lunedì 28 maggio 2007

SYAUSUA ovvero DEO

Qui sopra riproduco la lettera, così come m'è giunta qualche giorno fa, da parte di Deo.
Deo (Syausua) è una istituzione per la Missione. Ha iniziato con Padre Longo ed oggi ancora è sulla breccia come capo dell'officina ed insegnante di meccanica. Ho avuto l'onore di averlo sempre come amico ed anche quale allievo quando studiava per diplomarsi. Nel '95 venne finalmente in Italia; come potete leggere la sogna ancora e ricorda gli amici che l'hanno conosciuto.
Buon lavoro Deo, buon lavoro soprattutto ora che rientrate a Nduye!

P.S. se t'avvicini ad Internet, tu che sei sempre stato desideroso di conoscere e di capire la tecnologia, leggi questo blog. Se puoi scrivi e magari fai pubblicare anche qualche foto da padre Silvano.

martedì 22 maggio 2007

Grazie, Gianluigi

Grazie Gianluigi,
comincio subito a approfittare dei tuoi...rimproveri.
A presto e un saluto a tutti gli amici.
p. Silvano

domenica 20 maggio 2007

NDUYE, si torna dopo vent'anni.


Carissimi,
volevo scrivervi prima...ma da qualche giorno la posta elettronica di Yahoo non voleva...aprirsi.
Adesso sembra funzionare.
Purtroppo non ho molto tempo perchè fra poco vado in chiesa per le confessioni.
Domani abbiamo le Cresime. C'è il Vescovo di Wamba. Stamattina abbiamo confessato i Cresimandi, quasi tutti ragazzini; adesso aspettiamo i...pesci grossi. Ma non ci spaventiamo: il Signore è abituato a ben altre debolezze.
Mercoledì 16 maggio è una data storica per la Provincia del Congo e penso anche per la Provincia Italiana.
Avevamo lasciato la parrocchia di Nduye al clero diocesano nel 1987. Il 16 maggio 2007 il Vescovo ce l'ha riconsegnata. Tutto nella calma, pacificamente.
Vi assicuro che dietro queste date ci sono dele mani o delle dita invisibile che scrivono la storia e che ci invitano alla fiducia...
Vi confesso che mi sento onorato ( e sopreso) di essere coinvolto in questa strana storia...che è iniziata verso il 1950 con la fondazione della parrocchia "Mater Dei" a Nduye dal padre Bernardo Longo.
Mercoledì mattina, verso le 8,30, sono andato a Nduye. Ero inviato dal padre Provinciale, p. Wilson Hobold per assistere a questa "retrocessione della parrocchia alla nostra Provincia".
Giornata grigia, strada scivolosa: siamo nella stagione delle piogge. Una certa ansia in cuore: sapevo che c'era il vescovo a Nduye e l'attuale parroco, l'abbé Roger. Come si sarebbe svolta questa "cerimonia"? Quale reazione avrebbe avuto l'abbé?
Tutto è stato più semplice del previsto:
Sono arrivato quando i cristiani erano già in Chiesa per la messa delle Cresime: non era prevista la mia partecipazione alla Messa. Quindi sono arrivato in incognito. Ne ho approfittato per fare un giro della missione: quanti ricordi, volti, emozioni...Ero stato a Nduye dal giugno del 1971 al luglio del 1976. La missione era piena di vita: scu0la professionale dei ragazzi, liceo per le ragazze tenuto dalle Suore Comboniane...Padre Luigi, padre Testa, don Enzo, Gianluigi Mazzufferi: miei compagni e amici di cordata!
Don Giacinto Toneatto che veniva a darci una mano per la scuola di meccanica, don Giuseppe sempre servizievole e disponibile...E le suore Comboniane che si occupavano con passione e entusiamo alla formazione, alla cura degli ammalati, dei lebbrosi, alla visita dei cristiani nei villaggi.
Chiudevo gli occhi...Ma mi sembrava inutile cullarmi nell'illusione del passato. Purtroppo oggi la missione è come il Congo: bisogna ricominciare da capo. Le erbe hanno invaso il piazzale davanti all'officina meccanica, paurosamente vuota...Erosioni un po' dappertutto. Quà e là buchi nelle lamiere del tetto...
Momenti di euforia, di una certa fierezza, ma anche di ansia. Riusciremo a ridare l'impronta, il respiro di padre Longo a quella che fu la "sua" mssione e la "sua"opera...?
Seduto sui gradini davanti alla sua casa molto semplice, solida, fatta di pietre di granito ricavate con la dinamite dai "massoni" enormi (espressione cara a padre Testa) a fianco della casa stessa, pensavo e meditavo...e pregavo: "Signore, se mi hai scelto per continuare l'opera di padre Bernardo nel 1971 e se mi chiami oggi, ormai verso il tramonto, a ridare nuova vitalità alla sua opera...sono pronto. Solo ti chiedo di aiutarmi e di guidarmi. Cosa fare? cosa farebbe padre Longo oggi...?
Nel frattempo la gente usciva di Chiesa...Molti anziani sono venuti a salutarmi: si leggeva nel loro volto la gioia, un po' nascosta per non mettere a disagio l'abbé Roger. Durante la Messa, il Vescovo aveva annunciato che da quel giorno la Parrocchia era di nuovo affidata ai Sacerdoti del Sacro Cuore. I cristiani mi hanno confessato che non hanno battuto le mani per ovvie ragioni, ma mi hanno detto che dentro di loro tutto tremava di gioia e di commozione; ma non hanno saputo trattenere un brusio significativo.
Scambi di saluti con il Vescovo e il parroco. Uno scambio di sguardi con il vescovo, due parole in disparte; poi io stesso ho rotto gli induci. "Monsignore e abbé Roger, a nome del Padre Provinciale dei sacerdoti del Sacro Cuore di cui sono il delegato, prendo ufficialmente in consegna, a partire da oggi, la parrocchia di Nduye, nello stato in cui si trova".
Mi è sembrata l'unica formula umana e cristiana adatta al momento. Esigere inventari, confrontarli con quelli del 1987, mi sembrava crudele...
Un sollievo per tutti. Io stesso sono rimasto sorpreso per la naturalezza con cui queste parole mi sono uscite dalle labbra.
Di colpo l'atmosfera è diventata semplice, serena, cordiale.
All'abbé ho assicurato il nostro aiuto e la possibilità di venire a trovarci quando vorrà e gli ho ripetuto che non doveva preoccuparsi né di liste, né di restituzioni o riparazioni.
Penso che padre Longo stava gongolando e ripeteva la sua frase preferita:"pare pare"...
Dopo qualche canto dei pigmei e qualche scenetta molto molto naif, un pranzo a base di riso, fagioli...Padre Longo a volte aveva molto di meno.
Il Vescovo aveva fretta, lo si capiva.
Per cui alle 14 siamo partiti per Mambasa...Lungo il viaggio abbiamo scambiato delle idee, delle previsioni, dei progetti. Il vescovo era molto sollevato e contento...Probabilmente non si è accorto che lo ero anch'io che rappresentavo in quel momento i Sacerdoti del Sacro Cuore del Congo...e dell'Italia. E fra me e me dicevo: "padre Longo ha vinto un'altra volta": la sua missione non andrà in rovina.
Adesso comincia la sfida: ma sono certo che il padre Longo è con noi.
Un caro saluto a tutti e...una preghiera.
Nell'immediato ci attendono giorni difficili.
Fino all'inizio di maggio eravamo qui 4 sacerdoti: p. Nerio, p. Gustave, p. Jean Paul e io.
Padre Nerio è in Italia, padre Jean Paul parte lunedì per il Bresile per almeno 3 mesi, padre Gustave partirà verso la fine del mese di giugno per andare a studiare...Resterò solo!
Altro che i soldati di Gedeone: ce ne vorranno delle anfore e delle fiaccole per vincere la sfida...
Non lasciatemi ...solo.
Ciao. Adesso vado in chiesa...Vi ricorderò!
un saluto alla comunità di Milano e ai confratelli d'Italia!
p. Silvano

Ho ricevuto da P.Silvano questa mail che pubblico, come sempre, tal quale.
Aggiungo solo un grazie e gli auguri di tutto cuore per l'impresa che s'aggiunge ai tanti impegni già in corso.
Metto questa nota finale, che non vorrebbe essere un rimprovero per P. Silvano (quelli ce li scambiamo in privato!), ma quanto scrivo dovrebbe servire da indicazione per tutti gli altri.
Quando si ha da comunicare qualcosa occorre usare questo blog. Chi non ha l'accesso diretto scriva quel che vuole sui commenti; gli altri mettano le notizie qui. Il blog è stato fatto per questo motivo e dovrebbe servire per comunicare tra noi e con tutti a costo zero, ottimizzando anche le energie ed il tempo che scarseggia. Se però ci scambiamo le mail (o le telefonate) tra di noi questo spazio serve davvero poco e comunque verrà utilizzato in maniera marginale ed in ritardo.
Per dubbi, incertezze e, se volete, anche consigli scrivetemi pure.
Ecco la mail: gianluigi.mazzufferi@tin.it
Buonanotte!

sabato 21 aprile 2007

da Padre Silvano: una mail


Dopo la notizia della borsa di studio, scritta sotto dettatura di Vanda, ho messo sulla casella di Padre Silvano due righe. Poche parole scherzose che iniziavano così: “Sei scomunicato!”. Ovviamente alludevo al fatto che, da ben due mesi, non avevamo notizie di sorta.

Ecco la sua mail di risposta, integrale, che pubblico come mi è pervenuta, affinché gli amici siano informati ed aggiornati.

carissimo Gianluigi,

questo proprio...NO! Almeno tu non scomunicarmi.

Probabilmente ti sarà difficile capire il mio silenzio: forse vivendo qui potresti avere una pallida idea di come...sono ridotto.

Sono in balia degli avvenimenti...Spero solo riuscire a non perdere la testa.

Da un mese a questa parte sono come una trottola: 3 viaggi di andata e ritorno a Kampala per andare a prendere o riaccompagnare gli ospiti.

Un viaggio a Bunia; 3 viaggi a Beni (indipendentemente dai passagi a Beni per andare a Kampala). La settimana Santa con gli impegni nei villaggi...La scuola.

E...finché sono qui i 4 visitatori non mi sarà possibile fermarmi e prendere un giorno di riposo...L'ultimo viaggio a Kampala l'ho effettuato la settimana scorsa per riaccompagnare una signora di Milano, direttrice di una filiale del Credito Bergamasco.

Il ritorno da Kampala l'ho fatto in un giorno (sabato, 14) per essere qui per la domenica e andare in "brousse": in un giorno 680 km di strada...

La signora, appena arrivata a Milano ha detto ai miei confratelli di via Andolfato che sono...logorato (credo sia stata gentile).

Cosa dirti?! Ti penso anch'io tutti i giorni, ma mi sembrava un insulto farti avere solo qualche piccolo cenno, dopo tutto quello che fai.Speravo sempre trovare un po' di tempo e di calma. Mi illudevo. Scusami.

Leggo le tue provocazioni, anche se vedo queste problematiche con una certa distanza e distacco...

Vi ringrazio per la prima Borsa di studio...

Penso veramente di trovare un momento questa settimana...per fare il punto, anche se non ne sono proprio sicuro, dato che dovrebbe arrivare un container a Beni...e dovrei andare a sdoganarlo e portare qui il materiale, che i miei ospiti aspettano con impazienza visto che dentro ci sono delle macchina che devono montare per la nostra officina meccanica...che sta diventando sempre più bella e aggiornata.

Purtroppo, una brutta notizia. I cinesi (SINOHYDRO) hanno fatto un lavoro eccezionale sulla strada Mambasa-Komanda-Beni...Per due o tre volte ho fatto eul percorso in 3 ore e mezza (220 Km). Disgraziatamente un camion e rimorchio che portava cica 60 tonnellate di assi (stanno sfruttando selvaggiamente le risorse della foresta) ha sfondato il ponte sull'Ituri vicino a Komanda e così siamo obbligati a percorrere la vecchia strada: strada orribile soprattutto in questo periodo di piogge.

Si prevede che il lavoro di rifacimento del ponte prenderà almeno 6 mesi...

Mi fermo: devo andare a celebrare la S. Messa per i catecumeni...Ricorderò anche il papa che compie 80 anni...e gli amici di Senigallia (col loro pastore in testa).

Ti prometto che mi farò vivo presto...se sopravvivo.

Un abbraccio di cuore e un grazie e tutti i firmatari della BORSA "nel nome di don Enzo"

Un abbraccio speciale a te e a Piera.

Silvano

(Quale penitenza devo fare per essere di nuovo ammesso...alla comunione e quindi non essere più scomunicato? - Sii misericordioso!)

giovedì 12 aprile 2007

OBIETTIVO RAGGIUNTO

Caro Padre Silvano,
obiettivo raggiunto! La prima borsa di studio "nel nome di Don Enzo" è nata.
Abbiamo l'importo necessario: 1200 euro!
In occasione della Pasqua abbiamo pescato nelle tasche di tanti amici di Don Enzo che hanno risposto con generosità ed immediatezza. Ora gli stessi desiderano che questa loro contribuzione porti frutto. Quindi verseremo l'importo, come indicato anche su questo blog, nel conto presso i Sacerdoti del Sacro Cuore di Milano, a meno che non abbia tu stesso altre indicazioni da darci. Ovviamente sempre con questo sistema di comunicazione che è nato per facilitare anche questo tipo di rapporti.
Grazie per la tua opera (appena puoi raccontaci che cosa state facendo). Ti siamo vicini

Gli Amici di Don Enzo
Paolo e Giorgetta
Tullio e Teresa
Raffaele e Anna
Carla e Giuliano
don Marcellino
Marica e Lorenzo
Anna e Francesco
Gabriella e Rossano
Nello e Gabriella
Giorgio e Giuliana
Olga e Fabio
Tarcisio ed Elena
Anna e Luciano
Vanda, Lara e Uri
Anna e Umberto
Anna e Silvio
Alma e Elga
Piera e Gianluigi

sabato 7 aprile 2007

vigilia di Pasqua

Quest'oggi sui commenti al precedente post la nostra cara Vanda ha scritto un testo che commento non è.
Infatti è una vera notizia! Una buona notizia che io prendo, copio e metto in tutta evidenza cosi che chiunque la possa leggere ...e magari imitare.
Grazie Vanda, e grazie ai vari amici che le hanno dato una mano!
Buona Pasqua a tutti.

Caro padre Silvano, ti avevo e mi ero fatta una promessa: far nascere la prima borsa di studio che si chiamerà:"NEL NOME DI DON ENZO" per aiutare uno dei tuoi ragazzi a frequentare l'università. Ho preso contatto con i suoi amici più vicini. tutti stanno rispondendo con generosità ed io stò superando la mia reticenza a chiedere e a trasformarla in servizio. Molto presto, forse fra una settimana o poco più, conoscerai e riceverai l'importo che siamo riusciti a mettere insieme e l'elenco degli amici.In occasione della Pasqua ho l' urgenza di farti giungere un abbraccio fraterno nella luce di Gesù risorto. Tanti cari saluti e auguri da Lara e Uri. Buona Pasqua e a presto! Vanda

giovedì 5 aprile 2007

PASQUA 2007: C’E’ UNA SORPRESA NELL’UOVO!

Cosa volete che possa scrivere un laico, di servizio al computer per questo blog, nella imminenza della Santa Pasqua.

Magari potrei copiare pari pari il testo della mail appena ricevuta dal mio parroco, il famoso Don Peppe, che scrive: Cristo nostra Speranza....nostra vita.... "...Venite a me voi tutti che affaticati e stanchi ed Io vi darò ristoro....Io vi darò pace".

Non è il caso; ognuno faccia il suo mestiere.

Quindi a me questa occasione serve per lanciare una proposta. Siamo alla ricerca, e qui si che ci vuole una grande aiuto della Divina Provvidenza, di qualcuno che trovi una linea aerea, anche piccola, a cui chiedere di attivare, per Padre Silvano e per la Missione di Mambasa, la stessa iniziativa di cui leggerete più sotto.

Riproduco infatti la piccola busta che le hostess raccolgono alla fine del viaggio tra i passeggeri di El Al. L’ho avuta, nei giorni scorsi, quando sono stato in Israele, per l’iniziativa “Incontro a Gerusalemme”.

Questo è il fronte, con la scritta in ebraico s’intende, mentre sul retro troverete la traduzione in inglese. Come di seguito potete osservare.


Che ve ne pare? E’ una proposta assurda? Oppure qualcuno vuol darci una mano per assicurare così ai ragazzi della Scuola Professionale “B.Longo” di Mambasa una opportunità che potrebbe essere decisiva per la loro vita.

Certo se si aprisse anche solo uno spiraglio mi sentirei davvero felice e credo che la sorpresa dell’uovo di Pasqua (per chi nemmeno lo ha mai sentito nominare) sarebbe davvero gradita.


giovedì 22 marzo 2007

RIFLESSIONI SUI PROFUGHI SUDANESI IN ISRAELE








L'INSEGNAMENTO DI NAHUM GOLDMAN E IL DARFUR
di Federico Steinhaus




Il Corriere della Sera di lunedì 19 marzo ha dedicato una intera pagina ad un aspetto sconosciuto della tragedia che da anni sconvolge il Darfur nella totale paralisi ed incapacità di agire di tutto il mondo cosiddetto civile e democratico. E' vero, noi stessi non amiamo leggere le sconvolgenti notizie che ci giungono da quella terra infelice e sempre raccontano di massacri. Forse i nostri governi non sono altro che lo specchio della nostra stessa indifferenza od impermeabilità alle sofferenze di popoli lontani; forse il nostro disagio quando voltiamo la pagina del giornale per cercare notizie meno opprimenti – vallettopoli o sport poco importa – viene tacitamente recepito da chi ci governa e che, come noi del resto, non ama il senso di frustrazione che scaturisce da uno scenario umanitario in cui noi siamo semplici spettatori e quasi mai i protagonisti di audaci gesti di generosità e solidarietà. Forse. E' facile moralismo? E' un modo per liberarsi dai sensi di colpa? Esiste, ora, chi ci dice che non è così, chi afferma con orgoglio che si può e dunque si deve fare qualcosa per opporsi alle stragi ed alla malvagità.Poco più di 300 persone hanno scelto di fuggire dal Darfur, di sfuggire alle feroci stragi che insanguinano il loro popolo; più semplicemente hanno scelto di voler sopravvivere. Hanno percorso il Sudan, poi l'Egitto, infine la penisola del Sinai, per attraversare finalmente la frontiera di quello che essi hanno percepito come l'unico possibile luogo di salvezza: Israele. Quella infatti è l'unica democrazia dello scacchiere afro-asiatico che si estende tra il Sudan ed il Mediterraneo, l'unica nazione in cui la libertà viene garantita indistintamente a tutti, l'unico popolo di quello scacchiere che dia un valore supremo alla vita, non alla morte. E' vero, sono stati arrestati: erano immigrati clandestini provenienti da uno stato nemico. Ma ora la coscienza nazionale si interroga sul loro destino. Sono trecento non-ebrei (200 musulmani e 100 cristiani) che hanno chiesto ad Israele un aiuto per vivere. A questo punto negli israeliani sono scattate due molle potenti e laceranti: la morale religiosa ebraica e, forse con ancora maggiore vigore, il ricordo doloroso delle porte che si chiudevano sessant'anni fa dinanzi agli ebrei in fuga dal nazismo – porte chiuse che li consegnavano al loro destino: le camere a gas. Le porte chiuse di nazioni civilissime come la Svizzera, gli Stati Uniti, e quante altre, che al contrario della fascista Spagna hanno rifiutato l'asilo ai perseguitati. Credo che sia scattata anche una ulteriore molla, forse inconsapevole o meno visibile delle altre due: quella che, come migliaia di ebrei hanno potuto sperimentare, anche un solo "Giusto" può trovare in sé il coraggio e la forza morale per opporsi, per dire no al tiranno, per salvare una vita. Il Corriere ha pubblicato alcune frasi che riassumevano questi concetti, pronunciate da ebrei ed israeliani famosi e stimati, uno per tutti la voce per antonomasia dei perseguitati, Elie Wiesel. A queste voci, con una breve nota autobiografica, ne voglio aggiungere una che pochissimi oramai ricordano, ma che vale a mio parere più di queste perché erano molto diverse le circostanze ed i ruoli. Negli anni settanta ho avuto il privilegio di vivere alcuni anni di una esperienza, credo, unica ed insostituibile: gli ultimi anni in cui è stato presidente del Congresso Mondiale Ebraico – il parlamento del popolo ebraico, senza poteri reali ma autorevole in virtù della forza morale che da esso emanava – quel leggendario Nahum Goldmann che lo aveva fondato nel 1936 , e ne era segretario quel Gerhard Riegner che per primo, nel 1942, era stato avvertito dell'incombere della Shoah. Goldmann, che amava sottolineare con storielle raccontate in yiddish i suoi ragionamenti politici che lo portavano da pari a pari al cospetto di tutti i Grandi del pianeta, usava ripetere senza stancarsi che gli ebrei, se vogliono avere il rispetto delle nazioni e se vogliono potersi appellare agli altri per chiedere solidarietà ed aiuto dinanzi a persecuzioni che (in particolare nei territori sovietici) colpivano i loro fratelli, devono anche offrire la loro solidarietà ed il loro aiuto a tutti gli altri perseguitati. Spesso Goldmann faceva riferimento al dramma dell'apartheid sudafricano, ma la valenza di questo concetto etico era universale. In Israele, ora, questa massima di Goldmann viene applicata a beneficio dei profughi sudanesi, che sono stati accolti in alcuni kibbutzim . Loro sono fuggiti dinanzi alla ferocia di quelli che sono gli stessi nemici di Israele, ed è in Israele che hanno trovato salvezza. Questo avviene nel momento stesso in cui un nuovo (o vecchio ridipinto) governo palestinese rifiuta di riconoscere il diritto di Israele ad esistere, nel momento stesso in cui terroristi mandati da Hamas tentano di infiltrarsi in Israele con le loro cinture esplosive, nel momento stesso in cui già vi sono esponenti politici che vorrebbero accontentarsi delle ambigue parole di Haniyeh pur di poter nuovamente accusare Israele di essere troppo intransigente e causa prima delle disgrazie dei palestinesi.



Fonte: Informazione Corretta
21 Marzo 2007

sabato 17 marzo 2007

Affinchè il Congo non imiti i cattivi esempi

Qui di seguito riproduciamo integralmente un articolo pubblicato sul Corriere delle Sera due giorni orsono. Sarà senz'altro utile per offrire spunti di riflessione ai nostri amici che vivono e lavorano in Congo da tanti anni!


Il Ghana «libero» compie 50 anni
E spreca tutti i fondi per festeggiare

di Niall Ferguson
Vi siete mai sentiti presi in giro? L'anno scorso l'Agenzia statunitense per lo svilup­po internazionale (USAID) ha elargito aiu­ti alimentari al Ghana per un totale di 22,5 milioni di dollari.

Lunedì scorso questo stesso Paese ha dato il via alle celebrazioni, che secondo i programmi si articoleranno su dodici me­si, per commemorare l'indipendenza dal colonialismo britannico, concessa cinquant'anni fa, il 5 marzo del 1957. La spesa prevista per i festeggiamenti, iniziati con un party durato tutta la notte ad Accra, si aggira intorno ai 20 milioni di dollari.

E lecito chiedersi se questo è un modo ragionevole di spendere 20 milioni di dolla­ri quando il cittadino medio del Ghana guadagna circa 1,33 dollari al giorno. È leci­to chiedersi inoltre che cosa mai avrà da festeggiare il Ghana do­po cinquantanni di «li­bertà».

Non ci illudiamo che la Costa d'oro, com'era conosciuto il Paese pri­ma dell'indipendenza, fosse anticamente una fiorente economia. Il cit­tadino britannico me­dio guadagnava 39 vol­te di più dell'abitante medio della colonia. D'altro canto, la Costa d'Oro era considerata uno dei territori più svi­luppati tra le colonie britanniche in Africa, e per questo motivo fu la prima ad ottenere l'indi­pendenza.

Eppure le conseguen­ze economiche dell'indi­pendenza hanno smen­tito la vecchia accusa della sinistra, cioè che la Gran Bretagna aves­se «sfruttato» le sue co­lonie. Dal 1960 ad oggi, il divario tra la Gran Bretagna e il Ghana è più che raddoppiato: il cittadino britannico me­dio guadagna 92 volte di più del cittadino me­dio del Ghana. Oggi, secondo la Banca Mondiale, gli aiuti umanitari ammontano al 16 percento del prodotto interno lordo del Ghana e coprono addirittura il 73 per­cento della spesa pubblica.

Che cosa non ha funzionato? La rispo­sta è grosso modo la stessa che si darebbe per qualsiasi Paese dell'Africa sub-saharia­na dal 1957 a oggi. Kwame Nkrumah, che portò il Ghana all'indipendenza, era per molti aspetti il politico tipico della prima generazione di leader africani post-coloniali. Educato presso una scuola di missio-nari cattolici e poi in un'università americana (fu respinto dalla University of London per voti insufficienti in matematica e latino), Nkrumah era del tutto incapace di distinguere tra i pregi e i difetti dell'ammi­nistrazione britannica.

Benché piuttosto parsimonioso quando si trattava di istruzione e salute pubblica, l'Ufficio coloniale almeno forniva le basi per la stabilità economica e politica: bilan­ci pareggiati, sviluppo commerciale, una moneta forte, legalità e un apparato stata­le esente dalla corruzione. Nkrumah non ci mise molto a buttare all'aria tutte queste cose.

Se guardate le foto ufficiali della conse­gna del potere nel 1957, la Duchessa del Kent ha un'aria affranta, e il Governatore, Sir Charles Arden-Clarke, una smorfia di scetticismo. La storia purtroppo ha confer­mato quei lontani presentimenti.

Appena salito al potere, Nkrumah moltiplicò per dieci la spesa pubblica e per cin­que l'apparato statale. Era il caso classico di sistemare gli amici, poiché i membri del partito di Nkrumah, il Convention Peoples' Party, si erano assicurati l'equivalente poli­tico di una vincita al lotto. «Il governo è in mano ai furfanti», si lamentò un funziona­rio britannico nel fare le valigie. Troppo tar­di. Il Ghana non perse tempo a diventare il primo esempio della democrazia africana in azione: un voto per ogni cittadino... una sola volta!

Il governo finì inoltre nelle mani dei cre­duloni. Da molto tempo iscritto al partito comunista, Nkrumah venne facilmente per­suaso dal KGB che la CIA complottava contro di lui e accolse subito le offerte di aiuto che venivano da Mosca. Queste si concretizzarono nell'addestramento forni­to dal KGB alle forze di sicurezza naziona­li, con una rete immensa di informatori pa­gati e oltre un migliaio di «consiglieri» rus­si. All'inizio degli anni Sessanta, le donne del Ghana scendevano in piazza agitando cartelli con su scritto: «RIDATECI GLI IN­GLESI».

E invece toccò all'esercito ghanese rove­sciare Nkrumah nel 1966 (mentre era in vi­sita a Ho Chi Minh ad Hanoi). Lungi dal migliorare la situazione, fu solo il primo di una serie di colpi di Stato, culminati con la sanguinosa presa di potere di Jerry Rawlings, capitano dell'aeronautica, nel 1981. Anche se Rawlings riportò formalmente la democrazia in Ghana nel 1992, ri­mase al potere fino al 2000, quando il suo partito, il National Democratic Congress, fu sconfitto nelle prime elezioni libere del paese.

Oggi ancora molti pensano che tutti i problemi dell'Africa siano un retaggio colo­niale, la colpa degli inglesi cattivi. Queste stesse persone restano aggrappate al­l'idea che tale retaggio si potrà cancellare solo dietro risarcimento, sottoforma di «aiuti umanitari». A di­stanza di cinquant'an­ni, la situazione appare più chiara. Praticamen­te in tutti i casi (unica eccezione il Botswana), le condizioni economi-che delle ex colonie bri­tanniche nell'Africa sub-sahariana sono peg­giorate di molto dopo l'indipendenza rispetto al periodo coloniale. Praticamente in tutti i casi, come ha fatto nota­re William Easterly, del­la New York University, il contributo di miliardi di dollari in aiuti umanitari da parte dell'Occidente non è riuscito a stimolare il tasso di cre­scita economica in que­sti Paesi.

Nel suo libro in corso di stampa, The Bottom Billion, Paul Collier, eco­nomista di Oxford, inda­ga perspicacemente le vere cause del fallimen­to del post-coloniali-smo africano. Identifica quattro trabocchetti in cui sono caduti, dagli anni Cinquanta a oggi, quasi tutti i Paesi sub-sahariani. Alcuni so­no intrappolati dalla loro dipendenza dal­le risorse naturali, come diamanti o petro­lio; altri sono bloccati dalla mancanza di accesso al mare; altri da interminabili guerre civili. Ma il quarto ostacolo riguar­da il Ghana in particolare: un governo incapace. Per illustrare la follia di concedere aiuti a Paesi guidati da governi corrotti, Collier cita una recente indagine che ha seguito le tracce dei fondi concessi dal Mini­stro del Tesoro del Ciad per costruire ospe­dali nelle zone rurali: solo l'1 percento è giunto a destinazione, il resto è stato scremato da una sfilza di funzionari corrotti. Perdonatemi perciò se non me la sento di unirmi ai ghanesi nel loro anno intero di fe­steggiamenti. Non vedo che senso abbia celebrare l'indipendenza, se è un mero eufemismo per dipendenza dagli aiuti umanitari.

• da Corriere della Sera del 15 marzo 2007, pag. 19

© Niall Ferguson, 2007Traduzione di Rita Baldassarre

martedì 13 marzo 2007

cerchiamo un pezzo per l'officina


da un lettera del capo officina, di qualche tempo fa, prendo il disegno elementare opera di un qualche studente della scuola (anche se con un errore!).
Syausua-Deo, capo dell'offcina meccanica, un grande uomo, un fraterno amico ed anche mio ex allievo sta cercando la camicia di un cilindro Land Cruiser, una veicolo giapponese.
Se ci fosse qualcuno in grado di aiutarlo potrebbe prendere contatto con la Missione, anche semplicemente attraverso questo blog. E' un po' il motivo per cui lo abbiamo aperto e cerchiamo di usarlo. In blog sarebbe, come scrivevo poco tempo fa, una bella e pratica bacheca per affiggere annunci di ogni genere.
Chissà mai che qualcuno degli sconosciuti lettori possa davvero darci una mano?
Padre Silvano direbbe: ecco la Divina Provvidenza.

giovedì 8 marzo 2007

una lettera di otto anni fa!


Carissimo don Enzo,

il 25 marzo scorso hai festeggiato i tuoi 50 anni di sacerdozio. Certamente le cose a te più care te le avrà dette Dio Padre per mezzo di Gesù Cristo, suo Figlio, nell’amore dello Spirito Santo.
Dall’infanzia lui ti parla e ti dice «cose» bellissime che, ora dopo cinquant’anni di celebrazione eucaristica, di adorazione di Gesù Ostia e di ministero a servizio dei fratelli, ti entrano nel cuore come un vento dolcissimo.
Ti hanno circondato parenti, amici e confratelli, che con te hanno lodato Dio Padre per le sue meraviglie.
Permetti che a questa festa (anche se in ritardo) ci uniamo anche noi: missionari, cristiani e abitanti tutti di Nduye e Mambasa. Hai speso 6 anni del tuo sacerdozio con noi.
Hai insegnato le scienze esatte ai nostri alunni.
Tu sai quanto bisogno ci fosse di una presenza come la tua, perché «Mavuno» prima e l' IBL dopo potessero svolgere degnamente il loro compito. E tu ti sei sacrificato con slancio, rispondendo generosamente all’appello di Gesù. Non è facile per noi italiani vivere in mezzo alla foresta,dove le strade sono acquitrini, dove ci si trova senza telefono, senza posta, senza strutture sanitarie attrezzate, e per il cibo bisogna accontentarsi ed avere uno stomaco resistente. Tu hai accettato tutti questi disagi con un po’ di apprensione, ma fiducioso. E tutto finì bene.
Ti vediamo ancora puntualissimo davanti alla porta dell’aula, in attesa di entrare in classe. Negli intervalli gli alunni ti circondavano per chiedere chiarimenti, certo, ma soprattutto per stare con te. Per loro eri un modello, un amico. Sapevano che li amavi.
Non hai avuto modo di apprendere il kiswahili, per cui non potevi svolgere un intenso lavoro ministeriale. Ma eri sempre pronto a celebrare l’Eucarestia al centro di Mambasa, permettendo così ad un altro missionario di celebrare nei villaggi lontani. Al mattino eri sempre con noi alla celebrazione eucaristica e alla sera per l’adorazione. Immancabilmente alle 12 entravi in chiesa per pregare a lungo da solo.
Questo tuo pregare ci ha indicato la persona di Gesù. Sei stato un vero missionario tra di noi : non tanto con le parole, ma con il tuo vivere ci hai annunciato Gesu.
Il tuo amore per noi lo si è visto dalla tua disponibilità ad accoglierci, ad ascoltarci, ad aiutarci, e dal tuo modo di guardare a lungo i numerosissimi bambini che giocavano nel cortile della missione.
Ci hai lasciato con tanta nostalgia, quando le forze fisiche non erano più sufficienti per il lavoro missionario. Ma, tornato in Italia, ci sei rimasto vicino. Noi abbiamo avvertito l’aiuto delle tue preghiere, specialmente nei momenti difficili delle recenti guerre civili.
Eri felicissimo di ricevere notizie da Nduye e Mambasa. E quante volte ci siamo commossi nel ricevere il tuo aiuto.
Per tutto questo, carissimo don Enzo, permetti di unirci a te nel ringraziare il Signore per questi 50 anni di sacerdozio. Permettici anche di dirti «grazie» per il grande bene che ci hai fatto. La ricompensa te la darà Colui per il quale vivi. Noi ti diciamo solo che ti vogliamo bene.

P. Silvano, P. Nerio e P. Gianni

da “Una sola Famiglia”, n. 89, luglio 1999

mercoledì 7 marzo 2007

basta un link !


cari amici del blog di Mambasa,

quest'oggi ho pensato di mettere soltanto un link. Se vi clikkate sopra sarete collegati con il sito ufficiale della Congregazione dei Sacerdoti del S. Cuore (Dehoniani).

Qui con una guida in cinque lingue potrete sapere tutto sulle loro attività, attingere ai documenti, avere una biblioteca on-line, disporre di un notiziario ed anche di tante immagini.

Noi ci ripromettiamo di "saccheggiarlo" prossimamente per fare in modo che i nostri utenti trovino con facilità, nella pagina che aprono, tutto quello che fa parte del discorso avviato con questo piccolo strumento informatico.
Nei fatti questa è la "bacheca" della missione di Mambasa.
Nella foto sopra, a destra: la missione dei dehoniani a Bahia, in Ecuador

martedì 6 marzo 2007

E' GIUNTO OGGI


Come sempre puntuale, da Genova, dalla Casa del Missionario, è giunto qui a casa mia il giornale: L'Amico delle Missioni.

A Genova, in via Gambaro , 11 c'è un centro organizzativo ed operativo che si occupa del sostegno sostenere le iniziative delle Missioni affidate alla Provincia Italiana dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, in Argentina, Uruguay, Portogallo, Camerun, Congo, Mozambico, Filippine ed India.

Prossimamente parleremo dei Dehoniani: intanto diamo un'occhiata dove questi sacerdoti missionari sono presenti nel mondo (zone in rosso della figura).
Chiudiamo con una breve riflessione scritta dal fondatore, p. Dehon, poco prima di morire:"La missione è stata l'opera più importante della congregazione, fra tutte le nostre opere di apostolato".

lunedì 5 marzo 2007

Polli, conigli e vacche


"Arriverà Giuseppe Prosdocimi (martedì) assieme a due veterinari di Schio per la formazione all'allevamento di polli e conigli e per consigli a noi allevatori di vacche (ne ho 42)."

Questa la mail che mi ha mandato padre Silvano un paio di giorni fa.

Il blog serve a condividere le notizie.
Per questo pubblico le righe sovrastanti e metto anche la foto della costruzione della "conigliera", che risale a circa un anno fa. A giorni conto di disporre di un resoconto ed anche di poter mostrare qualche immagine della situazione attuale.

domenica 4 marzo 2007

QUEST’OGGI VI FACCIO LA PREDICA !


Lo confesso: sono stato io a volere questo blog. Ora, dopo pochi mesi, sono il primo deluso.
Vi dirò il perché in quanto solo attraverso voi che state leggendo passa la chiave di volta del sistema. Infatti se ci sarete, leggerete e scriverete, quindi solo attraverso una partecipazione davvero attiva questo potentissimo sistema di comunicazione e di interazione risponderà allo scopo per cui è stato messo in opera.
Il blog deve essere una “finestra” spalancata sulla missione di Mambasa. Deve consentire il dialogo facile ed intenso allo stesso tempo tra i suoi attori presenti laggiù in mezzo alla foresta del Congo e le tante persone che, da diverse parti d’Italia e del mondo, provano a dare una mano al progetto.


Ieri ho fatto un accenno a padre Silvano su quanto volevo scrivere ed ora sto scrivendo. Ecco pronta la risposta di fronte al mio dubbio sull’utilità di questo esperimento: “Sappi però che sono diversi che lo guardano...anche se sono ancora timidi. Abbi la pazienza del contadino. “
Infatti il blog funzionerebbe e anche molto bene, come avviene per tutti i milioni di blog che ci sono sulla rete. L’unica condizione essenziale e che tutti gli utenti lo usino davvero e lo impieghino di routine.


Riflettiamo un attimo: i nostri amici della missione di Mambasa sono finalmente nella condizione felice di avere, attraverso la società SIGNIS di Roma, la fortuna un collegamento alla grande rete di Internet, via satellite, 24 ore al giorno. Non certo era così ai miei tempi, negli anni ’70, quando la posta giungeva alla missione e poteva essere spedita, se tutto procedeva senza intoppi, una volta ogni 15 giorni.
Oggi saprete che la posta per la Missione di Mambasa viene spedita in Uganda, a Kampala. Li giace fino a che qualcuno la preleva! Per altre comunicazioni c’è il telefono satellitare, dotato anche di fax. Saprete anche che chiacchierare con questo aggeggio costa cifre da capogiro. Il suo uso si giustifica soltanto per comunicazioni molto urgenti e, aggiungerei io, anche nel caso che siano piuttosto brevi.
Via Internet c’è la possibilità di parlarsi usando uno dei tanti programmi che consentono la chat (MSN, ICQ, Google Talk), oppure anche quei siti che consentono di telefonare con il sistema VoIP come i vari Voipbuster, Voipcheap, Voipstunt o il più famoso Skype. Questi ultimi consentono anche di chiamare su telefono fisso, tantissimi paesi del mondo gratis e tutti gli altri con tariffe molto basse, talvolta irrisorie. Ebbene perché non consentire tutto questo da e verso Mambasa? Diciamo poi che la connessione alla grande rete di Internet nasce dall’esigenza di dotare la scuola di uno strumento oramai essenziale con cui tutti gli allievi debbono imparare e gestire le loro conoscenze e sviluppare i loro studi. La scuola della missione cattolica di Mambasa ha sempre formato degli ottimi studenti, molto più preparati di tanti altri studenti africani, e questa “finestra” diviene essenziale proprio per la completezza della loro preparazione.
Aggiungo infine che ho pensato a questo blog (quando ne parlavo a P.Silvano, senza che ancora lui avesse una idea precisa di cosa si andava a fare!) come una sorta di bacheca per la comunicazione.

Facciamo un solo esempio: la scuola ha bisogno di carta da disegno, oppure di fogli millimetrati: bene si mette un avviso in “bacheca”. Così oltre il solerte Padre Angelo, al Segretariato Missioni di Milano, la notizia passa anche a Giuseppe in quel di Schio. Loro, come sempre, si attivano. Però pubblicando la richiesta on line sul blog anche un qualsiasi altro amico che lo legge ne è informato e magari…per dirla con il linguaggio degli uomini di fede ecco che diamo un po’ di chanches in più alla Divina Provvidenza. Magari la notizia della ricerca in corso arriva alle orecchie di un benefattore che si fa lui carico se non di fornire direttamente la carta richiesta, magari di trovare “l’argent” che serve alla bisogna.
In senso contrario per il flusso della “bacheca” immaginiamo quanto sarebbe più facile far vedere a Padre Silvano o a Padre Nerio la foto di un nipotino, piuttosto che stamparla e spedirla via posta o mandarla in esclusiva nella casella e-mail di uno di loro.


Basta per ora con le parole: proverò nei giorni prossimi a gestire qualche esempio pratico scrivendo qualche singolo post per stimolare e suggerire.

Vorrei così cercare di captare l’umore ed i desideri anche di chi legge e scrive.

Ricordate però, cari lettori di questo blog che se non scrivete nessun commento, sarà impossibile ai nostri missionari, a padre Silvano verificare che ha tanti amici che gli sono vicini e che tutti, anche con poco, possono dargli una mano!

sabato 3 marzo 2007

due parole sul Presidente Kabila




Rispondendo dopo l’inoltro di alcuni articoli che mi erano giunti dal Congo, dalla nostra cara Suor Giovanna, Padre Silvano mi ha spedito una mail. Ecco quanto scrive in conclusione:
“Se giudichi opportuno, metti queste mie riflessioni sul blog, sperando di scrivere cose più belle fra poco.” Cosa faccio quindi? Pubblico il testo integrale dalla mail, esattamente come avrebbe fatto Padre Silvano se invece di “perdere tempo” scrivendo soltanto a me (grazie mille comunque!) avesse scritto a voi tutti, cari, pazienti e ignoti lettori di questo blog.


carissimo,
i due articoli che mi hai mandato non mi hanno sorpreso più di tanto. Non ho mai nascosto le mie preferenze per Kabila, ma questo non mi rende cieco. Quindi, ti ripeto, ho accolto serenamente e senza troppa meraviglia i due documenti riguardanti l'attuale Presidente della nostra Repubblica.
Perché?
Proprio in questi giorni, in diverse occasioni, ho fatto in pubblico e interiormente questa constatazione e questa domanda:" Dove è finito l'entusiasmo della gente per le elezioni dei deputati e del Presidente? Cosa c'è di diverso da prima delle elezioni?"
Sono passati oltre 3 mesi e non si vede proprio nulla...
All'inizio di febbraio è stata comunicata la formazione del governo, con a capo Antoine Gizenga. Ci siamo interessati per conoscere i nomi del ministri... E ci attendevamo subito un fervore, una specie di agitazione, quasi una partenza da Formula Uno o l'irrompere sulla pista erbosa di cavalli da corsa lanciati verso il traguardo...Dopo qualche giorno, silenzio assoluto.
E questo silenzio continua e continuano le cose di prima, esattamente come prima.
Neppure un po' di fantasia nell'inventare nuovi slogans...
Il nostro Capo dice nel suo discorso di investitura:"La ricreazione è finita"...E con questa frase - non può non saperlo - ripete quanto è già stato detto da Mobutu.
Quante volte l'ho risentita in questi giorni, a torto e a traverso...
Ci si riempie la bocca, ma le cose non cambiano.
Anzi la corruzione e il sopruso continuano e crescono.
Mi stupisce la rassegnazione e il fatalismo della gente: nessuno reagisce, nessuno si pone delle domande. Le elezioni sono finite e non se ne parla più.
Certo, c'è una scusante: il Congo è un ammalato cronico, pieno di piaghe da decubito, abulico e senza prospettive se non quella della sopravvivenza...Per anni si è vissuti così, forse per molti è impensabile un altro stile di vita
Io spero ancora...
Almeno qui a Mambasa non si sente più sparare; ma mi sembra un po' poco.
Delusione? Direi proprio di sì...Nutro ancora un po' di speranza : mi auguro che, nel segreto del Palazzo Presidenziale o nel Parlamento, si stia pensando e meditando per trovare una strada di uscita...in favore della gente. Speriamo che arrivino fino a Kinshasa gli echi dell'attesa, della speranza, delle aspettative che la gente aveva al momento delle elezioni e che facciano di tutto per non deluderle. Ho paura che qualcuno aspetti solo il momento buono per sfruttare il malcontento e la delusione.
Aspettiamo quindi ancora un po'...e da buoni credenti mettiamo questo nostro paese nelle Mani del Padre.
Ciao, Gianluigi. Mi dispiace di non essere troppo ottimista questa sera. Forse sono un po' stanco, ma questo non impedisce di distinguere la luce dalle tenebre...E mi sembra che l'atmosfera sia piuttosto sul buio.Ciao e grazie ancora di tutto, soprattutto delle tua presenza e della tua amicizia...

giovedì 15 febbraio 2007

UN MESE INTENSO

da Padre Silvano ricevo ora una mail.
Eccola in versione integrale sul BLOG ad uso di tutti, com’era ed è nei nostri intenti, per comunicare. Il neretto e le sottolineature sono mie.
A questo punto, cari amici che visitate il blog, sappiate che se scrivete di seguito un solo, piccolo commento che è come se aveste scritto in Congo, direttamente al nostro Padre Silvano.
Coraggio quindi!

Carissimo Gianluigi,
da qualche giorno ho dei problemi con internet, per cui non riesco a spedire messaggi rapidi e brevi.
Era mia intenzione farlo subito per farti sapere che sono sensibile ai tuoi “input” anche se poi la mia risposta non è immediata. I riflessi, negli anziani, sono un po’ lenti, ma per fortuna non ancora estinti. Mi sono deciso a scrivere questo messaggio a parte e appena posso tenterò di spedirlo...sperando che l'etere mi aiuti....
Ho stampato i tuoi ultimi tre messaggi per averli sotto mano e leggerli con calma e in maniera concatenata: quello in cui mi annunci la morte del figlio di Claudio Cavallari, quello in cui parli del caso Welby e, da ultimo, quello che riguarda i bambini soldato.
Hai ragione:sono argomenti che mi interessano tantissimo.
Dove c’è qualcosa di umano, dove c’è bisogno di presenza e di solidarietà, dove c’è serietà nell’affrontare i problemi…mi trovo mio agio.
Vorrei veramente far giungere a Claudio un pensiero di solidarietà, di partecipazione, di speranza. Non so se è troppo tardi. Se mi mandi il suo indirizzo troverò il tempo per scrivergli qualche cosa.
Sul caso Welby, mi è piaciuto soprattutto l’apprezzamento della posizione del card. Martini, segno che qualche cosa si salva ancora di questa Chiesa (a mio parere ci sono delle cose bellissime…a cominciare da Gesù Cristo!) che è bistrattata come qualche cosa di superato e di stantio.
I bambini soldato. Purtroppo è una realtà triste e dolorosa…ma che nasconde anche tanta ipocrisia.
I vari capi ribelli o i signori della guerra africani da chi sono sostenuti? Senza un aiuto dall’estero combatterebbero con le lance e le frecce. In questi giorni ho avuto il parere di una personalità africana molto in alto. Ecco il suo pensiero: “ L’America e la Cina si contendono l’Africa per avere le sue risorse…e non badano al costo. La gente non conta nulla!”
Darfur, Ciad, Uganda, Costa d’Avorio, Guinea, e ancora Congo (Ituri)…- per restare solo in Africa – luoghi ideali per i bambini soldato…che non ci sarebbero senza aiuti dall’estero.
Non entro in problemi più grandi di me. Ho tante altre gatte da pelare…a cominciare dalla “gestione” del mio tempo.
Sono assente dal blog e da internet da un po’ di giorni. Credo sia giusto e doveroso dare una spiegazione.
Come sai ho avuto come ospite dall’inizio di gennaio un confratello dehoniano, p. Mario Bragagnolo. All’inizio di febbraio sono andato con lui a Nduye…e ho rivissuto con nostalgia e una certa amarezza gli anni 70…Purtroppo la situazione è cambiata molto: in poche parole c’è poca vita e molto abbandono. Ma dal prossimo giugno riprenderemo Nduye e probabilmente toccherà a me farla…risuscitare. Sarebbe una buon occasione anche per te per ritornare giovane…Sarai il benvenuto sulla collina del leopardo.
Appena tornato da Nduye sono andato ad accompagnarlo a Kampala perché si sentiva insicuro e pauroso. Per non perdere tempo il 7 febbraio sono partito da Kampala alle 2 di notte per arrivare a Mambasa all’una di notte di giovedì. Perché tanta fretta?
La missione era vuota e quel giorno cominciavano gli esami del Primo Semestre.
I miei 4 confratelli, Nerio,Gustave, Jean Paul, et Antoine erano a Kisangani per la nostra assemblea provinciale.
Dal 7 ad oggi: esami, con quello che comportano: preparazioni delle questioni, fotocopie, sorveglianza; - responsabilità della parrocchia: funerali, Messe, aiuto ai poveri, ascolto della gente; – sorveglianza dei cantieri…E tutto questo da solo!
Ho tenuto duro, ma senz’altro ho lasciato per strada qualche grammo, visto che alla sera, senza cuoco e con poca voglia di mangiare mi sono accontentato quasi sempre di una scatola di sardine; una volta ho arrischiato di farmi due uova sode (a caso sono riuscito a cuocerle abbastanza: non sapevo quanto tempo ci volesse: un tuo consiglio mi aiuterà per la prossima volta!)
Per fortuna ieri sera sono tornati Nerio e Antoine…
Oggi…un piccolo crollo di stanchezza che mi obbliga a restare in camera! Ma passerà…
A proposito: a Kampala ho trovato il libro “Il banchiere dei poveri”…Grazie.
Comincerò subito a leggerlo…Per la pratica vedrò…se è possibile.
Ciao. Ho scritto questo messaggio su Word: vedo se posso spedirlo. Se trovi che può interessare altri, mettilo pure sul blog…con le dovute correzioni, sottolineature…
Spero di sentirti presto…e scusa del ritardo. Ma penso proprio che tirare troppo la corda è pericoloso anche qui…soprattutto quando si è sulla settantina.
Un abbraccio…
Domani e dopodomani siamo in “vacanza”: riprendiamo le scuole lunedì, ma c’è già in vista un viaggio a Mungbere…
Saluti cordialissimi a Piera e tribù.
Ciao. p. Silvano

lunedì 15 gennaio 2007

Trovata!


Questa la foto dal satellite di Nduye trovata grazie all'efficentissimo GoogleMAPS.

Come potete vedere intorno alla "città" è tutto verde...FORESTA, foresta e solo foresta!


domenica 7 gennaio 2007

Grazie agli amici di POPINGA

Mambasa, 7 gennaio 2007 - ore 10,30

Carissimi tutti,

oggi qui festeggiamo l'Epifania, che nella mente di tanti è legata a un ricordo di doni chei nostri genitori ci portavano in questo giorno.
Io oggi ne ho ricevuto uno grande: l'idea da parte dei lettori di POPINGA di sostenere il progetto"Borse di studio".
Anche ieri ho ricevuto un messaggio di una persona di Senigallia chevoleva impegnarsi, assieme ad altri amci, a sostenere questa iniziativa nel ricordo di don Enzo Formiconi, sacerdote e professore che è stato nostro collaboratore a Nduye e a Mambasa e che anche in seguito, tornato in Italia, ci ha sempre incoraggiati e sostenuti...Grazie Vanda!
Mi auguro che altri seguano questo esempio
Un mio carissimo amico mi dice spesso: " la scuola e l'educazione sono la bomba che faranno cambiare il volto dell'Africa"...
Vorrei dilungarmi di più...Ma ho appena terminato la celebrazione della Santa Messa e mi accingo a partire, di nuovo, a Kampala, dove vado ad accogliere un mio confratello e amico, p. Mario Bragagnolo, rettore del Santuario della Madonna di Boccadirio sull'Apennino Bolognese, vicino al passo della Futa. Vuole passare un breve periodo qui con noi, per condividere la nostra vita e per poter poi trasmettere ai pellegrini del Santuario la sua esperienza e... e coinvolgerli in un'azione di solidarietà umana e cristiana.
Un po' dappertutto stanno sorgendo iniziative di appoggio e sostegno per aiutare la nostra missione e soprattutto la gente desiderosa di...camminare in avanti.
Ve ne parlerò, visto che il buon esempio è contagioso e perchè non pensiate di essere soli...
Insieme ce la faremo...
Sto pensando a Milano (pozzi, scuole), a Schio (impianto per mattoni e cooperative per l'allevamento, aiuto per attrezzare con macchinari le nostre scuole tecniche), ad Albino (Brgamo) (aiuto per le scuole dei Pigmei), Senigallia (borse di studio), Marano Vicentino (impegno dei bambini delle scuole elementari a favore dei loro...colleghi di Mambasa), Cambiago (Mi) - (il gruppo di giovani A.VO.MI...impegnatissimi nel lavoro di appoggio a iniziative di sviluppo)... Altri ci hanno promesso videocassette e DVD di cinema e documentari da mostrare ai ragazzi al sabato sera...nel cinema, gratuito e "Sotto le stelle"...
Senza contare le persone singole che, nell'anonimato ci aiutano a costruire l'ospedale, la chiesa di san Francesco...
Come vedete, non siamo e non siete soli!

Tutti voi ricevete il mio grazie...e che Dio vi benedica.
Ritornerò alla fine della settimana...Spero di trovare molti commenti...pareri, suggerimenti e stimoli...
E ancora...buon anno e buon lavoro.
p. Silvano

martedì 2 gennaio 2007

DuemilaSETTE


Un grazie a padre Silvano e un buon anno a lui nelle terre africane dagli amici in Italia.