




Penso alla gente con cui ho vissuto, alle loro fatiche e sofferenze, alle guerre (1996-97 ; 2002-203), all’esilio, al disagio dei profughi.


Penso ai tantissimi ragazzi di Nduye, di Mambasa che grazie alla scuola hanno trovato dignità, titolo di studio, lavoro…

Penso a padre Longo, ispiratore e modello della mia vita missionaria.

E riconosco che non sono mai stato solo…”Io sono con voi tutti i giorni…”


Per tutto questo stamattina nella Messa ho ringraziato il Signore.


Non avrei potuto scegliere letture migliori di quelle che ci proponeva la liturgia della 5a domenica ordinaria

Isaia si dichiara un uomo dalle labbra impure…Ma il Signore gli rivolge questa domanda: “chi manderò”?E lui risponde subito: “eccomi, manda me!”


Paolo riconosce di aver perseguitato la Chiesa, ma la chiamata e la Grazie di Cristo lo trasformano in Apostolo;


Pietro chiede al Signore di allontanarsi perché si sa peccatore e Gesù gli dice:”sarai pescatore di uomini”…




Penso che ci sarà adesso un momento di attesa, di ricerca: quale altro traguardo?

Stamattina dopo la Comunione, il segretario del consiglio pastorale mi ha augurato altri 100 anni di vita e di…clonarmi: “ che dopo di te ci sia un Silvano-bis”.



Fantascienza poco cristiana. Penso di dire semplicemente: “ sulla tua parola continuerò a gettare le reti!”



Ho avuto la gioia di festeggiare questa giornata… in famiglia: sono qui mia sorella Anna, suo marito Gianni e due cugini: Giuseppe e don Sergio! Oltre a Graziano, Anna di Pasquale e Giulia


Domani riprenderemo.

Probabilmente metteremo la prima pietra di un altro edificio scolastico (laboratorio di taglio e cucito e sala computer)… e poi aspetteremo un suo segno.


Grazie anche a voi che sempre più numerosi ci accompagnate.

Sappiate che una spintarella, una boraccia d’acqua, un incoraggiamento ci fanno scoprire nuove energie.


E grazie per le vostre preghiere: a Monte Berico, a Concesa, a Milano, a Senigallia, Gorgonzola, Cambiago, Porlezza..Agnadello…


Sono arrivate tutte!






***




E’ arrivato anche, alcuni giorni fa, un bel regalo nella fattoria: un asinello, vispo e...bello.




La vita continua!


Grazie a tutti!

Foto: concelebrazione con padre Dino e don Sergio: 3 preti di Monte Magré!

Giuseppe, Silvano, Gianni, Anna, don Sergio

un asinello, l'ultimo arrivato...

sabato 6 febbraio 2010

7 febbraio 1970: arrivava in Africa ...

nella foto, inizio anni '70, il giovane Padre Silvano, pastore di...mucche


Buon pomeriggio Gianluigi,

sono Alfredo, il cognato di P. Silvano e ti scrivo questa Mail per ricordarti che domani è il 40° anniversario dell'arrivo di P. Silvano in Africa.

Mia moglie Giuliana ed alcune altre persone di Cà Trenta e S.Vito di Leg., si recheranno domani mattina presto, a piedi, alla Madonna di Monte Berico di Vicenza( come fanno ormai abitualmente ogni prima domenica del mese), percorrendo circa 27 Km ; assisteranno quindi alla S.Messa nella quale verrà ricordato P. Silvano.

Vedi se vuoi mettere due righe nel Blog , per far partecipi anche altre persone che sono vicine alla Missione di Mambasa.

Cordiali saluti e buona domenica,

Alfredo Smiderle


(pubblico la mail tal quale in quanto a me sembra che questa sia la miglior testimoniaza. Al contempo anche un buon esempio per tanti altri).