sabato 29 agosto 2009

28 agosto 2009: che sorpresa!

Per fortuna nella vita ci sono anche delle sorprese.





Ne ho avuta una bella ieri recandomi a Badengayido per controllare i lavori





Il 15 agosto eravamo andati con gli amici-visitatori-volontari per mettere il primo mattone di un edificio scolastico di 4 aule, finanziato dagli Amici di Albino. Ilaria, presidente dell’AVOMI di Cambiago (Milano) un po’ commossa, e conscia dell'importanza del gesto, si era improvvisata “muratrice”. Una maniera un po’ interessata per coinvolgere questo gruppo per completare un edificio scolastico, in mattoni iniziato anni fa – da altri – e mai terminato. Avevo lasciato sul posto 5 muratori e 3 aiutanti. Evidentemente vi era anche una buona scorta di viveri: riso, manioca, fagioli, pesce secco, olio di palma.





Non ho rimpianti. Ieri con mia grande sorpresa ho visto che i muratori hanno fatto un lavoro eccezionale: sono già arrivati al cordolo (architrave) sopra le porte e le finestre.





E vi posso assicurare che i muri sono diritti e i mattoni (fabbricati dai nostri operai!) bene allineati. Purtroppo non potremo fare un facciavista perché il primo edificio ha delle fughe poco orizzontali e i mattoni sono di fattura irregolare. Studieremo il problema con calma.





Spontaneo il pensiero è volato agli Amici della scuola Apostolica di Albino (Grazie Paolo e amici!) con un forte sentimento di riconoscenza. Ma c’era in me anche un certo senso di commozione. La testimonianza della gente ha confermato la mia impressione: i “ragazzi” hanno lavorato bene e senza risparmi. Dal mattino alla sera. Questo ha contagiato anche la popolazione, in particolare le donne che hanno estratto la sabbia, e portato l’acqua necessaria…

Qualcuno può restare incredulo di fronte alla rapidità di esecuzione dei lavori (siamo in Africa e non a Milano o a Schio!). Se dubita che le tre foto rappresentino le tre fasi dello stesso edificio, guardi l'albero che appare nella prima e nella terza foto...


Adesso gli abitanti di Badengayido cominciano a credere che si può cambiare, che assieme si possono fare delle belle cose, e già chiedono una scuola media e un pozzo.





E si dicono disposti a collaborare!

Foto: BADENGAYIDO

1- fondamenta

2- primo mattone

3- Ieri...

4- due scolarette "wazungu" in un' "aula" dell'edifico da completare: i mobili sono autentici.

martedì 25 agosto 2009

25 agosto. Anniversario della nascita di padre Longo! Tutti...a casa

Sono anch'io finalmente a Mambasa...

Ne ho fatta di strada dal 17 luglio al 24 agosto per andare a Kampala per accogliere all'arrivo e accompagnare alla partenza 13 amici-visitatori-volontari!

Ne valeva la pena?

Ai...posteri l'ardua sentenza!
Credo però di aver reso felici diverse persone!
Premetto che oggi non sono nelle condizini migliori per fare un riassunto degli avvenimenti di questo mese di agosto. Senz'altro scriverò anch'io qualche cosa fra poco...ma questa volta spero proprio che anche i miei visitatori si sveglino.

Mi limito solo a trascrivere un messaggio che uno/a di loro mi ha lasciato. C'è molto incenso, ma non preoccupatevi: si volatizzerà presto.

E' anonimo per comprensibili ragioni...Se la persona interessata vorrà dichiararsi lo potrà fare liberamente.

Ho altre testimonianze...e presto o tardi le pubblicherò.

Aggiungo solo che mentre ero in viaggio i lavori sono continuati...e abbastanza bene. Il ragguaglio, a giorni!

Caro padre Silvano,

Grazie! Ti vorrei ringraziare per tante cose, ma il tempo stringe e fra poche ore si parte! Non voglio però tralasciare l'aspetto che secondo me è il più importante: la testimonianza. L'esempio che ti da la forza (o fosse solo anche la speranza) di cambiare.

Credo che sia una delle spinte ricorrenti del viaggiatore la ricerca di risposte. Per me venire in Africa è stato un modo di reagire alle realtà in cui nell'ultimo anno sono stato immerso. Sono molti i motivi del mio disagio, ma principalmente c'è lo schiaffo di un mondo (... e ...) e di una ideologia (economica) che ha colpito a fondo la mia ingenua e forse utopistica visione del mondo.


Le risposte (forse non le stesse che cercavo) le ho trovate a Mambasa. Nella gente così allegra e spiensierata; nei bambini, con il loro tenerissimo modo di dire "muZZunguuu"; in quel puzzolentissimo mercato o pitturando in compagnia le pareti dell'ospedale.


Ma senza esagerare credo che la cosa più preziosa che porterò a casa è stato appunto l'esempio di un uomo che con serenità e costanza lavora per cambiare il mondo. Innegabile è il tuo lavoro nella missione. Quando quella sera del martedì siamo arrivati per la prima volta alla missione mi sembrava di entrare in un campus inglese!

Innegabile è il tuo lavoro con la gente. Mi basta pensare al grado di autonomia di cui godono le varie attività nella missione. Posso solo immaginare il lavoro nel comunicare a questa gente il valore del fare. Ed è proprio sui valori che secondo me vi è stato il risultato più strabiliante. Anche su di noi che per osmosi li assorbiamo attraverso le tue parabole-storie.




Penso per esempio alla storia del bambino che ruba i frutti dell'albero della missione. E la tua affermazione:" Prego solo Dio che non cada!" Da questa storia, e più prosaicamente dalla mia esperienza qua, ho capito l'importanza del dono e della pietà. Concetti che si fondono di fronte a una realtà così vasta di miseria che alla fine suscita nel singolo un setimento di grande impotenza.




Concludo ringraziando che non hai ascoltato le parole di quelli che ti sconsigliavano di ospitarci e temevano che la missione e i trasformasse in un villaggio di vacanze. La tua missione di formazione di certo sta trasformando il tuo "piccolo" universo, ma c'è bisogno, e forse anche di più che contamini anche il nostro.
Ringraziando ancora, ti auguro ogni bene.

Come dicono i francescani: Pace e bene!, o per dirlo attraverso un'icona giovanile, utopista e indomito, HASTA LA VICTORIA, SIEMPRE!

A presto...

PS; Ti lascio un po' di soldi (nota di padre Silvano: ha lasciato soldi e portafoglio!). Sono, parte dai miei risparmi, parte dalla mia famiglia. Affinché tu possa continuare l'opera...


Foto: -i partenti di fronte al Ruwenzori:In piedi: Cornelia, Paolo, Ilaria, dott. Francesco, Federica, Chiara, Diego; accovacciati: Raffaella, Elena...e

- Gianluca (Ingegnere senza Frontiera) che prende una foto di Alessia (sua moglie) e Saleh

sabato 22 agosto 2009

Congo, la vita riparte da un allevamento

Alessandro Scandale

«Oggi ci sono quattro cooperative pilota e stiamo per avviare la quinta. A breve un punto vendita»

Martedì 04 Agosto 2009 (dal "Giornale di Vicenza)

Nuovi importanti risultati per il progetto Mambasa, partito da Schio quattro anni fa per sostenere la missione del religioso scledense Silvano Ruaro.

Il missionario dehoniano, in Congo da 30 anni, avevo chiesto aiuto alle Onlus “Veterinari senza frontiere” e “Ingegneri senza frontiere” per valutare lo stato di malnutrizione della popolazione e per controllare le risorse idriche a Mambasa, 40.000 abitanti nel Nordest del Paese.
La veterinaria scledense Anna Di Pasquale, promotrice del progetto e appena tornata dal Congo, ne ha parlato nei giorni scorsi a Schio nel corso di una serata sul tema: «L’obiettivo originario era garantire alla popolazione l'accesso all’acqua potabile, organizzare cooperative per l'allevamento di animali e formare il personale locale - ha spiegato -. A Mambasa la maggior parte delle fonti idriche è inquinata e le precedenti iniziative di padre Ruaro, con i pochi mezzi a disposizione, erano appena bastate a realizzare un laboratorio tecnico-idraulico. Grazie al supporto di “Ingegneri senza frontiere” sono stati costruiti i primi due pozzi». E continua: «Noi veterinari siamo intervenuti per introdurre l'allevamento di animali: oggi ci sono quattro cooperative pilota funzionanti e ne stiamo avviando una quinta, a undici chilometri da Mambasa. Altre otto hanno chiesto di essere integrate nel progetto e stanno seguendo un ciclo di formazione all'interno degli allevamenti, dove i formatori sono le stesse donne delle cooperative. In tutto sono coinvolte circa 250 persone del posto, ma il numero è in continua crescita perché si è sparsa la voce e la gente viene a lavorare anche da fuori città».
Una missione difficile quella appena conclusa. «Abbiamo lavorato molto sull’aspetto sociale ed economico del progetto - ha spiegato Anna Di Pasquale -. Ci siamo dati un obiettivo: un anno e mezzo o due e queste donne dovranno camminare con le loro gambe, sotto ogni punto di vista, collaborativo, economico e gestionale. Per fare ciò io, insieme alla fedele Dominique e all'instancabile Ester, abbiamo migliorato la gestione degli allevamenti. Ora ci sono i numeri di produzione per pensare ad una auto-sostenibilità e stiamo lavorando per la creazione di un punto vendita di tutti i prodotti degli allevamenti. La richiesta di uova, polli e conigli da parte della popolazione è alta e un punto vendita darà al progetto una svolta decisiva».
La situazione sanitaria è molto cambiata in positivo, grazie alla preziosa collaborazione dei veterinari del territorio: «La cosa più importante - ha detto ancora - è che comincia a delinearsi nelle loro menti una metodologia di controllo, di diagnosi e trattamenti delle malattie, un passo veramente prezioso che assicura un monitoraggio sanitario anche dopo la mia partenza. Un altro importante aspetto è quello agronomico. Ci sono attualmente otto associazioni di agricoltori che hanno stipulato un accordo con noi e che ricevono formazione sulle tecniche agronomiche, semi di mais e soia, questo assicura una continuità di produzione di materie prime indispensabili per i nostri animali e ci aiuta ad abbassare il costo di produzione e quindi di vendita per permettere a tutti gli abitanti il consumo dei nostri prodotti. E tutto ciò in collaborazione con un agronomo locale esperto del territorio».
Il progetto Mambasa sta ricevendo grande attenzione anche da parte delle autorità, fino alle alte dirigenze del distretto dell'Ituri. «Il Commissario di distretto ci ha dedicato una mattinata di visita negli allevamenti e nel nostro attrezzato laboratorio, complimentandosi per il lavoro che stiamo portando avanti. Ora bisognerà formalizzare questo entusiasmo con un accordo di collaborazione e stiamo già lavorando per il raggiungimento di questo obiettivo. Insomma, abbiamo preso il volo e spero che questo possa portare queste donne in un luogo dove la vita ha altri colori e profumi. Abbiamo anche avviato un partenariato con l'ospedale di Mambasa per curare i bambini malati di Aids, e abbiamo anche iniziato un programma di formazione per i veterinari del distretto di Ituri».
Anna ora è a Schio ma il suo pensiero è sempre rivolto a Mambasa.«Il mio cuore è rimasto lì, e tornerò in Congo a fine anno per avviare due nuove cooperative per l'allevamento di polli e per la produzione di uova. Con la vendita di questi prodotti contiamo di coprire le spese e avere anche dei ricavi. Nel mese di giugno abbiamo organizzato a Schio un torneo di calcio e raccolto 5.000 euro. In dicembre vorremmo organizzare sempre a Schio un concerto per raccogliere altri fondi».

N.d.R. Basterebbe un link, questo: http://www.progettomambasa.it/news_lit_95_301.asp
Noi però copiamo il testo tal quale per facilitare chi legge ancor oggi questo blog.

sabato 15 agosto 2009

"USIFIWE, EEBWANA WANGU"

"Laudato sii mio Signore". Sono le parole in lingua Kiswahili che un
mio amico volontario sta scolpendo sull'altare di legno della nuova chiesa
dedicata a S. Francesco in un villaggio della regione Ituri (Congo).

Siamo un gruppo di volontari italiani. Da metà maggio a metà giugno, ci troviamo in
Congo, a Mambasa, in una missione cattolica, in piena foresta equatoriale.
Nella missione ci sono due missionari dehoniani italiani originari di Schio
(Vicenza): padre Dino e padre Silvano, insieme a padre Gauthier e fratel Jean
Robert dehoniani autoctoni ed una comunità di suore congolesi.

La superfìcie della missione di Mambasa è estesa quanto il Belgio. C'è una bella chiesa in muratura, la casa della comunità e dei volontari, la scuola elementare, la scuola professionale,la scuola di taglio e cucito per le ragazze, la fale­gnameria, l'officina, l'ospedale, le mucche, l'orto...
Attorno alla missione c'è un grande prato sempreverde e ben rasato dove i ragazzi finita la scuola giocano a palla e si divertono.

La nostra giornata inizia alle 6.30 con la santa messa, poi la colazione e quindi i vari lavori: di meccanica, falegna­meria, edilizia, idraulica e anche apicoltura. Ci sono cinque alveari da controllare e, quando è possibile, un pò1 di miele da estrarre. La domenica saliamo su un Toyota e con uno dei mis­sionari andiamo a visitare le comunità cristiane di villaggi lontani anche 80-90 Km, su strade in terra battuta e piene di buche molto profonde. L'ultima messa alla quale abbiamo partecipato è durata tre ore, con battesimi, cresime, prime comunioni e due matrimoni.

Laudato sii mio Signore, per i cristiani che abbiamo conosciuto, gente semplice e contenta nonostante abbiano molto meno di noi. Laudato sii mio Signore per i corsi d'acqua che abbiamo visto, le foreste lussureggianti e incontaminate. Laudato sii mio Signore perché abbiamo visto che, attraverso i missionari, la Carità, cioè la Buona Novella dell'amore di Dio ha raggiunto ogni angolo della terra. Usifìwe, eebwana wangu ! Laudato sii mio Signore !

Renato Bini e Francesco Cazzola


N.d.R. ho "rubato" questo report dei nostri amici Renato e Francesco da un giornaletto che ignora Internet ed il blog su Mambasa. Qualcuno di certo ci dirà la fonte.
Per completezza vi segnalo quanto ci hanno raccontato gli stessi soggetti qui sul blog il 24 giugno scorso. Su questo post vedrete una loro foto
.

venerdì 31 luglio 2009

Cose da non...cvedeve!

Qualche anno fa erano di passaggio a Mambasa due giovani sposini australiani, di origine toscana, in viaggio di...nozze! Ripetevano continuamente questa frase:" Cose da non cvedeve"!

Penso abbiano pensato la stessa cosa Mario e Enrico, mercoledì 29 luglio, durante il viaggio verso Nduye...e soprattutto al ritorno.

Cose belle e...cose bvutte!

Le prime:

la bellezza della natura,
l'immensità della f0resta
la festa dei bambini,
il saluto di tutti,
lo stupendo panorama di Nduye,
il ricordo-presenza di padre Bernardo Longo
la gioia di essere tornati sani e salvi e tutti interi!

Ma anche:

lo stato di abbandono in cui vive questa gente! "Sembrano abbandonati...anche da Dio!"
la povertà,
il...nulla dei Pigmei
il degrado della strada...
la paura di restare in panne in mezzo alla foresta...
















La cronaca.


Il temporale violento della notte precedente, mi faceva temere: ero certo che avrei trovato la strada piena di fango e scivolosa.

Per fortuna la pioggia si era fermata ad Aluta proprio all'inizio del tratto da incubo (gli ultimi 15 kilometri prima di Nduye).

Enrico e Mario davanti, ciascuno su una moto guidata con maestria da due giovani forti e acrobatici. (Cornelia era rimasta a Mambasa per la sua lezione di inglese ai ragazzi-ragazze che si preparano agli Esami di Maturità dell'anno prossimo.)

I nostri due amici sembravano un po' tesi e rigidi, malgrado le scosse e i salti...Per fortuna ogni tanto ci si fermava per sgranchire le gambe e verificare se tutto era a posto (ossa comprese).

A un certo punto abbiamo temuto il peggio: il cielo si è fatto scuro e una leggera brezza agitava le foglie degli alberi immensi.

Lungo la strada, davanti alle capanne, tutti salutavano festosamente:"Wazungu, wazungu!"

Le donne, curve sotto il loro carico, si fermavano e sbirciavano il nostro passaggio. Anche quelli, uomini e donne, che erano nel campo interrompevano il loro lavoro per salutare...

(Abbiamo incontrato anche tanti kumba-kumba...che spingevano le loro biciclette stracariche.

"Non ho il coraggio di fare la foto"- diceva Enrico!)

La gioia schietta che esplodeva in grida festose, queste mani tese dei bambini felici ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso...e certamente lo hanno reso meno angosciante.


Vedendo le moto entrare nelle pozze piene d'acqua e il sobbalzo dei viaggiatori, mi domandavo se non avevo preteso troppo dai due scledensi.

Per fortuna, come ho detto sopra, il tratto finale era secco...per cui è stato meno, si fa per dire, penoso il percorrerlo.

"Allucinante...e cose da non cvedeve.."!, ci ripetevamo ad ogni fermata ristoratrice!

Per fortuna non abbiamo mai perso il buon umore e una buona dose di filosofia.
L'arrivo sulla collina di Nduye è stato sospirato e vissuto come una liberazione...
Abbiamo trovato alla missione Anna Pozzi, giornalista di MONDO e MISSIONE e il fotografo Bruno Zanzottera.

Qualche foto ricordo: davanti...alle rocce dalle quali Padre Longo ha ricavato le pietre per i suoi numerosi edifici, sul ponte del fiume Nduye, davanti a una capanna di pigmei.
Una rapida visita alle scuole, alla casa delle suore, una sosta sulla tomba di padre Longo...e ritorno affrettato per paura della pioggia.
Ancora qualche foto in qualche punto strategico e finalmente l'arrivo al ponte di Epulu (a 12 km da Mambasa). Eravamo stanchi, ma contenti di questa esperienza.
Ci siamo fermati a lungo a contemplare il fiume, la piroga che scendeva lentamente e un bambino che nuotava felice...

L'ultimo tratto è stato percorso a una velocità sostenuta...

L'erba del prato davanti alla casa ha accolto amorevolmente il corpo...e lo spirito, stanchi, dei nostri amici.

La Madonnina, accanto, sembrava sorridere...

























foto:

  • A Nduye di fronte alle rocce...di padre Longo
  • La ? dei Pgmei
  • Davanti a uno dei tanti buchi
  • Finalmente...ci siamo (al ritorno, sul ponte Epulu a 12 km da Mambasa)...pace!!!

lunedì 27 luglio 2009

Chi parte e ...chi arriva!

Venerdì, 17 luglio!



Parte per l'Italia padre Nerio Broccardo.
E' arrivato ieri sera da Kiragho dove per due anni è stato confessore e economo e...giardiniere.
Lo vedremo ancora a Mambasa? Lo sa solo il PADRE!





Questo interrogativo ci lascia tristi. Un'ultima foto con i suoi fedeli (?) collaboratori davanti alla Madonna del Tronco.






Un saluto e un messaggio:"Silvano io parto, ma tu tieni duro!".
Non dimnenticarci!






Grazie Nerio per i 16 anni passati assieme a Mambasa!








Domenica, 19 luglio.


Arrivano a Kampala:
Mario Galbusera,
l'avv. Enrico Peretti,
e Cornelia Mangiagalli: per condivisione della nostra vita e per lavori vari. Sono i benvenuti ed aprono la strada di tanti altri che verranno quuest'anno.


Una sosta all'Equatore.
La sera, arrivo dalle Suore Orantes a Beni.






Il 21, arrivo a Mambasa.

E subito una telefonata alle loro famiglia:"Siamo arrivati...ed è più bello di quanto ci avevano descritto". Stupore per il bellissimo cielo stellato che fa esclamare a ..."Se ci fosse qui mia moglie, diventerebbe matta".









Giovedì, 23 luglio.


Viaggio a Badengayido con sosta a Epulu e visita agli Okapi.



Arrivo a Badengayido e controllo dello stato di avanzamento dei lavori. Le fondamenta sono quasi finite. In questi giorni cuoceranno anche i mattoni, per cui ai primi di agosto cominceremo il lavoro di costruzione vero e proprio. Speriamo di finire per la fine del mese di settembre e così fare dimenticare le vecchie scuole (?) di pali, esposte al vento e alla pioggia!



Fra due giorni tenteremo l'avventura di Nduye, sperando di arrivarci, visto che ieri c'è stato un temporale storico. Speriamo di non aver brutte sorprese.






Un po' di piripiri (peperoncino!) nella vita non fa male...Ma è da consumare con moderazione!






Un saluto a tutti e un ricordo... davanti alla Madonna del Tronco! Ciao


Foto: padre Nerio davanti alla Madonnina
Enrico, Cornelia,...Mario all'Equatore
Cornelia, Mario, Enrico al ...guado dell'Ituri
A Badengayido...le fondamenta della scuola finanziata dagli "Amici di Albino"

Brutture (scuole!?) da dimenticare

giovedì 16 luglio 2009

Marta Bravi su "L'amico delle missioni"

Il racconto di Marta Bravi noi l'abbiamo già letto su questo blog il 16 settembre dello scorso anno.

Ora lo pubblicano gli amici della Casa del Missionario di Genova (bollettino n. 4 del 2009), però senza nemmno un link con questo blog.








Almeno a chi scrive sfugge il motivo; poi non è la prima volta che si insiste sulla grande opportunità di tessere una rete utile a chi opera per le missioni.
Solo informandoci a vicenda e mettendo sempre le indicazioni per "navigare" questo diviene possibile.

Speriamo bene per la prossima occasione.

Nonostante la pioggia...si parte



Carissimi,


mi rivolgo soprattutto a Paolo e agli amici di Albino.


Stamattina pioveva a dirotto. Per fortuna il trattore era già carico da ieri sera.


Dalla mia stanza guardavo il cielo...solo per scaramanzia. Il rumore sulle lamiere del tetto era molto eloquente.


Bussano alla porta. La "squadra" di Badengayido è al completo: 5 muratori, 3 aiutanti, 2 cuoche, 3 addetti ai mattoni, un responsabile del cantiere e l'autista del trattore, che ha il compito di trasportare sabbia, pietre, acqua, legna per cuocere i mattoni.


Hanno una buona scorta di riso, fagioli, olio di palma e pesce secco. Sul posto la gente contribuirà con banane, mais e, speriamo!, con un po' di selvaggina: antilope o scimmia!


Ognuno ha un materasso e una coperta: sono come dei ragazzi in partenza per la colonia!


Un'avvenura: un cantiere a 130 km!


"Mupe, partiamo"!


Non credo alle mie orecchie:"Ma piove!?"


"Hapana maneno" (Non importa!)


Prendo la macchina fotografica. Voglio immortalare questo momento.


Il trattore si mette in moto. Passa davanti alla grotta.


Oggi è la festa della Madonna del Carmelo: buon auspicio.


Domani stesso cominceranno a scavare le fondamenta della scuola!


Coraggio ragazzi! Buon lavoro...e grazie!



Vi confesso che avevo un certo nodo alla gola quando il trattore è scomparso dietro l'Istituto Bernardo Longo...e continuava a piovere!

mercoledì 15 luglio 2009

Cronaca spicciola...

Carissimi,


ho ricevuto una tiratina d'orecchi dall'Italia: sei ancora vivo? Penso che la gente di Mambasa non si ponga questo problema, vedendomi correre in su e in giù.


Due viaggi a Beni, un viaggio a Niania, un viaggio a Mayuano con la Santa Messa domenicale, senza contare i giri intra muros!



Un viaggio a Beni per condurre 9 studenti di Meccanica che hanno chiesto di fare uno stage in una grossa impresa di Beni.





Un viaggio a Niania per andare a prendere gli scouts di quella parrocchia e soprattutto per una visita a Badengayido e avvertire le autorità che il 16 luglio (domani!) cominciamo la costruzione della scuola elementare finanziata dagli Amici di Albino.





Un altro viaggio a Beni per accompagnare il sig. Marino Meri che è venuto in visita a Mambasa per aiutare a stendere un progetto a favore dell'ospedale, in particolare per avere un finanziamento per le attrezzature per il laboratorio analisi e per la sala parto e la sala operatoria.





Quindici giorni riassunti molto in breve e quasi in maniera banale. Ma vi assicuro che la vita continua ad un ritmo sostenuto...e credo di usare un eufemismo.





Nel frattempo sembra si preparino giorni migliori...





Nel mio ultimo viaggio a Beni (il 13 e 14 luglio) ho visto con i miei occhi che sono cominciati i lavori per asfaltare la strada Beni- Kisangani. La foto che vedete mostra lo strato di ghiaia (almeno 30 cm) che serve da fondo...Per mettere il bitume, la compagnia cinese che esegue i lavori, aspetta la venuta del Presidente, che, esigenze della propaganda, verrà a tagliare il nastro!





Altra buona notizia. Domani verrà a Mambasa il responsabile di una ONG (Organismo non Governativo) per parlare della strada di Nduye. Sembra che ci sia un fondo della Comunità Europea per la riparazione.





Un'altra parola su Marino Meri. E' stato mandato da Mons. Barone per stendere una domanda di finanziamento per l'acquisto delle attrezzature per l'ospedale e per altri progetti riguardanti la scuola e la formazione della gente, soprattutto sul piano agricolo.





E' rimasto qui 4 giorni...molto pieni. Fra il resto ha avuto l'occasione di curare il nostro Emanuel, una vittima della guerra del 2002. Ha quasi perso l'uso della parola. Cammina con la stampella e ha perso anche l'uso del braccio destro. E' stato picchiato selvaggiamente in testa. Porta ancora i segni di questa barbarie; un buco profondo che non si rimarginerà più.





Quasi quasi dimenticavo. abbiamo avuto anche la visita del medico provinciale, Dr. Lonema che ha ammirato e molto apprezzato gli edifici dell'ospedale

Scusate la laconicità...Ma vi assicuro che presto ci saranno altre notizie e altre sorprese.


Grazie di seguirci e di ricordarci.
A presto


foto: Marino Meri che cura Emanuel;
Il dr. Lonema (maglia gialla) in visita all'ospedale;
le autorità di Badengayido di fronte ai mattoni (il capo è il secondo da destra)
preparativi per l'asfaltatura della strada Beni-Mambasa-Niania-Kisangani (750 km)

mercoledì 1 luglio 2009

Ivi è perfetta letizia: cronaca di un week-end

Ho pensato spesso a queste parole di san Francesco nel mio ritorno da Nduye domenica e lunedì.

Un viaggio da non dimenticare.


Normalmente era il turno di padre Gauthier. Poi all’ultimo momento ha desistito per un impegno qui in parrocchia. Mi sono offerto di sostituirlo. Il viaggio di andata non ha avuto problemi particolari. Un viaggio di routine: 3 ore e mezza di moto per i 60 km. Le buche erano quasi asciutte, quindi si vedevano bene e si poteva entrarci senza troppi patemi d’animo. Arrivo a Nduye alle 18,20. Appena in tempo per immaginare quello che doveva essere stato un tramonto stupendo.



Domenica mattina, il cielo è coperto. I cristiani reagiscono male al buio, all’umidità: molti arrivano in ritardo. Ma poi la Messa si anima.

“Non temere! Soltanto abbi fede! Talita kum…”


I cristiani seguono attenti e nessuno guarda l’orologio.

La Messa finisce alle 10,45.

Una visita ai lavori di refezione delle scuole. Si vedono i risultati, positivi.


Poi l’ascolto di qualche lamentela, di qualche sofferenza e lutto, di qualche richiesta (i più chiedono sementi: riso, fagioli, soja). Purtroppo posso fare poco soprattutto per il riso. Le nostre scorte sono finite.


Il cuoco prepara un po' di riso in fretta. Tutti noi guardiamo il cielo. Il catechista mi dice:


“ Mupe, la pioggia ha un debole per te”!


Mi auguro che questa volta si sbagli.


Partiamo alle 12,30. Passiamo il punto strategico situato a 15 km, Aluta dove c’è una buca di almeno 3 metri.

Comincia un diluvio. Alle prime capanne ci fermiamo, ma siamo giù inzuppati. Aspettiamo un’ora. La pioggia diminuisce, ma non cessa del tutto. Sono le 14,30. Riprendiamo il viaggio, sperando che la pioggia sia “locale”. Facciamo circa 500 metri. La strada è completamente allagata. Il ragazzo-pilota entra a caso – non poteva fare diversamente – nella pozzanghera. Sento l’acqua fino alla vita. La moto è scomparsa sotto acqua. Si spegne. Emerge solo il manubrio. Ci resta solo di continuare fino ad uscire dalla pozzanghera, spingendo la moto e di andare nel prossimo villaggio. Ci mettiamo sotto una tettoia. La gente ci compatisce, ma non può esserci di nessun aiuto. Il ragazzo smonta, rimonta, pulisce, lima. Il carburatore fa i capricci. Credo che il ragazzo l'abbia smontato e rimontato una trentina di volte.La pioggia ha ripreso. Nonostante questo, la gente deve eseguire le sue danze tradizionali perché oggi espongono al pubblico una ragazza che è rimasta chiusa in casa, immobile per 6 mesi. (Cerimonia della Elima). Mi fanno pena quelle bambine obbligate a danzare, mezze nude, sotto una pioggia battente. Per fortuna il buon senso esiste ancora e dopo un poi tutti si ritirano.

Alle 8 di sera, la moto riparte. Ci mettiamo in strada. Ma dopo cento metri dico al ragazzo di rientrare: la strada è troppo scivolosa, i fari deboli e già si profilano davanti a noi delle buche piene d’acqua di cui è difficile calcolare la profondità. Sono ancora un po'...traumatizzato dalla esperienza precedente.


Gli uomini escono dalle capanne e vengono ad accoglierci. Non oso chiedere nulla. Mi accontenterei di un po’ di fuoco e di una sedia. Ma un uomo insiste e mi cede la sua casa (sic!) dicendomi però che è piena di topi.


C’è un materasso e una specie di lenzuolo. Mi dice che non ha nessuna coperta. Mi stendo sul letto come sono, bagnato fradicio, sperando che la notte sia…breve. Il papà aveva ragione. Comincia la danza dei topi: è stata una sofferenza e un’angoscia tutta la notte. Per fortuna avevo una pila ben carica e ad ogni rumore l’accendevo. Per un po’, i miei compagni di camera se se andavano. Verso le 21 la pioggia è cessata e allora i danzatori si sono vendicati. Fino a mezzanotte un crepitare di tamburi e canti. Il ritmo era fantastico e a volte il suono secco e mordente dei tamburi mi faceva pensare ai fuochi di artificio. In fondo non mi disturbavano perché proprio non sarei riuscito a dormire, anzi mi auguravo che quelle danze non finissero più fino all’alba. Invece a mezza notte è calato un silenzio totale. Solo in lontananza grida o gemiti attutiti di qualche animale notturno. Il frusciare dei topi sulle foglie del tetto e la processione dentro la stanza però non sono mai cessati.

Al mattino, alle 6, partiamo. Mi metto proprio nelle mani Sue e della Madonna. I vicini di casa (?) vengono a salutarci e si scusano di non aver niente da darci da mangiare. Sinceramente non ci avevo pensato che l’ultimo pasto, un po’ di riso, l’avevamo a mangiato a Nduye,il giorno prima, a mezzogiorno.


Avanziamo lentamente, sempre con la paura di impiantarci in un'altra “fossa delle Marianne!”


Un brivido: passando a cavallo di due buche, la moto scivola e ci troviamo noi due e la moto, distesi dentro una di esse piena d’acqua. Prendiamo anche questo con filosofia e nonostante il fango e la fatica riusciamo a mettere in equilibrio la moto, che riparte.


Mancava la ciliegina sulla torta. A 20 km da Mambasa un insetto nero, grosso il doppio di un calabrone (lisungu) mi punge sul labbro superiore. Non riesco a trattenere un grido di dolore; sento la guancia sinistra gonfiarsi. Meno male che non mi ha colpito sull’occhio!

Arrivo a Mambasa con la faccia sfigurata. Ma siamo a casa.

C’è poco tempo da perdere. Dato che domani, 30 giugno, è l'Anniversario dell’Indipendenza bisogna pagare gli operai, i professori, i giornalieri. Forse questo aiuta a dimenticare. Mi consola il pensare che questa avventura è toccata a me solo e non quando ero con Michele, con padre Onorio, con don Giovanni, e tanto meno con Franco Cazzola!

Oggi sono andato, per la Messa, a 15 km sulla strada di Kisangani. Un piacere viaggiare a 60 all’ora con la Feroza; e più facile conservare la mente concentrata sul Mistero e sulla Parola di Dio, quando non c’è l’incubo del ritorno

Nel pomeriggio, pranzo di fine d’anno con i professori. Un bel clima cordiale che permette di scambiare opinioni, di fare serenamente delle osservazioni e di guardare avanti con determinazione.





Verso sera vado a Manjombo, dove un pittore africano ha fatto un affresco su san Francesco. A parte lo zoccolo…il resto mi sembra riuscito. Il ricordo di san Francesco mi richiama alla mente le sue parole: “ivi è perfetta letizia”.



In fondo, anche questa avventura, è perfetta letizia!

A proposito: in Italia il medico e qualche amico mi hanno detto: "non dimenticare che hai 70 anni! Spesso non ci penso!

foto: tramonto a Nduye del 27.06.2009

Scuola dei Pigmei, ricavata dal dormitorio delle ragazze (anni 73!)

Buca...Pallido esemplare di quella in cui siamo caduti...

Affresco nella chiesa di san Francesco a Manjombo


mercoledì 24 giugno 2009

Il vento cessò e vi fu grande bonaccia: storia quasi incredibile di un viaggio in AFRICA



Ecco quanto Francesco Cazzola di Agnadello, uno dei membri dell'ultima spedizione a Mambasa, mi ha inviato oggi affinché sia pubblicato sul blog! Grazie Francesco!
(Francesco è proprio quello in mezzo, protetto alla spalle dalla Vergine, ai fianchi da Michele e Giuliano e davanti da Ilvo e Renato: più protetto di così!)
**********************************

Il lontano 1981, fu un anno di cambiamento nel mio sistema di vita. Ringrazio ancora oggi Padre Samuele Testa,di cui sento la mancanza, che mi ha dato la possibilità di incontrare e conoscere i missionari del Sacro Cuore.
Dopo sette viaggi in Africa: Camerun, Congo per rendermi utile
nel lavoro di idraulico nel limite delle mie capacità, sono tornato anche quest’anno nella missione di Mambasa (da me preferita!) in compagnia di nuovi amici che ringrazio per la loro pazienza nei miei confronti perché essendo un fifone e iperteso, rompo un po’ le scatole a tutti, anche se sono armato fino all’inverosimile con le ultime scoperte scientifiche contro tutti i tipi di insetti.
Ho conosciuto Padre Silvano a Kinshasa nel lontano 1981, l’ho rincontrato nel 1986 e nel 2005. Mi ha sempre dato una grande fiducia e amicizia, lo ringrazio di cuore.
Durante il mio recente soggiorno africano, mi sono trovato di fronte a qualche problema fisico, subito risolto, mentre quando li ho avuti qui in Italia avevo pensato al finimondo.


Le mie impressioni sugli Africani? Il loro stile di vita, la loro semplicità, disponibilità, il loro sorriso pronto e schietto,
la gioia dei bambini che giocano spensierati sui prati della missione, le suore che con la loro dolce pazienza, ti danno coraggio e forza, che pensavi non esistessero più nel nostro modo di vivere…Tutto questo ti colpisce in maniera forte e per sempre.
Ho imparato tante cose in Africa: il rispetto reciproco, l’amicizia, il sentirsi realizzati e alla sera prima di dormire, la voglia e il bisogno della preghiera, il coraggio di andare nella foresta, sempre però armati di spray contro gli insetti,il non preoccuparsi più di tanto quando devi attraversare fiumi su barconi traballanti trainati con corde…
Quando alla sera guardi il cielo stellato e vedi la luna piena sopra di te e sulla destra,la croce del sud e al nord il carro maggiore, quando all’improvviso le lucciole si accendono ed entrano nella tua camera, stupito dici: "questa è l’Africa…"

Era tanto tempo che volevo scrivere le mie impressioni sulle missioni in Africa.

Solo oggi domenica 21 giugno 2009 dopo aver partecipato alla Messa al tempio dell’Incoronata a Lodi ho trovato il coraggio di farlo. Il vangelo parlava degli Apostoli impauriti sulla barca, in preda alla onde del lago (e della vita) in tempesta, e di Gesù che sembrava dormisse!


“Si sveglia”, li tranquillizza e li conduce sani e salvi sull’altra sponda.


Mi è sembrato rivivere la mia esperienza africana…



Un grazie a Padre Dino che ci ha riaccompagnati verso casa.
Un forte abbraccio a tutti
Francesco

lunedì 22 giugno 2009

22 giugno. Inizio degli Esami di Stato (Maturità)

Questa mattina, in forma solenne ha avuto inizio la sessione ordinaria degli Esami di Stato, qui a Mambasa. L'Istituto Bernardo Longo è, da qualche anno, centro di esami per tutto il territorio. Per il momento convergono gli alunni di 5 scuole medie superiori, con circa 140 alunni.
Credo che qualcuno di voi, assistendo alla cerimonia, non riu-scirebbe a nascondere un sorriso.Un certo alone di mistero, e soprattutto un cerimoniale solenne e barocco. Basterebbe uno spillo per sgonfiare tutto.


In breve.



Sabato sera, 20 giugno, verso le 21 sento bussare alla mia porta. Il Commissario statale, accompagnato da due persone viene a consegnarmi il baule di ferro contenente i fogli degli esami di Stato. Una delle due persone è un membro della sicurezza di Mambasa.

Vi assicuro che la presenza di questo oggetto misterioso non turba il mio sonno.







Stamattina ,22 giugno, verso le 8, il commissario accompagnato da due poliziotti e da due alunni della scuola, viene a ritirare il baule.





Lo si espone davanti a tutti gli esaminandi. Si intona l’inno nazionale. Presentazioni delle autorità. I titoli e i complimenti si sprecano. E anche le raccomandazioni agli alunni.




A nome di tutti gli studenti, i due prescelti, una ragazzo e una ragazza, controllano che le regge siano a posto, che i lucchetti non siano manomessi (del resto io non avevo le chiavi dei lucchetti). Il tutto in maniera seria, solenne, cerimoniosa. Evidentemente, sul tavolo era bene in mostra la tenaglia e le forbici. Un ragazzo della Scuola meccanica ha il compito di spezzare le regge. Anche questa azione si svolge in clima quasi liturgico.

Interviene l’agente della sicurezza, che in maniera solenne mostra una bustina ben sigillata. Tutti devono vedere che non è stata toccata. Si apre la bustina e ne escono le chiavi dei due lucchetti. Nuova esposizione al pubblico .






Finalmente si apre il baule. Quattro pacchetti comprendenti diverse buste grandi: 4 il numero dei giorni di esami: diverse buste, per i diversi esami delle varie sezioni…






Aperto il pacchetto del 22 giugno, gli alunni si dirigono in silenzio e bene ordinati verso l’aula.


Il nostro Istituto presenta quest'anno 7 finalisti del Liceo Scientifico e 15 del Liceo Magistrale.

La…battaglia può cominciare


Auguri!

foto: Inizio cerimonia - Inno nazionale
Baule contenente i fogli degli esami
In fila verso l'aula
nell'...arena!

giovedì 18 giugno 2009

A Schio: torneo di calcetto per aiutare Mambasa

Tanto per far vedere come gira il mondo, via Internet, tra l'Africa e l'Italia pubblico tal quale la mail di P. Silvano.
Eccola:" Carissimo, spero di non essere (noi due) gli ultimi dei Mohikani...Ma non mollo. Sprattutto adesso che comincio Mancuso...Una mezz'oretta tutte le sere, salvo proprio impedimenti...Spero di sopravvivere.
Non potresti mettere sul blog questo Torneo...anche se il Calcetto non entra nelle tue preferenze?
Ciao e a presto. Mupe
"

P. Silvano sa che non sono un appassionato del calcio, come anche non apprezzo il gioco delle carte! Per il resto di vizi e passioni ne ho tante, anzi tantissime.
Cosa faranno gli amici di Schio? Per saperlo la cosa più semplice sarebbe quella di mettere un link, questo, e di clikkarci sopra.
Però copio dal sito Progetto Mambasa, quanto riportato.
Sarebbe belllo, utile e pratico che di link reciproci, almeno tra noi del medesimmo giro, non si facesse economia. Grazie quindi agli amici se vorranno segnalare magari qualche nostro post.


7 + 28 GIUGNO 2009: I° TORNEO DI CALCIO A 5
PRESSO LO STADIO DE RIGO DI MAGRÉ DI SCHIO


Programma:

* Sabato 27 giugno 2009:
Inizio partite alle ore 13.00
e apertura stand gastronomici.
Dalle ore 22.00 intrattenimento.


* Domenica 28 giugno 2009:
Inizio partite alle ore 09.00
e apertura stand gastronomici.
Premiazioni: ore 20.30
con ospite d’eccezione.


* Le Squadre devono essere
composte da 10 giocatori senza
limitazioni sul numero di
tesserati.


* Iscrizione euro 150,00 entro Venerdì 19 giugno o al raggiungimento
di 56 squadre.

* È possibile iscrivere le squadre on-line con una donazione al
Progetto Mambasa di euro 150,00 attraverso la pagina contribuisci,
specificando:
Causale: Iscrizione Torneo ... (Nome Squadra)
Provenienza ... (Città)

* Le iscrizioni vengono inoltre raccolte presso:
• Banca Alto Vicentino:
Filiale Schio Centro • Galleria Petange (Michele)
• El Niño: Via Schio 22 • Pievebelvicino
• Bar Giavenale: via Giavenale di Sopra • Giavenale
• Bar Alge’i: via Don Michelazzo • Marano
• Calciolandia: Via Romana Rompato 11 • Schio

* Estrazioni partite: Mercoledì 24 giugno.

* Ampio parcheggio in via Mantova.



TUTTO IL RICAVATO DEL TORNEO SARÀ DEVOLUTO AL

PROGETTO MAMBASA

mercoledì 17 giugno 2009

Grazie! alunni di VB- Mosé Bianchi - MONZA

Gli alunni della VB dell' IISS Mosé Bianchi di Monza (nella foto in basso, i 19 alunni con la loro professoressa Cornelia Mangiagalli) hanno realizzato una lotteria missionaria.
Lo slogan era: Diamo una mano a Mambasa.

Nel consegnare la somma raccolta a padre Onorio, segretario delle nostre missioni, - vedi foto in alto -hanno lasciato anche questo scritto.

"Al giorno d’oggi si parla spesso di dare una mano al prossimo, di aiutare chi ha bisogno, di abbandonare l’egoismo di questa società consumistica a favore di una più generosa attività solidale, che aiuta a farci sentire più appagati.



Certo, queste sono parole ormai, oserei dire quasi luoghi comuni, parole prese spesso alla leggera ed alle quali purtroppo non si fa nemmeno più caso.



Ma come ci si sente a condividere quello che hai con gli altri?



Ha provato a spiegarcelo in modo concreto la nostra insegnante d’inglese, prof.ssa Cornelia Mangiagalli, la quale ha avuto un’esperienza di questo tipo la scorsa estate: un viaggio missionario a Mambasa nella Repubblica Democratica del Congo.



All’inizio dell’anno scolastico, con la determinazione che la contraddistingue, ci ha mostrato la realtà e la povertà locale, che è una normalità da quelle parti, facendoci vedere molte fotografie, commentandole e arricchendole con il racconto della sua esperienza personale.



Quindi, per trovare un modo concreto con cui far partecipare anche noi studenti nell’aiuto ai ragazzi meno fortunati, ha organizzato a fine anno una “lotteria missionaria”, e noi abbiamo accolto con entusiasmo l’idea e ci siamo impegnati a vendere i biglietti.



Chi più, chi meno, ma la maggior parte della classe ha contribuito a questa iniziativa, ed abbiamo raggiunto una ragionevole somma di Euro 1.000,00, che invieremo a padre Silvano per aiutare gli studenti meritevoli dell’Istituto Bernardo Longo di Mambasa.



Sapere che il denaro raccolto potrà dare una mano a chi ha bisogno, ci fa sentire veramente bene!



Spesso non ce ne accorgiamo, ma bastano poche rinunce e piccoli sacrifici per destinare una parte delle nostre risorse a chi soffre e a chi non conosce i “lussi” che caratterizzano le nostre vite.



Per concludere, quella della lotteria è stata un’iniziativa riuscita, che ci ha spronati ad agire in prima persona. La nostra insegnante è riuscita nel suo intento, ovvero quello di renderci più sensibili e attenti alle problematiche relative al sottosviluppo e di richiamare l’importanza di valori umani quali: giustizia, fratellanza, solidarietà, di cui tutti, più o meno coscienti, ne sentiamo il bisogno"



Gionata & Jenny (classe VB – Mosè Bianchi)
Grazie di cuore da parte mia e degli alunni del Bernardo Longo! Il vostro gesto mi incoraggia a continuare e mi dice che non sono solo. Il vostro sorriso mi affascina...
Non perdetelo!
(Spero che qualcuno, stavolta...si svegli: "se non scrivi di che scriver suoli?- direbbe Dante!)
GRAZIE...et aksanti!
mupe

martedì 16 giugno 2009

Perché non condividiamo di più...?

Camillo Lonati, un amico di Bareggio (Mi) e cognato di Mgr. Elio Greselin, vescovo in Mozambico mi ha scritto su Skype questo messaggio. Ottenuta la sua approvazione, lo pubblico. Ripeto: perché non condividiamo di più, non solo le notizie della missione, ma anche le vostre, di tutti gli amici: nascite, matrimoni, feste, partenze e..addii!?Proviamo. Ho delle altre notizie, ma sarà per domani 17. Stasera e domani sono solo; devo risparmiarmi. Ciao

"Carissimo P.Silvano, so che ieri sera eri in attesa della mia chiusura per parlare con mons. Elio (mio compagno di scuola e Vescovo in Mozambico: di tanto in tanto dialoghiamo su Skype - nota di Silvano) chissà quante cose vi siete dette! Oggi leggendo il vostro blog ho gustato la descrizione della vostra processione del Corpus Domini; anche da noi si è svolta partendo dalla mia parrocchia e passando per le vie del paese è arrivata all'altra parrocchia della Madonna Pellegrina con migliaia di persone che partecipavano cantando e con i bambini della prima comunione vestiti di bianco. In chiesa era ad aspettarci il vicario episcopale che ha annunciato che il mio parroco ,dopo 20 anni, viene trasferito in un altra parrocchia a Milano diventando prevosto. Noi diventeremo una unità pastorale con un parroco nuovo. Ho appreso del bei lavori dei volontari che sono venuti ed ora ritornano pieni di gioia e di entusiasmo.Nei prossimi giorni andrò a Schio con il padre Carlos , provinciale mozambicano, cercherò di incontrare il p.Dino ; passeremo anche da Bolognano a trovare i vecchi missionari. Ti ricordiamo sempre e grazie per le belle notizie che ci trasmetti.

ciao, Camillo

domenica 14 giugno 2009

14 giugno - Corpus Domini

Perché temete, uomini di poca fede...?


Coincidenza o altro?


Stamattina, il primo pensiero, alzandomi, è stato quello di scostare la tendina - anche se non ce n'era bisogno perché è quasi trasparente - per scrutare il cielo. Completamente coperto!


Alle 8 dovevamo cominciare la Santa Messa all'aperto e l'abbiamo fatto. Le palme che di solito servono a ripararci dai raggi di sole...oggi erano solo di ornamento.
Tantissima gente per questa celebrazione. Corale, chierichetti, gruppo delle joyeuses (le bambine vestite di bianco, che danzano durante i canti), lettori...ognuno adempie il suo ruolo con dignità, devozione, impegno. Le suore - 4, mi aiutano - per distribuire la comunione.


Arriva il momento della processione...


Dimenticavo: il cielo si mantiene coperto: solo di tanto in tanto un raggio di sole ci da una nota di incoraggiamento.


Dopo una lunga spiegazione sulla disposizione dei vari gruppi e quartieri, la processione si snoda lentamente da Avakubi (la cattedrale...all'aperto) verso la chiesa parrocchiale.


Si segue un tratto della strada Mambasa-Beni, si passa davanti all'Istituto Bernardo Longo.


Qui c'è una prima sosta. Il Santissimo viene posto su un piccolo altare bene addobbato con rami di palma. Si prega: si affidano a Lui, tutti gli abitanti di Mambasa: anziani, ammalati, genitori, giovani, bambini. Una buona occasione per ribadire il tema svolto durante la predica: "In mezzo a noi, nel nostro villaggio c'è Qualcuno che non conosciamo, che dimentichiamo".
Una prima benedizione nelle 4 direzioni: nessuno, a Mambasa, potrà dire stasera che Lui non lo ha visto.


Si riprende il cammino, lento, accompagnato da canti eucaristici che...sembrano più veri.


Ho avuto netta questa impressione; in chiesa questi canti hanno sapore di cantilene che si ripetono distrattamente. Cantati sulla strada...sono una testimonianza di fede, un invito per i tantissimi curiosi che forse hanno un segreto desiderio di unirsi a noi. Ho sorriso quando ho scorto uno "Zaccheo" su un albero che somigliava al sicomoro. Dopo un po' non c'era più: probabilmente era sceso e si era messo a seguire Gesù.



Dopo questa prima sosta, i responsabili della processione mi chiedono se dobbiamo andare subito in chiesa. Non capisco il perché e chiedo di continuare secondo il programma.


Seconda sosta a un incrocio importante, proprio nel cuore del villaggio: preghiera, intenzioni varie, benedizione a 360 gradi...Riprendiamo. Passiamo a fianco del campo sportivo. Adesso capisco il perché della domanda dei "fabbriceri": accorciare la processione. Le nuvole si fanno più oscure. Qualche goccia comincia a cadere...Se ne accorge solo il celebrante che chiude la processione. Gli altri sono già tutti in chiesa, gremitissima.
Tutti cantano...
E' veramente bello.
Dopo la solenne benedizione, vorremmo uscire: sono le 11,45!
Ma non si può: fuori piove a dirotto!
Ma siamo contenti.
I bambini cominciano a giocare...Chi oserebbe impedirglielo, in presenza Sua?

foto:
- sosta e benedizione
- folla
- nella chiesa parrocchiale, alla fine della processione!

venerdì 12 giugno 2009

Sulla strada del ritorno...











Venerdì, 12 giugno. Ore 12,45!



La Toyota Land Cruiser, guidata da padre Dino, si mette in moto. C'è tanta gente a salutare i nostri amici: Ilvo, Renato, Francesco, Giuliano, Michele.

Stasera arrivano a Beni.

Domani sera saranno a Kampala e martedì mattino in Italia.



Ripartono dopo 3 settimane di permanenza a Mambasa. Giorni operosi, sfuggiti veloci e senza intoppi. Quante cose, grandi o piccole hanno fatto! Tutto con tanto amore, competenza, allegria, senza protagonismi. Lo hanno notato anche le nostre Suore che ieri sera, hanno voluto esprimere la loro riconoscenza per quanto questi 5 giovani (di spirito!) hanno fatto: "...la vostra donazione, la vostra maniera di lavorare, il vostro amore -nonostante le difficoltà della lingua siete riusciti a comunicare - il vostro coraggio, la vostra donazione ci hanno edificate!"

Gioia espressa anche da due volontari: uno ci ha lasciato questo biglietto: "Ringraziamo il Signore perché abbiamo avuto la possibilità di fare questa bella, se pur breve esperienza in terra d'Africa. Sono stati giorni di intensa gioia e comunione con i missionari, le suore, i cristiani congolesi. E' stato bello lavorare con loro...Partiamo con tanti ricordi nel cuore e vi promettiamodi ricordarvi nelle nostre preghiere.








Un altro, al momento della partenza ci ha confidato che aveva nascosto in un cappello di paglia un messaggio "postumo". Eccolo: " Padre Silvano! La ringrazio di cuore per quello che mi ha dato: affetto, amicizia e voglia di vivere. Un abbraccio"








A questo punto mi sembra quasi superfluo fare la cronaca o dire quello che hanno fatto. Ma in breve:

Ilvo, falegname e cuoco ha costruito un bel altare per la chiesa di san Francesco a Mandjombo e ci ha preparato tante sorprese culinarie, di solito ben riuscite.

Francesco, Giuliano Michele, hanno riparato lavabo, docce, WC, fatto l'installazione elettrica e idraulica della casetta per gli ospiti, messo le grondaie e terminata la tettoia nella casa delle suore, studiato il sistema di impianti idraulici del nuovo ospedale...



Renato ha curato le api, pulito le arnie e...ci ha fatto gustare un assaggio del loro miele. Ci ha assicurato che le ha bene ammaestrate; quindi la produzione aumenterà considerevolmente in futuro. Amatori, prenotatevi!




Evidentemente ci sono stati dei momenti di svago-esperienza:

Le domeniche erano riservate alle celebrazioni eucaristiche (una, a causa dei battesimi e prime comunioni è durata 5 ore!) in parrochhia o nei villaggi.


Siamo andati a vedere gli Okapi a Epulu.

Con Michele sono andato a Nduye per vedere i lavori di riabilitazione delle scuole. Giustamente, gli altri hanno gentilmente declinato l'invito dopo aver sentito, su tutti i toni e da diverse fonti di informazione, in che stato si trovca la strada. Michele, al ritorno, toccandosi ripetutamente certe parti anatomiche...lo ha confermato:

Ieri c'è stato anche un buon pranzo con gli operai: momento tanto atteso dai nostri operai che possono, almeno una volta sfamarsi...gratis: riso fagioli, carne, vino di palma...a volontà. E momento importante per tutti: per liberarsi da qualche piccola nuvola e riportare il sereno, per rinsaldare legami di amicizia, per...prevedere il futuro.

Ieri abbiamo anche portato l'altare a Mandiombo, fatto la foto di fronte alla casetta degli ospiti,

la foto davanti al forno di cottura dei mattoni e un'ultima foto dell'ospedale. Anche il secondo edificio doveva essere coperto in maggio...ma la decisione di fare due stanzette ha provocato un leggero rinvio. Sarà adesso il primo impegno dei nostri falegnami.





Oggi,( era mia impressione o realtà?) i nostri amici mi sembravano un po' agitati e smarriti, spaesati.
Un'ultima foto, poco prima della partenza, davanti alla Madonnina, li ha rassicurati!

Buon viaggio e che il Signore vi assista. E...soprattutto: Grazie!

E a p. Dino: buone vacanze e buon riposo. Ciao

Foto: Ilvo e l'altare di san Francesco (vi è scolpita la scritta: Usifiwe, ee Bwana Wangu: laudato sii, o mio Signore....ma si vedrà quando ci metteremo un po' ...d'oro)
I 5 a Epulu
Michele, in un buco, sulla strada di Nduye
Davanti alla. fornace
davanti all'ospedale
la casetta per gli ospiti
un'arnia dopo le cure di Renato
ultimo ricordo...