lunedì 1 febbraio 2010

La (piccola) Lotteria di MONZA...


Per il secondo anno consecutivo, in occasione del Natale, Cornelia Mangiagalli organizza una lotteria nella sua scuola, l'Istituto Mosé Bianchi di Monza.

Ecco il commento di un'alunna e alcune foto (gli alunni e lo striscione).


Grazie a Cornelia e agli alunni della classe IV P.


Una lotteria che va oltre i beni materiali


Sono poche le occasioni nella vita per le quali vale davvero la pena di impegnarsi a fondo per raggiungere un obiettivo. La mia occasione è stata incontrare la prof.ssa Cornelia Mangiagalli. Ho sentito la sua testimonianza sull’esperienza che ha avuto la scorsa estate nella Missione Cattolica di Mambasa; mi ha letteralmente toccato il cuore ed ha confermato inoltre ciò che già sapevo per sentito dire o visto in televisione.


Il video sulla missione, mi ha fatto riflettere molto, ho immediatamente pensato: “caspita io mi preoccupo di comprarmi una macchina fotografica da 500 euro, e loro hanno a malapena le strade per camminare”.


Perciò ho deciso di partecipare a quest’iniziativa fantastica perché sono dell’idea che la differenza tra paesi ricchi e poveri sia a dir poco sconcertante e che il tenore di vita che conduciamo non rientra neanche nei loro massimi pensieri. E non è giusto.



E’ impressionante e mi fa pensare il fatto che ciò che noi vorremmo evitare, loro lo desiderano. Dal nostro punto di vista andare a scuola sembra qualcosa di scomodo e di noioso, ma se ci fermassimo a riflettere capiremmo che è solo da lì che si costruisce un futuro economicamente e socialmente dignitoso. I bambini e i ragazzi del “terzo e quarto mondo” spesso vorrebbero aver la stessa possibilità di studiare, di “farsi una cultura” non fine a se stessa ma che possa garantire loro un futuro e purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, ciò non è possibile.



Quindi, mi sono impegnata con entusiasmo e penso che l’iniziativa di solidarietà che abbiamo vissuto sia stata davvero un’ottima opportunità per aiutare coloro che nel mondo hanno veramente bisogno, e per noi un momento di riflessione sulla nostra realtà povera di valori.



Beatrice Costanzo

Classe IVP – IIS Mosè Bianchi - Monza



Grazie di cuore, anche a nome degli alunni dell'Istituto Bernardo Longo di Mambasa!

domenica 24 gennaio 2010

ci scrive Mons Kalanga


al computer: Giovanni Paolo II il 22 novembre 2001

Carissimi figliuoli,
ricordate le raccomandazioni che vi faccio da anni? Fino ad oggi siete stati piuttosto tiepidi circa questo vostro blog, sull'uso della posta elettronica, su Internet in generale. Pazienza!
Con il messaggio di ieri del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che anche voi poco esperti leggerete semplicemente clikkando sull'ipertesto in azzurro (quello sottolineato nella riga superiore) si è aperta una grande occasione anche per voi, miei cari confratelli.

" Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, nella sua dimensione complessiva, tutto il mondo digitale rappresentano una grande risorsa per l’umanità nel suo insieme e per l’uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo per il confronto e il dialogo. Ma essi si pongono, altresì, come una grande opportunità per i credenti. " così scrive il Pontefice.

Sempre Benedetto XVI ci ricorda che "I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso, forme di dialogo a più vasto raggio, ma la loro recente e pervasiva diffusione e il loro notevole influsso ne rendono sempre più importante ed utile l’uso nel ministero sacerdotale. "

Potrei forse aggiungere dell'altro?Non mi sembra il caso.
Leggete e meditate il messaggio del Pontefice.
Cercate subito di metterlo in pratica; non solo voi, cari confratelli delle Missioni di Nduye e Mambasa, ma anche gli altri che vi affiancano ed operano in Italia .

Un caro saluto a tutti voi, ai vostri ospiti, allo storico Deo Gratias ed anche, se per caso avrete l'occasione di sentirlo ancora al caro confratello Mons. Kapitula.
+ Mgr. Moyomba Kalanga

sabato 23 gennaio 2010

Chi parte e chi resta

ANDREA E' RIPARTITO
Era arrivato a Mambasa il 18 dicembre. Lo accompagnava P. Silvano, che rientrava da Kampala, dove aveva lasciato il fratello Claudio e gli amici Enrico e Aldo, in partenza per l'Italia. Andrea veniva dal Mozambico, dove da alcuni anni presta servizio di volontariato come professore all'Istituto Tecnico del Gurue. Durante le vacanze scolastiche (nel Mozambico si fanno nei mesi di dicembre-febbraio) ha pensato di "riposare" un po' venendo a Mambasa, per vedere che arie tirano dalle nostre parti e soprattutto per darci una mano nell'officina meccanica e in falegnameria. Però, "non farò nessuna fattura", ci ha assicurato. Gran lavoratore, Andrea, e ottimo conoscitore di motori: ha ridato vita a diverse macchine, soprattutto di falegnameria. Speriamo che durino, pur trovandosi sotto certe mani un po' troppo "pesanti" e così sorprendentemente abili a spaccare. Ma è lui, Andrea, il primo a non farsi troppe illusioni, e a non drammatizzare: i loro tempi non sono i nostri; bisogna avere pazienza. Grazie, Andrea: ti ricorderemo con piacere come sei stato in questi giorni: preso dal tuo lavoro, spesse volte sudato, con quel tuo sorriso sereno e tranquillo, e lo sguardo positivo su persone e situazioni. Adesso che hai imparato la strada di Mambasa, sappi che...ti aspettiamo ancora: non ti faremo fattura...


E' RIMASTO BEPPE


Questa volta (quante volte è venuto a Mambasa? otto? dieci?) Beppe sta proprio facendo gli straordinari. E' qui con noi dal 16 novembre e il rientro in Italia è previsto per il 13 febbraio. Ogni mattina, alle 7h30, parte verso l'ospedale Gbado, dove lavora all'impianto elettrico assieme a Kasereka, un ragazzotto che gli sta dietro e fa' del suo meglio per dargli una mano. Mentre Beppe si bagna la camicia salendo scale, tirando fili, girando viti...accanto a lui, falegnami e carpentieri fissano travetti e tavole al soffitto; un po' più in là, un gruppetto di muratori rivestono i muri d'intonaco. E poi c'è anche chi "scopre" (scoperta fortunata) che non bisogna esagerare con il lavoro...e quindi si trova un posticino tranquillo, per fare un buon sonnellino. Beppe brontola un po', ma in fondo è d'accordo anche lui con Andrea: i loro tempi non sono i nostri.... Ma poi c'è anche il dopo lavoro, quando una frotta di pigmei ti viene attorno tutta festosa, con le braghe stracciate e i visi sereni, che sprizzano gioia. E ti fanno aprire il cuore alla simpatia e alla tenerezza. "Daglielo, questo berrettino, che saranno ancora più felici!

P. Dino

venerdì 15 gennaio 2010

Un invito a guardare in Alto...



Stamattina, uscendo dalla chiesa dopo la celebrazione della Santa Messa ero sorpreso dall'oscurità insolita. Mi sono ricordato all'improvviso che oggi c'era l'eclissi solare...

Purtroppo non ho avuto subito l'idea di correre in stanza per prendere la macchina fotografica. Inoltre mi aspettava l'impegno della scuola.
Comunque sono riuscito a fare una foto...Ho il rimpianto di essermi lasciato sfuggire una bella occasione per foto meravigliose...Sembra che bisognerà aspettare oltre mille anni per avere una simile eclissi!

Lo spettacolo era affascinante anche se in parte guastato dalle nuvole che andavano e venivano.

I ragazzi guardavano e non guardavano...Mettevano le mani davanti agli occhi...e allargavano le dita. Mi dicevano che guardare l'eclissi provoca la cecità...

Questa mattina tanti hanno guardato verso l'alto...e vi assicuro che nessuno è diventato cieco.

*****
Del mio viaggio a Beni per dare una mano ai confratelli di Kisangani ve ne ha parlato padre Dino.

Lo ringrazio. Appena avremo notizie dei containers ( che attualmente sono alla frontiera), ve ne parlerò.

Devo dire un grazie sincero al signor Robert Ducarme di Beni che ha accettato senza problemi di accogliere i due container nei suoi capannoni e di seguire le pratiche di sdoganamento (sempre molto noiose e"rognose").

Un saluto a tutti e a presto

mercoledì 13 gennaio 2010

Per il Centro Monsignor Grison

Viaggio improvviso e rapido per padre Silvano: è partito ieri per Beni, allo scopo di preparare l'arrivo di due containers, previsto per i prossimi giorni. Sono stati spediti via Mombasa (porto del Kenya); la loro destinazione è Kisangani.

Avakubi: ponte (pericolante) sul fiume Ituri

Contengono materiale elettrico ed idraulico per il Centro Monsignor Grison, che noi, Dehoniani, stiamo costruendo alla periferia di Kisangani, nel villaggio di San Gabriele. Il Centro Monsignor Grison esiste già dal 1964, come casa di ritiri e incontri formativi, ma è in via di rifacimento ed ampliamento: sarà un importante centro di accoglienza e di formazione umana e cristiana per la città di Kisangani. Questa conta più di un milione di abitanti, ma è totalmente sprovvista di simili strutture.
I due containers stanno per arrivare a Beni; ma tutto lascia prevedere che il loro viaggio Beni-Kisangani (750 km) sarà piuttosto avventuroso e incerto. Tutto a causa di un ponte: quello che attraversa il fiume Ituri in località Avakubi. Le strutture metalliche sono vetuste e non consentono il passaggio di veicoli il cui peso complessivo supera le sei tonnellate. Siamo quindi costretti a fermare i containers a Beni, sdoganarli in questa città, svuotarli e ricaricarne il contenuto su altri camion. Questi proseguiranno fino ad Avakubi, dove saranno a loro volta svuotati. Qui la nostra camionetta Land-Cruiser farà la spola tra una riva e l'altra del fiume fino a trasloco completo. A questo punto non resterà che l'ultimo tratto di strada: Avakubi-Kisangani. Evidentemente è impossibile per i padri di Kisangani seguire tutto questo traffico, a una tale distanza. Daremo loro una mano, noi di Mambasa; e volentieri, poiché ne abbiamo i mezzi. Il Signore non mancherà di aiutarci.
Ma il problema delle strade rimane cruciale: i ponti cadono o minacciano di cadere; i militari posti alla loro sorveglianza si lasciano corrompere (volentieri) e fanno passare veicoli in grande sovraccarico; le autorità non intervengono. Il tratto di strada Kisangani- Beni è stato rifatto totalmente lo scorso anno, ma già ora cominciano a formarsi dei buchi enormi. Qua e là hanno cominciato a fare un po' di manutenzione, ma questa si riduce al taglio delle erbe. Le buche e le erosioni rimangono lì, tranquille, ogni giorno più grandi e più numerose. Specchio pietoso di un paese che non riesce ad alzare la testa e cominciare a camminare.


Metto qui di fianco la foto del ponte sul fiume Epulu. Ricordate: il vecchio ponte (previsto per 25 tonnellate) era caduto il 27 novembre, schiacciato da un camion e rimorchio di almeno 60 tonnellate. Il nuovo ponte è stato rifatto in tempo record: 13 giorni, mi diceva il direttore tecnico dell'Anas che ho incontrato recentemente a Kisangani.
Fa' piacere dare queste notizie. Speriamo diventino più frequenti.

P. Dino

sabato 9 gennaio 2010

1 gennaio 2010: Cinquantesimo della Parrocchia di Mambasa (prima parte)

Il 6 dicembre 1959, l’abbé Leonardo Adisi, conferiva il Battesimo a Adeodato Modaka e iniziava il primo Registro dei Battesimi della parrocchia di Mambasa. Questo fatto non ci autorizza a pensare che la Parrocchia abbia cominciato il suo cammino quel giorno, ma ci avvicina senz’altro alla data ufficiale, come ci avvicina quella del 24 gennaio 1960, giorno in cui don Giacinto Toneatto, primo parroco di Mambasa, amministrava il Battesimo a Girolamo Kambere, e lo annotava nel registro appena iniziato. Oggi, i registri si sono accumulati e siamo al Battesimo n°. 12748.

Ho conosciuto don Giacinto nel 1970 e mi pare di ricordare che a suo parere bisognava far risalire l’inizio della parrocchia al mese di gennaio 1960.

Poco importa il giorno esatto. Di fatto o nel dicembre del 1959 o nel gennaio del 1960 è iniziata per Mambasa una nuova realtà: la presenza stabile di un sacerdote con la funzione di parroco.

Inizialmente si era stabilito di ricordare i 50 anni di questo avvenimento la domenica 6 dicembre 2009; data che è stata spostata per volere del Vescovo Mgr. Janvier Kataka che ci ha fatto notare che era poco opportuno celebrare solennemente questa festa nel periodo dell’Avvento. La scelta è caduta allora sulla data del 1 gennaio. Festa di Maria, Madre di Dio…e primo giorno dell’anno.

Dobbiamo confessare che la preparazione di questo Cinquantesimo ci ha messi alla prova: volevamo fosse un avvenimento solenne e nello stesso tempo un’occasione di risveglio della comunità cristiana. Riunioni su riunioni, commissioni varie, proposte e controproposte …
Per fortuna, strada facendo, c’è stato un processo di semplificazione e di sobrietà.Il numero degli invitati ufficiali si è assottigliato; al problema – fondamentale per qualcuno – della partecipazione al pranzo da parte delle autorità si è trovata un’alternativa nel buffet offerto a queste persone dopo la messa…e un po’ alla volta ci si è concentrati sulla preparazione spirituale.
Il fatto che la festa coincidesse con il periodo natalizio ci ha facilitato il compito. I cristiani sentono ancora forte l’esigenza della preparazione al Natale, periodo in cui si accostano ancora numerosi al sacramento della riconciliazione. Far coincidere le due preparazioni: al Natale e al Cinquantesimo anniversario della parrocchia è stata una buona soluzione; da una parte ci ha semplificato il lavoro e nello stesso tempo ha dato maggiore intensità a questa preparazione.

Questa era iniziata già il mese di ottobre, con incontri, conferenze, raccolta di dati sulla storia della parrocchia, ma ha preso un altro ritmo il 14 dicembre quando è iniziata una settimana di predicazione su vari temi di attualità: l’amore al lavoro e l’esempio di padre Longo, - la necessità di un fidanzamento aperto, - la nostra vita cristiana dopo 50 anni di evangelizzazione,- cosa significa essere cristiani….

(segue...)

* * *

foto. Mgr. Janvier Kataka, vescovo di Wamba

inizio della Messa

Consacrazione (a destra del Vescovo: il parroco attuale, p. Dino Ruaro, alla sinistra:

p. Wilson Hobold, provinciale dei dehoniani in Congo)

1 gennaio 2010: Cinquantesimo della Parrocchia di Mambasa (seconda parte)

Il 21 dicembre cominciavano, al mattino, le visite agli ammalati, e nel pomeriggio le confessioni per i cristiani: ragazzi, giovani, adulti, nelle due chiese di Mambasa.

Il Natale segnava un traguardo e una breve sosta.. Il 27 dicembre, festa della Sacra Famiglia, ci sono stati dei matrimoni e dei battesimi. Subito dopo iniziava la preparazione materiale: preparazione delle stanze per accogliere gli ospiti, il salone per il buffet, l’altare, gli acquisti vari.
Nel frattempo nel pomeriggio si svolgevano delle gare sportive fra i giovani della parrocchia contro delle selezioni di giovani dei villaggi , e alla sera…la missione risuonava di canti, danze, suoni (o rumori) di chitarre e batterie, nei tanti ambiti "concerti"!

Gli ospiti sono giunti da Kisangani, Butembo il 30 dicembre. Anche in questo caso la tensione è subito calata. I confratelli e i sacerdoti diocesani si sono adattati facilmente ai disagi causati dalla mancanza di strutture di accoglienza adatte e in numero sufficiente. L’importante era avere un letto o semplicemente un materasso…Le suore, giunte numerose, le native di Mambasa e quelle che avevano lavorato in parrocchia, hanno trovato alloggio nella comunità delle nostre suore. Mi domando ancora come abbiano potuto ospitarle tutte.
Per fortuna il cibo e il buon umore non mancano a Mambasa. Per l’occasione abbiamo “sacrificato” l’enorme toro che era bello da vedersi, ma innocuo! In un anno : un figlio e nessun lieto evento all'orizzonte.

E’ già stato sostituito!


Ospiti di onore erano il padre Provinciale, padre Wilson Hobold e il Vescovo, Mgr Janvier Kataka. Quest’ultimo, reduce da un intervento chirurgico in Italia, è stato oggetto di particolari attenzioni e gesti di affettuosa e sentita riconoscenzada parte nostra e dei cristiani. Nonostante il suo stato di convalescente non ha voluto mancare a questo appuntamento. Per noi è stato un segno di stima per il lavoro fatto in questi anni. E credo che lui non abbia avuto rimpianti.


Restava un’ultima incognita: la meteorologia. Il tempo era variabile e quasi ogni giorno le nuvole scaricavano degli scrosci d’acqua resi ancor più impressionanti da tuoni e fulmini.

Purtroppo la notte di Natale due fulmini sono caduti sulla casa mettendo fuori uso inverter e computer…

Nonostante questa incertezza abbiamo preparato l’altare, la rampa di accesso e il palco per il Vescovo e i concelebranti…Nessuno, forse per scaramanzia, osava parlare di pioggia, anche se questa parola- diventata un incubo - non ci dava tregua un momento…
(segue...)
* * *
Foto: visione dell'altare e della tribuna
danzatrici (Joyeuses)

1 Gennaio 2010: Cinquantesimo della parrocchia di MAMBASA (terza parte)

Il 1 gennaio…ci alziamo con un cielo coperto e nero. Alle 8 incomincia a piovere…Aspettiamo in silenzio…Alle 8,45 la pioggia cessa ma il cielo resta chiuso. Il Vescovo ci invita ad iniziare la Messa…Incoscienza o fiducia?

Un po' scettici, ci vestiamo e iniziamo la processione, partendo dalla Chiesa, attraversiamo il campo sportivo e saliamo all’altare. Quanto volte ho guardato il cielo…A un certo punto le foglie degli alberi cominciano a tremare mosse da un venticello di cattivo augurio!….Ci siamo! Invece il cielo rimane plumbeo, ma impassibile!


Il Vescovo inizia la Messa fra canti e danze…e i cristiani, rassicurati dal nostro esempio, arrivano frettolosi. Abbiamo calcolato che fossero presenti oltre 3500 persone. (per una volta siamo tutti d’accordo sul numero delle presenze).


Lo spettacolo è suggestivo e maestoso. Molti cristiani hanno comperato un tessuto stampato per l’occasione. Risaltano delle macchie di blu (il colore di fondo del tessuto del cinquantenario): è il gruppo dei coristi e i dei catechisti….
Nonostante il pericolo della pioggia si sente un clima di serenità, di gioia, di festa e di calma. Nessuna fretta e nessun invito a diminuire il numero dei canti, ad accelerare il ritmo delle varie processioni: di entrata, delle offerte dei cristiani, dell’offertorio o a diminuire il numero degli interventi al momento della Preghiera dei fedeli.

Credo che l’esempio di Vescovo, solenne, assorto, dia a tutti un sentimento di fiducia e aiuti a placare i timori.

All’omelia il Vescovo parla del Natale, della Madre di Dio, della pace.

L’accenno al cinquantesimo della parrocchia è sobrio, ma essenziale: Cosa abbiamo fatto della nostra fede? Come la viviamo? Siamo veramente testimoni di Cristo?

Invita i cristiani ad essere riconoscenti verso i sacerdoti della parrocchia che si sono impegnati e si impegnano nella formazione intellettuale, nella sanità e che sono stati vicini alla popolazione nei momenti difficili. Ha ringraziato la comunità per il contributo che essa ha dato per la costruzione della nuova chiesa di Bafwasende, a 270 km sulla strada di Kisangani.


I vari momenti della Messa si susseguono: Preghiera dei fedeli, Offertorio, Consacrazione, Comunione. Il tutto animato da canti festosi e abbondanti.

Dopo la comunione, i discorsi ufficiali: del vicepresidente del Consiglio parrocchiale, del parroco padre Dino. Insiste sul tema del cinquantenario: Siate miei testimoni.

Come conclusione invita i cristiani a continuare nell’impegno durante tutto l’anno e fissa degli obiettivi pratici,

- Per Pasqua copertura del tetto della Chiesa con nuove lamiere ondulate in sostituzione delle attuali, arrugginite e in più parti forate.

- Per fine maggio la costruzione di una grotta;

- per fine giugno (30 giugno) cinquantesimo anniversario dell’Indipendenza del Congo, un piccolo simbolo a ricordo del padre Longo, vicino al luogo del suo martirio…

- ...e per Natale inaugurazione ufficiale dell’ospedale…con la nascita del primo bambino!!!


Alla fine della Messa ci dirigiamo solennemente verso la Chiesa per deporre i paramenti liturgici: ci sentiamo tutti sollevati e contenti. Anche il cielo ci è stato propizio: né sole né pioggia…
Il resto della giornata, come da programma e senza tensioni o intoppi: buffet, pranzo, giochi, concerto…Il Vescovo è ripartito il giorno dopo per Kisangani con padre Wilson: visibilmente erano contenti.


foto: 1 e 2 - folla durante la Messa
3 - Momento delle danze

martedì 5 gennaio 2010

Epimissio 2010

Ti invitiamo a partecipare, insieme ai nostri missionari presenti in Italia (p. Germano Toninato, p. Mario Lovato, p. Severino Verzeni, p. Giuseppe Meloni, p. Sandro Capoferri …), ai loro familiari, ai laici volontari, agli amici e sostenitori delle missioni, ai parrocchiani di Cristo Re,al tradizionale incontro Epimissio 2010 che avrà luogo:

Sabato 9 gennaio 2010
PARROCCHIA DI CRISTO RE
via C. Galeno 32 MILANO

La Parrocchia di Cristo Re ha un bellissimo teatro, un grande parcheggio, ampie sale e si trova a circa 500 metri dritti dritti da via Andolfato 1. Ti aspettiamo.

p. Onorio, fr. Amedeo, fr. Pierino e p. Nerio


Programma

ore 14.30: arrivi e accoglienza

ore 15.00: “LA LORO AFRICA”:celebrazione del 50° della missione di Mambasa (Congo) con la presentazione in forma teatrale dell’esperienza missionaria a Mambasa di 11 volontari di Cambiago e dintorni.

Ore 16.00: Testimonianze, interventi e comunicazioni varie.

Ore 18.30: S. Messa festiva del sabato.

Ore 19.30: Cena comunitaria.

Ore 21.00: CONCERTO GOSPEL offerto alla Parrocchia dalla zona 2 del Comune di Milano.


* Per motivi logistici è gradito un cenno di conferma della tua o vostra partecipazione:
Tel. 02.27088128 o cell. 333.6853825

domenica 3 gennaio 2010

Dove eravamo rimasti?...

Carissimi: Buon Natale e Buon Anno!

Non sorridete…Meglio tardi che mai!

E credo che…farvi gli auguri prima, fosse proprio difficile.


Andiamo con ordine.
Il 16 sera ripartivano da Entebbe per l'Italia: Aldo, Claudio e Enrico. Il giorno prima avevamo fatto una foto ricordo sul ponte dell’Ituri…che sembra significhi “kwa heri! = arrivederci”. E’ l’augurio che faccio anche a loro. Sanno che a Mambasa c'è sempre posto per tutti... e poi : "Si sta bene a Mambasa,", vero Doriano?

Da non dimenticare: Giuseppe Prosdocimi resterà qui a Mambasa fino al 14 febbraio, occupato negli impianti elettrici del nuovo ospedale e in vari lavoretti della missione, dove "c'è sempre da fare".



Il 17 dicembre, dopo la partenza dei 3 (ACE) ripartivo da Kamapala per Mambasa con Andrea Sala, un volontario bresciano che lavora a Gurué, in Mozambico con i nostri Padri. Visto che in Mozambico adesso sono in vacanza, ha voluto venire a vedere Mambasa, ma non come turista…

Benvenuto Andrea.!

Il 24 andavo a Nduye….I giorni precedenti sono stati di preparazione al Natale e alla celebrazione del 50° anniversario della fondazione della Parrocchia di Mambasa: 1959! Il Primo parroco è stato don Giacinto Toneatto, un sacerdote friulano, morto a Nyanya nel 1993 e sepolto davanti alla chiesa di quella parrocchia.

Il Presepio di Nduye era molto semplice. Mi ha colpito la frase: Anere amukoto Yezu!

Nella lingua dei Pigmei e dei Walesse, significa: andiamo a vedere Gesù!


Molti di voi mi avevano chiesto un ricordo davanti alla tomba di padre Longo, in quella notte. Non mi sono dimenticato. Sia nella notte che durante la Messa del giorno, dopo la comunione abbiamo pregato con i cristiani per tutti gli amici, parenti, benefattori…

Quindi ho pensato ad ognuno di voi…



Arrivato a Mambasa alla sera del 25 ho trovato una brutta sopresa: computer fulminato e anche l'inverter che alimenta l'incubatrice...Cercheremo di porre presto rimedio ai due malanni...

(segue...fra breve!)





foto: Aldo, Claudio, Enrico sul ponte di..Ituri;
Andrea all'Equatore;
Anere amukoto Yezu (andiamo a vedere Gesù!).

venerdì 1 gennaio 2010

In Africa c'è sempre da fare

siamo alla quarta puntata degli scritti "tratti" da:

"UNA SOLA FAMIGLIA", n.110, ottobre 2009

la precedente clikkando QUI


"Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra la loro pena e il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo... " (Erri de Luca)

Negli ultimi cinque anni mi è capitato spesso, partecipando a serate, incontri, manifestazioni sul volontariato, di trovare riproposta la frase sopra citata. Ho sempre pensato che Erri de Luca, in queste poche righe, rappresentasse in maniera totale e completa il sentimento che attraversa mente e cuore di persone che decidono di fare un'esperienza di volontariato e devono confrontarsi con una realtà estremamente diversa dalla loro, dove la povertà e il disagio sociale imperano.

Dal 2004 ad oggi, ho incrociato nel mio cammino molte persone che hanno trascorso un periodo più o meno lungo, nel Sud del mondo, dall'America latina all'Africa, per portare un supporto a persone che vivono in situazioni di bisogno; ma sono convinta che non esista un profilo preciso della figura del volontario.
Diverse le età e le motivazioni che spingono a compiere una tale scelta, differenti le attitudini, le personalità, la formazione, il credo...
Persone alla ricerca di risposte, insoddisfatte della realtà in cui sono immerse; persone che percepiscono lo schiaffo di un mondo e di una ideologia prevalentemente economica; persone che ricevono tanto dalla vita e vogliono condividere tale positività con chi è stato più sfortunato semplicemente perché è nato nella parte sbagliata del mondo; persone che si sentono in colpa perché consapevoli che la loro "felicità" o, meglio, il loro benessere è basato sullo sfruttamento, da tempo immemorabile, delle ricchezze di alcuni paesi e sull'ignoranza in cui appositamente si cercano di mantenere le popolazioni autoctone; persone amiche che decidono di vivere insieme questo tipo di esperienza; persone singole che si ritrovano aggregate ad un gruppo più numeroso di perfetti sconosciuti, ma diretti alla medesima meta... Proprio come è successo a noi nell'esperienza che abbiamo fatto presso la Missione Cattolica a Mambasa (Congo) che fa capo a padre Silvano Ruaro.

Arrivati da direzioni ed in momenti diversi, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze di vita ci siamo ritrovati a trascorrere tre meravigliose settimane in un luogo straordinariamente bello e sperduto nella foresta equatoriale. Un complesso scolastico che accoglie circa 600 studenti, una falegnameria, un'officina meccanica, una sartoria, una chiesa, un campo da calcio... Strutture che rivelano la ricerca di perfezione, di armonia e di bellezzadi chi le ha pensate e intese come espressione della dovuta dignità che si meritano le persone che le frequentano e vi lavorano quotidianamente.
Volevamo programmare anticipatamente ed in maniera concreta il contributo che avremmo dato all'opera della Missione, ma di fatto siamo partiti sentendoci chiamati e rinfrancati nel nostro progetto di volontari semplicemente dall'entusiasmo di una voce forte che diceva: "Non vi preoccupate, in Africa, per chi lo vuole veramente, c'è sempre da fare ".

Giunti a destinazione abbiamo cercato di dare senso alla nostra presenza mettendo in campo le nostre capacità, la nostra sincera voglia di fare e valutando in maniera oculata, grazie all'importante supporto di chi a Mambasa è sempre presente, le necessità sia della missione che dell'intera comunità. Rimboccate le maniche, grazie alla presenza di personale sanitario sono state fatte visite mediche e cardiologiche ai malati; è stato dipinto il reparto di pediatria della, cosiddetta, struttura ospedaliera statale; è stato ridipinto un'ala del complesso scolastico; sono state fatte attività di archiviazione e di sistemazione dei magazzini adibiti al materiale scolastico e all'officina meccanica...

Ma cari lettori, leggendo questo freddo elenco di attività che abbiamo fatto per rendere concreto il senso della nostra presenza a Mambasa, non potete neanche lontanamente immaginare le sensazioni provate nel farle. Vorrei essere una brava scrittrice per poter trasmettere con parole l'intensità dell'emozione che si prova nel fare qualcosa per chi ha veramente bisogno di quello che fai; ma soprattutto per far capire che non è proprio "quello che fai" che ha valore, ma il semplice fatto che lo fai e lo stai facendo per loro.

Vorrei conoscere il modo per potervi comunicare l'effetto delle risa dei bambini sempre presenti fin dalle 7.00 del mattino alla Missione in attesa di giochi, canti e di semplici attenzioni. La cosa più bella che mi auguro vi possa capitare è di vivere di persona un'esperienza che vi permetta di condividere quanto scritto da Erri de Luca a cui mi permetto di portare una modifica personale: Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra le loro necessità ed il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo... "

I volontari sono diversi fra loro, differenti le durate delle personali esperienze, diversi i bagagli con cui tornano a casa. Per noi Mambasa è stato tanto... non solo per ciò che abbiamo fatto, per quanto abbiamo condiviso, ma anche e soprattutto per quanto abbiamo appreso da scanzonate narrazioni, piacevoli chiacchiere scambiate in serate mentre sorseggiavamo dei buoni digestivi; per i racconti di Padre Silvano che celavano, dietro semplici parole, degli importanti insegnamenti di vita.
I volontari tornano alle loro famiglie, al loro quotidiano, ma non dimenticano quanto vissuto; sono accompagnati dai ricordi. "Per alcuni sono come piccoli sassolini nella scarpa, per altri sono come dei massi tra i piedi, ma si deve continuare a camminare"(ricordalo!). Però se fino a "ieri" correvamo ignari, oggi il sassolino o il masso che abbiamo nella scarpa ci obbliga a riflettere, a pensare, ad osservare tante piccole cose che prima con noncuranza calpestavamo...
Nessuno di noi potrà far tacere il proprio cuore. Dopo esperienze così intense e belle non è possibile non parlarne, non raccontare quanto si è vissuto e toccato con mano, non evidenziare il valore e l'importanza della presenza di persone come p. Silvano a Mambasa.

La testimonianza che si traduce in molteplici narrazioni è la forza e lo strumento per continuare ad essere volontari a Cambiago-Milano-Trento-Reggio Emilia-Caltanisetta (luoghi di provenienza del nostro gruppo) come a Mambasa.

Chiara Bernareggi

giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale da P.Silvano

cari amici delle missioni di Mambasa e Nduye,
la mail appena ricevuta, che copio qui sotto, segue di qualche minuto un brevissimo messaggio telefonico: padre Silvano in partenza per Nduye, dove celebrerà la Messa di Natale, mi chiedeva di scrivere due righe al
suo posto.
Avrebbe voluto farlo di persona, ma anche le più moderne tecnologie, specie in Africa, talvolta fanno le bizze.
Comunque dopo poco è giunta una mail, quella sottostante.
La possiamo leggere tutti insieme, come se P. Silvano ci avesse scritto personalmente.
Ecco a cosa serve il blog.
Buon Natale.


Caro Gianluigi,
da ieri eravamo senza connessione. Adesso, mentre mi preparo a partire per Nduye ho riprovato...ed è riapparsa.
Vorrei inviare a tutti gli amici i miei sinceri auguri di Buon Natale.
Vado a Nduye...e dopo anni provo ad andarci in macchina: mi hanno assicurato che arriverò.
Mi costa un po'...perché non sono al top della forma, ma questo...stacco mi permette di riflettere, di pregare, di trovare un po' di calma e di solitudine dopo il trambusto di questi giorni e soprattutto di quello odierno: operai, professori, poveri...era una processione.
Speriamo di trovarci tutti a Betlemme...dove incontreremo il Figlio di Dio che si è fatto uomo per essere uno di noi, nostro amico, fratello e Salvatore.
Auguri...e a presto. E grazie a tutti voi...che ci siete vicini.
p. Silvano

sabato 19 dicembre 2009

PONTE SULL’ EPULU : buone notizie !

Lo dico proprio con soddisfazione, anche se debbo dire che ne sono quasi incredulo:
i lavori di rifacimento del ponte sul fiume Epulu sono già iniziati. Le autorità assicurano che sarà finito in pochissime settimane.
Chi l’ha visto, dice che il ponte è già rifatto più di metà. Se pensiamo a quello che è capitato con l’altro ponte sull’Ituri, per il quale si era atteso più di due anni e mezzo, queste notizie sono stupefacenti, quasi da non credere.
Una cosa comunque certa è che il traghetto di vetture fra le due sponde è già cosa acquisita e noi abbiamo potuto recuperare la macchina che io avevo lasciato dall’altra parte il 24.11.2009, giorno in cui il ponte si era sprofondato sotto il peso di un camion e rimorchio pieni di legno destinato all’esportazione.
Meno male che non ci sono soltanto notizie brutte e scoraggianti.

Un saluto cordialissimo a tutti e sinceri auguri di un Santo Natale, accompagnati certamente dal ricordo nella preghiera.

P. Dino

venerdì 18 dicembre 2009

IN MEMORIA DI PADRE BERNARDO LONGO


Alcuni giorni fa’ ricevevo una telefonata dal Sig. Abdala Penembaka, deputato all’Assemblea della Provincia Orientale, originario di Mambasa e Consigliere politico del Governatore di Kisangani. Il messaggio chiedeva che, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza del paese, ogni territorio della nostra Provincia Orientale costruisca un monumento, che ricordi l’indipendenza del paese (30 giugno 1960) o un avvenimento importante che l’ha accompagnata. Il Consigliere aggiungeva una proposta molto concreta che ci interessava direttamente: che la parrocchia di Mambasa realizzi un piccolo monumento che sia memoriale del sacrificio di Padre Bernardo Longo.

Il messaggio ha suscitato in noi sorpresa e soddisfazione. Questa richiesta dell’autorità politica lascia intravvedere in quale considerazione sia tenuto in questo momento il nostro Padre Bernardo Longo: anzitutto a causa della sua personalità, del suo impegno in favore della gente e del suo sviluppo anche umano e poi anche a causa del suo martirio avvenuto proprio qui a Mambasa. Ma non c’è dubbio che questa proposta/richiesta manifesta pure la stima e l’ammirazione suscitate dall’"opera del Padre Longo": opera iniziata tanti anni fa’ a Nduye e che continua ancora oggi, incarnandosi soprattutto nell’Istituto Bernardo Longo di Mambasa.

A dire il vero, c’era in noi il desiderio di costruire un ceppo-ricordo sul luogo del martirio di Padre Bernardo; ne avevamo anche parlato fra noi, ma abbastanza timidamente, non sapendo come questa iniziativa sarebbe stata accolta, soprattutto nell’ambiente musulmano. Il padre Longo infatti aveva avuto delle difficoltà da parte degli arabizzati ed è soprattutto a loro che è dovuta la sua uccisione. Questa richiesta ci toglie ogni remora e ogni dubbio e ci apre la strada: certamente sul luogo del martirio di Padre Bernardo costruiremo qualche cosa di semplice e significativo: sarà proprio alla rotonda che si trova davanti all’Amministrazione Territoriale di Mambasa.
Se qualcuno ha delle proposte da farci, delle idee da sottomettere, sappia che saranno le benvenute. Grazie in anticipo.

Le foto:
il primo piano è proprio il luogo dove è morto padre Longo.
L’altra foto è una pittura realizzata da Soku, formato all’arte da padre Carlo Biasin, al tempo in cui si trovavano assieme al seminario minore di Mandombe (Kisangani), all’inizio degli anni ’70.


P. Dino

lunedì 14 dicembre 2009

Una banale idea

Un'idea di poco conto, ma che può essere copiata e migliorata: per questo ne scrivo.


M'è venuta giusto in tempo durante l'organizzazione della tradizionale cena che chiude la festività della patrona del volo, la Madonna di Loreto.
A Senigallia abbiamo un'antica associazione di piloti e d'aviatori (siamo anche a due passi dal santuario lauretano) e celebriamo tutti gli anni la ricorrenza con diverse iniziative.

Il tradizionale "focarone" la sera della vigilia, per la "venuta", poi la Messa del 10 dicembre nella chiesa in cui si trova la cappella dedicata alla Vergine Lauretana. Cappella costruita dalla nostra associazione alla memoria degli aviatori che ci hanno preceduto "nel volo più alto". Si continua poi la sera con delle proiezioni di tema aeronautico ed una cena finale. In questa occasione conclusiva, almeno alle signore presenti, si consegna, per tradizione, un regalino simbolico. Anche perchè Natale è alle porte.

Ebbene quest'anno abbiamo innovato: niente gingilli e souvenir, ma una foto che ricordi qualcosa delle missioni che ci stanno a cuore, ovviamente quelle di Nduye e di Mambasa.

La scelta è caduta su un'immagine di Angéle, gia presente sul blog (se clikkate sulle parole precedenti vi si aprirà).


Lo abbiamo detto poco prima dei saluti e del brindisi finale, quello con il Gheregheghez. In quel momento abbiamo distribuito le fotografie ai presenti.
Sul retro delle stesse c'era questa scritta:


“Era il mese di marzo. Verso le 17.30, si presenta davanti alla mia porta un ragazzo che teneva un fagotto nelle braccia. Era una vecchia coperta sudicia e stracciata, ma si capiva che conteneva qualche cosa. Gli ho chiesto cosa voleva. “Sono in difficoltà” .

E’ stata la sua risposta e dicendo così apriva la coperta. ……

Non potevo rifiutare.”

Leggi tutto su: http://www.mambasa.blogspot.com

Per questo, invece del consueto regalino di Natale,

l’associazione Aviatori Senigalliesi devolverà l’equivalente a Padre Silvano,

presso la Missione di Mambasa-Nduye, in Congo.

Anche tu puoi farlo sul:

Conto Corrente Postale: N° 15103203
Intestato a: Sacerdoti del Sacro Cuore – Via Andolfato, 1 – 20126 Milano

Specificando la motivazione.



Speriamo poi che altri, in diverse occasioni, possano ricordarsi di Angéle, ma non solo di lei. Quindi della missione e delle tante opere iniziate, da completare, da gestire quotidianamente.
Il primo passo per chi ha in mano questa foto e questo scritto sarebbe, lo speriamo, quello di andare su Internet e di leggere il blog.


ECCOCI AL RESOCONTO FINALE

Dalla "banale idea" è uscito questo risultato:

l'associazione Aviatori Senigalliesi non ha acquistato i piccoli regali ed ha versato X.
I presenti hanno consegnato cash contributi un po' maggiori di X. Per cui siamo a 2 X ! Una delle signore presenti, molto legata alle missioni di P. Silvano e confratelli, ha versato 5 X. Altri sembra si apprestano a farlo ed ora non posso sapere quante frazioni o multipli di X arriveranno sul conto. Comunque qualcosa s'è mosso.

Se altrove, com'è certamente possibile, riuscirete a fare ed ad ottenere migliori risultati, fatecelo sapere. Lo scriveremo qui, su questa nostra "lavagna", cioè sul blog.

domenica 13 dicembre 2009

Usifiwee, ee Bwana wangu

Sabato 12 dicembre.

Credo che non si poteva chiudere meglio questo breve periodo di permanenza a Mambasa dei tre: ACE (Aldo, Claudio, Enrico). Giuseppe resterà ancora due mesi.
Ieri mattina, mentre io andavo in un villaggio a dire la Messa, i nostri 4 (c'erano tutti) hanno caricato la macchina di...oggetti sacri: una statua della Madonna (offerta da Graziano Ruaro: "stai tranquillo, la pubblicherò!"), le stazioni delle Via Crucis (tutti sanno che sono opera di Enrico!) e le lampade ( alle quali veva pensato Giuseppe)...e si sono diretti a Manjombo da soli: segno che ormai sono di casa. Non avevo alcun dubbio della loro maestria per cui dopo il ritorno dal villaggio mi sono occupato della scuola e dei vari problemi.


Nel pomeriggio una visita a Manjombo che aveva soprattutto lo scopo di verificare il loro buon gusto e di fare assieme qualche foto ricordo.


I tanti bambini fuori e dentro la Chiesa erano il segnale più evidente della sopresa e della gioia della comunità cristiana.


Abbiamo potuto ammirare ancora una volta questo piccolo gioiello alla cui realizzazione hanno contribuito tante e tante persone.


Ci rallegra veramente il fatto che sarà un luogo di preghiera, un ricordo dei nostri defunti: i missionari e i benefattori defunti e i loro cari; e che sarà un auspicio di PACE!


Il patrono: san Francesco è stato scelto a ragion veduta e ci sembra che vegli sulla "sua casa" che diventa sempre più bella.


Non sarà certamente l'ultima volta che vedrete le foto di questa Chiesa. Spero che ogni volta ci sia qualche cosa di nuovo e che sentiate il clima di serenità e di pace che si respira in essa.


Per me, ieri è stato anche...un pellegrinaggio di ringraziamento per il soggiorno di Aldo, Claudio Enrico...Tutto è andato bene.


Laudato sii o mio Signore...= usifiwee, ee Bwana Wangu...Dalla foresta ogni giorno partirà verso l'Alto questo magnifico canto d'amore nella lingua della nostra gente!


E domani ripartono...Penso sarà difficile per loro dire qualche cosa all'ultimo momento. Aspettiamo che si facciano coraggio e che, "quando si saranno riposati della lunga via"

trovino il tempo di svelarci un po' di quanto hanno portato via di qui...

Che il Signore vi accompagni!

E buon viaggio! e grazie!
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ultima foto
bambini sotto le stazioni della Via Crucis

giovedì 10 dicembre 2009

10 dicembre: Madonna di Loreto

Oggi: Come non pensare alla Madonna e agli aviatori, in particolare agli amici di Senigallia che ricordano ogni anno, con preghiere e cene (speriamo, sobrie) la loro patrona e i loro amici che hanno già spiccato l'ultimo volo, il più importante?

Auguri Gianluigi, Italo Rossini, Marco...

Cecco, Armante! Vi ho pensato tanto oggi.



L’altro ieri: 8 dicembre: Immacolata.

Qui in Congo, l'8 dicembre, festa dell'Immacolata non è festa di precetto. Si...lavora! Allora abbiamo pensato di santificare la giornata con una visita a San Francesco. I 4: ACEG hanno deciso come collocare le stazioni della via Crucis opera di Enrico Sandri .


Poi c’è stata l’operazione di “indoratura” della scritta dell’altare, opera di Ilvo Trevisan: Usifiwe, ee Bwana Wangu (Laudato sii, o mio Signore). (Grazie, Ilvo!)



La foto non è delle migliori, ma è una testimonianza storica.





Domani: un grande amico raggiunge un traguardo perfetto: 77 anni…



7: i doni dello Spirito Santo: (padre Angelo li ha tutti)!; 7: le opere di misericordia, spirituali e corporali: (padre Angelo le ha esercitate e continua a farlo!); 7: i giorni della settimana (tutti ben riempiti!)



Grazie di tutto padre Angelo!



Gli amici presenti a Mambasa ti fanno gli auguri di tutto cuore!



Spero di vedere molti commenti di augurio!



Stasera, il mio rosario davanti alla Madonnina del Tronco è per te e le tue intenzioni!



Ad multos annos!!!

Guardando la foto, recente e non ritoccata!, quanti anni gli date?

domenica 6 dicembre 2009

Notizie brevi da Mambasa

Domenica 6 dicembre.

La missione è ritornata nella calma. La messa delle 7,15 è finita alle 9,30. Poi per circa un’ora i prati della missione sono diventati luogo di incontro, di danze e di canti dei vari gruppi. Adesso sono le 11,30.



Poco fa con gli amici ACEG (A=Aldo; C=Claudio; E= Enrico e G= Giuseppe) abbiamo fatto una visita alle cooperative. Un’occasione per ammirare i conigli e le galline. Dominique e Ester ci hanno accompagnati e ci hanno messo al corrente dei vari problemi.




In settimana abbiamo inviato una foto di gruppo al sig. Gino Dal Santo di Schio che doveva certificare che i nostri 4 sono veramente a Mambasa dai mupe. Come potete vedere, stanno bene e sono contenti.




Un mio viaggio a Beni mi ha permesso di fotografare l’inizio dei lavori di asfaltatura della strada Beni Kisangani. Speriamo che sia un inizio serio e che l'asfalto arrivi preso a Mambasa anche se purtroppo dobbiamo costatare che i nostri amici africani non sono abituati alle strade belle e gli incidenti stradali e spesso mortali, sono all’ordine del giorno.




Un grazie sincero agli amici di Cambiago per il “report” della serata del 27 novembre. Avevo già avuto degli echi elogiativi della serata da parte di padre Nerio, padre Onorio e altre persone. La lettura della cronaca è stata una conferma dei loro giudizi positivi.




Un grazie sincero anche a Gianluigi per il suo prezioso aiuto.

Buona domenica!
Vi ricordiamo tutti!
Foto di gruppo
Inizio asfaltatura
Gallo della cooperativa AM

sabato 5 dicembre 2009

a Cambiago la "Loro Africa"

Qualche ora dopo il crollo del ponte di Epulu, a Cambiago si ritrovava la squadra Mambasa agosto 09.
I wasungu partono un po’ agitati…facciamo così, cambiamo questo pezzo, entriamo colà…e davanti a 120 persone circa le luci si spengono.

E’ la voce di Elena a raccontare la terra rossa, il cielo infinito, l’accoglienza dell’ambiente e dell’animo delle persone. Intercalandosi con foto e musiche la narrazione traccia una linea sulle tante realtà vissute in tre settimane sottolineando la purezza d’incontrare un mondo che vive di presente, la forza delle donne e la vivacità dei bambini, la cui attenzione e interesse per imparare il nuovo sono così elevati che per qualche istante “ho sognato di potergli insegnare tutto ciò che di più bello esiste”.

Qui arriva Pierpaolo, che con tono ironico e scanzonato dipinge il quadro delle proprie aspettative: mentre credeva di trovare delle persone che volevano il suo aiuto s’imbatte subito con chi gli chiede denaro per giocare insieme a pallone. Lo shock è forte, essere il bianco ricco non è divertente. La conclusione però è importante: il calore ricevuto per aver dimostrato affetto e disponibilità non ha prezzo, e in questo senso Mambasa è davvero “un’isola felice”.


A Francesco e Raffaella spetta la fotografia della sanità, che presentano con un dialogo tra loro. La lista di ciò che manca alla struttura ospedaliera sarebbe infinita, l’impreparazione del personale è stata evidente in troppi casi, e certamente anche l’impossibilità di acquistare medicinali in modo costante acuisce la difficoltà di assistere gli ammalati. Il dottore conclude rivolgendo un appello ai suoi colleghi: un affiancamento anche breve ai medici locali non è vano. Collaborate!


L’intervento di Gianluca è il più accademico. Illustra alla platea le condizioni di povertà del Congo in contrasto con la ricchezza territoriale, l’importanza di collaborare con questo continente e le possibilità della cooperazione internazionale. Possibilità in cui si è mosso per valorizzare le risorse idriche di Mambasa formando dei collaboratori e costruendo dei pozzi di acqua salutare, che è la prima prevenzione contro tante malattie di cui in Africa quotidianamente si muore.

Cornelia si concentra sulla situazione scolastica. Avvalendosi degli aggiornamenti del blog descrive il diagio degli insegnanti sottopagati e la disattenzione delle autorità per cambiare le cose. La sua esperienza d’insegnamento a diretto contatto con gli alunni mambasiani l’ha colpita soprattutto per il sommo rispetto ed il comportamento educato dei ragazzi. Coloro che hanno seguito il suo corso d’inglese dividevano la giornata tra il lavoro ai campi e lo studio supplementare.

Quella di Diego e Chiara è un’intervista doppia sul tema della Missione. Entrambi rispondono alla stessa domanda una volta in modo serio, una volta in modo simpatico. Così si ripercorrono le tappe che hanno portato il Mupe a Mambasa, vengono presentati i personaggi che quotidianamente popolano la casa dei padri e le loro attività. Spiccano l’infinità generosità, la disponibilità verso i parrocchiani e l’amore che ogni giorno dimostrano a questa gente.


Conclude Ilaria, con l’episodio della posa del primo mattone della scuola di Badengayido che le permette di sottolineare come i missionari a Mambasa puntino tutto sull’educazione, perché il cambiamento abbia impulsi dagli africani stessi. Si sottolinea che condividere questo progetto è possibile per tutti i Cambiaghesi e noi, anche semplicemente continuando ad interessarsi su ciò che succede al di là dell’Ituri tramite il blog – ultima immagine dell’intervento ad incitare l’affiancamento ed il sostegno che si può dare ai padri.

Dopo un saluto finale di un emozionato Padre Nerio, cala il sipario della “LORO AFRICA” con un bellissimo video riassuntivo dei momenti descritti che termina ringraziando con affetto sincero Padre Silvano, per aver reso possibile l’incontro con l’Africa vera.

Resta sul palco il filo dove restano appesi i magnifici vestiti della sartoria dell’Istituto Bernardo Longo…li abbiamo voluti appendere ad indicare che un po’ di Africa l’abbiamo davvero portata a casa!