lunedì 8 novembre 2010
mercoledì 3 novembre 2010
TESTIMONIANZE SU PADRE BERNARDO LONGO (2)
E’ il mese di ottobre 1964. La situazione a Nduye e in tutta la regione è diventata molto pesante. I ribelli comunisti (detti Simba ) stanno avanzando un po’ ovunque, seminando angoscia, distruzione e morte.
Don Giacinto Toneatto, un prete di Udine, missionario a Mambasa e amico di padre Bernardo, invia un ragazzo a Nduye per dire al padre: “Le cose si mettono molto male. Vieni subito a Mambasa; di qui ci metteremo in salvo andando verso Beni e di lì in Uganda”. “Montpellier - risponde padre Bernardo senza esitazione - il Signore mi ha voluto qui a Nduye, come pastore del suo gregge. Non posso lasciare i miei cristiani in balia del lupo, per mettermi in salvo io”. 
I Simba arrivano a Nduye la sera del 20 agosto, festa di San Bernardo. Il padre aveva appena finito l’adorazione del Santissimo Sacramento. I giorni che seguono sono per tutti giorni di paura e di inquietudine.
Il 29 agosto arriva una camionetta di ribelli, comandati dal comandante Lonjambi: hanno l’ordine di arrestare il padre e le suore e condurli a Mambasa. Vi arrivano che è ormai notte. Il padre è accolto da una scarica di pugni e spintoni. Il comandante Imana Charles lo colpisce con il calcio del fucile aprendoli una grossa ferita al labbro superiore.
I giorni seguenti i simba continuano a tormentarlo, picchiandolo e insultandolo. Il loro comandante lo provoca, dicendogli di prendere le suore come sue donne. Il padre risponde con fermezza: “Non posso fare una cosa del genere. Meglio morire che rovinare la mia castità”.
Dopo avere ripetutamente interrogate le suore, i ribelli le lasciano ripartire per Nduye.
Padre Bernardo invece rimane rinchiuso nella sua prigione. Un momento che Montepellier gli viene vicino, gli dice: “Se io muoio, fai bene attenzione alle suore”.
Ed eccoci al 3 novembre. Al mattino, i Simba spingono il padre fuori dalla prigione e lo fanno comparire davanti alla folla. Il padre è legato; ha la faccia sfigurata e sofferente. I Simba cominciano a cantare “Leo tu. Leo tu”. “Proprio oggi. Proprio oggi”.
Un simba, Androbo, gli dice: “E’ finita per te”.
La sentenza è pronunciata dal comandante Imana Charles: Il padre ha tradito il paese e chiamato gli Americani servendosi di una radio. Deve morire. 
Baudouin, un suo ragazzo di Nduye, che ha abbandonato la scuola e si è arruolato tra i Simba, è fra coloro che sono incaricati dell’esecuzione. Il padre vedendoselo vicino, si rivolge a lui: “Baudouin, figlio mio, sei qui per uccidermi?” “Quando eravamo a Nduye era il tuo tempo; ora è arrivato il mio”. “Se è così, lasciami pregare un po’”. E Padre Bernardo si raccoglie un momento in preghiera; poi dice: “Il mio corpo lo potete uccidere, ma la mia anima andrà in cielo”.
Androbo è il primo a colpirlo, con la lancia. Il padre cade lentamente, mettendo le mani in avanti. Quindi, colpito ripetutamente da altri colpi di lancia, si accascia al suolo, in direzione della sua missione Nduye.
Alcuni giorni prima, trovandosi già nella prigione di Mambasa e presentendo la sua fine ormai prossima, padre Bernardo aveva confidato alle suore: “Questa è la fine più bella per un missionario”.
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Gianluigi
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mercoledì, novembre 03, 2010
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Parole-chiave: Androbo, Baudouin, don Giacinto Toneatto, Imana Charles, Montpellier Tau, Simba
martedì 2 novembre 2010
3 novembre 1964 - 2010
to di bianco e appoggiato ad una palma, simbolo del martirio.
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Silvano Ruaro
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martedì, novembre 02, 2010
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Parole-chiave: don Emanuele Gasparini, dott. Marcello Costa, dott.Elsa Miozzo, Emanuele Agugiaro, Francesco Zaramella, Mariangela Rigato
lunedì 1 novembre 2010
TESTIMONIANZE su Padre BERNARDO LONGO
Padre Bernardo aveva un cuore buono, sempre attento agli altri, sempre pronto ad aiutare. 
Amava visitare i poveri e gli ammalati. Partiva anche sotto la pioggia, per non fare aspettare chi aveva bisogno del suo aiuto. Amministrava loro i sacramenti: la confessione, la comunione, l’olio degli infermi. Aiutava volentieri con vestiti o altre piccole cose che potevano alleviare la povertà della sua gente. In cambio non voleva nulla; non accettava che i poveri si privassero del necessario per sdebitarsi nei suoi confronti.
Due volte al mese andava a visitare i prigionieri della Biassa. Questa si trovava ad una decina di km da Nduye e conteneva fino a seicento prigionieri. I detenuti erano divisi in tre categorie. La terza era quella di coloro che erano richiusi in celle di rigore. A dire il vero non si può nemmeno parlare di celle; erano piuttosto degli armadi, profondi 40 cm, nei quali i detenuti erano obbligati a rimanere in piedi ininterrottamente per 15-20 giorni. La punizione estrema era quando questa specie di armadio era imbottita di sale. Capitava spesso che il disgraziato, a contatto continuo con il sale, moriva prima di terminare di espiare la sua pena. P. Bernardo non poteva tollerare cose del genere e si arrabbiava con i responsabili della prigione, riuscendo ad ottenere nei confronti dei prigionieri trattamenti meno inumani. Assieme alla Parola di Dio e all’Eucarestia, padre Bernardo portava loro vestiti, sapone, sale, riso, olio, fagioli. Padre Bernardo era diventato di casa, a Biassa; il suo arrivo era una festa per tutti. Anche il direttore, il signor Caroix, aveva finito per diventare suo amico.
Padre Bernardo si recava ogni tre mesi nel Kivu, dove andava a visitare i suoi orfanelli di Bonyuka e Kyondo. Naturalmente non andava mai a mani vuote, ma aveva sempre dei regali per loro: mandarini, arance, riso, olio, miele della foresta che comperava dai suoi pigmei. La stessa cosa faceva con gli orfanelli di Bunia e di Mongwalu. Nel Kivu e a Bunia comperava rifornimenti che, durante il viaggio di ritorno verso Nduye e fino a Wamba, distribuiva nelle comunità di padri e suore o nelle case molti amici che lo accoglievano a braccia aperte.
Aveva un affetto particolare per i pigmei. Li accoglieva con benevolenza e con gioia. Amava parlare con loro. Cercava di stimolarli al lavoro e allo spirito di iniziativa, comperando da loro i frutti della foresta, che pagava il doppio del prezzo normale. La loro mulumba (tessuto grossolano, che i pigmei ricavavano dalla corteccia di certi alberi) la utilizzava come stracci nell’officina meccanica.
I giovani erano al centro delle sue attenzioni, delle sue preoccupazioni, delle sue fatiche. Per loro aveva creato a Nduye diverse scuole: scuola di meccanica, di falegnameria, di agricoltura, scuola per muratori, scuola di economia domestica per le ragazze.
La formazione che dava era essenzialmente pratica. I corsi teorici erano ridotti al minimo indispensabile. Padre Bernardo passava quasi tutto il suo tempo in officina, in falegnameria o in cantiere. Durante il lavoro, non voleva essere disturbato, o che i ragazzi fossero disturbati, con questioni o discussioni. Queste erano riservate alla sera quando, finite tutte le attività della giornata, riuniva i ragazzi per il rosario e le preghiere della sera. Terminate la preghiere dava la parola ai ragazzi per tutte le domande che volevano porgli, di qualsiasi tipo. Era il momento dello scambio, dell’ascolto, della comunicazione a livello intellettuale, umano e spirituale. Alla fine, verso le 20h30, li mandava a letto con la benedizione del Signore. Le ultime parole? “Sia lodato Gesù Cristo”.
Durante il lavoro era esigentissimo. Non tollerava ritardi, distrazioni, scherzi, leggerezze. Un ragazzo dorme? Lo sveglia in modo rude. Un altro gli passa la chiave sbagliata? Rischia di vedersela rispedita senza preavviso, magari in testa, perché la lezione non sia più dimenticata. Un giorno un ragazzo, Montpellier Tau, (è lui stesso che racconta) viene da Mambasa a Nduye conducendo una macchina. Al suo arrivo padre Bernardo gli si accosta. “Riaccendi il motore… Apri il cofano…”. Il ragazzo estrae una tenaglia che aveva dimenticata al momento di verificare il motore a Mambasa e che era rimasta incagliata fra i tubi degli iniettori. Il padre gli toglie la tenaglia di mano e gliela martella sulla testa: “E’ mai possibile che tu dimentichi una cosa del genere nel motore e poi faccia ancora 60 km senza accorgerti delle sue vibrazioni?” Qualche goccia di sangue appare sulla fronte del ragazzo. Il padre entra in stanza sua e ritorna con alcool e cerotto. A medicazione finita, domanda: “Mont-pellier, sei arrabbiato?” “Padre, è colpa mia. Non dovevo essere così distratto”. “Non farlo più. E ricordati che devi sempre essere attento a come il motore canta”. 
Il lavoro era sacro, per lui. Quando cominciava una riparazione, non partiva prima di avere terminato quello che si era prefisso di fare. E i ragazzi dovevano rimanere a suo fianco, per vedere e imparare e capire che il lavoro non è un gioco ma una cosa seria.
Non viaggiava mai da solo; aveva sempre uno stuolo di ragazzi che lo accompagnavano. Dovevano imparare come si guida, come si rimedia ad una rottura con mezzi di fortuna, come si visitano le persone amiche, come si aiutano i poveri. Era la scuola della vita, che metteva al massimo profitto dei suoi ragazzi. All’inizio del viaggio era d’obbligo la recita del rosario, ed anche alla fine. E se il viaggio era lungo, si aveva il diritto ad una terza replica. Il resto del tempo, allegria e canti a pieni polmoni.
Deo, il suo fidatissimo ragazzo meccanico, ricorda volentieri un viaggio che fece assieme a padre Bernardo. Prima di lasciare Nduye vanno assieme a visitare il vecchio catechista Josefu Moke, malato. Saliti sul camion, Deo dice al padre: “Padre, baba Josefu sta molto male”. “Non aver paura. Non morirà subito. Lo rivedrò”. Fu un viaggio molto movimentato: Deo cade, sbalzato a terra dal ramo di una pianta di caffè; il semiasse anteriore si spezza e il camion va a fermarsi contro un termitaio; Deo parte a piedi fino a Wamba in cerca del pezzo di ricambio. Nel frattempo padre Bernardo approfitta di una macchina di passaggio per rientrare a Nduye: doveva vedere baba Josefu. E infatti lo trova ancora in vita. Gli parla, lo confessa, gli dà la comunione e l’unzione dei malati. Adesso è giunto il momento: e baba Josefu spira, fra le braccia del suo padre Bernardo.
Il 3 novembre è un giorno indimenticabile per noi Sacerdoti del Sacro Cuore, per i cristiani di Mambasa e di Nduye, per i familiari e paesani di Curtarolo e per tantissimi amici : è il giorno in cui Padre Bernardo Longo portò fino alle ultime conseguenze il dono della sua vita, offerta a Dio e ai fratelli. In questo giorno celebriamo la sua morte e viviamo in intensissima comunione spirituale con lui.
Per preparare questo giorno di grazia, ho voluto incontrare tre amici: Donat Tsedha, Montpellier Tau e papà Deo che conobbero padre Bernardo e vissero al suo fianco come catechista e come meccanici. Do’ qui una libera e sintetica trascrizione dei loro racconti e ricordi.
P. Dino
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Gianluigi
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lunedì, novembre 01, 2010
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Parole-chiave: Deo, Donat Tsedha, Montpellier Tau, nduye, P. Bernardo Longo
mercoledì 27 ottobre 2010
Da un altro punto di vista.
Domani vado dal cardiologo, dr. Francesco Gentile, per una visita.
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Silvano Ruaro
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mercoledì, ottobre 27, 2010
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Parole-chiave: don Gianni Casiraghi, dr. Francesco Gentile, sr. Sabrina
martedì 26 ottobre 2010
LA NOSTRA COMUNITA’ DI MAMBASA
Sono già una decina di giorni che sono arrivati, ma è soltanto oggi che trovo tempo (e buona volontà) per darvene notizia.
Padre Gerardo e fratel Arnaldo sono approdati a Mambasa, venendo da Kisangani, mercoledì 13 ottobre, alle 20h30, dopo tredici ore di viaggio in macchina.
P.Gerardo è ancora agli inizi del suo servizio sacerdotale, avendo lavorato solo alcuni mesi nella parrocchia di San Gabriele a Kisangani. E’ venuto nella nostra comunità volentieri, con il proposito di impegnarsi molto nella pastorale. A parte una decina di ore di insegnamento al nostro Istituto Bernardo Longo, pensa di impegnarsi soprattutto nella visita ai villaggi e nell’accompagnamento dei gruppi di giovani (ne abbiamo una decina nella nostra parrocchia).
Fratel Arnaldo, camerunese, terminato il ciclo di studi filosofici (tre anni) viene a Mambasa per un periodo di stage, e cioè di vita comunitaria e apostolica nella nostra comunità. E’ impegnato soprattutto nell’insegnamento, ma seguirà anche alcuni gruppi di giovani e bambini. 
E poi c’è la nostra Anna Di Pasquale, veterinaria, arrivata a Mambasa il 16 ottobre, verso le 20h00. Appena scesa dalla macchina ha detto: “Sono arrivata. Qui sono a casa mia”. Credo sia già la settima volta che viene qui da noi. Nota con soddisfazione di aver trovato i cinque pollai in discreta salute, nonostante la lunga assenza sua e nonostante la partenza di mamma Ester. Quest’ultima, braccio destro di Anna nel lavoro delle cooperative, poco più di un anno fa’ ha ritrovato in Uganda la sua famiglia, che credeva distrutta durante la guerra. Ha quindi deciso di rientrare ed abitare con i suoi figli.
Prossimamente (ma non gli mettiamo fretta) rientrerà a Mambasa anche Padre Silvano e così la nostra famiglia sarà al completo. Famiglia certamente particolare, perché non c’è nessun legame di sangue che ci lega. Non ci siamo neanche scelti, secondo normali criteri di affinità, né di competenze, o di cultura. Saremo tre congolesi, due italiani e un camerunese. A dire il vero, un criterio c’è, ed è fondamentale: la fede in Gesù Cristo e l’amore dei fratelli. Se questo legame non ci fosse, faremmo fallimento. Speriamo di no. Noi cercheremo di mettercela tutta.
P. Dino
Annetto una foto: di padre Gerardo e di Anna. I due stanno per partire in viaggio: P. Gerardo va in visita ai cristiani di Some; Anna approfitta di un nostro confratello che rientra a Kisangani per andare a vedere questa città. E’ la prima volta che si concede il lusso di accontentare questa curiosità. Buona fortuna a tutti e due.
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Gianluigi
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martedì, ottobre 26, 2010
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Parole-chiave: Anna di Pasquale, fratel Arnaldo, padre Riccardo
mercoledì 20 ottobre 2010
giornata missionaria di Cambiago
E chissà se un giorno si realizzerà l'idea che i falegnami di Mambasa faranno i banchi di scuola per i bambini di Machakos..."
Ilaria Sala
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Gianluigi
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mercoledì, ottobre 20, 2010
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Parole-chiave: Cambiago, Ilaria Sala, Machakos, Suor Sabrina Parolini
domenica 17 ottobre 2010
Vent'anni fa!

La foto, scatatta a Mambasa, risale alla fine dell'anno 1990.
Siamo in un campo di riso.
In primo piano Don Enzo Formiconi, che ci ha lasciato oramai da 5 anni.
P. Dino, al centro, lo vedete sorridente e sereno come sempre.
Dietro c'è mio figlio Marco, allora un bambino; oggi in Africa anche lui, ma...in volo!
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Gianluigi
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domenica, ottobre 17, 2010
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Parole-chiave: Don Enzo Formiconi, Marco, p. Dino
venerdì 15 ottobre 2010
I giorni volano...

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Silvano Ruaro
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venerdì, ottobre 15, 2010
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domenica 10 ottobre 2010
Dehoniani italiani in Congo
Lo pubblico affinchè non si perda la memoria e gli accidentali lettori...sappiano! (NdR)
La partenza del Servo di Dio P. Bernardo Longo fu molto contrastata. Nel 1938 partì da Genova per l'Argentina e nello stesso anno la nave lo portò finalmente in Congo Belga. Mons. Verfaillie Camillo (+ 1985) lo destinò alla missione di Wamba, il centro più importante della missione dell'Ituri, dove giunse il 3 dicembre 1938, festa di S. Francesco Saverio.
Era stato preceduto da P. Amorese Michele che era già stato in Camerun, da P. Sangalli, missionario per un breve periodo e da un confratello suo coetaneo P. Gerardo Corbo, rimasto in Congo dal 1936 al 1955. Partì anche P. Noacco Luigi, che dopo la morte eroica di P. Longo, divenne superiore di Nduye. Un sacerdote "Fidei donum" Don Giacinto Toneatto, interpellato da Padre Longo, andò sul posto e fondò la missione di Mambasa.
Altri "Fidei donum" italiani lo seguiranno, soprattutto dalla diocesi di Udine. Anche i volontari laici italiani si fecero onore accanto ai dehoniani; ricordiamo solo, per brevità, Costalunga Giorgio e la moglie Arminda. In seguito partirono ancora molti altri dehoniani italiani a pochi anni di distanza gli uni dagli altri.
Ricordiamo i padri Stefano Buccella, Caglioni Natale (1931-1997), Gheza Fiorino (1931-2007), Ravasio Paolo (1932-1990), Maistro Giuseppe (1935-1975), Bertuletti Girolamo, Colombo Giovanni (1916-2000), Costalunga Natalino, Fr. Pellegrini Camillo e Fr. Cavaliere Renato. Nella missione di Basoko, dove si erano concentrati gli italiani, ci fu la prima vittima dei missionari dehoniani. P. Tegels (1923-1961) fu ucciso proprio a Basoko per il chiasso fatto dagli alunni delle scuole, contenti per il giorno di vacanza, concesso per il lutto di Lumumba ucciso proprio in quei giorni. La soldataglia interpretò malamente quella gioia sfrenata degli scolari e infuriò contro i missionari.
La strage del 1964 percosse anche i nostri missionari italiani: Buccella, Maistro, Gheza, ma uno
solo venne ucciso, P. Bernardo Longo, era il 3 novembre 1964. Mons. Wittebols, Vescovo di Wamba e altri ventisei missionari dehoniani belgi e olandesi furono sacrificati per la furia scatenata dei Simba, i terribili "leoni" della rivoluzione congolese.
Negli anni successivi l'ardore missionario della Provincia Italiana Settentrionale non si spense. Molti nuovi confratelli raggiunsero l'Ex Congo Belga, divenuto Zaire e poi Repubblica Popolare del Congo. Nella diocesi di Kisangani era succeduto al dehoniano Mons. Kinsh il vescovo congolese Mons. Fataki e poi venne Mons. Monsengwo, attuale presidente della Conferenza Episcopale. Anche nella diocesi di Wamba l'africanizzazione ha portato subito in cattedra un congolese, Mons. Olombe, ora emerito.
Elenchiamo i nomi dei nostri missionari italiani che raggiunsero in quest'ultimo periodo, per la prima volta, il Congo: i padri Biasin Carlo (1938-1992), Broccardo Nerio, Testa Samuele (1919-1998), Ruaro Silvano, Ruaro Dino, Lamieri Gianni, Doro Felice, Matti Giacomo, Ceresato Danilo (1943-1973), Pross Giovanni, Cadei Duilio, Travaglia Renzo, Lazzaro Antonio (1931-1993), e Fr. Cesare Fumagalli (1939-1991). L'ultima vocazione missionaria, per la nostra più antica missione africana, è sbocciata nel recente 2006, nel cuore di P. Renzo Busana. I
l buono spirito dei dehoniani italiani si può valutare anche dalla carica di Superiore Provinciale, esercitata dai vicentini P. Ruaro Silvano, e P. Ruaro Dino.
P. Tarcisio Rota
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Gianluigi
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domenica, ottobre 10, 2010
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Parole-chiave: Congo Belga, don Giacinto Toneatto, mons. Grison, P. Bernardo Longo; P. Noacco Luigi
giovedì 7 ottobre 2010
LA CAMPAGNA ACQUISTI A … MAMBASA
Si! La “campagna-acquisti” la facciamo anche nei conventi. Naturalmente la facciamo a modo nostro… E non risulta ci sia il giro di milioni di Euro che circola nel mondo del calcio per esempio.
A Mambasa, quest’anno abbiamo ceduto padre Gauthier, (il termine “vendere” e “comperare” non si costuma da noi), partito a metà agosto per Kisangani; e poi, suor Gianna, suor Fidelina e suor Celeste: le suore hanno lasciato Mambasa da quasi un mese.
I nuovi “acquisti”: suor Jeannette e suor Veneranda, arrivate da alcuni giorni. Tutte e due sono ancora vigorose. Il nome della seconda non deve ingannare: passeranno ancora parecchi anni prima di vedere i suoi primi capelli bianchi. Le due nuove si aggiungono alle altre tre “Veterane”: Stella, Anastasia e Lisetta. Pur essendo arrivate da pochissimo hanno già cominciato ad insegnare nel nostro Istituto Bernardo Longo: Inglese e Religione.
Nella comunità dei padri, Gauthier sarà sostituito da p. Riccardo, ordinato sacerdote lo scorso anno. E’ in arrivo anche uno scolastico camerunese, Arnaud, che completerà la nostra “squadra” di Mambasa. Dei due fratelli, Giulio e Deogratias ho già accennato un’altra volta.
Cinque nella comunità delle suore e sei in quella dei padri: la rosa degli “Undici” è al completo.
Nostro obbiettivo: vincere il campionato di Mambasa. Evidentemente con l’aiuto del buon Dio e quello vostro.
Padre Dino
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Gianluigi
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giovedì, ottobre 07, 2010
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Parole-chiave: fratel Arnaud, Jeannette, padre Riccardo, Suor Veneranda
martedì 5 ottobre 2010
In giro per il Veneto, con amici
a visitare la campana di Rovereto e il lago di Garda.foto: Robert e Ginette vicino a Cortina d'Ampezzo
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Silvano Ruaro
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martedì, ottobre 05, 2010
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Parole-chiave: Dolomiti, Lago di Garda, Primultini, Robert e Ginette Ducarme, Venezia, Verona
giovedì 30 settembre 2010
C'è stato un missionario nella mia parrocchia!
Era il 2003 e faceva molto caldo anche qui in Italia.
Al mio Parroco, Don Giuseppe Bartera (per tutti don Peppe) non poteva presentarsi occasione migliore. Un missionario abituato in Africa, all'equatore (toh! è padre Silvano) per affidargli la Processione del Corpus Domini.
Oggi, dopo 11 anni, il Vescovo Mons. Giuseppe Orlandoni (anche lui conosce P. Silvano e le missioni di Mambasa e di Nduye) ha deciso vari spostamenti in Diocesi ed ha destinato il "nostro" a Corinaldo, la bella città natale di Santa Maria Goretti.
Tutti i parrocchiani lo rimpiangono: è stato un bravo parroco. Per fissare i ricordi migliori della sua permanenza, hanno anche realizzato questo video. A giorni arriverà il nuovo parroco, Don Giancarlo Giuliani, anche lui come don Peppe, allievo ai tempi del seminario, di Don Enzo Formiconi. Si, proprio di Don Enzo che, nei suoi anni africani, tanto ha dato alla Missione di Nduye ed alla sua scuola.
Da qualche tempo il caro Don Peppe provvede ad aiutare gli studenti di Mambasa. In particolare quelli che, finita la scuola professionale, continuano gli studi all'università. Lo fa con la sottoscrizione di borse di studio e certo così sarà ancora nei prossimi anni.
In tutte queste vicende c'è purtroppo un aspetto preoccupante. Infatti due anni sono trascorsi senza che l'auspicio vivamente caldeggiato "che quasi quarant'anni di collaborazione, di impegno di aiuti, di iniziative sviluppatesi tra le regione dell'Ituri, ... e la Diocesi di Senigallia - siano cancellati " sia in qualche modo giunto in porto, affidato a buone mani.
A questo obiettivo credo con particolare determinazione e quindi ho pensato di comunicare a tutti gli amici del BLOG che da oggi mi ritengo "apolide", nel senso che non mi riconosco nella mia attuale parrocchia. Attendo con fiducia e speranza, anche con tutte le opere materiali che sono nelle mie possibilità, di aver la noizia che finalmente una parrocchia della Diocesi di Senigallia, ricordando Don Enzo Formiconi, abbia finalmente deciso di relazionarsi stabilmente con la missione cattolica di Nduye e Mambasa.
Opportunità, iniziative, azioni di ogni tipo ed adatte ad ogni persona sono più che mai possibili ed auspicabili.
Coraggio ragazzi!
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Gianluigi
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giovedì, settembre 30, 2010
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Parole-chiave: Corinaldo, Don Enzo Formiconi, don Peppe, Giancarlo Giuliani, P.Silvano, Vescovo Orlandoni
mercoledì 29 settembre 2010
Le scuole di Mambasa riaprono
Sono tre settimane oggi che le scuole hanno riaperto i battenti qui a Mambasa. I primi giorni, l’affluenza degli scolari è stata piuttosto timida, ma già alla fine della prima settimana la gran parte dei banchi era occupata. Adesso, sia le scuole elementari Binase e Tuendelee, sia l’Istituto Bernardo Longo, sono a ranghi completi: 670 studenti al Liceo, e circa 1200 bambini per ogni scuola elementare. Sabato scorso abbiamo celebrato la Messa di apertura dell’anno scolastico. Chiesa strapiena, nonostante la pioggia battente, che ci ha obbligato a cominciare la celebrazione con due ore di ritardo.
Le nostre tre scuole riuniscono da sole più di 3.000 bambini e giovani: un illimitato campo di lavoro, una sfida enorme che ci viene lanciata da questa gioventù, un po’ disordinata e disorientata, perché troppo abbandonata a se stessa, ma che porta in sé delle indubbie potenzialità e una grandi speranze. A condizione di fare una buona seminagione.
Ha avuto ragione padre Silvano a fare della gioventù il campo privilegiato della sua missione di prete: fin dall’inizio, fin dal suo arrivo a Nduye, quando lavorava senza riposo e senza orario a rilanciare la scuola iniziata e condotta da P. Longo con chiara intuizione e grandissimo coraggio. E con p. Silvano ricordiamo volentieri e con riconoscenza don Enzo Formiconi, p. Testa e il signor Kapitula. Il quale avrebbe certamente molte cose da raccontarci su quel memorabile, eroico periodo.
Esperienze queste che potrebbero ripetersi, almeno questo è l'augurio e cerchiamo di lavorare in tale senso.
Altra buona notizia: da ormai un mese sono arrivati nella nostra comunità di Mambasa due fratelli, della congregazione dei Giuseppini di Kinzambi. Si chiamano Giulio (Jules), il più monumentale, e Deogratias. Sono qui con noi con lo scopo di lavorare nell’Istituto Bernardo Longo come professori. Si sono messi subito al lavoro con entusiasmo, occupandosi anche della disciplina, del teatro, delle attività sportive, dell’animazione spirituale dei professori. Diciamo che promettono bene.
In questi giorni, si succedono le riunioni fra direzioni scolastiche, rappresentanti degli insegnanti e rappresentanti dei genitori. Il pomo della discordia, o della difficile intesa, rimane quello di sempre: quale contributo dovranno dare i genitori per assicurare agli insegnanti un salario che non sia troppo vergognoso?
I genitori, dovendo far fronte a dei budget familiari troppo esigui, tirano la corda alla loro parte. Mentre gli insegnanti, esacerbati dalle ricorrenti e bugiarde promesse del governo e umiliati da una situazione sociale sempre più precaria, rivendicano con forza (non con i forti cioè i governanti, ma con i deboli e cioè i genitori) un salario che permetta loro di uscire dalla miseria. Forse riusciranno ad ottenere, tutto sommato, una cifra che si aggirerà attorno ai 100/110 $. Forse. Ce n’è del cammino da fare!... e delle lotte da condurre…
P. Dino
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Gianluigi
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mercoledì, settembre 29, 2010
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Parole-chiave: Cornelia, don Enzo, fratel Deogratias, fratel Giulio, Kapitula, P. Silvano, P. Testa, scuole
martedì 28 settembre 2010
Lo stesso entusiasmo...
Così era P. Silvano alla consegna dei primi diplomi, a Nduye, quasi quarant'anni fa.
Come oggi a Mambasa, mi sembra.
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Gianluigi
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martedì, settembre 28, 2010
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Parole-chiave: diplomi, nduye, P. Silvano
venerdì 24 settembre 2010
Congo:1990
Lascio ai visitatori (P. Nerio è il più qualificato) indicare nomi e luogo di questa fotografia che risale appunto al 1990.
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Gianluigi
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venerdì, settembre 24, 2010
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Parole-chiave: 1990. P. Nerio
domenica 19 settembre 2010
Risus abundat
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Gianluigi
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domenica, settembre 19, 2010
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Parole-chiave: padre Silvano, riso
venerdì 17 settembre 2010
A conferma...
le una foto mentre faceva il segno della croce. (Shabani sembra un po' meno convinto e concentrato!)A presto!
foto: Angèle in cappella con Shabani
Cartagine: resti dell'anfiteatro romano
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Silvano Ruaro
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venerdì, settembre 17, 2010
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Parole-chiave: Angèle, Hammamet, Mama Maria, P.Dino, Tunisia
martedì 14 settembre 2010
Il Battesimo di Angela
Mamma Maria l’ha preparato seguendo per due mesi, due volte alla settimana, la catechesi fatta dal nostro catechista Federico. In comunità ne parlavamo da tempo. Silvano, il giorno prima di partire, mi chiedeva: a quando il battesimo di Angela? Anche lei, Angela, si è preparata; a modo suo: imparando a fare il segno di croce, e lasciandosi accompagnare volentieri nella nostra cappellina, dove si inginocchia e manda dei bacetti a Gesù presente nel tabernacolo.
Ieri mattina, durante la prima messa, ha ricevuto il battesimo, assieme ad altri sedici bambini. Era visibilmente tesa e seria nel volto, come le capita sempre il mattino appena alzata e quando si trova in mezzo ad estranei. Malgrado questo, la vita della nostra bambina si è accesa di una Luce nuova: Gesù ha messo in lei il suo Spirito e la invita a fare di Lui il più grande amico della sua vita.
Nel tardo pomeriggio siamo andato a casa sua, dove mamma Maria aveva preparato una festicciola, per i numerosi amici e conoscenti. Angela non ha apprezzato tutta questa confusione; si trovava a suo agio solo con i suoi amichetti e amichette.
Inutile insistere. Ripenso a lei e alla sua storia: nella tristezza di avere avuto una mamma senza cuore e che l’ha abbandonata ed un papà incapace di occuparsi di lei, Angela ha avuto la grande fortuna di avere incontrato delle persone amiche che si sono intenerite per lei; ha incontrato un’altra mamma, una vera mamma, che la circonda di affetto e di tante delicatezze. Viene tutti i giorni a casa nostra, che è diventata casa sua e famiglia sua. Angela è rinata. Tutti le vogliono bene.
Ma rivedo anche le due bambine che ho incontrato questa sera, qui, sotto casa, dove abitano i nostri poveri. Alfonsina, la loro mamma, è una donna ancora giovane, ma difficile, dura, scontrosa, in rotta con la sua mamma, incapace di tenerezza. Cerco di giocare con le due bambine, di farle parlare, di farle sorridere… I loro occhi sono come dei fiori appassiti: mi riempiono il cuore di una grande tristezza.
Risalgo verso casa. Sui prati davanti alla missione, numerosi gruppi di bambini giocano al pallone. E’ bello vederli correre, schiamazzare, gridare: si trovano bene, qui; sono contenti. Eppure…Eppure molti di loro rimangono qui tutto il pomeriggio; tutti i pomeriggi; tutte le settimane. Perché a casa loro non c’è nessuno che si occupi di loro: i genitori sono costantemente fuori, in viaggio, o al campo, o al ritrovo del vino di palma, da dove rientrano a casa abbruttiti e incapaci di occuparsi di loro, incapaci di una parola amica, di un gesto di affetto.
Quanto ci sarebbe da fare con questi bambini! Quanta presenza amica bisognerebbe offrire! Quanta speranza e gioia occorrerebbe seminare in queste giovani vite! “Pregate il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”
P. Dino
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Gianluigi
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martedì, settembre 14, 2010
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Parole-chiave: Angela, bambini, battesimi, Mamma Maria
lunedì 13 settembre 2010
Un tempo sul fiume Congo, a Kisangani
ecco il nostro giovane P. Silvano che, da buon pastore, guida e regola l'imbarco delle suore sulla grande piroga, verso la rive gauche!
Indovinate in quale anno?
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Gianluigi
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lunedì, settembre 13, 2010
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Parole-chiave: fiume Congo, P.Silvano, suore
sabato 11 settembre 2010
Sono trascorsi soltanto 38 anni
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Gianluigi
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sabato, settembre 11, 2010
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Parole-chiave: nduye, P. Silvano
mercoledì 8 settembre 2010
VOLO ALTO
Sono sfuggito agli ombrosi limiti della terra
e ho danzato i cieli su ali argentee di risata;
verso il sole mi sono arrampicato
e ho preso parte alla vertiginosa allegria
delle nuvole trafitte dalla luce
e ho fatto una quantità di cose che non puoi neanche sognare —
ho roteato, mi son librato e ho volteggiato in alto nel silenzio illuminato dal sole. Sospeso lassù
ho inseguito le grida del vento e
lanciato il mio ardente apparecchio
attraverso le immense stanze dell’aria.
Su, su nelle altezze di un bruciante azzurro delirante di gioia,
con buona sorte ho superato le sommità spazzate dai venti,
dove mai allodola o persino aquila hanno volato.
E, con la mente che nel silenzio si innalzava,
mentre percorrevo l’inviolata alta santità dello spazio,
ho teso la mano e toccato il volto di Dio.
John Gillespie Magee
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Gianluigi
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mercoledì, settembre 08, 2010
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Parole-chiave: Volo Alto
lunedì 6 settembre 2010
Perso sopra le nuvole?
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Silvano Ruaro
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lunedì, settembre 06, 2010
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Parole-chiave: Laorca, Marta Cometti, Mons. Barone, p. Dino
domenica 5 settembre 2010
Chi l'ha visto?
Ha lasciato Mambasa, è andato in Uganda, dovrebbe essere giunto Kampala, potrebbe essere partito da Entebbe...con la KLM, destinazione Amsterdam.
Quindi ora dovrebbe essere giunto in Europa?
Magari poi in Italia?
A Milano?
A Schio?
In qualche monastero segreto?
Chiunque sia in grado di fornire qui sul blog notizie attendibili potrà lucrare una specialissima "indulgenza informatica"!
Attenzione: il ricercato potrebbe anche camuffarsi, ma si riconosce di certo per una incallita abitudine: la sera vuole, a tutti i costi, recitare il Breviario.
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Gianluigi
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domenica, settembre 05, 2010
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Parole-chiave: P. Silvano Ruaro
venerdì 3 settembre 2010
SESSIONE DI FORMAZIONE PER CATECHISTI
E’ stato senza dubbio l’appuntamento pastorale più significativo della nostra parrocchia durante questo periodo di vacanze 2010.
Sono venuti dalle quattro strade che percorrono le nostre parrocchie di Mambasa e di Nduye. Il più lontano ha percorso in moto
Lunedi sera, 9 agosto, erano più di una cinquantin
a i catechisti provenienti dai villaggi dell’interno, che alloggiavano nei due stanzoni allestiti vicino alla cappella Beata Anoalite. Nessun letto; solo dei teloni stesi per terra e 25 materassini con altrettante coperte. Certamente non un hotel a cinque stelle! Giova comunque ricordare che molti di questi catechisti, a casa loro (meglio, nella loro capanna), non dispongono di nessun materasso, né di un letto decente, né di un tetto a prova di pioggia….
Con quelli residenti al centro, il numero complessivo dei catechisti era di 97.
Cominciamo l’indomani, martedì, 10 agosto, alle ore 6h30 con la messa di suffragio per il nostro catechista Esandeke Silvestro, scomparso la settimana prima.
Quattro ore di corsi il mattino e due e mezzo il pomeriggio: una fatica considerevole per i nostri “allievi”, molti dei quali sono dotati di strumenti intellettuali abbastanza rudimentali e di nessun allenamento. Ma la buona volontà è evidente nella maggior parte, nonostante qualche “pisolino” pomeridiano.
Tema principale di questi giorni: “diventare adulti nella fede”. L’obbiettivo è quello di aiutare i catechisti a preparare i nostri cristiani al Sacramento della Cresima ed accompagnarli in quel periodo, delicato e spesso turbolento, della prima giovinezza, aiutandoli ad entrare nell’età adulta.
Assieme, riflettiamo sulla nostra fede in Gesù Cristo e nel suo Spirito. Insistiamo in modo particolare sulle esigenze che derivano da tale fede e sulla necessaria coerenza tra dire e fare.
Vorremmo portare i nostri giovani a un più grande amore e senso di responsabilità nei confronti della Chiesa; parliamo delle comunità cristiane di base, dei gruppi di azione cattolica, della preparazione alla vita familiare.
Convinti che non ci può essere vita cristiana autentica se non ci sono i valori umani fondamentali, insistiamo con i nostri catechisti sul senso dell’onestà, della verità, del rispetto dell’altro, dell’amore al lavoro, della responsabilità personale, della morale professionale.
L’infermiere responsabile del nostro Centro di Sanità dedica una mattinata per parlare dell’AIDS: come si contrae, come si manifesta, come difendersi…(Una recente statistica fra le persone che si sono sottoposte liberamente al test, rilevava che il 23% degli abitanti di Mambasa sono sieropositivi).
Siamo coscienti che tutto questo costituisce una grande sfida, anzitutto per i catechisti stessi e poi per i giovani ai quali devono trasmettere tali valori. Ma il nostro compito è quello di zappare, seminare, innaffiare…Ci penserà il Buon Dio penserà a far crescere il seme gettato; nei tempi e nei modi che lui solo conosce. Abbiamo fiducia in Lui.
Evidentemente tocca a noi dare un seguito a questo insegnamento, assicurando un accompagnamento continuato ai catechisti e alle loro comunità cristiane. Compito molto impegnativo, di fronte al quale ci sentiamo inadeguati, insufficienti: che possiamo fare noi, poveri tre preti, in due parrocchie estesissime, come Mambasa e Nduye, e nelle 45 comunità cristiane che le compongono? Per grazia di Dio, possiamo contare su questi nostri fratelli (e qualche sorella) catechisti, che, nonostante i loro limiti, contribuiscono, spesso in modo ammirevole, alla conoscenza di Gesù e del suo Vangelo fra la nostra gente. C’è da ringraziare il Padrone della vigna, che continua a mandare i suoi operai, anche catechisti, nella sua vigna.
La sessione si è conclusa il venerdi, 20 agosto, con un bel pranzetto. Per l’occasione abbiamo ammazzato il vitello grasso del nostro allevamento. Il programma prevedeva anche una partita di calcio, partita fra veterani naturalmente, ma il pranzo è cominciato troppo tardi ed è durato troppo a lungo: impensabile poter sacrificare le delizie di un abbondante pasto alla fatica di una sudata.
La domenica precedente, 25 agosto, durante
Padre Dino
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Gianluigi
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venerdì, settembre 03, 2010
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Parole-chiave: catechisti, formazione





