lunedì 2 marzo 2009

Seguito della notizia precedente- senza commenti

Carissimi,
avevo scritto al Sig. Kimbembe ( vedi post precedente).

Ecco la sua risposta:

Merci infiniment pour votre note, mon cher Père. J'en ai tellement apprécié le contenu (et la forme utilisée) que je me suis accordé la liberté de la transmettre à SEM le Président de la République.Pour ma part, je ne connais pas encore le jour de mon retour à Kinshasa. En effet, après Mambasa, nous sommes allés à Bunia, Beni et Goma puis Bukavu où je me trouve en ce moment mais demain matin, je prends le bateau pour Goma et de là, l'avion pour Beni pour attendre l'arrivée du Grand Chef.Je vous tiendrai informé de mon retour à Kin et me reserve l'honneur de vous rencontrer à Kin dans le courant du mois de mars.Salutations à tous vos collègues et nos amis de Mambasa.
Ciao e ciao .
Kimbembe Mazunga

Traduzione:
Grazie infinite, caro padre, per il suo messaggio. Ne ho talmente apprezzato il contentuto ( e la forma usata) che mi sono preso la libertà di trasmetterlo a Sua Eccellenza il Signor Presidente della Repubblica.
Per quanto mi riguarda, non conosco ancora il giorno del mio ritorno a Kinshasa. Infatti, dopo Mambasa, noi siamo andati a Bunia, Beni, Goma e infine a Bukavu dove mi trovo in questo momento, ma domani mattina prendo il battello per Goma e di lì, con l'aereo vado a Beni per aspettare l'arrivo del Grande Capo.
La terrò informata del mio ritorno a Kinshasa e mi riservo l'onore di incontrarla durante il mese di marzo. Saluti ai suoi colleghi e ai nostri amici di Mambasa. Ciao e Ciao
Kimbembe Mazunga

lunedì 23 febbraio 2009

E' la volta buona?



Cosa è successo?


Martedì scorso, 17 febbraio, Mambasa e la missione è stata presa d'assalto da...alte personalità.

E' arrivato il Governatore della Provincia (Regione), il padre Wilson, padre Dino, padre Onorio e una persona che non aspettavamo: Kimbembe Mazunga.

Senz'altro un nome sconosciuto a voi e a noi...ma forse non lo sarà più in futuro.

E' il Consigliere Principale del Presidente della Repubblica: Joseph Kabila.


Le autorità di Mambasa ci hanno chiesto di ospitarlo. Cosa che abbiamo fatto senza sapere chi fosse.

Si è presentato e tutto sembrava finire là.


Dopo aver passato una notte di tutto riposo (sono sue parole) al mattino, visto il movimento insolito degli alunni che venivano alla scuola, ha chiesto di parlare a loro.

Con semplicità ha raccontato la sua storia. Figlio di un cuoco, sua mamma vendeva dei beignets al mercato...Grazie alla scuola è diventato ingegnere e adesso è Consigliere Principale del Presidente della Repubblica. Ha detto ai nostri alunni che a suo parere ci sono poche scuole nel Congo, compresa Kinshasa, che hanno le infrastutture dell'Istututo Bernardo Longo:

"Approfittate delle opportunità che avete...Mi sembra di vedere una scuola europea. Sono veramente stupito di trovare a Mambasa una scuola e un ambiente simile. Non sciupate questa occasione".

Gli studenti, evidentemente, hanno collaborato. Le file erano un po' più diritte del solito e l'Inno nazionale (la Congolese) bene intonato e senza sbavature: un bel coro.

Sullo slancio, il signor Kimbembe ha voluto vedere la scuola, l'officina, la falegnameria, la sala dei computer...e il suo stupore aumentava ad ogni visita. Sembrava fosse venuto solo per questo...gli altri appuntamenti non lo interessavano.

Ha avuto l'occasione di parlare con padre Wilson, con padre Dino...e ha ripetuto spesso: "se avete bisogno di vedere qualche ministro, fatemelo sapere. A Kinshasa posso farvi entrare dappertutto".

E a me ha detto: "non abbia paura di chiedere. Faccia come un bambino in un negozio di giocattoli. Alla domanda del papà: "cosa vuoi?" - Il bambino risponde: "Tutto"...
Faccia la stessa cosa.
Quando va a Kinshasa venga a trovarmi..Non posso dimenticare questa visita"!

Ci sarà un seguito? Speriamo!




foto in alto: p. Wilson, Prosper (assitente) Mr Kimbembe, p. Dino, p. Onorio

foto in basso: Il signor Kimbembe fra me e p. Dino




venerdì 20 febbraio 2009

padre Onorio a MAMBASA-NDUYE

Padre Onorio è il segretario delle missioni dei dehoniani. E' stato 14 anni in Mozambico. Adesso è a Milano per un servizio di animazione, di contatti e anche per risolvere questioni pratiche: biglietti, passaporti, spedizioni.

E' il nostro punto di riferimeento in Italia. Logico quindi che, fra le sue mansioni entri anche il contatto sul posto con i missionari.

E' giunto a Mambasa martedì 17 febbraio, dopo un viaggio in macchina di 530 km. Credo che abbia avuto una felice sorpresa: la strada è scorrevole, appena rifatta. Quindi gli sarà venuta spontanea una domanda: dove sono le cattive strade?

E penso sia rimasto, momentaneamente, un po' deluso...


Mercoledì ha visitato la missione di Mambasa guidato da padre Wilson, provinciale e da padre Dino. Purtroppo io sono dovuto andare a 85 km per l'inaugurazione di una scuola...(ne parlerò in un altro messaggio).


Ieri c'è stato il piatto forte!

Al mattino, padre Onorio ha assitito all'arrivo degli alunni dell'Istituto Bernardo Longo, al discorsetto e all'alzabandiera...Lui stesso vi dirà le sue impressioni.


Poi, partenza o meglio spedizione verso Nduye


Per risparmiargli la fatica abbiamo fatto i primi 45 km in macchina. Poi, lasciata la macchina siamo saliti su due moto pilotate da due ragzzi robusti ed esperti.


Sono certo che questa volta p. Onorio non è rimasto deluso...Subito due grossi buchi pieni d'acqua. I ragazzi con le moto - evidentemente noi due eravamo scesi - hanno dovuto aggirarli e farsi spingere da un gruppetto di ragazzini che sembravano felici di sprofondare nel fango...


Per fortuna non era piovuto, quindi altri buchi erano quasi vuoti e le ruote non scivolavano troppo...Ma lascio a lui di raccontarvi a suo tempo questa avventura.

A Nduye visita alla casa di padre Longo, una lunga sosta sulla sua tomba, visita alle scuole, agli atelier, alla casa delle suore e lunga contemplazione di un panorama fantastico. Non poteva mancare una visita a un accampamento di Pigmei e una foto accanto al ponte del fiume Nduye.

Siamo ritornati alla sera.



Stamattina ancora qualche foto: davanti alla scuola, davanti alla Madonnina del Tronco (è così che la chiameremo d'ora in poi) e poi partenza per Butembo- Kiragho con padre Dino e padre Wilson.

A Kiragho incontreranno padre Nerio...

Padre Onorio ha parlato poco...Ma sono certo che ha visto, registrato e quando "si sarà riposato della lunga via"...ci farà partecipe delle sue impressioni.

Grazie padre Onorio...porta il nostro saluto e il notro grazie a tutti gli amici d'Italia, confratelli, volontari, simpatizzanti.

Adesso Mambasa non è più solo un nome, ha un volto, tanti volti e d'ora in poi sarà più facile il ricordo, la comunione, la pregbiera.

E spero potrai dire anche tu:"Si sta bene a Mambasa!




dall'alto in basso: primi buchi verso Nduye
p. Onorio e p. Gauthier
sul fiume Nduye
davanti alla Madonnina

lunedì 16 febbraio 2009

Grazie AMICI DELLA SCUOLA APOSTOLICA ONLUS !


Non starebbe a me presentare questi amici e la loro ONLUS.
Lo chiederò quindi all'ing. Paolo Bonaldi o a padre Giuseppe Moretti.

In breve: è una ONLUS di amici della Scuola Apostolica del Sacro Cuore di Albino (Bg).
Domenica, 8 febbraio, hanno fatto l'Assemblea e credo abbiano eletto il nuovo direttivo...(tutte notizie da verificare!). Avrei voluto farmi presente con uno scritto, ma proprio mi è mancato il tempo.

Poi è iniziata una settimana di...fuoco.
Sono rimasto da solo.
Padre Dino è andato a Kisangani per una riunione e padre Gauthier e Jean Robert sono andati a Niania (a 190 km sulla strada di Kisangtani) per un incontro dei giovani.

Nonostante questo ho cercato di far pronte ai vari problemi. Uno è stato anche quello dello spianamento del terreno davanti alla scuola di Mabukulu.
Undici ragazzi, armati di picconi e badili hanno fatto un lavoro...da cinesi.
Ancora due o tre giorni e il piazzale davanti alla scuola sarà pronto.
Un piccolo segno che indica che ci stiamo preparando seriamente all'apertura ufficiale per i primi di marzo...e che vogliamo fare le cose bene, per non deludere i benefattori.

Cari Amici della Scuola Apostolica Onlus, grazie.

Senza la vostra generosità questa scuola non sarebbe mai esistita...e lo ripeto: sarà la scuola - per i Pigmei,- la più bella del mondo. Lo dico anche a loro. E loro approvano con grandi gesti.
Ridono e fanno capire, con orgoglio, che è la loro scuola, la scuola dei loro figli...e guai a chi gliela porterà via.

Forse qualcuno la troverà ...troppo bella.
Credo invece che questo aspetto sia fondamentale: i Pigmei hanno soprattutto bisogno di prendere coscienza della loro identità e della loro dignità e a questo arriveranno se noi poniamo dei gesti concreti di stima, di rispetto e di amore.
Se questa scuola li aiuterà ad ...alzare un po' la testa e a guardare con decisione e speranza al futuro, avrà già realizzato gran parte del suo scopo.

E allora, ancora una volta, Amici della Scuola Apostolica, anche a nome loro: grazie!

Aksanti sana! (grazie mille!)


Trovate le stoffe per le tute

E' bene lo sappiano tutti. E' bene perchè spesso una piccola idea, magari solo un spunto è foriero di altri risultati. Quindi racconto in poche righe la storia di questa mattina.
P. Silvano ci aveva scritto che per le esigenze della missione sarebbe stato utile procurare delle stoffe. Si, delle stoffe di buona qualità e non abiti magari riciclati. L'esigenza dei ragazzi, allievi della scuola meccanica, di falegnameria e per i giovani muratori, sembra sia quella di avere delle tute da lavoro. Quelle attualmente in uso sono realizzate con stoffe di bassa qualità e quindi durano pochissimo tempo.
Ecco quindi che si sono impegnati i due "giovani" Italo Rossini e la moglie Dina. Hanno subito attivato i loro canali e stamattina sono stato con loro nel laboratorio di una ditta del settore. Il titolare ha deciso di regalare tutti quei rotoli di stoffa, di diverso tipo e colore, che non venivamo più usati per le produzioni industriali.
Vedete nella foto i nostri del Ciarnin (la oramai famosa località in cui abitano!) ed il titolare della ditta che mostra questo prezioso materiale.
Ora a noi resta l'incarico di provvedere al recapito agli amici di Schio o al segretariato di Milano. Il materiale andrà recapitato a chi allestirà il prossimo container in spedizione per le missioni del Congo.
Non sarà un bancale leggero; sono diversi quintali di materiale, ma per il piacere del risultato ottenuto credo che a noi sembreranno quasi delle piume.

lunedì 9 febbraio 2009

La Via crucis dei kumba-kumba

Questa parola non ha nulla che fare con la Macumba.
I kumba-kumba sono i portatori che trasportano le mercanzie sulle biciclette.
Si incontrano ogni giorno, soprattutto sulle strade impossibili, dove le macchine non passano.

Sono i carovanieri moderni che riforniscono i villaggi lontani. A mio parere meriterebbero un monumento. Se la gente in tanti villaggi ha ancora la possibilità di avere il sale, il sapone, il petrolio...lo deve a questi ragazzi che fanno una vita infernale.
Ecco Kasereka e Kambale incontrati ieri sulla strada di Nduye.
Facevano parte di una carovana di 7 kumba kumba.
Venivano da Butembo, diretti a Watsa, dove in questo momento ci sono violenze, saccheggi, scontri armati fra i guerriglieri di Kony (l'armata del Signore) e gli eserciti regolari di Sudan, Uganda e Congo.
Corrono il rischio di farsi confiscare tutto da questi soldati.
Mi sono fermato per lasciarli attraversare la pozzanghera d'acqua che ci separava. Ho chiaccerato con loro, ho chiesto se potevo fare delle foto. Hanno accettato senza difficoltà. Erano gentili e sorridenti. E non hanno perso la loro calma anche quando la bicicletta di Kaseraka si è rovesciata. Ci sono voluti 4 volontari per rimetterla "in piedi".
Mi hanno chiesto dapprina di riservare una foto per loro, poi, mentre mi preparavo a partire mi hanno detto che non avevavo più un soldo. Contentissimi di ricevere 100 Franchi ciascuno.
700 Franchi = 1 dollaro! Erano tutti riconoscenti!

Ecco alcuni dati reali:
lunghezza del percorso: oltre 670 km (andata...semplice)
Durata viaggio: 30 giorni circa.

Peso trasportato: fra 180 e 200 Kg. Kambale che vedete nella foto in alto trasportava oltre 200 Kg.

Dove dormono? Dove capita, sotto qualche tettoia, all'apert0,al freddo...


Penso che ogni commento sia superfluo.

Sì, è vero anche noi soffriamo su queste strade; ieri ho preso anche un bel acquazzone...
Ma quando penso a loro mi vergogno di lamentarmi...



Kasereka, Kambale e amici,che Dio vi accompagni e che possiate trovare ogni sera qualcuno che vi da un po' acqua, una tettoia e un po' di fuoco...



* * *
Foto: in alto: Kambale e i suoi 2oo Kg
in mezzo: Kasereka e la ? caduta!
in basso: umoja ni nguvu=l'unione fa la forza!





sabato 7 febbraio 2009

07.02.1970....07.02.2009!

I numeri che vedete sopra...sono due date importanti della mia vita...
Il 7 febbraio 1970, alle 6 del mattino arrivavo in Congo per la prima volta. Oggi inizio il quarantesimo anno di vita missionaria. Un po' emozionato lo sono e credo, a ragione...
Sono passati 39 anni: un lampo. Non perdo tempo in bilanci, esami, rimpianti: ringrazio il Signore per questa scelta...e ricordo le tante persone che mi hanno accompagnato e aiutato. Tutto è Grazia!, anche gli avvenimenti tristi, terribili: la guerra del 1976-77 e soprattutto quella del 2002-2003...La nube del giorno più nera,
è quella che vedo più rosa
nell'ultima sera...
Stanotte ho rivissuto quei momenti...dalla partenza da Bruxelles, con padre Carlo Biasin, in un clima polare. Nevicava! L'arrivo a Kinshasa alle 6 del mattino. Dall'asfalto dell'aeroporto si alzava una vampata di calore umido...ed eravamo con i vestiti invernali. L'avventura con il tassista che non sapeva dove fosse la nostra casa...L'inquitudine di padre Natale e di fr. Camillo che pensavano ci fossimo persi...
Oggi, 7 febbraio 2009...occupato in attività pastorali, ma non proprio quelle previste nel 1970!

Ieri, finalmente abbiamo fatto il recinto della cooperativa Umoja. La rete, che avevo comperato a Kampala al mio arrivo il 30 dicembre, era rimasta dalle Suore Orantes di Beni...e per due volte i nostri chauffeurs...l'avevano dimenticata.

E oggi è arrivato anche un altro ospite: un giovane torello (potrei chiamarlo Radi: lampo, fulmine ) che sostituisce il precedente, morto il mese di ottobre. Penso che Giando e Anna oggi festeggeranno!
Alla missione c'è un clima un po' speciale: i ragazzi sono seri, impegnati. Le aule illuminate, alla sera sono strapiene di studenti...E' il periodo degli esami di febbraio. Fa piacere vedere che gli studenti si impegnano.

Fra poco parto per Nduye. Avrò occasione ancora una volta di pregare sulla tomba di padre Longo...che è stato l'ispiratore e il modello della mia vocazione missionaria congolese e che mi è sempre stato accanto. Guardando indietro sono obbligato ad ammaterlo...e lo ringrazio.
Il viaggio, in moto, sarà duro perchè la strada è veramente orribile. In teoria siamo nella stagione secca,, ma piove quasi tutti i giorni. Voi parlate di "effetto serra", qui si parla di "ulozi" (stregoneria!). Chi avrà ragione?! Speriamo che le stagioni rientrino nell'ordine, altrimenti la gente non saprà più quando deve preparare i campi e seminare...Già abbiamo avuto un problema in novembre e dicembre: le cavallette che hanno devastato i campi di riso...Se adesso la gente non semnina perché i campi non sono pronti, andremo incontro alla fame...
Ma continuiamo.
Vorremmo soprattutto continuare a portare, distribuire...speranza!
Per quanti anni ancora? Non è importante! L'importante è che Lui, al suo arrivo, ci trovi vigilanti e al nostro posto!
Conto anche sul vostro ricordo e la vostra preghiera...
E scusate se le foto di oggi non sono molto ...devote! Ma fanno parte della vita e faranno contente tante persone: Giando, Anna, Gianluigi, Sandro...e altri anche se non sono veterinari...
Ciao e a presto...
E grazie a chi ci ha incoraggiato a continuare a tenere aperta questa finestra!



lunedì 2 febbraio 2009

a conferma...

Ringrazio Gianluigi, sempre alla ricerca di articoli, notizie da pubblicare sul blog. Spero che questo non si riduca a uno scambio triangolare fra Lui, il sottoscritto, p. Angelo e qualche altro. In questo caso ci potremmo servire della posta elettronica...
Rileggendo l'articolo, mi è quasi sembrato che le due foto, messe come testimonianza, fossero fuori posto. Per chi non lo sapesse quelle due foto riguardano l'Istituto Bernardo Longo qui a Mambasa!

Ma sono eccezioni.
La settimana scorsa sono ripartito sulla strada di Kisangani. Ci proponiamo, io e la mia équipe, di visitare spesso le scuole. E' molto poco, ma vogliamo mostrare che siamo presenti, che ci interessiamo, che com-patiamo e che cerchiamo delle soluzioni...anche se non sappiamo quali saranno.

Lo scopo era duplice: visitare la scuola elementare di Bagbutambili a 160 km da Mambasa e prendere gli accordi con il capo villaggio di Badengaido per cominciare al più presto la costruzione della scuola elementare di questo villaggio.

Ci siamo prefissi come ideale di costruire una scuola elementare o media ogni anno.

Ci da una mano una Onlus di Albino (Bg) che ha già finanziato le 4 aule di Mabukulu...
Ai primi di marzo, i nostri amici Pigmei di quel villaggio faranno il loro ingresso...nella scuola pigmea più bella del mondo!
Grazie Paolo, grazie padre Giuseppe...e grazie a tutti voi che vi riunirete domenica prossima: vi penserò!

Vi confesso che quando vedo gli alunni e in quali condizioni seguono le lezioni, quando vedo i loro maestri che ricevono 3 o 4 dollari al mese...ho voglia di scrivere al Vescovo che cerchi un altro per questo lavoro. Ma poi mi rimprovero questa viltà e questi pensieri di diserzione.

Madre Teresa di Calcutta diceva: "Se Dio vuol un'opera, manderà anche i mezzi per realizzarla".

Io penso anche agli apostoli, delusi di una pesca notturna infruttuosa. All'invito di Gesù di gettare di nuovo le reti, dicono: "Signore, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getteremo le reti!"

Continuo a farlo anch'io...e come mi ha detto un caro amico - grazie R. ! - continuerò a tirare il carro anche se mi inchiodano le ruote.
Sperare contro ogni speranza!

Ecco due foto di quel viaggio: in basso, la scuola di Bagbutambili e in alto la scuola di Badengaido: guardate che non è in costruzione: è operativa! Siamo già a metà anno scolastico.
Meno male che c'è il sole e ci sono i bambini.

Per loro continueremo!

sabato 31 gennaio 2009

Studiare in Congo


La situazione dei giovani studenti congolesi si inquadra nella situazione generale del Paese. Vista la latitanza dello Stato nei diversi settori (sanità, infrastnitture, comunicazioni, istruzione) si è instaurato ormai da anni un sistema che funziona senza di lui. Un po' dappertutto vige la legge del cosidetto "articolo 15": arrangiarsi!

In particolare il settore insegnamento, nonostante le ripetute promesse, è dimenticato e non gode di nessuna attenzione. Moltissimi insegnanti non sono pagati e quelli che lo sono, hanno salari che variano dai 40 ai 60 $ al mese. Assistiamo a dei bràcci di ferro fra insegnanti e governo e fra insegnanti e genitori. L'esito è già scontato in partenza. Lo spauracchio dello sciopero e della chiusura delle scuole è sempre di attualità. Ma lo Stato resta insensibile, per cui ci si rassegna e, bene o male, le scuole continuano. I genitori pur di non vedere i loro figli girovagare oziosi tutta la giornata promettono un piccolo contributo mensile (di solito l'equivalente di un dollaro) per poter aiutare gli insegnanti. Questa promessa, col passare dei giorni, perde di concretezza e di efficacia.

Non è neppure raro il caso di effettiva insolvibilità da parte dei genitori. Per cui invece di salario si dovrebbe parlare di elemosina per quei coraggiosi insegnanti che nonostante tutto continuano a fare atto di presenza.

Le poche scuole che danno una istruzione valida sono quelle private e quelle gestite da confessioni religiose, in particolare cattoliche e protestanti. Non c'è quindi da stupirsi se moltissimi ragazzi e giovani abbandonano la scuola e se il livello di istruzione raggiunto dagli alunni alla fine degli studi è molto basso. Meno del 40% dei candidati agli esami di Stato ottiene il diploma di maturità alla fine della scuola media superiore.

Le difficoltà a proseguire gli studi universitari sono ancora più grandi. Il fattore economico è un ostacolo per molti insuperabile. Il viaggio per raggiungere l'università è già un'avventura. Carenza di strade, distanze enormi, mancanza di mezzi di comunicazione sicuri ed efficienti, il costo proibitivo del biglietto aereo. Non esiste una rete di trasposto stradale, ferroviaria e fluviale. Per cui ci si affida alle rare e poco confortevoli occasioni di qualche camion che trasporta mercé o legname. Altri, più coraggiosi compiono distanze di oltre 1000 km in bicicletta.

Le iscrizioni e le varie tasse annuali raggiungono i 300 $. Non mancano poi delle spese impreviste e qualche volta fantasiose a cui gli studenti non possono sottrarsi. Anche i professori universitari non sono pagati o lo sono in maniera irrisoria, per cui attingono al misero salvadanaio degli studenti, che devono poi comperarsi le dispense, pagare lo stage e arrangiarsi per il vitto e alloggio. I rarissimi pensionati universitari sono in uno stato di abbandono totale e sovrappopolati. Uno studente che ottiene un posto nel pensionato accoglie altri 4 o 5 studenti sotto la sua protezione. Sono i "maquisards" o clandestini. Vivono in condizioni igieniche disastrose e spesso in uno stato di semipromiscuità. Non ci sono mense universitarie. Gli ospiti di una stanza mettono insieme i loro piccoli averi e decidono come gestirli: cosa comperare e chi, a turno, deve preparare il cibo. La maggior parte degli studenti mangia una volta al giorno.
Data la mancanza di una rete postale e di un sistema bancario diffuso, anche la comunicazione coi genitori è un grosso handicap. Chiedere e ricevere soldi dai genitori è un'impresa. Adesso cominciano, almeno nelle città, a funzionare delle agenzie di trasferimento di denaro. Ma il mezzo più comune e sicuro sono le missioni cattoliche. I genitori depositano i soldi per il loro figlio che studia in città, alla missione del posto. Il missionario, tramite telefono, radiotrasmittente o internet informa un suo confratello che abita in città del versamento fatto a favore del tal studente che passerà a ritirare la somma.

E' un disturbo abbastanza noioso e non privo di...incidenti, ma che accettiamo volentieri per aiutare questi studenti che altrimenti non saprebbero veramente a che santo rivolgersi.

Queste difficoltà sono comuni a tutti gli studenti delle facoltà delle varie città. Nel caso degli studenti di Kinshasa queste difficoltà sono maggiori: per la grande distanza, data la sua collocazione geografica eccessivamente decentrata; per trovare un posto nei pensionati; per il lungo percorso quotidiano fino ali' università; per procurarsi il cibo in una città di circa 10 milioni di abitanti.

Vien spontaneo chiedersi: come può studiare un giovane universitario in queste condizioni? Con quale bagaglio umano, scientifico affronterà la sua vita professionale? Purtroppo i mali non vengono da soli: anche i professori, mal pagati, vengono facilmente corrotti e l'alunno cerca di sopperire alle proprie lacune scientifiche con "sussidi pecuniari". Spesso sono i professori stessi che propongono ed esigono questo compenso.

Probabilmente il lettore troverà questo quadro molto oscuro. Invece è molto obiettivo, anzi sono stati tralasciati aspetti ancor più negativi e poco dignitosi per la persona umana.


p. Silvano Ruaro scj


NdR Anche questo è un articolo, "rubato" ! Già pubblicato sulla carta stampata, ma non presente sul blog, quindi riservato ai soli fortunati, pochi o molti ?, che ricevono via posta il bollettino. Solo le foto, che sulal carta erano in bianco e nero, da noi sono altre ed a colori.
Vediamo se tra i possibili commentatori c'è qualcuno che ha voglia di dirci dove e quando questo testo è comparso. Grazie.

domenica 25 gennaio 2009

Grazie Albino e Eleonora Martinelli!


Questa volta sono proprio imbarazzato a trovare il titolo per questo messaggio. E allora scelgo la soluzion più semplice: Grazie Albino ed Eleonora!

C'era una volta...ma è vero!

Ho conosciuto il prof. Felice Martinelli nel gennaio del 2006. Aveva finanziato la costruzione di una scuola media per ricordare suo padre, Albino Martinelli, maestro elementare. Il mio progetto si fermava a un semplice edificio. Due aule per le scuole, un ufficio per il direttore e una sala per i professori.

Il giorno dell'inaugurazione, 4 gennaio, il prof. Felice, che era accompagnato dalla nipote dott. Livia, emozionato per la vista di tanti ragazzi, senza esitare un istante mi ha detto che bisognava creare a Mayauno un centro scolastico completo: un liceo! Occorrevano altri due edifici. E così è stato fatto. Adesso il Liceo agroforestale esiste ed è composto da 3 edifici dignitosi.

Nel frattempo il nipote Albino Martinelli è venuto a sapere che lo zio Felice aveva finanziato questa scuola in onore del nonno ed è nato il desiderio da parte sua e mia di conoscerci. L'occasione ci è stata data il 2 novembre scorso. In occasione della Commemorazione dei Defunti, Felice e Livia, che vivono a Milano, hanno l'abitudine di recarsi al paese natale, Chizzola non molto lontano da Rovereto (Tn).

Così, proprio il 2 novembre ho preso la strada del Pasubio e sono sceso a Rovereto dove mi aspettava Felice. Lo spettacolo era stupendo: le montagne, ma soprattutto i colori delle foglie...Solo una foto potrebbe darvi un'idea. Mi sono fermato parecchie volte a contemplare estasiato.

Nella bella casa dei Martinelli l'incontro è stato subito caloroso, facilitato anche dalla presenza di Felice e Livia, dalla cordialità di Albino e Eleonora e dalla vivacità del piccolo Diego. Da notare che Albino e Eleonora producono degli ottimi vini...Logico che durante il pranzo il clima si sia riscaldato un po' e anche le lingue si sono sciolte.
Ho mostrato il solito DVD...e alla fine Albino mi dice: "padre Silvano, le interessa una macchina 4 x 4 Nissan"? Pensavo fosse uno scherzo...Invece era vero! Mi cedeva la sua macchina!

Nel pomeriggio siamo andati al cimitero di Chizzola per la Messa! Guardavo spesso lo foto di Albino Martinelli...e mi sembrava sorridesse! Un bel colpo: scuola e macchina a servizio della formazione dei ragazzi!

...Vengo al finale. Qualche settimana dopo, andavamo a prenderla per portarla a Schio per la revisione e un lavoro di "lifting". Mi hanno aiutato in questo mio cognato Alfredo e suo cognato Rino. Costui ha fatto un lavoro stupendo, unendo competenza, passione e tenacia...: il tutto con amore a gratuità

Ma non posso dimenticare anche tutti gli altri ( meccanici, carrozzieri tapezzieri...) che hanno collaborato gratuitamente! Grazie ancora a tutti voi...

Ecco il risultato. Nessuno crederà che non è nuova...Meglio così!

Questa macchina la useremo soprattutto per andare a visitare le scuole e per rifornirle del materiale didattico necessario!
Così Albino, padre e nonno, sarà ricordato con riconoscenza da noi e da tanti ragazzi e continuerà, attraverso la generosità del figlio e del nipote, quella che è stata la sua professione e la sua passione: l'struzione e la formazione dei giovani.
A tutta la famiglia Martinelli, grazie!
E, lasciatemelo dire: Che Dio vi benedica!


foto 1 :Istituto Albino Martinelli a Mayuano
foto 2: Nissan-Martinelli
Dicono che l'esempio è contagioso: speriamo sia vero!

sabato 24 gennaio 2009

dalle mani di Italo a Padre Silvano

Ecco in questa fotografia il momento della consegna, qui in Italia, del manifesto delle Frecce Tricolori che abbiamo appena visto ora a Mambasa, in Congo.
Qui ci trovavamo nella casa di Italo Rossini, a Senigallia, nel novembre dello scorso anno. Padre Silvano ha ricevuto questo simbolico regalo da portare in Africa, da appendere nella sua stanza, per farlo ammirare ai suoi amici.
Sempre con gli occhi rivolti al cielo, come fa anche oggi Italo Rossini, detto Ciarnin. Lui pilota durante la guerra, più volte decorato, poi in tempo di pace nel ruolo delicato di "fanalino di coda" delle cosiddette "Tigri Bianche", la Pattuglia Acrobatica Nazionale di quel lontano 1956 .
Di Italo, uomo mite e generoso, personaggio di grande modestia altro ha già detto padre Silvano, nel post precedente.
Quanto alla sua amicizia, e di quella della moglie Dina, con le missioni di Nduye e di Mambasa non occorre scrivere, penso sia facile immaginarla
Devo solo aggiungere che il "ragazzo", in perfetta forma, è classe 1920, quindi ad oggi conta 88 anni compiuti.

venerdì 23 gennaio 2009

Le frecce tricolori...a Mambasa



Avevo promesso a un carissimo amico, Italo Rossini di Senigallia, di portare la foto delle frecce tricolori a Mambasa. Cosa fatta!

E' nelle mani dei nostri due "eroi" nazionali: Shabani e Mosé, ormai famosi per essere stati immortalati nel DVD, assieme al Mupe!

Mi sembra un accostamento indovinato.

Nella loro vita maneggeranno tante frecce, rapide, micidiali.
Certo, queste, tricolori, sono un'altra cosa, vero Italo! :"Mamma, se io non volo, muoio!" - così diceva Italo a sua mamma, durante la guerra 39-45!
Chiedete a lui quanti anni ha. Se ve lo dico io non ci crederete
Grazie Italo e grazie anche alla tua gentile signora! e al nostro "amico comune" Gianluigi!

martedì 20 gennaio 2009

Suor Raffaella a Mungbere


La paroisse de Mungbere est une des paroisses du Diocèse de Wamba dans la province Orientale, District du Haut-Uele en République Démocratique du Congo. Cette Paroisse comprend 6 secteurs composé chacun de 5-6 chappelles.
Mungbere est également le terminus du chemin de fer Bumba-Isiro-Mungbere construit en 1948 depuis l'époque coloniale. Ce chemin de fer est non fonctionnel actuellement. Mungbere est au carrefour de cinq routes (Dungu, Isiro, Wamba, Watsa et Mambasa). Pour le moment présent tous ces axes routiers sont impraticables.
La paroisse de Mungbere est appuyée par les missionaires comboniens (Pères en 1968 et Soeurs 1952 d'abord à Nduye et autres missions). La mission soutient plusieurs oeuvres sociales pour aider la population dans différents domaines (santé, Ecole, diverses formations...). Au niveau des famille, L’économie se repose principalement sur l’agriculture et cela ne suffit pas à couvrir les besoins élémentaires de la famille. La scolarisation des enfants est alors pénible et douteuse. La population n'a pas de personne qui l'encadre pour essayer d'améliorer la situation précaire. Et la population se trouve indisposer et parfois décourager.
Munbgere est un milieux à prédominance catholique, viennent ensuite les protestants. Les musulmans ne représentent pratiquement rien.
Dans les lignes qui suivent, nous voulons mettre au jour une des oeuvres sociale réaliser par la communauté des soeurs comboniennes de Mungbere. Il s'agit du Foyer social dont la directrice est la Soeur Raffaella Falcone. Soeur Raffaella est de nationalité Italienne. Elle est née à Caserta et elle venait de fêter son cinquantenaire de la vie religieuse en 2007. Elle est courageuse et aime aider les mamans à apprendre un peu la broderie, la couture et la cuisine.
Au début, le foyer de Mungbere a été créer dans le but de former les filles jeunes en coupe-couture et en broderie. Mais cette vision a été changer compte tenu de la situation des mamans. Nous avons constaté que la situation précaire au sein de la famille est également conséquence de niveau bas des mamans. La communauté a pensé d'organiser quelque chose pour les mamans et les fille-mères.
Nous ne tenons pas compte des confessions religieuses. Pour nous une maman est une maman et subit les mêmes effets. L'idéal est de leur donner une rudiment de notion de Coupe-couture, de la broderie et de la bonne cuisine pour une durée de deux ans de formation continuent avec une fréquence de deux fois par semaine pendant deux heures.
Pour rendre plus agréable la formation, nous completons la formation par quelques notions sur la santé des enfants, la santé de la femme, le planning familial. Le groupe actuel comprend 25 mamans, deux formatrices et une secrétaire-caissière.

N.d.R. Sr. Raffaella Falcone, comboniana, che tanti anni fa era con noi a Nduye, ora si trova a Mungbere, poco più a Nord di Nduye.
Ringrazio chi ha scritto il testo e fatto le fotografie; mettiamo sul blog quanto ricevuto per illustrare l'attività nel foyer social.

domenica 18 gennaio 2009

A.VO.MI : Nostalgia? o gioioso ricordo?


Domenica, 18 gennaio,
ore 12,20.

Ho appena terminato la celebrazione della Santa Messa al Santuario Anwarite. La missione è silenziosa. Solo una ventina di ragazzini sul prato antistante, con l'immancabile piccola palla che, di solito, è già già bucata da un pezzo. Ma sono contenti lo stesso.

Aspetto padre Dino che è andato a celebrare la Santa Messa nella chiesa di san Francesco a Manjombo. Tornerà fra poco e alle 13 ci troveremo per il pranzo.
E' il momento dei ricordi, o della nostalgia?
Un po' tutti e due. Ma credo che predomini il senso di gioia di aver incontrato tante persone buone, generose, gioviali.
Oggi sono come inseguito dal ricordo degli amici di Cambiago. A.VO.MI è un gruppo missionario simpaticissimo composto di adulti ( i ragazzi e ragazze dell'oratorio del 1965-65) di uomini e donne di mezza età, e di tanti giovani belli, entusiasti, decisi. Tutti gasati, come dite voi.
Per me è sempre una gioia e una ricarica incontrarli all'oratorio per un simpatico pranzo o nella chiesa di san Giuseppe per condividere preghiere, motivazioni e ascoltare la parola del Signore:
"Quello che avete fatto uno di questi piccoli, di questi poveri...l'avete fatto a me"
Vorrei ringraziare personalmente ciascuno di voi, scrivere tutti i vostri nomi...ma ho paura di non ricordali tutti. Scusatemi...
Ma vi ricordo sempre. Vi ho ricordato anche pochi minuti fa, durante la santa Messa soprattutto quando i fedeli, danzando, cantavano a tutto volume:"Baba wetu: Padre nostro"!

Con gli occhi chiusi, mi sono rivisto nella vostra bellissima chiesa e mi sembrava di vedervi...
Allora posso dire a ciascuno di tutto cuore : "Grazie"! il tuo ricordo mi dà gioia, spinta, coraggio per continuare e...perseverare fino alla fine". E tu: non mollare!!! Ci sono ancora tante belle cose da fare e sappi che sono fiero di farle con te ."

Un saluto anche a don Gianni, a don Patrick, a tutti gli amici e a tutti i Cambiaghesi.
E, buona domenica!

giovedì 15 gennaio 2009

Risposta ad...Alessio

Ieri sono stato a Nduye a visitare le scuole e a parlare con il catechista.
Sono andato con la moto Aprilia, dono dei miei familiari...(grazie, ancora!). A un certo punto ho cercato, invano la macchina fotografica. Un bellissimo e lungo serpente verde chiaro occupava tutta la strada. Evidentemente ci siamo fermati per rispetto...e paura. Ci ha guardati...e poi piano piano è sparito fra le alte canne...Sarebbe stata una bellissima foto. Purtroppo avevo dimenticato la macchina fotografica... Ci saranno altre occasioni.
Ma non ci sono solo serpenti, per fortuna...
Poco fa, aprendo il blog, ho visto un commento di Mons. Antonio Barone...
Lo trascrivo qui perché non vorrei passasse innoservato (ho tolto alla fine una frase...troppo personale...):
Caro Padre Silvano ho letto il tuo diario e soprattutto mi congratulo per la scuola offerta dal gruppo di Albino. Ho constatato che occorrerà completare l'opera, ossia sostituire la scuola provvisoria con gli arredi adeguati.E' qui con me Alessio, divenuto oramai ingegnere, e mi domanda cosa costa una aula?Non so perché ha fatto la domanda, ma vale la pena di dare la risposta.Ti saluto, ti auguro ogni bene perché il tuo lavoro proceda sempre bene. Ciaociaociao Don Antonio.
Risposta per Alessio e per tutte le persone di buona volontà :
Un'aula costa circa 5.000 €.
Ciao a tutti e auguri anticipati a don Antonio! (17 gennaio!)

domenica 11 gennaio 2009

Cosa c'è in comune fra queste due foto?

















Ridiscendiamo sulla terra ferma.

Probabilmente parecchi di voi vivono un momento di euforia per l'articolo di Famiglia Cristiana. Qui nessuno se n'è accorto e forse è meglio così. La vita è fatta al quotidiano. L'ho ripetuto anche oggi a Manyà (si pronuncia Magnà) dove sono andato per celebrare l'Eucaristia in occasione della festa del Battesimo di Gesù. Noi distinguiamo, anche qui, i giorni in "Siku ya Mungu" e "Siku ya kazi" (Giorno di Dio - giorno di lavoro). Sono tutti giorni di Dio!

Dopo la S. Messa sono andato a Mabukulu, a 25 km da Mambasa dove, grazie all'Onlus Amici di Albino (Bg) abbiamo costruito un primo edificio di una scuola per Pigmei. Il primo edificio è finito, e posso dirvi: bene! Mancano porte e finestre e soprattutto i banchi. Gli amici di Albino, durante il mio soggiorno di lavoro in Italia - onestamente, non ho fatto ferie -mi hanno dato un aiuto anche per questo. A giorni completeremo l'opera e i bambini Pigmei entreranno nella loro scuola. Penso, sinceramente che sia la scuola dei Pigmei, la più bella del...mondo!

Ma ci sono solo 4 aule. Ce ne vorrebbero 6 per il momento! E allora cosa si fa? In fretta e furia i genitori hanno costruito, provvisoriamente due aule: 4 + 2 = 6!

Non credo ci sia bisogno di specificare quali aule sono frutto del contributo degli Amici di Albino e quali invece...contributo locale!
Ma per completare l'opera ci vogliono 3 aule e un piccolo ufficio per la direzione. In pratica un altro edificio come quello appena finito!!!

Due amici (marito e moglie) di S.Vittore Olona (Mi) hanno già dato l'offerta per un'aula! Grazie, R&MG! E il resto...?
Ecco cosa hanno in comune le due foto: sono aule della scuola dei Pigmei di Mabukulu: prima e dopo. Vedete che non ci vogliono tante imprese e soprattutto non sono necessarie tangenti per fare qualche cosa di bello anche qui. E, a mio parere, proprio qui in Africa, nella foresta, è necessario fare qualche cosa di bello, di significativo. Penso che i Pigmei entreranno danzando nella scuola e forse si fermeranno anche per...dormire!

PS: se vedete qualche cosa di strano, a destra, nella foto della scuola (quella degna di questo nome), non spaventatevi: è il resto di una grondaia che serviva a raccogliere l'acqua durante la costruzione. La toglieremo presto.

venerdì 9 gennaio 2009

E' lui: padre Silvano



Padre Silvano Ruaro e l'opera di Nduye, nel Congo

IL "MAESTRO DEI PIGMEI"

di Luciano Scalettari da "Famiglia Cristiana" 2/2009

Il caparbio dehoniano è finalmnte riuscito a coronare il suo sogno: una scuola per i bambuti che formi docenti della stessa etnia.

Silvano Ruaro, vicentino, ha 70 anni, ma ne dimostra 10 di meno. Segno che, forse, fare i missionari in Africa, lavorando ogni giorno fra mille difficoltà, in Paesi dove si combattono guerre civili, mantiene giovani. La storia che stiamo per raccontare è lunga appunto 70 anni. Parla di un missionario dehoniano testardo, del suo carismatico predecessore e di un'opera nata dalla cocciutaggine dei due religiosi, ma diventata un vero patrimonio spirituale della Chiesa.
Il 9 novembre 1938, iniziano due storie che alcuni decenni più tardi si incroceranno. La prima è la nascita di padre Ruaro, la seconda l'arrivo in Congo (poi Zaire e oggi Repubblica democratica del Congo) di padre Bernardo Longo, anche lui missionario dehoniano, anche lui innamorato dell'Africa. Le loro vicende s'intersecheranno a Nduye, un piccolo villaggio ai margini della foresta equatoriale, abitato da popolazioni bantu e da molti pigmei (in lingua locale chiamati bambuti). Nduye e la vicina Mambasa si trovano in Congo orientale, non lontano dall'Uganda, poco più a Nord del-l'area dove ora si sta combattendo la guerra, che a Goma oppone l'esercito congolese ai ribelli del generale Nkunda. Mambasa e Nduye fanno parte della stessa regione di Goma, il Nord Kivu, ma al confine con l'Ituri.
Queste due storie missionarie oggi si arricchiscono di un nuovo capitolo: padre Silvano sta per intraprendere l'ennesima avventura pastorale: «Presto mi trasferirò in pianta stabile a Nduye, per avviare il "Progetto pigmei: a scuola di diritti umani". Lo slogan? "Non mandar¬ci cibo. Mandaci a scuola".

In piena foresta
Ruaro ne parla con l'entusiasmo di un adolescente, perché è stato il sogno inseguito fin da quando, giovane prete, osservava l'attività di padre Longo. Anzi, non era ancora ordinato sacerdote, quando chiese di proseguire là l'opera dell'ammirato padre Bernardo.
Nel 1938, padre Longo arriva in Congo e decide quasi da subito che fonderà una missione in questa terra di bantu e di pigmei. Fra mille difficoltà, l'avversione dei colonialisti belgi, i problemi a insediare la missione in piena foresta, le
tensioni per l'insofferenza al dominio dei bianchi, padre Bernardo riesce ad acquistare il terreno, a edificare la missione, a stabilirsi, infine, a Nduye.
Negli anni seguenti, mette in piedi la scuola di artigianato: «Il 23 giugno 1963 è una data storica», spiega padre Silvano. «Negli archivi è conservato il diploma di Syauswa Deogratias, che è ancora oggi il pilastro della missione. È il certificato numero 256. Significa che padre Longo aveva già formato centinaia di artigiani di valore».
Non potevano sapere, allora, né Deogratias, né Longo, che presto sarebbero giunti momenti terribili per la comunità di Nduye. Un anno dopo, nel 1964, dilaga la rivoluzione dei Simba, che prendono di mira i bianchi, compresi i religiosi. Ne verranno uccisi centinaia. Padre Longo viene catturato, ed è proprio Deogratias a dover guidare il camion che conduce il missionario a Mambasa, dove viene ucciso il 3 novembre 1964.
«Appresa la notizia, mi ritirai a pregare», racconta padre Silvano. «Poi, andai dal mio padre spirituale e gli dissi: "Ho chiesto al Signore di poter andare a Nduye e continuare l'opera di Bernardo". Lui mi rispose secco: "Ci vogliono tre Ruaro per fare un padre Longo"».
Padre Silvano dice che aveva ragione. La sua gente, a Nduye, non ne è così convinta. Fatto sta che «la Provvidenza, il 7 febbraio 1970, mi fece arrivare in Zaire. Mi era stato chiesto di riaprire il seminario minore della città di Kisangani, chiuso dal 1964 per la guerra».
L'idea fissa di padre Ruaro è la stessa. Così che, nel giugno del 1971, riesce ad andare missionario a Nduye. Vi rimarrà cinque anni, sviluppando l'attività pastorale, la catechesi, ma soprattutto la scuola. «Nel 1976», spiega, «mi venne imposto di tornare a Kisangani, come economo della diocesi. Obbedii: Deo-gratias mi accompagnò, lo vidi per la prima volta piangere a dirotto».
Padre Silvano, poi, avrà diversi altri incarichi, parroco a Kinshasa (la capitale) e superiore provinciale della comunità dehoniana del Paese, dall'82 all'88. Eppure, il suo destino è in quell'angolo di foresta del Congo: nel 1988, viene mandato nuovamente a Mambasa. Appena l'anno prima i Dehoniani hanno dovuto lasciare la parrocchia di Nduye.
Padre Silvano riprende la sua attività missionaria. È là che vive i momenti più drammatici della recente storia congolese: le guerre durate dal 1996 al 2002. Il missionario condivide con la sua gente la fame, le sofferenze, i soprusi. Assiste impotente alle violenze dei miliziani di uno dei tanti signori della guerra di quegli anni, Jean Pierre Bemba (e riuscirà a far arrivare un rapporto alle Nazioni Unite, che oggi fa parte del dossier che accusa Bemba di crimini contro l'umanità).

Il sostegno della banca
«Però», dice, «il sogno di proseguire l'opera di padre Longo sembrava finito. Invece, una mano invisibile sembra guidare questa storia: nel 2007, il vescovo ci ha chiesto di riprendere la parrocchia di Nduye». La "mano invisibile" ha fatto sì che Claudia Ceniti, del Credito berga¬masco, dopo una visita a Nduye, sia riuscita a convincere la banca a sostenere i progetti di padre Silvano. E, nel contempo, è nata una collaborazione col Cesvi, Ong anch'essa bergamasca.
Risultato? Il progetto che abbiamo nominato sopra, per dare scuole, educa-zione, preparazione professionale al po¬polo dei bambuti, i pigmei di Nduye. «Soprattutto i maestri, insegnanti pigmei per studenti pigmei», dice padre Ruaro, «perché questa gente tanto sfruttata ed emarginata possa crescere, sia nella consapevolezza della propria dignità umana, sia nel tenore di vita, oggi così povero. Un progetto pilota, ancora tutto da sperimentare».
Nel frattempo, è accaduto un fatto insperato, per padre Silvano: il superiore
generale dei Dehoniani, dopo una visita a Mambasa, ha annunciato alla co
munità: «Questa è un'opera troppo bella, che dev'essere nostra e per sempre».
Avviene oggi, 70 anni dopo l'arrivo in Africa di padre Bernardo. E dopo 38 anni di Congo di padre Silvano.

giovedì 8 gennaio 2009

il "maestro dei pigmei": chi sarà?



Guardate con attenzione, con molta attenzione le due immagini e provate a rispondere, scrivendo nei "commenti".

La soluzione a breve, sul prossimo post, ma intanto stileremo una classifica tra i più assidui frequentatori di questo blog.

mercoledì 7 gennaio 2009

Per onestà....


Qualcuno mi ha rimproverato di non aver scelto bene la foto...camuna da contrapporre alla foto di Mambasa. Visto che stasera la connessione è buona (non so quanto terrà!) faccio venia e ne pubblico due!


Un piccolo dettaglio: i tre "cosacchi" :Gius-An-Gior sono semigelati perché a Santicolo, per almeno quindici giorni, il sole lo vedono solo sulle montagne e molto in alto. Pensate che questa foto è stata presa alle 15!

Questo è un dettaglio molto importante da tener presente nel valutare le foto e la realtà...Ed era un segreto che il nostro amico comune-camuno ci aveva sempre tenuto nascosto: mi sembra una circostanza aggravante.


Scherzi a parte:la visione di queste foto...porta un po' di fresco nella mia stanza e nella mia memoria (avevo paura dire:cuore!).




Grazie per aver avuto questa bella occasione. Non solo per contemplare le montagne, ma soprattutto per assistere a una celebrazione eucaristica sentita, partecipata e...calorosa.


Si stava meglio in chiesa che fuori!

Grazie Bicol!

E...in Italia nevica!!!



Sembra un miracolo.
Da alcuni giorni non riuscivo ad aprire il blog. Oggi si è aperto subito. Forse a causa dello scossone di G.M. a proposito del mio articolo sulla guerra in Congo. Grazie, G.! In tempo di secca anche la grandine è buona!

Qui ci vorrebbe un po' di acqua...

Domenica 6 sono andato a Nduye. La strada in certi punti è diventata un canyon. Adesso non piove, quindi è secca, ma i buchi restano e si fanno sempre più profondi.

Per fortuna avevo con me un buon chauffeur, Zaccaria, il quale prima di ogni ostacolo scendeva per verificare quale "traiettoria" prendere. Il pericolo era di lasciare sulle pareti fangose tutta la vernice della macchina. Ce la siamo cavata con un tempo di 3 ore e mezza e (per 60 km) e senza troppi graffi. Ma abbiamo preso una decisione: d'ora in poi andremo solo in moto...Un amico - prima di partire - mi ha detto:" Silvano, ricordati che hai 70 anni!". Credo proprio che dovrò dimenticarmelo...se voglio restare qui.

Come non pensare alla bella giornata del 27 dicembre a Santicolo quando guardavamo le montagne innevate e ci stringevamo dentro i nostri indumenti caldi...?

Invierò presto una foto...

Intanto godetevi questa...presa il 6 gennaio 2009 sulla strada di Nduye, esattamente ad Akokora. Ciao