sabato 8 novembre 2008

Dov’è Padre Silvano ?


Per certo è in Italia da più di un mese, dove si dovrebbe ritemprare con le cosiddette “ferie missionarie”. Si, ferie missionarie! Per lui però anche questo periodo è un superlavoro tra i tanti, con la differenza che è fuori sede. Talvolta abbiamo l’impressione che sia un tour de force, un gioco perverso che lo sballotta a dritta ed manca, con mille diversi incarichi, visite, scadenze, contatti disparati e sempre senza negarsi a nessuno.
Dov’è stato e dov’è ora (anche se lo sappiamo) non lo diremmo mai, specie qui sul blog. Padre Silvano ha già tante gatte da pelare che solo qualche telefonata o una incauta visita potrebbe travolgerlo. Pensate che non ha avuto nemmeno il tempo di leggere il libro di Vito Mancuso “L’anima ed il suo destino”, opera che dovrebbe essere essenziale per chi fa “un mestiere” come il suo!

Però, come riporta qui sotto il nostro blog, per certo il 22 novembre sarà a Crespi d’Adda, per ricordare Padre Samuele Testa, l’indimenticabile “mupe kichwa, makelele mingi”!
Nei giorni precedenti, per l’esattezza sabato 15, raggiungerà gli amici a Senigallia, nelle Marche. Qui ci sono gli amici che non ha mai dimenticato ogni volta che è rientrato in Italia. Così è avvenuto anche dopo la dipartita di Don Enzo Formiconi, che per Nduye, per Mambasa, per la sua gente, per le missioni in Africa ha manifestato un amore profondo e sentito. Tanto quando era in quei luoghi, sia dopo, al rientro in Italia, alla fine della parabola terrena nella casa di Vanda, alla Cesanella, dove ha vissuto gli ultimi anni.

Vi anticipiamo qualcosa del programma: le due Messe che celebrerà domenica 16 novembre. La prima alle ore 10.15 presso la Parrocchia della Pace e la seconda, alle 11.30, alla Chiesa delle Cesanella.
Poi nel pomeriggio di questa domenica ci ritroveremo tutti al Centro Sociale delle Saline, in via dei Gerani. Qui dove alle 17.30 ci sarà la proiezione di fotografie e seguirà una chiacchierata (o conferenza, Padre Silvano!?). Per questo appuntamento abbiamo già iniziato il tam-tam. Dalle lettere, agli inviti via mail, alle comunicazioni ala stampa per far si che ci sia tanta gente, tanta attenzione e tanto calore attorno al nostro Padre Silvano.

* nella foto, che risale al 1985, Padre Silvano con una donna pigmea e mio figlio Marco

mercoledì 5 novembre 2008

Decimo anniversario di Padre Testa


COMMEMORAZIONE DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI
PADRE SAMUELE TESTA
sabato 22 novembre 2008,
ore 10 ritrovo presso il cimitero di Crespi d’Adda
ore 11 Parrocchia di Crespi d’Adda, S. Messa
ore 12 rinfresco
Interverranno:
Padre Silvano Ruaro, don Luigi Cortesi


Sono passati già 10 anni. Padre Sam ci ha lasciati la mattina del 22 novembre 1998, senza discorsi, senza cerimonie, e, come era sua abitudine, lavorando. Stava spalando la neve sul sagrato della chiesa di Savoniero.
Ancora una volta ci ha sorpresi, come era solito fare con le sue battute umoristiche.
Ci aveva abituato a scherzare anche con la morte, ma questo non ha impedito lo stupore e la tristezza per la sua partenza. Il fatto che sia partito così, senza testimoni oculari, senza dirci “arrivederci”, mi ha dato l’impressione che se ne fosse andato momentaneamente, pronto a riapparire all’improvviso.
E così il suo ricordo, la sua memoria hanno durato nel mio e nel vostro cuore per tutti questi anni.
Ed è stato un ricordo gioioso, stimolante.
Mi sembra logico, dopo dieci anni, di trovarci assieme per pregare per lui e con lui, per trovare spunti per continuare con il suo stesso entusiasmo a fare il bene.
Padre Sam è invecchiato e se n’è andato senza diventare vecchio; aveva ancora tanti progetti, tanta voglia di ritornare in Congo.
“Finché avete tempo, fate il bene!”
Mi sembra questo il suo messaggio.
Spetta a noi, ora, accoglierlo e a metterlo in pratica.
Penso sia questo il suo più grande desiderio!
Grazie a quanti vorranno unirsi a noi per questo ricordo.
p. Silvano

martedì 4 novembre 2008

Cosa sta succedendo in Congo?

Mi è stato chiesto di scrivere, per uso interno, due righe su quanto sta succedendo in questi giorni in Congo. Mi scuso di non essere molto bene informato e preciso. Spero di poterlo fare in seguito. Questa comunicazione serva almeno a tranquillizzare i familiari e gli amici dei nostri confratelli e sia un invito alla preghiera.

Se qualcuno fosse interessato, può consultare, via internet queste fonti: Digitalcongo e http://www.radiookapi.net/.




Da una settimana giornali e televisione parlano, ancora!, della guerra nel Nord-Est del Congo.

Dove esattamente?



Guardando una carta geografica vediamo che Goma e Rutshuru, teatri degli scontri fra le truppe del generale filoruandese Laurent Nkunda e l’esercito regolare del Congo (FARDC), si trovano lungo la linea dei Grandi Laghi, proprio a ridosso del Ruanda. Le nostre missioni più vicine sono il noviziato di Kiragho (a 15 km da Butembo), dove c’è padre Nerio Broccardo e Mambasa dove c’è padre Dino Ruaro; un po' più lontano c'è la missione di Babonde dove operano i padri Gianni Lamieri e Renzo Busana.
Per il momento nessuna delle tre è minacciata dalla guerra, anche se non sono da escludersi migrazioni di rifugiati verso queste località. Kiragho dista da Goma circa 250 Km , Mambasa circa 450 e Babondo più di 700.

Conseguenze di queste guerre: morti, saccheggi, violenze sulle donne, esodo massiccio delle popolazioni, (si parla di diverse centinaia di migliaia di persone), coprifuoco.

Quali sono le cause? A chi giova questa guerra?
Cito da Global Witness del 1 novembre:” L’attenzione internazionale anche ad alto livello provocata dai recenti avvenimenti è la benvenuta. Ma le iniziative diplomatiche a breve scadenza non porteranno ad una pace durevole se non ci si impegna a risolvere le cause che sottendono questi conflitti. Gli interessi economici connessi alla guerra in questa regione sono uno dei motivi chiave delle parti in conflitto.
Il Nord e il Sud Kivu, dove si trova questa zona, sono ricchi di minerali, in particolare di: cassiterite (minerale dello stagno), oro e coltan. Il commercio di questi minerali è la causa soggiacente della guerra che dura dal 1998. I gruppi armati e anche i soldati dell’esercito congolese, fanno il commercio di questi minerali, da anni, nella illegalità e nella più totale impunità. Impongono tasse alla popolazione civile, rubano denaro e minerali sulle strade e ai posti di frontiera”

E l’articolo di Global Witness continua: "Fintanto che ci saranno dei compratori disposti a partecipare a questo commercio, direttamente o indirettamente, con questi gruppi armati responsabili dei gravi attacchi ai diritti dell’uomo, questi gruppi non avranno alcuna ragione di deporre le armi”.

Dietro c’è anche un’utopia: la creazione di un grande impero Tutsi che comprenda almeno il Ruanda e i due Kivu. Paul Kagame, il Presidente del Ruanda, si serve di Laurent Nkunda per tentare di realizzare questo sogno.
Ma probabilmente ci sono più in alto dei potenti protettori. Come si spiega che Nkunda si muova liberamente pur essendo colpito da un mandato di cattura internazionale, accusato di crimini contro l’umanità? E chi fornisce al Ruanda e a Nkunda le armi?

E’ di ieri (sempre su Digitalcongo) questa notizia: “Verso la creazione della Repubblica dei Grandi Laghi. Nkunda installa la sua Amministrazione a Ruthsuru. I ribelli del CNDP di Laurent Nkunda hanno installato un'amministrazione, sabato, 1 novembre a Ruthsuru. Atto che prova con evidenza la creazione della Repubblica dei Grandi Laghi all’Est del Congo, con l’appoggio del Ruanda”.

(affare da seguire…con attenzione!).

domenica 2 novembre 2008

La Santa Vergine del Rosario

La Santa Vergine del Rosario
è la patrona della nostra Parrocchia di Mambasa.
La sua Festa ricorre normalmente il giorno 7 ottobre, ma noi l’abbiamo celebrata domenica scorsa, a conclusione del mese di ottobre, mese del Rosario. Il momento principale è stata la santa Messa, celebrata al sito Avakubi, che è il luogo delle nostre Messe Solenni.
Un momento particolarmente significativo è stato quello dell’offertorio ; alle solite offerte in denaro, i nostri cristiani hanno portato anche i frutti dei loro campi : manioca, banane, canna da zucchero, ananas… sono stati deposti in quantità ai piedi dell’altare e davanti alla statua della Madonna. Saranno poi ridistribuiti ai poveri delle varie comunità cristiane.


Durante la celebrazione ho pensato con riconoscenza a voi, carissimi amici di Mambasa e a tutto quello che la vostra amicizia e generosità ci offre, nelle forme più svariate. Ho pensato in modo particolare a tutti gli amici che soprattutto in questi ultimi tempi hanno voluto venire qui e condividere con la nostra vita, le nostre preoccupazioni e i nostri impegni. Mambasa la stiamo costruendo insieme. E non solo Mambasa, ma anche il bene, la pace, un mondo più fraterno.
Non vi pare ingenuo e illusorio affermare questo, quando alle nostre porte divampa una guerra fratricida ? Eppure sappiamo che il bene fatto, nonostante tutte le apparenze contrarie, un giorno lo ritroveremo. Come un seme che prima o poi germinerà.
P. Dino

sabato 1 novembre 2008

Il demone della guerra

Il demone della guerra non si dà riposo e flagella ancora le nostre popolazioni dell’est del Congo.
Ancora una volta aggressioni militari e invasioni, ancora centinaia di migliaia di civili costretti a fuggire per mettere in salvo almeno la vita. A prezzo di tante sofferenze e stenti, nella più grande insicurezza dell’oggi e nell’incertezza per il domani.
Drammi indicibili.
Frutto inaccettabile della follia umana.

Da Mambasa noi non abbiamo notizie particolari da comunicarvi.
Come voi, seguiamo con preoccupazione il succedersi degli avvenimenti tenendoci informati con i mezzi comuni : internet, televisione, radio. Possiamo comunicare con qualche amico di Beni o Butembo, ma queste due città sono lontane dai luoghi di combattimento e quindi le eventuali notizie non sono di prima mano e sono troppo esposte ai si dice, per essere credibili. Purtroppo anche il servizio telefonico è diventato molto difettoso in questi tempi e molte chiamate rimangono senza risposta.
A Mambasa apparentemente nulla è cambiato nelle occupazioni quotidiane della gente, ma molti non nascondono la loro apprensione, nonostante che cinquecento km ci dividano dai luoghi della guerra. Le tristissime esperienze passate li rendono vulnerabili e facilmente esposti alla paura, all’inquietudine e anche all’allarmismo. Quanto a noi, abbiamo le giornate sempre ben piene, di lavoro, di preoccupazioni e di imprevisti, e questo ci aiuta non dico a dimenticare , ma certamente a non essere paralizzati dalle notizie che ci vengono dal vicino Kivu.
Padre Dino

martedì 28 ottobre 2008

Il richiamo di Nduye



Lunedì scorso P. Claudio ha voluto andare a Nduye, in visita alla missione di P. Longo e in pellegrinaggio alla sua tomba. Ma non è andata liscia : arrivati al km 40, la Land Cruiser s’é intanata in un gran buco. Per tirarla fuori c’è voluta un’ora e mezzo di lavoro. E la strada brutta non faceva che cominciare : gli ultimi venti km si annunciano molto duri. Che fare ? Dopo tre ore di attesa, quando avevano ormai deciso di rientrare, ecco una moto arrivare. Si negozia con il conduttore, e P. Claudio può finalmente appagare la sua voglia di vedere, almeno una volta in vita sua, la missione edificata dalle fatiche e dalla santità di Padre Bernardo. Qui tutto parla di lui e testimonia del carisma che lo ha animato e sorretto. Un invito, una provocazione, per noi suoi fratelli minori e continuatori della sua opera.
P. Claudio riparte da Mambasa mercoledì. Viaggiamo insieme sulla strada Mambasa-Mangina-Beni. Si procede lentamente, ma senza pericoli di rimanere impantanati. A Beni, impossibile di trovare un aereo per Kisangani. Il padre dovrà andare fino a Goma e di li’ raggiungere Kisangani. Ma i suoi diciotto anni passati come missionario in Mozambico gli hanno insegnato sufficientemente la virtù della pazienza. Buon viaggio, p.Claudio e grazie.
Io rientro a Mambasa, passando per Komanda. Per strada vediamo dei gruppi di fuggiaschi che rientrano verso i loro villaggi, confortati da notizie di una calma ritrovata. Ringraziamo il Signore. E che Dio (e gli uomini) accordi loro la pace.
E l’accordi anche a tutti voi, carissimi amici di Mambasa, la pace e la gioia del cuore
P. Dino

lunedì 27 ottobre 2008

Padre Claudio visita Mambasa

E’ arrivato a Mambasa sabato scorso, assieme a Padre Gauthier.
Padre Claudio Dalla Zuanna é consigliere Generale della nostra Congregazione ed é venuto in Congo per partecipare al Capitolo (la riunione più importante) della nostra Provincia del Congo. Finito questo appuntamento, pur avendo giorni contati, ha voluto venire visitare Mambasa e il nostro noviziato di Kiragho. Lungo la strada, da Beni a Komanda, hanno incontrato una folla di gente che scappava da casa (Nyakunde, Marabu, Komanda) a causa delle incursioni di gruppi armati. E’ una notizia che ci sta in una mezza riga, ma per chi ci pensa bene e ha cuore, quante sofferenze e quante paure essa evoca.
La visita di P. Claudio é un’occasione per una visita un po’ più sistematica e attenta della nostra missione e delle varie attività che la animano, soprattutto dei cantieri ancora in corso.
Il secondo padiglione dell’ospedale ha viaggiato ad una velocità ridotta : soltanto una fila di colonne é stata fatta in queste ultime settimane. Ma già a partire da lunedì prossimo i lavori riprenderanno in modo più deciso : il secondo colonnato, il cordolo di cemento armato, e cosi’ via.
A Mabukulu invece i lavori sono andati un po’ più spediti: i pavimenti delle sale e del porticato e il marciapiede sono finiti. Ora toccherà ai falegnami fare i soffitti e mettere porte e finestre.


Una capatina alle cooperative della nostra bravissima Anna é d’obbligo, fiera com’é del suo allevamento di conigli, di polli e della terza cooperativa in costruzione. C’é in lei uno spirito…francescano, che la fa dialogare con i suoi animali ed entrare in rapporto affettuoso con loro. Non so se voglia più bene ai suoi conigli o al gattone che si coccola la sera, seduta davanti alla televisione. A ma anche per lei, il lavoro più esigente e delicato si rivela essere quello svolto con le persone: la loro formazione, l’acquisizione di convinzioni profonde, la perseveranza, …anche quando non c’é lei a controllare.
P. Dino

sabato 18 ottobre 2008

NUVOLE ALL’ORIZZONTE




Già da un po’ di tempo siamo disturbati da notizie che ci vengono dalla vicina città di Bunia e territorio circostante. Si parla di ripresa della guerra da parte di gruppi armati locali, che sarebbero pero’ sostenuti dal di fuori; si fanno i nomi di Rwanda e Uganda, ma è difficile avere delle notizie sicure.
Pochi giorni fa’ alcuni nostri lavoratori si erano allarmati a causa di notizie provenienti da Nyakunde (circa 60 km da Bunia e 140 km da Mambasa) e da Marabu, non lontano da Nyakunde. I due centri sarebbero caduti nelle mani dei ribelli e l’esercito regolare sarebbe in fuga.
Ho telefonato a Bunia, ad un missionario amico nostro. Egli ha confermato che Nyakunde e Marabu sono nelle mani dei ribelli cosi’ come tutta la zona circostante. La città di Bunia (192 km da Mambasa), al momento, è ancora calma
I ribelli sarebbero un miscuglio di gente scontenta, venuta un po’ dappertutto. Molti antichi militari, già smilitarizzati, si sono lasciati arruolare di nuovo. Si tratterebbe di piccoli gruppi, molto mobili e quindi difficilmente identificabili e raggiungibili dall’esercito. Sarebbero guidati da un capo proveniente dalla tribù degli Ngeti. Naturalmente la gente ha cominciato a scappare. Il padre mi diceva che verso Ngeti ci sarebbero già 12.000 sfollati. I preti della parrocchia di Badia sono scappati a piedi e si sono rifugiati a Bunia.
Notizie abbastanza gravi, dunque, e allarmanti.
Per fortuna esse sono state rettificate da altre, che ho sollecitato dal nostro amico Katembo, che molti di voi conoscono; di solito egli è molto bene informato. In realtà l’esercito regolare ha scacciato i ribelli, che si sono rifugiati in foresta con il loro bottino, frutto dei saccheggi fatti. Qualcuno mi diceva, proprio poco fa’, che hanno saccheggiato l’ospedale di Nyakunde.
Al momento tutti I centri importanti sono controllati dall’esercito; la strada è libera e il traffico ha ripreso regolarmente anche sulla strada fra Komanda e Bunia.
Possiamo tirare un sospiro di sollievo: le cose non sono gravi come si temeva. Tutte queste notizie pero’ disturbano e una certa inquietudine comincia a serpeggiare fra la gente.
Hanno già avuto il loro calvario in un passato ancora recente (2003-04) e anche solo l’eventualità di ritornare a tali esperienze suscita ansia e preoccupazione. Si comprende quindi benissimo in loro una certa tendenza all’allarmismo. Per quanto ci riguarda, siamo tranquilli. Anna, superata con un po’ di pena la malaria, si trova ora ad avere un appetito di cui lei stessa è stupita. Ma non corre certo il rischio di ingrassare.
Siamo nelle mani di Dio e continuiamo serenamente la nostra vita di ogni giorno.
Un saluto amico a tutti.
p. Dino.

sabato 11 ottobre 2008

E i nostri amici Ibrahimu?



Avete ragione di chiedervi che fine hanno fatto.
Fortunatamente, dopo le tristi vicende di accuse infondate e di sfratto ingiusto, dopo numerose settimane di forzato soggiorno a Mambasa, lontani dal loro nuovo paese, dai campi appena iniziati, dalla casa ancora in costruzione...fortunatamente le cose hanno cominciato a cambiare. Gli uomini sono stati i primi a rientrare a Nduye. E, dopo di loro, hanno cominciato ad arrivare anche le loro mogli e i loro bambini. Attualmente ospitiamo qui a Mambasa le ultime tre donne, venute da Butembo, assieme ad una ventina di bambini e in attesa di rivedere i loro mariti e i loro papà. All’inizio della prossima settimana raggiungeranno pure essi i loro cari.
Padre Gauthier, recentemente a Nduye per la Messa domenicale, ha visitato il loro campo, che stanno facendo, aiutati dalla gente di Nduye. Sedici ettari disboscati e in parte già seminati, con i primi frutti già pronti per la raccolta. La gente di Nduye parla ammirata di questo campo; lo chiamano “shamba ya ajabu”, e cioè “campo delle meraviglie”. Traducendo un po’ liberamente, si potrebbe dire “il paradiso terrestre”. Nduye, un paradiso terrestre! I miracoli del lavoro...


Venerdì, 3 ottobre, una “prima” a Mambasa. Abbiamo iniziato il nostro “Corso di Formazione”. Una sorta di corso di teologia per laici, che vorrebbe proporre ai nostri cristiani una introduzione agli aspetti principali della nostra fede cristiana: Bibbia, teologia, morale,storia della chiesa. Due ore settimanali di lezioni, durante nove mesi, per un periodo di tre anni. L’ho iniziato, questo corso, con un po’ di apprensione (ma senza esitazione) sia perché i miei studi teologici sono ormai molto lontani nel tempo, e sia perché il mio kiswahili è ancora parecchio claudicante. Ma sono sicuro che la gente comprenderà e porterà pazienza. A proposito di gente: ieri, alle ore 16, momento di apertura del corso, pioveva ancora. Ciononostante, la grande sala dell’Istituto Bernardo Longo era quasi piena. Più di settanta persone hanno sfidato la pioggia e sono venuti. Il desiderio di conoscere è fin troppo evidente. E non può essere disatteso.

Questa mattina sono stato chiamato per amministrare una malata grave. Arrivato davanti casa ho salutato una mamma e carezzato tre bambini, mezzi nudi e tutti sorridenti. Nella stanzetta, una giovane donna mi ha salutato debolmente e mi ha indicato una sedia. Doveva essere una donna bella, tempo fa’. Non ora. L’AIDS l’ha ormai totalmente sfiorita e debilitata. Il suo compagno l’ha piantata... Le ho offerto gli aiuti della fede: il perdono del Padre, l’olio dei malati, la comunione con Gesù e la preghiera, fatta con le lacrime agli occhi. Il Signore continua la passione anche in te, Gianna, sorella che ormai non potrò più dimenticare.


Il tempo sta per scadere: fra qualche minuto, com’è ormai nostra abitudine durante il mese di ottobre (una bella abitudine), tutti quanti, suore e padri, ci ritroveremo davanti alla nostra bella Madonnina, per pregare il rosario. Ci sarete presenti tutti nella preghiera, voi, carissimi amici di Mambasa.
Ciao.
P. Dino

venerdì 10 ottobre 2008

Ancora alcune brevissime da Mambasa

Le scuole sono riprese ed hanno imboccato ormai la strada della normalità. Sarebbe meglio dire “della quotidianità”, perché in realtà tante cose che avvengono non sono “normali”, cioè secondo la norma, secondo giustizia.
Per esempio è ricorrente il fatto che la paga degli insegnanti è irregolare e soggetta a riduzioni arbitrarie e scandalose. Per il mese di settembre sono arrivate, dopo anni di attesa (una decina, credo), le liste degli insegnanti nuovamente meccanizzati ( cioè inseriti nelle lista ufficiale del personale pagato dallo stato). Ma i soldi non sono arrivati... E’ giunto ora, alla fine del mese di settembre, il salario dei mesi di febbraio e marzo scorsi, ampiamente decurtato. Non si sa ad opera di chi. Anche quest’anno, dunque, come succedeva gli anni scorsi, saremo chiamati a dare un aiuto, sia pure modico, agli insegnanti che lo stato si ostina a ignorare e a derubare del loro dovuto. Sperando che finalmente...
Padre Dino

giovedì 9 ottobre 2008

E’ vero! “Si sta bene a Mambasa”


Lo ripeteva per l’ennesima volta anche Silvano nel suo ultimo intervento sul nostro blog. E’ diventato una sorte di ritornello. Tanti lo ripetono tale e quale; altri, con qualche variazione e connotazione personali. Ma il messaggio è lo stesso.

Era vero una settimana fa’, quando Giando, Valentina e Filippo erano ancora qui, in comunità, tutti indaffarati a cercare di concludere gli ultimi impegni di formazione, di organizzazione delle cooperative. La nostra tavola era ancora abbastanza affollata e il dialogo sempre sostenuto, anche se non sempre chiassoso. Perché questo avvenisse, mancava forse qualche bicchierino in più. (interpretazione personale !) . Ma non se ne sentiva poi tanto bisogno e andava bene così. Certo, con Graziano nel gruppo, le cose sarebbero andate in modo diverso! E, ad essere sincero, io gli avrei fatto sempre buona compagnia.

Questo detto è vero anche oggi. La nostra famiglia si è ora ridotta vistosamente e non rimaniamo che in tre: la nostra brava e coraggiosa Anna, lo scolastico Roberto e il sottoscritto. Durante il giorno, dobbiamo cercarci, se ci vogliamo incontrare, perché ciascuno ha i suoi impegni da sbrigare. A mezzogiorno, ma soprattutto alla sera, ci ritroviamo per scambiarci informazioni e impressioni, preoccupazioni e progetti, di cui le nostre giornate sono sempre piene. Non so cosa potrebbe dire l’Anna, ma a me sembra di essere assieme a mia sorella. Purtroppo attualmente ha una visita poco gradita: la signora malaria l’ha presa di forza e l’ha buttata a letto. Speriamo che riesca a sbarazzarsene in fretta di questa compagna poco simpatica. Coraggio, Anna.


Padre Dino

giovedì 18 settembre 2008

E' giunta la foto di Valentina e Filippo



...a dire il vero ne sono giunte due, ma una è talmente compressa (poverina!: 9kB) che non riesco a farla crescere. Attendo istruzioni...

Nel frattempo, aspettando altre foto da Giando e Anna, godetevi il sorriso e l'entusiasmo di Valentina e Filippo, i due giovani veterinari di cui parla padre Dino nel suo messaggio.

E' proprio vero che "si sta bene a Mambasa" !

(Doriano, se ci sei, batti un colpo! un saluto a Isa e Edoardo!)

Riprendono le scuole...e ripartono le cooperative

La fila di gente che staziona davanti all’ufficio del mupe per sollecitare da lui le “grazie” più disparate, come si trattasse di un santuario, è finalmente esaurita. Non mi sembra vero di avere qualche minuto libero, per mettere per scritto qualche riga per voi, amici di Mambasa.
Da quando Padre Silvano, Giuseppe, Giorgio e Graziano, sono partiti per rientrare in l’Italia, il 29 agosto, il movimento di va e vieni a Mambasa è continuato, fino ad oggi.
Il primo viaggiatore a tagliare il traguardo è stato padre Gauthier: è rientrato a Mambasa il 30 agosto, dopo un periodo di riposo in famiglia. Segue a ruota, il 4 settembre, un gruppo di amici veterinari: Gian Domenico e Anna, già veterani di Mambasa e affezionatissimi della nostra missione, e Valentina e Filippo, che arrivano qui per la prima volta , ma che danno l’impressione di essere a loro agio come se fossero qui da anni. Veterani e nuovi arrivati si sono buttati a capofitto nel progetto delle cooperative, già lanciato da tempo e che ora vogliono consolidare ed ingrandire. Delle tre cooperative esitenti, una si è mostrata poco vivace e chiaramente deludente. Anna e Giando cercano di rianimarla con proposte nuove: ma non è affatto sicuro che riusciranno nel loro intento, anche perché certi membri sono troppo presi da interessi personali. Ciononostante i nostri amici non mollano: stanno lanciando altre due cooperative. Riunioni organizzative, sessioni di formazione, analisi di laboratorio, animazione, avvio delle strutture delle due nuove cooperative e via dicendo, riempiono le loro giornate: tra progetti, preoccupazioni, mezze sconfitte, ma anche qualche bella soddisfazione. Oggi Filippo e Valentina da una parte, e Giando e Anna dall’altra esprimevano il loro apprezzamento e contentezza per l’interesse e la voglia di conoscere manifestati da tanta gente.
Bravi, i nostri amici!
Io sono rientrato una settimana fa’ da un viaggio a Kisangani. Assieme a me, è arrivato anche il signor Kalhus, specialista in informatica: è venuto da Beni per ripristinare il nostro collegamento internet, grazie ad un nuovo modem che Padre Silvano aveva consegnato a Gian Domenico. Da alcuni giorni il nostro accesso a internet è soddisfacente. La lunga astinenza di notizie provenienti da Mambasa dovrebbe essere finita. Resta da vedere se, come dice il nostro fedelissimo (e punzecchiante) amico Gian Luigi Mazzufferi non abbiamo disimparato l’arte dello scrivere.
Anche per me, a volte, la penna diventa ...molto pesante.
Ultimo rientro a Mambasa, quello di padre Jean Paul facente funzione di direttore dell'Istituto Bernardo Longo. Purtroppo tale rientro è solo provvisorio ed è velato di tristezza. Al suo arrivo ci ha subito comunicato la sua prossima partenza dalla nostra comunità. Siamo all’inizio dell’anno scolastico: l’Istituo è popolato di studenti (già più di 600). L’avvio, qui da noi, è sempre un po’ difficoltoso, a causa del ritardo di alcuni allievi, delle difficoltà di procurare il materiale scolastico e soprattutto per la carenza di professori: trovare dei buoni insegnanti ben formati, disposti a venire ad abitare ed insegnare in un centro sperduto in mezzo alla foresta è sempre problematico. Quest’anno la partenza di padre Jean Paul non facilita le cose. La direzione provvisoria, costuita dal direttore degli studi, prof.Come Matofali e da suor Fideline, avrà il suo bel da fare. La sfida è quella di continuare, malgrado le difficoltà, ad avere il massimo dei risultati agli Esami di stato del prossimo anno, (quest'anno abbiamo avuto il 100 per cento di promossi) e soprattutto quella di assicurare la qualità dell’insegnamento e della formazione umana dei nostri giovani.
Saluti cordiali a tutti voi e un augurio di cuore: pace e bene.
p. Dino

martedì 16 settembre 2008

Marta ha tolto gli occhiali da sole


Mupe(*) (padre Silvano) chiama,
io rispondo.
Mi ha chiesto di scrivere qualcosa sull’esperienza appena conclusa, ed eccomi qui.

Innanzitutto una piccolissima premessa, necessaria però.
Sono Marta Bravi, lavoro (ci provo...) nel mondo meraviglioso, seppur complesso, della Cooperazione Internazionale da ormai 8 anni.
Ho iniziato in Africa, in Burkina Faso, dove ho scoperto che questo era il mio mestiere, oltre che una passione infinita.
Ho conosciuto Gianluca di Pasquale di ISF (Ingegneri Senza Frontiera), durante un viaggio di monitoraggio in Perù organizzato da una ONG (Fratelli dell’Uomo) partner di entrambi, lo scorso aprile.
Durante il viaggio abbiamo avuto occasione di scambiarci opinioni varie: lui mi ha raccontato del “Progetto Mambasa”, mi ha chiesto una mano. Non gli ci è voluto molto per convincermi; questo per spiegare brevemente come mai il 30 luglio,verso sera, sono arrivata a Mambasa.


Ho un ricordo un po’ confuso dell’arrivo alla Missione.
Era già buio, siamo scesi dal Land Cruiser e dopo un istante eravamo circondati da un mare di persone che ci aiutavano a scaricare l’auto, dove avevamo stivato davvero di tutto; tutto l’occorrente (o quasi)per lavorare durante la nostra permanenza.
Mi mancava tanto l’Africa.
Negli ultimi 3 anni,salvo sporadicissimi passaggi in questo Continente meraviglioso,mi sono dedicata di più al Centro America, in Honduras, Paese che amo, ma che non è mai riuscito a catturarmi del tutto.
L’Africa (è folle parlare di un continente sterminato come fosse una realtà unica, lo so, ma in quello che ti lascia dentro,e che porterai sempre con te, "AFRICA" per me è davvero una realtà unica) ti colpisce, ti stravolge e ti cambia la vita.
Il cielo, gli occhi dei bambini, i sorrisi delle persone, l’odore della terra, l’arte di arrangiarsi.
Quel famoso “mal d’Africa” di cui si parla spesso e che tutti ci siamo portati a casa, credo.

Ricordo nettamente le espressioni estasiate dei miei tre compagni di avventura: Nino, Gigi e Silvia, per i quali era la prima volta, ma sono certa non sia stata l’ultima!
Ricordo Nino che mi guardava felice e mi diceva: “I bambini! Ma quanti sono i bambini!”

I bambini...il FUTURO di un Paese.
Ricordo con una fitta allo stomaco le processioni di famiglie distrutte dal dolore che portavano a braccia, bare di 50 cm di lunghezza.
I bambini...troppi non arrivano all’età per andare a scuola; uccisi da malattie per cui nel 2008 è assurdo dover morire.
I bambini...piccoli uomini e piccole donne che imparano a sopravvivere ancor prima che a camminare; che imparano cosa sia la responsabilità, portando in braccio i loro fratelli più piccoli; che imparano l’indipendenza e che non piangono quasi mai.
I bambini...che costruiscono giocattoli meravigliosi con un pezzo di legno e un tappo; che quando vedono un pallone impazziscono di gioia, perché sono comunque bambini.
E sono davvero tantissimi, e sono splendidi, con i loro occhi pieni di curiosità, mentre guardano i muzungu (i bianchi) che fanno cose strane.
Quegli occhi pieni di speranza, per un futuro incerto.
I bambini...a costo di apparire retorica, o scontata, loro sono il valore aggiunto di questo mestiere.

Il Progetto di ISF si sviluppa trasversalmente su tematiche differenti, io ho dato una mano a sviluppare la parte “acqua”: perforazione e costruzione di 5 pozzi profondi dotati di pompa a mano; formazione dei “Comités de gestion des points d'eau" (Comitati di gestione dei pozzi) sia da un punto di vista “economico/gestionale” che da un punto di vista di educazione all’igiene personale, domestica ed ambientale.
Sono state settimane piuttosto convulse, tra mattinate in classe con i Comitati, pomeriggi a scegliere i punti per i pozzi, e poi a sperare che la trivella costruita funzionasse a dovere e senza intoppi, serate a preparare il materiale da distribuire alla lezione del giorno successivo.
Per poi ritrovarci tutti e cinque, dopo le 21 (quando “finalmente” si spegneva il generatore...) a scambiarci le opinioni della giornata, a ridere e scherzare su ciò che era accaduto e su eventuali(!)imprevisti incorsi.
Perché l’imprevisto africano è sempre dietro l’angolo, può travestirsi da moto che non parte, da una vite che si rompe, o più facilmente, a Mambasa, da una chiave che non si trova!
Destreggiarsi in tutto questo è forse la cosa più difficile, per chi come noi, è abituato alla frenesia.
Noi ce l’abbiamo messa tutta, e qualche risultato a casa lo abbiamo portato; soprattutto abbiamo messo in moto (spero)qualche cosa che ora andrà da sè.

Per me è stata un’esperienza incredibile per la forza delle emozioni che mi ha trasmesso.
Sono felice, felice di aver conosciuto Mupe, seppur le occasioni di confronto siano state poche, per mancanza di tempo oggettiva.
Ma guardandolo lavorare, infaticabile ed energico (non è una sviolinata,veramente) ho capito che Mambasa, assieme a lui, sta camminando nella direzione giusta.

Sono partita il 14 agosto con i lucciconi agli occhi, malamente camuffati dietro un paio di occhiali da sole.
Per me è sempre così, chi lavora con me lo sa e mi prende in giro da anni...
Mambasa però me la porto nel cuore, e spero davvero tanto di tornarci, un giorno o l’altro, magari con un nuovo piccolo Progetto, magari questa volta della mia Associazione.
Mambasa ti rimane attaccata addosso,come la terra rossa che non riuscirai più a lavare via dai vestiti, come gli occhi dei bambini, sempre loro, che ti fissano, e che non dimenticherò mai.

Ricordo che pochi minuti prima di partire mandai un messaggio a un amico e collega: "come sempre, non sono pronta per partire. E sono sempre più convinta di fare il lavoro più bello del mondo”.
Ecco, è così che la penso.
Ricordo anche che Mupe, quando mi vide piagnucolosa, abbracciandomi mi disse: “oh,guarda che noi non scappiamo, e qui la porta è sempre aperta”.
Grazie!

Grazie a tutti,indistintamente.
In particolare a chi con me è partito e ha condiviso tutto questo.
Ma anche a tutti gli attori, muzungu e no, di questo magnifico capitolo.

Marta


(*) Mupe: abbreviazione-deformazione di "Mon père" (padre): nome usato per chiamare il missionario

venerdì 5 settembre 2008

In alto, fra Congo e Italia...



Sono qui a Milano da alcuni giorni. La settimana prossima comincerò le visite di controllo. Sono fiducioso.
Sono arrivato lunedì mattina, ma sono corso subito a Schio per consegnare al dott. Giandomenico Drago e alla sua équipe (in tutto 4 veterinari!), in partenza per Mambasa, il router che sostituirà quello fulminato; così i contatti sono assicurati!

Ho saputo che Giandomenico, Anna e altri due giovani veterinari sono arrivati bene, anche se si sono rotte alcune uova (non simboliche, ma reali) che portavano a Mambasa per migliorare la razza delle galline.
Però mi hanno assicurato che se ne sono salvate abbastanza per tentare l'esperienza.
Nell'arca di Noé...sembra siano entrati solo in due: un gallo e una gallina. I nostri sono stati più fortunati.
Cercherò di tenermi con contatto con la mia gente di Mambasa e vi terrò informati di quanto avviene.
Ho scelto proprio questa foto per illustrare la mia posizione: in alto, come un satellite, per assicurare i contatti fra l'Italia e Mambasa, sperando che un altro fulmine non guasti tutto!
Purtroppo la foto è un po' rovinata dal fatto che il finestrino non era del tutto trasparente; ma non potevo uscire fuori per evitare questo inconveniente!

Ho subito una bellissima notizia:
quest'anno abbiamo presentato agli Esami di Stato (Maturità) 35 alunni:
18 dell'Istituto Magistrale Normale,
17 del Liceo Scientifico (Matematica e Fisica).
Oggi ho saputo che sono stati tutti promossi!

Auguri ai neo-promossi e grazie a tutti coloro che hanno collaborato (padri, suore, e professori)per il raggiungimento di questo risultato storico!

E grazie anche a tutti coloro che ci sostengono con loro aiuto materiale.
Anche quest'anno la scuola ha potuto funzionare solo grazie alla vostra generosità.

Che Dio vi benedica!

domenica 31 agosto 2008

I 4 dell'AVE


Siamo a Kampala e domani saremo in Italia.
I G3 e il mupe.
Dopo i vari lavori, tanti e fatti bene, i G3 hanno voluto dare un tocco anche alla Grotta: è rinnovata!
Valeva quindi la pena di fare una foto e una preghiera prima di partire!

Grazie.
Ci sentiremo presto.

E che la Madonnina di Mambasa vi protegga tutti!

venerdì 22 agosto 2008

I G3 a Epulu


Oggi pomeriggio, un momento di relax per i G3 (Graziano, Giuseppe e Giorgio).
Dovevo andare dalla signora Rosemarie che è la direttrice dello "zoo" di Epulu, dove sono tenuti in cattività 16 Okapi.
Ottima occasione per un rapido andata e ritorno. La strada è scorrevole, il clima ideale.
Una visita veloce allo zoo, una foto ricordo sul fiume Epulu e immediato ritorno a Mambasa, anche perché le nuvole si fanno oscure e comincia a cadere qualche gocciolone ( come vedete dalla foto i nostri eroi sono allergici all'acqua!).
Domani si riprende a ritmo accelerato: restano pochi giorni e i lavori sono ancora tanti: finire il portone del garage, sistemare le cucina, l'impianto di potabilizzazione dell'acqua, la cappella delle suore, mettere in funzione una macchina per spremere le mandorle delle noci di palma...
Vi assicuro che "chi si ferma è perduto"...e per fortuna sono solo 3!
Ci hanno contagiato!
Comunque: grazie!



Ingegneri senza frontiere



Non sono ancora riuscito a trovare il momento giusto per fare una sintesi degli avvenimenti di questo periodo di blackout (penso si scriva così!)...
Allora corro ai ripari con qualche foto.
Eccovi la foto dei 5 "Ingegneri senza frontiera" al momento della partenza da Mambasa.
C'è qualche estraneo facilmente riconoscibile: il muzungu (europeo) lo conoscete; l'africano è un nostro confratello congolese Jean Robert che ha collaborato con Nino e Luigi nel dominio dell'informatica.
Un dettaglio...Perché qualcuno o qualcuna porta gli occhiali da sole?!
Cosa deve nascondere...?
Se scrivete un commento potete chiederlo a Luigi, Marta, Nino, Gianluca e Silvia (da sinistra a destra!)
Probabilmente la risposta vi sorprenderà...
Da parte mia, solo: grazie!
E ai lettori posso assicurare che questi 5 non sono venuti per fare vacanza!
Quindi ancora : grazie e sinceramente! arrivederci!
E a voi "5": visto che sapete smanettare con il computer perché non fate una piccola relazione da pubblicare sul blog...?

mercoledì 20 agosto 2008

Riprendo...da dove?


Carissimi,

finalmente!
Lo dico anch'io con un sospiro di sollievo e con la speranza che questa tappa di riposo forzato non si riproduca più.
Sarà difficile dirvi tutto quello che è successo in questo periodo...Ci sono state anche "cose da non credere!"...
Ci proverò. Intanto grazie a tutti quelli che sono venuti: alcuni sono partiti, altri sono ancora qui:
Cornelia, Silvia, Marta, Nino, Luigi, Gianluca...

Giuseppe, Graziano, Giorgio (G3!)...

Ciao, per stasera.

A domani...con una foto di Cornelia e Silvia e un Okapi...

il mio indirizzo: ruarosilva@yahoo.fr

domenica 17 agosto 2008

Conto alla rovescia

Oggi è domenica 17 agosto. Resterebbero tre giorni alla ripresa dei contatti. Almeno lo speriamo un po' tutti; speriamo davvero che le notizie da Mambasa e da Nduye possano riprendere con una certa regolarità. Per ora sappiamo che il ritardo è dovuto al fatto che il router (che dovrebbe essere sostituito) non è ancora giunto. Addirittura sembra che anche il Vaticano, alla SIGNIS che cura la rete di connessione via satellite con le molte missioni sparse nel mondo, siano andati in ferie!
E' passato il Ferragosto e così tutte le attività dovrebbero riprendere. Però in Congo i nostri amici non sono restati con le mani in mano; anzi il lavoro è proseguito più fervido che mai grazie all'opera aggiuntiva di almeno tre amici italiani che da diverso tempo sono impegnati nella Missione.
Aspettiamo qualche breve racconto un po' da tutti loro ... e non solo dalla penna fluente di P. Silvano