sabato 24 aprile 2010

Non è mai troppo tardi


Ho visto il commento di Gianluigi al racconto padre Dino. Capisco la sua sopresa per il fatto che la partenza di Lidia è passata sotto silenzio...senza una parola da parte sua.

Rettifico subito. La notte del 17 apri le, Lidia ha scritto un biglietto che ha infilato sotto la mia porta.
Ma domenica mattina,18 aprile avevo un impegno importante: andare a celebrare la santa Messa a Planteco, a 5 km sulla strada di Nduye. Ho cominciato con questo.
Al ritorno mi sono messo al computer...Tutto era pronto, ma mancava la connessione. Rimedio ora, lasciando il messaggio così come è stato scritto:"

Domani devo mettermi in moto per il rientro a casa. Non è facile lasciare la Missione di Mambasa. Parto col desiderio di ritornare presto e non da sola. Questo significa che la viva realtà della Missione trova una linfa vitale nella dedizione generosa, instancabile dei padri: Silvano, Dino, Gauthier, fr. Serafino, delle suore e nella autentica testimonianza nel quotidiano, di SERVIZIO di amore per la popolazione tutta.

Qui a Mambasa (Nduye) c’è posto per tutti coloro che desiderano conoscere,vedere, capire cosa fanno i missionari, quali e quante siano le necessità che ci interpellano.

Grazie, carissimi padri per la vostra fraterna accoglienza, amicizia, serenità donatami!

Per ora non riesco a dire altro.

Lidia

Foto:

Lidia davanti al busto dello...zio

Lidia con le suore

l'ultimo ricordo

giovedì 22 aprile 2010

Uragano sulle scuole di Mambasa

Erano diversi giorni che non pioveva e faceva molto caldo. Ma martedi scorso, 20.04.2010, il clima era era veramente opprimente. Assolutamente inabituale per Mambasa.

Verso le 17h30 il cielo diventa nero. Il vento comincia a percuotere con violenza tutto quello che trova, accompagnato da una pioggia fitta fitta. Alla fine arriva anche la grandine: tutta la casa é piena di un rumore assordante. Fino a poco fa’, qui la nostra gente non sapeva che cosa fosse questa “pioggia di pietre”. A tempesta finita, sul fare della notte, arriva qualcuno: “Padre, il vento ha portato via quasi tutto il tetto di un edificio della scuola elementare Binase”. Parto assieme a lui per vedere che cosa sia effettivamente successo.

Trovo sul posto papà Melchiorre, il direttore della scuola ed alcune altre persone. Tre aule scolastiche sono totalmente scoperchiate; all’interno tutto è sporco e fradicio. Le lamiere, in gran parte ancora inchiodate ai travetti, si trovano ad diversi metri dalla scuola. Le lamiere isolate sono già state raccolte e messe al sicuro, le altre saranno recuperate domani dagli allievi della scuola di falegnameria. I falegnami, infatti, sono tutti a Badengido per continuare il lavoro degli infissi di quella scuola. Stanotte un guardiano veglierà, cercando di impedire ai ladri di approfittare delle disgrazie altrui a beneficio proprio.

Rientrando a casa, mi si informa che anche l’altra scuola elementare, Twendelee, situata in un quartiere a circa un kilometro dalla missione, ha avuto la stessa disavventura. Addirittura, là le cose sono andate ancora peggio, perché è partito il tetto di un intero edifico: sei classi. L’indomani, gli allievi della scuola di falegnameria staccano i travetti e le lamiere che ancora si trovano sul tetto, mentre i due direttori delle scuole Binase e Twendelee convocano in seduta straordinaria i rappresentanti dei genitori, per prendere atto della situazione e vedere che cosa fare.
Questo pomeriggio il direttore di Binase e due rappresentanti dei genitori erano da me per informarmi delle decisioni prese durante la loro riunione: “Vogliamo rifare al più presto il tetto della nostra scuola. Non riutilizzeremo le vecchie lamiere, ma ne compreremo di nuove. Vogliamo che la nostra scuola sia bella. Ogni allievo darà il suo contributo in denaro, calcolato in funzione del budget dei lavori da realizzare”.
Sono ammirato dalla decisione presa dai genitori e dai responsabili della scuola: la loro reazione è stata immediata e mostra senso di responsabilità. Ma al tempo stesso mi nasce dentro un velo di tristezza: questi genitori, non ne hanno abbastanza? Oltre a sobbarcarsi alle normali spese scolastiche dei loro bambini, sono obbligati a pagare una parte del loro salario agli insegnanti, per inadempienza dello stato. Come se questo non bastasse, adesso eccoti anche un tornado che scoperchia la scuola che frequentano i loro bambini... Pensare che lo stato si prenda l’impegno di rifare lui la scuola, o che dia un contributo, è inimmaginabile qui nel nostro Congo di oggi. Ma è disgustoso.

P. Dino


martedì 20 aprile 2010

Il racconto di Padre Dino


Anche la nostra carissima amica Lilia, nipote di Padre Benardo Longo, è partita. Ha lasciato Mambasa e Nduye con dispiacere e nostalgia, ma anche con serenità e determinazione; perché sa che quello che ha vissuto qui da noi, per lei non certamente è un capitolo chiuso, ma l’inizio di una nuova fase della sua vita.


E’ partita domenica, verso le 13.00, accompagnata dal nostro fedelissimo Katembo. Silvano era partito due ore prima, perché aveva un appuntamento con il nostro amico Du Carme Roberto, a Beni. Il ricordo e la vicinanza di Lilia mi fa riandare a tante cose belle che abbiamo vissuto insieme in queste poche settimane. In particolare ho rivisto alcune foto di un viaggio che abbiamo fatto assieme venerdi scorso, sulla strada di Kisangani, verso Epulu e Niania.


La strada era abbastanza buona, soprattutto nel tratto Mambasa-Epulu, dove si è incominciato a fare una piccola manutenzione. Alle otto del mattino eravamo già ad Epulu, a salutare i nostri amici Okapi e a goderci lo spettacolo impagabile di quella natura da sogno. Il livello del fiume era quasi normale. Ma una decina di giorni fa’, la secca faceva emergere dei grossi promontori di pietra nera. Prima di arrivare a Salate, passiamo accanto ad un camion carico di un container e rovesciato su un lato a lato della strada. Gli incidenti sono molto frequenti su questa strada, soprattutto da quando è stata rifatta. Tantissimi autisti non si rendono conto del pericolo e si lasciano prendere dall’ebbrezza della velocità e dal...gusto dell’alcool. Un altro incidente lo avevamo già visto al km 15 e un terzo lo abbiamo trovato più tardi, prima di arrivare a Badengaido: un camion che si è rovesciato con un carico di casse di birra. Ma gli incidenti stradali non sono soltanto per gli altri. Purtroppo li facciamo anche noi. Ma questa volta ci è andata bene.

Il nostro camion Fiat era partito il giorno prima, giovedi’, per Badengaido, per portare gli infissi di porte e finestre della scuola in costruzione. Pochi kilometri dopo Epulu, per evitare un camion che veniva dalla direzione opposta, ha sterzato bruscamente a sinistra, ha urtato con la ruota anteriore il muretto di un ponticello ed è finito nella cunetta. Grazie a Dio, il camion non si è rovesciato e fra i numerosi operai che occupavano il cassone, solo due hanno riportato delle contusioni serie. Domani mattina porteremo un ferito a Beni, perché qui a Mandima la radiografia non ha materiale a disposizione. Il camion, per fortuna, non ha subito gravi conseguenze. Solo la frizione è stata bruciata nel tentativo di uscire fuori dalla cunetta, ancora bagnata e viscida per la recente pioggia. Anche questa volta, all’origine dell’incidente, ci sta l’eccesso di velocità.E’ deprecabile, questa irresponsabilità. Pero’ il sentimento che prevale dentro di noi è soprattutto la lode e la riconoscenza a Dio: potevamo avere morti e beghe a non finire con le famiglie e le autorità; e invece ce la caviamo con una frizione bruciata.


A Badengaido facciamo una piccola sosta per vedere la nuova costruzione. I bambini delle scuola elementari erano in quel momento in ricreazione: ci hanno fatto festa con una gioia e un entusiasmo incontenibili.







Niania è la méta ultima del nostro viaggio. Lidia desiderava vedere questa missione dove lavora da qualche settimana un prete congolese, don Alberto, assieme al quale aveva fatto il viaggio da Roma a Mambasa. Ma ci teneva soprattutto conoscere questa missione fondata da don Giacinto Toneatto,collaboratore ed amico dello zio, padre Bernardo. Raccolta in preghiera ha accomunato queste due grandi figure di missionari del passato. Ma certamente non avrà mancato di pregare anche per i missionari di oggi, e per quelli che ancora verranno e che saranno chiamati a continuare la testimonianza di Gesù e del suo vangelo.

martedì 13 aprile 2010

Un viaggio a Nduye...per ricordare e sperare!


Sabato pomeriggio, 10 aprile, sono andato con Lidia Longo a Nduye.

A prima vista, una notizia banale. Ma questa cambia di natura e diventa stupore quando Lidia si presenta: è la nipote di padre Bernardo Longo, figlia del fratello Vittorio, nato nel 1903.


Il fratello maggiore di Lidia, Lieto, ha fatto la Prima Comunione il giorno della Prima Messa di Padre Bernardo. Quando Lidia nasceva, suo zio era da poco arrivato in Congo..


LIDIA ci teneva tanto a ritornare sui luoghi che hanno visto il lavoro, i sacrifici, la passione di padre Bernardo per la formazione dei giovani, il suo amore per la gente, per i Pigmei, la sua vita di preghiera.

Era già stata a Nduye la sera del Sabato Santo con Deogratias Syauswa, il discepolo fedele di padre Longo e il suo…erede. Ma era stata una visita rapida e senza documentazione. Voleva ritornare con calma un’altra volta per fissare negli occhi e nel cuore questi oggetti, questi panorami meravigliosi così vari e suggestivi, e trasmettere ad altri le sue impressioni e soprattutto le sue emozioni..


Ci tenevo anch’io ad accompagnarla per dirle che questa missione ci sta a cuore anche se per il momento possiamo fare poco e per rivisitare i luoghi dove praticamente ho cominciato anch’io la mia vita missionaria. Ogni cosa, ogni angolatura, ogni edificio hanno qualche cosa da dire, e visitandoli assieme, sembra riprendano vita.



La casa, la stanza di padre Longo, i macigni a fianco della casa ("i massoni", come li chiamava padre Samuele Testa) , con i tagli inferti da padre Bernardo per ricavare le pietre vive per le sue costruzioni, gli hangar, le aule delle scuole professionali, la chiesa, la sorgente “inesauribile” con a fianco i resti di una pompa arcaica, testimone dell’ingegnosità di padre Bernardo che faceva salire l’acqua in una cisterna sulla collina dietro la casa, usando appunto questa pompa a pistone ma che riusciva a far salire l’acqua a oltre 70 metri di dislivello con una pressione che spesso faceva scoppiare i tubi ,di ricupero anche quelli, come quasi tutto quello che si trovava a Nduye. Ricordo la pazienza di Deogratias che negli anni 70 spessissimo doveva seguire il tragitto della tubazione alla ricerca della famigerata fuoriuscita d’acqua. E la calma con cui medicava la ferita avvolgendola abbondantemente di strisce di camere d’aria!



Poi su verso la spaziosa casa delle suore Comboniane, le scuole delle ragazze, la cappella… il tutto costruito con gusto da padre Bernardo a differenza di quanto aveva fatto per la sua casa che assomigliava molto alle capanne della gente. Si devono a Padre Luigi Noacco, nel 1971, in previsione del mio arrivo e dell’arrivo di Gianluigi Mazzufferi e don Don Enzo Formiconi, i lavori importanti per una sistemazione decorosa. Purtroppo oggi, dopo anni di incuria, la casa avrebbe bisogno di un…restauro radicale, soprattutto per quanto riguarda gli impianti sanitari ed elettrici…


Un momento forte è stato quello passato in chiesa, con partecipazione alla Santa Messa , una sosta prolungata sulla tomba di padre Bernardo e la foto con i fedeli all’uscita.



Non poteva mancare la visita al fiume Nduye e una foto ricordo con i Pigmei.



Sono certo che Lidia ha registrato tutto. Non ha ancora detto molte cose; ma da tutta la sua persona, da quello che dice e come lo dice, traspare il suo desiderio che tutto rinasca e che, soprattutto questa gente, i Walese e i Pigmei ritrovino un Padre e un Pastore dal cuore grande e generoso come quello di suo zio.


Sono certo che l’ha chiesto a padre Bernardo… e glielo chiederà ancora!

E’ il desiderio di tutti che la sua preghiera venga esaudita.


Coraggio, Lidia, non stancarti!

***

Foto:

Lidia davanti alla casa dei Padri;

accanto alla tomba di padre Bernardo

all'uscita della chiesa;

la casa delle Suore;

sulla sponda del fiume Nduye (in...secca!)

davanti a una capanna di Pigmei

venerdì 9 aprile 2010

12 marzo - 9 aprile: un mese movimentato!



Sono tornato ieri da Beni. Accompagnavo il vescovo Mgr. Janvier Kataka che aveva fatto un viaggio-lampo a Butembo.

Eravamo molto stanchi tutti e due per cui abbiamo fatto il viaggio in silenzio


Questo mi ha permesso di ripercorrere gli avvenimento di questo mese.


Il 12 marzo ho lasciato alla frontiera fra il Congo e l’Uganda, padre Gianni Lamieri. Partenza definitiva? “Mai dire: mai”.
Ma il clima era mesto. Ci siamo dette poche cose, ma credo che il ricordo resterà vivo. E’ fra i veterani del Congo: 28 anni di presenza e di lavoro intenso, in condizioni difficili, soprattutto durante gli ultimi anni a Babonde.
Nel viaggio verso Kasindi ha avuto la fortuna di vedere bene il Ruwenzori: è fra i pochi fortunati. Purtroppo io avevo le batterie scariche per cui ho fatto una sola foto. Ma forse neppure lui aveva voglia di tanta pubblicità. Un ricordo semplice e spoglio…

Ciao Gianni e buon lavoro!



Il 19 marzo invece arrivava a Kampala una comitiva insolita: due suore: Alessandra e Sara (Suore Operaie della Casa di Nazareth), una signorina giovane, Barbara, amica delle due suore e una signorina meno giovane: Lidia Longo!. Le prime tre sono venute per assistere all’entrata in parrocchia (Niania) di un giovane sacerdote congolese che ha studiato in Italia e che ha stabilito un legame di amicizia con le due suore.



Lidia Longo, nipote di padre Bernardo Longo, realizza un sogno coltivato durante tutta la sua vita: visitare e soprattutto vivere un momento intenso nei luoghi dove ha lavorato e dove ha dato la vita suo zio padre Bernardo.



Il 29 marzo partiva per l’Europa, Anna di Pasquale. Ho poco da aggiungere, visto che abbiamo pubblicato su questo blog la notizia, le foto e le sue impressioni.


Il 31 marzo, dopo un viaggio ricco di avventure, sorprese e qualche timore, arrivavano da Kisangani: Mons. Antonio Barone, e i vari professori e dottori(lo dico una volta per sempre): Felice Martinelli, Antonio Tessitore e Daniele Giudici. I primi 3 hanno superato i 70 anni e fare la strada da Kisangani a Mambasa in macchina (hanno avuto anche il brivido dello scoppio di una gomma) non è un’avventura da poco. Daniele ha conosciuto anche l’emozione di un viaggio in moto, sotto un sole cocente, per venire a chiedere soccorso a noi che ci trovavamo a Bafwasende. L’arrivo a notte fonda a Mambasa è stato per tutti una liberazione!


Volevano vivere i misteri della Settimana Santa con noi e con i nostri cristiani e constatare de visu i vari lavori in corso. Credo siano rimasti contenti…anche se, a fior di labbra dicevano che le cerimonie erano un po’ lunghe e che…faceva caldo. Ma hanno apprezzato molto la vivacità e la partecipazione attiva dei cristiani alle varie celebrazioni. Non si sono accontentati di restare qui al centro: sono venuti a Mayuano, alla chiesa di san Francesco a Manjombo. Penso sia stata una bella preparazione alla Pasqua.



Se ne sono andati il lunedì 5 aprile. Il 6 prendevano l’aereo da Bunia per Entebbe e di qui per l’Europa. Ci stiamo facendo una bella esperienza di programmazioni e prenotazioni.





Il 7 ripartivano anche Sr. Sara., Sr. Alessandra e Barbara. Una ultima foto africana sulla sponda dello Semliki, affluente del Nilo. Ci hanno già scritto. Le suore: “ Non dimenticheremo mai il Congo. Lo portiamo nel cuore e nella preghiera”. Barbara: “ la vostra accoglienza è stata straordinaria. L’africa mi e ci è entrata nel cuore. Portiamo a casa molto e abbiamo lasciato poco…”






Adesso riprendiamo. Domani pomeriggio vado con Lidia Longo a Nduye, in pellegrinaggio ...Ve ne riparleremo. Ciao e a presto!

Foto:

p. Gianni davanti al Ruwenzori

Lidia Longo sulla strada di Mayuano

Antonio Tessitore, Felice Martinelli e don Antonio davanti alla scuola B.Longo

Felice Martinelli a Mayuano davanti alla scuola "Albino Martinelli"

I nostri 4 con un "guerriero!" pigmeo (in alto a destra, Daniele Giudici)

sr. Sara, sr. Alessandra e Barbara sulla sponda dello Semliki, il 7 aprile!


mercoledì 7 aprile 2010

A.VO.MI. party "batti un 5"


L' AVOMì (amici volontari e missioni) compie 5 ANNI!!!! In cui è successo un pò di tutto attorno a questa associazione: chi è andato in Brasile, chi in Congo, chi in Kenya...e chi invece è rimasto a Cambiago o dintorni e ha scelto di dedicare tempo ed energie per non dimenticare che al mondo tanto si può fare per avere più amici, per essere più solidali, per sapere ciò che non si dice in TV.

Conoscendoci non vi stupirà che, per l'occasione, abbiamo deciso di organizzare un MEGAFESTONE
con tanto di musica dal vivo di cover e non, Dj set ultratabbozzo che precederà un Dj set revival/trash!

Abbiamo scelto lo slogan BATTI UN CINQUE! perchè 5 sono i nostri anni e perchè 5 sono le dita di una mano aperta che richiama il gesto di donare la nostra solidarietà a chi ci è amico.

Inoltre e come sempre, il ricavato della festa contribuirà a sostenere i nostri progetti!


10 APRILE, ORE 22, ISOLA LIDO DI CASSANO D'ADDA (via Rivolta, senza numero , quindi dopo il ponte di Cassano D'adda anzichè andare verso Treviglio girate a destra per Rivolta e poi prima del cavalcavia girate a destra!) INGRESSO LIBERO, ASSENZA VIETATA

by il Consiglio dell'AVOMì!

ps: i soci sono invitati ad un aperitivo più cena ad essi riservati dalle ore 19

domenica 4 aprile 2010

Pasqua 2010: E' vivo e ci fa vivere...

Carissimi,

siamo alla sera di Pasqua.
Vi abbiamo pensato e abbiamo pregato per voi.

Buona Pasqua!

In questi giorni, siamo stati molto impegnati:

p. Dino in parrocchia a Mambasa,
p. Gauthier nei villaggi sulla strada di Nduye,
p. Silvano a Mayuano, Ekwe, Manjombo, Mambau...
Ma siamo contenti e vogliamo comunicarvi questa gioia.
Abbiamo qui 5 ospiti... (Mons. Antonio Barone, Felice Martinelli, Tessitore Antonio, Daniele Giudici e Lidia Longo, nipote di padre Bernardo Longo), ma ne riparleremo in seguito.


* * *
"Perché cercate fra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto" (Luca, 24,7)

Un augurio da parte di noi tutti e un grazie a coloro che ci hanno scritto e ci hanno ricordato!

p. Dino

p. Gauthier

p. Silvano






foto: Angèle e ..i suoi genitori vi augurano una Buona Pasqua e vi dicono: "Grazie!"
la LUCE è più potente delle tenebre

sabato 3 aprile 2010

29 marzo: Anna riparte per l'Italia...


Anche questa missione è finita…la prossima è fissata per il mese di Agosto. “ Solo” 4 mesi e sarò ancora in mezzo alla “mia gente”.


Ho dedicato questi due mesi e mezzo a correggere gli errori delle cooperative attraverso la formazione e la sensibilizzazione. Come mi dicono sempre le donne “sto insegnando loro a camminare come una mamma fa con il proprio bambino”; in effetti è così che a volte mi sento la mamma delle mie donne!!

Al mio arrivo qui ho trovato una situazione disastrosa dal punto di vista produttivo. L’evento che mi ha dato la forza di non mollare e di continuare a credere in quello che stiamo facendo è stato assistere alla prima riunione generale delle 5 cooperative dopo il mio arrivo…; ho visto una crescita sociale, le sentivo parlare per la prima volta di “amore per il proprio lavoro” , “ presa di coscienza del cambiamento che questo progetto ha portato alle loro vite ”, “ l’importanza di lavorare insieme”, ho visto delle donne in evoluzione, libere nell’esprimere le loro idee, darmi senza timore dei consigli per migliorare il “ nostro progetto” .


Mi sono detta: “ vale più tutto questo che 100 uova al giorno”!!. La produzione arriverà, come in effetti poi è stato, solo se in queste donne si sviluppa una crescita sociale, un’ idea di unione, di aiuto reciproco.


Ho fatto in modo , in collaborazione con il fedele Dominique , veterinario locale e mamma Ester, instancabile donna dalla mente acuta e amica insostituibile, di creare uno stock alimentare sufficiente per gli allevamenti fino al mese del mio ritorno; abbiamo acquistato 360 pulcini che verranno distribuiti alle cooperative, l’obbiettivo è quello di creare velocemente un numero di ovaiole che il mese di settembre/ ottobre inizieranno a deporre.. secondo i nostri calcoli ci saranno circa 500 galline che dovranno riempire il villaggio di Mambasa di uova sane e controllate!!!

Adesso queste donne hanno tutto le capacità per raggiungere questo primo traguardo.


Questo è un brevissimo riassunto di due mesi e mezzo di duro lavoro, fatto di incontri settimanali di corsi di formazione e riunioni , controlli quotidiani negli allevamenti, sensibilizzazione per il villaggio di Mambasa, incontri con il settore acqua del progetto, incontri con l’ amministrazione locale…


Torno a casa un po’ stanca , ma fiduciosa che la strada intrapresa 5 anni fa porterà queste donne a un cambiamento importante e duraturo..

Grazie Anna e Gianni per avermi accompagnato durante la prima parte del mio viaggio..

Grazie Dino, grazie Silvano per avermi dato la possibilità nel 2005 di poter iniziare a realizzare l’unico sogno che ho sempre avuto..

Un ringraziamento particolare a Giulia..


Ciao Mambasa.. a presto..


Vostra Anna

- prima della partenza

- sfilata dell'8 marzo (festa della donna!

- per restare in tema (30 marzo!

giovedì 25 marzo 2010

S.O.S : gli alberi muoiono! Cercasi "dendroiatra"!

Gli alberi muoiono…!


Nel mese di agosto del 2008 avevo piantato nel viale che va verso la scuola e la chiesa degli alberi ornamentali che hanno i rami a terrazza, a degli intervalli regolari. Un albero molto “ombroso” e – cosa normale in Africa – sempre verde.

In seguito vi posso dare il nome scientifico.


Ma adesso ho un problema urgente. O meglio, sono gli alberi che chiedono aiuto.

Da qualche settimana alcuni, cinque, danno segni preoccupanti.


Senz’altro un insetto all’interno sta uccidendoli. Ne esce una specie di vischio e l'insetto, svuotando il ramo lo indebolisce e questo si spezza.

Accludo una documentazione fotografica.

C’è fra di voi un “dendroiatra”?

Cosa posso fare?

Oggi è la festa della Annunciazione. Dovrei avere pensieri più religiosi.

Mi consolo pensando che san Giuseppe, a quel tempo promesso sposo a Maria, si occupava di alberi…se è vero che faceva il falegname.


Tutti i suggerimenti saranno ben accetti e nell’ambito del possibile, seguiti.

Sperando che non sia troppo tardi.

Gianluigi, Giando, Luigi (marito della Terry), Amici di "Vivere nel Verde"...se potete, datemi una mano!
Grazie!
***
foto: viale con gli alberi (li avevo protetti dai palloni dei bambini)
vischio che fuorisce dai buchi
ramo spezzato

martedì 23 marzo 2010

Questa è SANTITA' vera: don Giuseppe Scarbolo!

Vi racconto oggi la storia vera di un santo vero anche se non sarà mai canonizzato. E’ una grazia averlo conosciuto, un privilegio averlo avuto come amico e collaboratore.


Don Giuseppe Scarbolo (gennaio 1915 – febbraio 2010), missionario a Mambasa e a Niania!


Se pensi a lui, sei investito da una ventata di aria fresca e respiri a pieni polmoni bontà, innocenza, serenità. Un uomo che è morto a oltre 95 anni, ma che ha conservato un animo e uno sguardo limpido e radioso fino alla fine.


Ripeto: è un privilegio averlo conosciuto!


Eravamo nell’estate del 1973. Lui aveva già 58 anni ed era parroco di una grossa parrocchia della diocesi di Udine. Accogliendo l’invito del suo vescovo e di un altro sacerdote friulano, missionario a Mambasa, don Giacinto Toneatto, era venuto qui per vedere sul posto e prendere una decisione ponderata circa un suo eventuale impegno missionario. Don Giacinto era solo e la parrocchia era agli inizi!


Ricordo molto bene i primi incontri.Venivo da Nduye apposta per stare un po' con lui. Era entusiasta, stupito di tutto, come un bambino felice e pieno di ammirazione per i missionari.

La sua scelta fu immediata. Ma doveva tornare in Italia per convincere parenti e parrocchiani. Evidentemente costoro non erano entusiasti, tutt’altro! Mi chiese di aiutarlo. Trovandomi in Italia nel gennaio del 1974 mi invitò nella sua parrocchia per fare opera di convinzione. Passammo una bellissima giornata assieme ai suoi e ai rappresentanti della parrocchia. Mostrai un filmino della missione di Nduye e cercai di essere convincente soprattutto con le sorelle che si preoccupavano molto della sorte del loro amatissimo fratello. L’incontro fu positivo.

Iniziò così una bella avventura durata 20 anni. Prima a Mambasa e poi a Niania accanto al suo amico-fratello don Giacinto. In seguito li raggiunse un altro sacerdote friulano: don Fabio Varutti!

Scherzosamente li chiamavamo: “ i due diabolici vecchietti” per la loro furbizia, arguzia, il loro saper fare (si completavano meravigliosamente!), per la loro costante intesa. Erano inseparabili.

Don Giuseppe aveva un animo buono: era buono! Sapeva accogliere, mettere a proprio agio.

Spesso, a causa dello stato della strada o per la panne della macchina si arrivava a Niania la sera tardi e spesso anche la notte.

Don Giuseppe si alzava, riaccendeva il gruppo elettrogeno e preparava una buona cena, sorridente e senza mostrare il minimo disappunto! Era felice!


Un cuore grande, umano,delicato.


Riempiva la sua giornata di preghiera, di incontri con la gente, di lavoro manuale. Lavorava con passione nell’orto e sui cantieri : ha ristrutturato la chiesa di Mambasa, costruito la casa dei padri, collaborato con Giacinto alla costruzione della grande chiesa di Niania.

Aveva una attenzione particolare per gli ammalati e i bisognosi.


Tornato in Italia nel 1994, dopo la morte del suo amico don Giacinto, pensava alle missioni e viveva per esse. Era felicissimo che i dehoniani avessero preso e continuassero il lavoro nella “sua prima missione” Mambasa a cui era attacatissimo

Si dedicava a tempo pieno alle confessioni, alla visita agli ammalati e all’accompagnamento di gruppi di preghiera..



Chiedeva spesso notizie della missione e dei suoi ex-collaboratori. E un piccolo gesto da parte nostra, una visita, o anche una semplice chiamata telefonica lo riempiva di gioia e lo stimolava ad aiutarci.



Mi scriveva un giorno: “ Sono felice di vedere il tuo impegno nella formazione dei giovani e vorrei aiutarti in tutti i modi: pensa!, alla mia età, gioco al Totocalcio, alle diverse lotterie, perfino al “gratta e vinci”!

Grazie don Giuseppe! Non rammaricarti di non aver mai vinto. Adesso sono certo che ci aiuterai con la tua intercessione presso il Padre, in compagnia del tuo carissimo amico don Giacinto!

foto: don Giuseppe e (sotto) con p. Nerio Broccardo

domenica 21 marzo 2010

GIORNI FERIALI

Ho ricevuto stamattina (19 marzo) un colpo di telefono di P. Silvano da Kampala:
è arrivato senza troppi problemi nella capitale ugandese. Ha viaggiato con una vettura presa a noleggio a Beni, perché la nostra Land-Cruiser faceva le bizze e rischiava di lasciarlo per strada. Fra qualche ora P. Silvano accoglierà la signora Lilia Longo, nipote di Padre Bernardo Longo, che viene ad ossigenarsi lo spirito presso lo zio. Altre tre suore, dirette alla missione di Niania, viaggiano assieme a lei. Li aspettiamo tutti a Mambasa per domenica sera.


Qui, alla missione, tutto si succede nella normalità, con il ritmo e il tono dei “giorni feriali”. All’Istituto Bernardo Longo si continua a lavorare all’ultimo edificio, del quale don Sergio Scortegagna aveva messo la prima pietra durante scorso mese di gennaio: i carpentieri hanno cominciato oggi i lavori delle cassaforme per colare il cordolo di cemento armato, sopra le finestre. Altri falegnami stanno mettendo porte e finestre al secondo edificio dell’Ospedale Gbado.


Nuovo edificio all’Istituto Bernardo Longo


A proposito di ospedale, vorrei tranquillizzare il nostro amico elettricitista Beppe: stamattina sono andato a vedere i lavori ed ho fatto attenzione alle prese e interruttori da lui istallati. Tutto è in ordine, non ce n’è uno che manchi. Le sentinelle pigmee servono a qualcosa (almeno finora). Prevediamo, per il prossimo mese di aprile, di fare gli impianti idraulici. Accanto all’ospedale, abbiamo ripreso a lavorare alla piccola piantagione di Jatrofa kurkas, che era stata dimenticata per diversi mesi. Il ricordo della convinzione con la quale Giando ci parlava di questa grande possibilità che abbiamo di ottenere un buon idrocarburo, continuava a disturbare lo spirito come un sassolino nelle scarpe. Cosi’ abbiamo deciso di riprendere più seriamente questa iniziativa. Giando, vedi di procurarci una indicazione dettagliata del procedimento da seguire per l’utilizzo della Jatrofa come carburante nei nostri motori.

Oggi è il 19 marzo, festa di San Giuseppe. Stamattina, durante la Messa, abbiamo pregato per tutti i papà delle nostre famiglie: molti di voi lo sono. E abbiamo ricordato in modo particolare per tutti coloro che portano il nome di Giuseppe. Un santo di poche chiacchiere, stando almeno a quello che il Vangelo ci dice di lui. Ma uomo che viveva intensamente in comunione con il suo Dio e che guardava al concreto, ai fatti. L’augurio è che siamo capaci di metterci alla sua scuola.
Auguri carissimi a tutti i Giuseppe.


P. Dino

Piantagione di Jatrofa

venerdì 19 marzo 2010

Oggi è San Giuseppe...Prosdocimi

Così, per fare gli auguri, pubblichiamo il breve sunto di una chiacchierata fatta al telefono. Una micro intervista con il nostro Giuseppe Prosdocimi, colonna laica storica delle missioni di Nduye e Mambasa, nonché cugino di Padre Silvano Ruaro.

Prima di tutto, caro Giuseppe racconta da quando ti occupi delle nostre missioni?

Ho cominciato con Mambasa negli anni ’80, ’81 ed ho preso passione quando P. Silvano è andato a Mambasa nel 1989. Prima avevo impegni di lavoro, ma negli anni successivi sono andato giù quasi ogni anno.

L’ultima volta ho lavorato per l’ospedale in costruzione che è costituito da due padiglioni di 35 metri di lunghezza per 11 di larghezza. L’ospedale avrà due reparti: maternità e pediatria. Quando sono arrivato ho dovuto attendere perché i lavori erano in ritardo. Poi ci hanno dato due stanze dove pensavo di posizionare i quadri comando. Nel tempo restante poi ho finito di fare l’impianto elettrico; dovrò tornare in settembre-ottobre, a seconda di come andranno i lavori, per attaccare le pompe e fare l’impianto dell’acqua.

Giuseppe racconta qualcosa su chi ha lavorato con te?

Sono stato molto contento, ho avuto una grande soddisfazione in quanto tutti muratori hanno lavorato con me (l’impianto è sotto traccia). Avevo poi un ragazzo della missione ed anche molti pigmei. Questi mi hanno dato un sacco di soddisfazioni morali. Devo dire della festa che mi hanno fatto quando ho dato luce all’ospedale e quindi hanno visto le lampade che si accendevano. Una soddisfazione enorme.

Un’altra domanda Giuseppe. Che cosa fai a Schio per preparare questi interventi?

Prima di tutto cerco di avere i finanziamenti in quanto di mio metto solo il lavoro manuale ed i progetti. Comperò quindi il materiale necessario e lo metto nei containers per avere il materiale necessario quando poi andrò a lavorare. Ho molti che si prestano, avendo fiducia in me, e che mi danno i soldi necessari per comperare il materiale.

Ci puoi dire qualche nome?

No, sono ditte e privati, ma è tutta gente che di norma vuol restare anonima. A parte il gruppo missionario di cui faccio parte, è il Gruppo di Ca’ Trenta, con il quale abbiamo formato una ONLUS, che mi offre aiuti notevoli, come ad esempio il finanziamento per il viaggio. Questa sarebbe una spesa notevole che non potrei sobbarcarmi. Se vuoi una cifra approssimativa sugli esisti della raccolta posso dirti che l’anno scorso ho raccolto contributi attorno ai 35.000 euro!

Niente male Giuseppe, un miracolo di solidarietà che continua grazie all’impegno costante, alla tua efficienza. Un uomo di poche parole, ma molto concreto nei fatti.

Quanto fai potrebbe divenire d’esempio per altri, magari per chi incautamente è arrivato fin qui a leggere. In fondo è quanto speriamo. Un saluto a tutti.

sabato 6 marzo 2010

L'avevo promesso. A voi l'ardua sentenza.

Avevo promesso che un giorno o l'altro avrei parlato di quello che Mudjudju chiama: un miracolo e l'attribuisce...a me.
Giando l'aveva ricordato ultimamente, suscitando probabilmente una certa curiosità fra i lettori.
Ieri pomeriggio Mudjudju è venuto alla Via Crucis (abita a 11 km da Mambasa) e ho colto l'occasione per fare due foto: una a lui a una al suo...piede.
Adesso tutto è pronto per questo articolo.


La leggenda
di san silvano.

Marzo 2003.

Dopo la bufera dell'autunno 2002: arrivo massiccio di rifugiati da Bunia, saccheggio di Mambasa, esodo a Beni e impegno da parte nostra di assistere tutti i profughi, nel marzo del 2003 ritorniamo a Mambasa. Operazione degna…del corridio aereo di Berlino. Trasporto dei profughi, con il camion, da Beni fino a Byakato, a 75 km da Mambasa…poi a piedi fino a destinazione visto che la strada è impraticabile.

Ripresa delle scuole il 10 marzo per convincere i più dubbiosi e pigri a rientrare. In pochi giorni Mambasa riprende la sua vita quasi ordinaria.

Ma i tempi sono duri. Tutti hanno perduto tutto. I campi e i raccolti sono stati bruciati dai soldati: non c’è traccia di animale domestico. La missione ha perso oltre 35 pecore. 30 mucche…ed è vuota. Ma si riprende. Ognuno cerca il modo di sopravvivere. Per fortuna i benefattori non mancano e possiamo distribuire cibo a tutti e pagare gli insegnanti di tutte le scuole di Mambasa e dintorni per un raggio di oltre 80 km.

Nascono nuovi mestieri.

Mudjudju escogita un nuovo modo per guadagnare qualche soldo e poter ripartire con la sua attività principale: l’agricoltura. Si fa tassista con la sua bicicletta.

Una donna gli chiede di trasportarla a Beni (142 km!).

Accetta. Chi conosce la strada fra Mambasa e Beni sa che non è impresa da poco: ci sono tratti in forte salita, buche, fango, tratti sassosi. Ma Mudjudju è un uomo coraggioso e deciso!

Partono. La donna trova posto sul portabagagli imbottito con un cuscino e Mudjudju deve pedalare o più spesso scendere e spingere. La donna ha pagato…per stare seduta.

Arrivati a 30 km da Mambasa, un soldato vuole prendere di forza la bicicletta. Mudjudju si oppone. Il soldato imbraccia il fucile per colpire Mudjudju. Questi a sua volta afferra il fucile e gira la canna verso il basso. Il soldato preme il grilletto. Partono parecchi colpi che perforano il piede di Mudjudju. La gente accorre e immobilizza il sodato. Mudjudju viene portato a Teturi a 42 km da Mambasa dove ci sono i Médecins sans frontìères.

I cristiani di Mayuano mi mandano un biglietto per avvertirmi dell’accaduto. Parto subito in moto con l’abbé Roger della diocesi di Wamba. Trovo Mudjudju dolorante. Intervengo personalmente presso i Medici pregandoli di fare tutto il possibile.. Immediatamente una loro macchina porta Mudjudju al loro ospedale di OICHA.

Passa qualche giorno e la ferita non rimargina. L’infezione si propaga. Mudjudju soffre terribilmente.

Una sera il medico, francese, gli dice che, a malincuore, il giorno dopo procederà all’amputazione del piede. Mudjudju, rassegnato, accetta senza discutere, convinto che questo sia il minor male.

La notte, Mudjudju ha un sogno (visione): vede padre silvano vestito di bianco, luminoso e che tiene un libro in mano. Mudjudju vorrebbe sapere cosa sta leggendo. Ma questa visione sorride e gli dice : "stai tranquillo non ti taglieranno il piede”.

Il mattino il medico lo va a visitare e gli annuncia con l’aria più normale del mondo : "non è necessario amputare il piede."

Così è stato.

Mudjudju dopo qualche settimana è ritornato a Mambasa, un po’ zoppicante ma in forma.

Oggi ha tutto dimenticato…eccetto la storia di quella visione che ama raccontare ai nostri visitatori e mostra senza problemi le cicatrici nel piede!

Cosa pensare?


Di una cosa sono certo: quella notte famosa io non mi sono mosso da Mambasa.



Foto: Mudjudju (a destra) con il direttore Ngona.

- il suo piede, oggi!

giovedì 4 marzo 2010

Salone della macchina..da scrivere!


Oggi, 4 marzo 2010, ho consegnato a Tanzi Christophe, direttore della Scuola dei Pigmei "Giacinto Toneatto" a Babungbe (a 35 km sulla strada di Komanda-Bunia) la prima macchina da scrivere- Olivetti, lettera 22 - giunta, con tante altre, con l'ultimo container.

Per la cronaca. Durante il mio ultimo soggiorno in Italia, ho lanciato a Cambiago un appello:"Trovatemi delle macchine da scrivere manuali e non elettriche per le scuole della foresta". Le persone mi guardavano come fossi un troglodita (uomo presistorico e primitivo che abita nelle caverne!). Ma qualcuno ha preso sul serio questo appello...e un po' alla volta le macchine, OIivetti, Olympia, Remington...sono sbucate fuori dai ripostigli, dalle cantine, dai granai. (I giovani probablimente non capiscono di che cosa parliamo!).
Grazie soprattutto all'interessamento e alla passione di qualcuno/a.
Adesso le macchine da scrivere sono qui. Non tutte a Mambasa per ora. Molte sono a Beni nel deposito dell'ENRA, una società di un amico belga, Robert Ducarme, sempre pronto a venirci incontro.
Ma un po' alla volta le porteremo qui e le distribuiremo soprattutto ai direttori delle scuole della foresta. Ancora oggi molti direttori scrivono i loro rapporti scolastici (e il sistema scolastico congolese batte il record delle burocrazia cartacea) a mano, usando decine di volte la stessa carta carbone.
Non vi dico la gioia di Christophe. Nella foto era troppo emozionato per esplimerla. Ma quando è partito, vi assicuro che aveva gli occhi lucidi e una sola parola: "aksanti!"
Ma prima ci doveva essere il vernissage. La madrina non poteva essere che lei! Eccola!
Nella prima foto è un po' impacciata, nella seconda è già una professionista. Non vi dico la fatica che abbiamo fatto per toglierla dallo sgabello e riprendere la macchina da scrivere per darla al direttore che qui vicino attendeva con segni evidenti di impazienza. Anche perché nel frattempo sono giunti altri direttori e Christophe aveva un po' timore che questa macchina prendesse altre direzioni!

E sinceramente anch'io sono contento di veder realizzato questo piccolo sogno. Altri direttori verrano in questi giorni. Angèle non farà più la sua esibizione, ma la gioia dei direttori sarà ugualmente molto grande!
Grazie quindi a coloro che hanno contribuito a questo progetto, grazie a chi ha preso sul serio la mia richiesta e ha corso a destra e a sinistra in tutta la Brianza a caccia dell'oggetto raro, ha trasformato la sua casa in magazzeno con tutti i disagi che questa operazione comporta.

Il sorriso di Angèle, la gioia di Tanzi...siano già una prima rata con cui pago il mio debito di riconoscenza.

Il resto lo sapete già.




Grazie!

foto; due momenti del "vernissage"
sotto: il direttore Christophe Tanzi







lunedì 1 marzo 2010

Conto sulla vostra...comprensione

Strano. Sono riuscito ad entrare nel blog con il mio vecchio indirizzo e la vecchia password.

Nel commento al post di Gianluigi vi ho già spiegato tutto. Scusatemi.
Dico a tutti: non fidatevi...
il mio nuovo indirizzo è: silvano.ruaro@yahoo.com

Per farmi perdonare e per non spaventarvi per il fango che copriva la strada, vi mando la foto di un tramonto nei pressi di Bunia ieri sera alle 17,30!
Evidentemente ho perso tutti i vostri indirizzi.
Vi chiedo quindi, per favore, di mandarmi un messaggio...sperando che non succeda più!
Grazie.