mercoledì 27 luglio 2011

Hanno finito!

Grazie!

Ieri sera alla missione c'era un'aria di festa. Nel pomeriggio potevamo considerare chiuso il cantiere ospedale.

In mattinata dopo aver ancora una volta pulito il pozzo, i nostri tecnici avevano installato la pompa SAER e stabiliti i contatti elettrici, messo alla prova la funzionalità dell'impianto idraulico.

L'acqua è salita sulle due cisterne in alto a oltre 9 metri dal suolo, sul magnifico castello costruito dal signor Spiros ed è discesa disperdendosi nelle varie stanze dove c'è un punto acqua.

Prova dei tubi, dei rubinetti: tutto ok!
Un bel respiro di sollievo e una stretta di mano.

Tutto qui.
Ma posso dirvi che in qualcuno c'era anche tanta commozione...

L'ospedale è finito!


Mancano le attrezzature: ma queste si trovano già fatte...La Provvidenza non lascerà incompiuta questa opera.

Ho un piccolo rammarico anche se in parte scusato.
Sono stato poco con : Franco, Mario, Giuseppe. Giuliano. E poco presente anche sul blog!
Non per cattiva volontà, ma per forza maggiore, anzi per necessità!

Vi dico solo che il container che è arrivato alla frontiera il 22 giugno e che conteneva anche del materiale necessario per finire i lavori...non è ancora sdoganato!
Io sono rimasto a Beni per oltre 10 giorni per chiedere, supplicare di poter prendere almeno il materiale assolutamente necessario per i lavori di elettricita è di idraulica. Dopo una settimana di trattative, sono riuscito a fare scaricare il materiale del container in un deposito del signor Robert Ducarme. Ma il materiale era ancora sotto sigillo e le chiavi del deposito erano in mano agli agenti della dogana, per cui ogni volta che richiedevo qualche cosa dovevo sottomettermi a tutta una fila di procedure...qualche volta anche poco simpatiche. Non ho ceduto alla sollecitazione di qualche agente della dogana che mi chiedeva soldi in cambio di una...liberazione immediata di tutto, ma all'insaputa del direttore...
E' stata una prova dura. Più volte ho pensato alla frase di San Vincenzo de Paoli:" Fatevi perdonare anche il bene che fate..."

Oggi vado a Beni ad accompagnarli. Domani saranno alla frontiera e venerdì: Mario, Franco e Giuliano e...padre Dino saranno in Italia.
Giuseppe Prosdocimi
resta ancora qui: lo aspettano i lavori dell'impianto elettrico della nuova sala di taglio e cucito e della nuova sala computer.

Io un po' alla volta documenterò i lavori che hanno fatto.

Grazie, amici!

Vi aspetto ancora!


foto ricordo: da sinistra: Giuseppe, Giuliano, Mario, Franco e Spiros!

domenica 17 luglio 2011

Il libro: ultimo report

Provo a riepilogare tutte le attività fatte relative alla pubblicazione del libro che ricorda, attraverso numerose testimonianze, la figura di don Enzo Formiconi che per ben sei anni in due diversi momenti della sua vita ha insegnato nella Missione di Nduye e di Mambasa.

Del libro presentato a Senigallia al Teatro Buon Pastore in occasione del 5 anniversario della morte (avvenuta il 20 dicembre 2005), ne sono state via via stampate e distribuite 400 copie con un incasso totale di oltre 13 mila euro.

Il libro, di oltre 300 pagine, è stato edito attraverso il sito web www.ilmiolibro.it ed è tutto’ora acquistabile on-line; nel frattempo ne è stata prodotta anche una edizione a colori con copertina rigida.

Tutti gli incassi, dedotte le spese, sono stati devoluti alla Missione di Mambasa di padre Silvano:

Descrizione

Importi

Spese per stampa e distribuzione del libro

-5.175,42

Incassi da offerte ricevute con la distribuzione del libro

+13.076,00

Contributi versati a padre Silvano

+7.900,00

I contributi sono stati fatti pervenire alla Missione attraverso le seguenti modalità:

- Dati brevi manu a padre Silvano Ruaro: euro 3.750,00

- Versati attraverso la casa provinciale di Milano: euro 4.150,00 (di cui l'ultimo recente versamento è stato di 800,00 Euro)

Così si conclude quanto promesso inizialmente, cioè di relazionare sempre secondo l’idea definita come “open mission”. Così, a noi sembra, andrebbe sempre fatto in entrata ed in uscita.

Un saluto ed un ringraziamento a tutti coloro che hanno voluto contribuire all’impresa.

Paolo Formiconi

martedì 21 giugno 2011

A marce forzate...

Come vedete...non si perde tempo!!!

Il signor Spyros, prevede di finire il suo lavoro entro il 20 luglio.

Nel frattempo, il 5-6 luglio, arriveranno i rinforzi dalla base (Franco Cazzola, Giuliano Nico, Mario Galbusera, Giuseppe Prosdocimi e Giorgio Croci) per dare il tocco finale: impianti idraulici, piastrelle - nella sala parto e sala operatoria- collegamento delle cisterne, che saranno collocate sopra il castello d'acqua, con il pozzo già scavato...e lavori di sistemazione del verde: giardinetto, fiori, alberi.


Poi sarete tutti invitati...


Vi terrò informati.

Se volete darci anche una mano, non la rifiuteremo. A chi è interessato, e non ha paura del mare aperto e non soffre di vertigini, possiamo mandare copia del contratto stipulato con la ditta: Tambakis et frères...

Un caro saluto.

A presto

martedì 14 giugno 2011

Pentecoste Missionaria 2011

Sotto un cielo grigio e minaccioso si parte alla volta di Curtarolo con la gioia nel cuore per incontrare persone amiche e condividerne le testimonianze.

Nonostante la pioggia intensa, ci ritroviamo in tanti.

L’accoglienza festosa, il clima conviviale, le fotografie delle missioni ed i progetti di ristrutturazione della missione di Nduye, ci portano direttamente nel cuore della “Pentecoste Missionaria 2011”.

Dopo il saluto di benvenuto dell’Arciprete, don Emanuele, padre Tullio illustra la figura e l’opera di

p. Bernardo Longo missionario e martire.

Emanuele relaziona sulla visita, in aprile, dei cinque volontari alla missione Mambasa-Nduye. La sua testimonianza suscita un grande interesse.

Il progetto, infatti, consentirà di far rivivere e rendere nuovamente fruibile l’opera di p. Longo. La certezza che questo sogno diventerà realtà viene confermata dall’intervento del Sindaco, Marcello Costa, con la comunicazione della delibera di finanziamento di un primo lotto, già approvato dal Consiglio Comunale.

La celebrazione dell’Eucaristia presieduta da mons. Tomé Makhweliha ci invita a vivere l’esperienza della fede oltre i confini del proprio benessere spirituale e ci interroga: quello che siamo grida più forte di quello che diciamo.

Dopo la Messa la festa continua nel salone del piano superiore per gustare il pranzo preparato con cura e professionalità, secondo la migliore tradizione, dal gruppo missionario di Curtarolo,

Nel pomeriggio le testimonianze: padre Panteghini in procinto di ritornare in Camerun per passare le consegne al nuovo padre Provinciale; padre Pross presenta il progetto dei suoi “bambini di strada” e ci ricorda di riservare qualche Ave anche per loro; padre Cappellaro, rientrato dall’Argentina, per celebrare il 60^ di Sacerdozio con la sua comunità; padre della Zuanna illustra la presenza attuale dei dehoniani nel mondo; dott. Bosco instancabile nel prestare la sua opera di chirurgo negli ospedale di tutto mondo; dott. Piantoni ripercorre le motivazioni che generano il desiderio di aiutare, di sentirsi utili, di portare la propria solidarietà; il gruppo missionario Avomì, illustra il proprio aiuto alla costruzione dell’ospedale a Mambasa, ed il gruppo missionario di Bareggio descrive il proprio impegno per le missioni in Mozambico.

Una bella giornata ricca di fraternità, amicizia e Spirito.

Grazie a p. Marino, p. Nerio e a tutti coloro che hanno organizzato, con l’entusiasmo della passione, questo incontro. Aksanti sana!

Curtarolo, 11 giugno 2011

Cornelia

venerdì 10 giugno 2011

A conferma......

A conferma della validità del proverbio milanese:"ogni ofelé...." vi invio alcune foto, scattate ieripomeriggio, 9 giugno...


un portico-corridoio



l'edificio che avrà la sala parto - sala operatoria e il corridoio che lo collega all'altro



il castello d'acqua. In cima ci saranno due cisterne da 6.000 litri l'una



un portico-corridoio e... Spyros



Di ritorno verso casa non ho saputo resistere alla tentazione e ho fatto la foto degna di... Segantini. Ma non siamo in Svizzera...




tornando verso la missione: sul fondo si vede l'ospedale.

giovedì 9 giugno 2011

Pentecoste Missionaria 2011

Uno dei temi dell'incontro è il progetto di collaborazione tra la Comunità di Curtarolo e la Missione di Mambasa-Nduye, in particolare la volontà di ristrutturare la casa delle suore e di valutare gli ulteriori lavori necessari a ripristinare la funzionalità delle strutture di Nduye (officina, falegnameria, scuole, restauro della chiesa ecc.).



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Trovate qui alcune indicazioni pratiche per raggiungere la Sala Forum del Comune di Curtarolo, dove sabato prossimo si terrà la celebrazione della "Pentecoste Missionaria 2011".

Il centro di Curtarolo è posto lungo il percorso della S.S. 47 (Padova-Cittadella-Bassano)

Per chi arriva da Trento o da Treviso, può passare da Cittadella e scendere verso Padova.

Per chi arriva dall'Autostrada, all'uscita di Limena (Padova-Ovest) si immette nella tangenziale verso nord: verso Cittadella Bassano.



Una volta arrivati a Curtarolo, la sala Forum è a fianco degli impianti sportivi, dietro alla Scuola Media "Padre Bernardo Longo".
E' disponibile un ampio parcheggio.




Vi aspettiamo numerosi.
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grazie, Emanuele

mercoledì 8 giugno 2011

"Ogni ofelé...

Da qualche giorno, penso a questo proverbio milanese: “ogni ofelè, el fa el so misté” Ogni artigiano fa il suo mestiere.

Dopo pensamenti e ripensamenti, all’inizio scacciati come tentazioni o come vigliaccheria, ma presi sul serio quando si sono trasformati in incubi che mi impedivano di dormire, ho deciso di affidare la fine dei lavori dell’ospedale a due fratelli greci di Bunia.
Di fronte al loro preventivo ho avuto un momento di vuoto. Ma non avevo un’altra alternativa. Ho detto di sì.
E sinceramente non mi pento.

In circa 5 settimane i lavori hanno progredito enormemente e sono fatti a regola d’arte. Per questo ho pensato che forse anche in futuro sarà bene che ogni “ofelé faccia el so’ misté”.

Certo, non disponendo di un conto presso la Banca Mondiale, non potrò sempre rivolgermi alla ditta Tambakis et frères, ma terrò conto di questa esperienza!
Prevediamo la fine dei lavori per metà luglio.

Poi, ma già adesso con alcuni amici ci stiamo pensando, cercheremo le attrezzature perché l’ospedale non sia solo un gioiello nella foresta, ma sia anche la casa del Buon Samaritano in cui tutti trovano sollievo, amore, e possibilmente guarigione. Abbiamo bisogno di una sala parto, di una sala operatoria e di un laboratorio per analisi. Chi è interessato, può chiedermi la lista del materiale necessario: lista fatta da un bravo medico missionario, p. dr. Gian Maria Corbetta che ha un ospedale, a Mungbere, a 190 km da Mambasa. “ Qui c’è gloria per tutti” – diceva scherzosamente il mio professore di greco quando interrogava qualcuno che non era particolarmente brillante in quella materia.
Un augurio a tutti quelli che sabato saranno a Curtarolo! Sono certo che non se ne pentiranno!

I cinque “esploratori” giunti a Mambasa e a Nduye, sono ripartiti entusiasti: non toccavano più terra!
Il volo da Mambasa a Bunia, sorvolando Nduye, traduceva bene il loro e il mio stato d’animo.
Fantastico!
Grazie a tutti voi! E a presto, con altre foto recentissime.


giovedì 2 giugno 2011

Troppo bello...

Purtroppo mi sono accorto tardi, verso le 18,15!

Ho aperto la porta a un uomo che chiedeva di incontrarmi e ho visto questo spettacolo. Lo voglio godere con voi. Probabilmente la mia inesperienza di fotografo dilettante ha rovinato questa meraviglia. Vi assicuro che era una visione grandiosa e certamente lo era ancor più qualche minuto prima.

Non è un miraggio: siamo a Mambasa: si vede l'Istituto B. Longo a sinistra e la chiesa a destra...
Ho pensato a san Francesco:" laudato sii, o mio Signore"...e anche alla Pentecoste.
Padre Dino sta preparando tanti bambini alla Cresima... Bel presagio!
Vi assicuro che mi farò vivo presto e con belle notizie: adesso siamo impegnati nella preparazione degli esami!
Intanto contemplate!

Un saluto cordiale a tutti!

mercoledì 18 maggio 2011

Ancora dalla scuola elementare di Curtarolo





Gli alunni della scuola Elementare Umberto I° di Curtarolo già a Natale avevano inviato un aiuto ai loro condiscepoli Pigmei che vivono e studiano a NDUYE, nella scuola della missione fondata nel 1950, in questo villaggio della foresta della Repubblica Democratica del Congo, dal missionario P. Bernardo LONGO originario di Pieve di Curtarolo.


Ora, in occasione della Pasqua, essi, si sono organizzati per raccogliere un’ altra somma in denaro che inviano ancora ai loro amici Pigmei. Questi piccoli ci dicono che nel mondo c’è molta bontà e che aiutarsi l’un l’altro rende bella la vita.



Tutti i lettori del Blog Mambasa ringraziano questi scolari e i loro insegnanti,con commozione e ammirazione.


Chi è stato a Nduye, e ha visto con i propri occhi i bambini pigmei in classe, vorrebbe dire ai bambini dell’Umberto I° di Curtarolo che hanno reso felici questi loro coetanei. Tanto felici!


p. Nerio Broccardo

martedì 17 maggio 2011

A caldo...! (forse eccessivo...)

Cari amici, ecco le impressioni lasciateci dai 5 di Curtarolo!




In ordine alfabetico:

Agugiaro Emanuele:


Pensare o, meglio, sognare per tanto tempo di realizzare un progetto, fa correre il rischio di essere poi disillusi, una volta calati nella realtà.

Io ho provato l’opposto: tutto quello che ho letto e ascoltato, le descrizioni di Giuseppe, Lidia e Giando che erano già stati qui a Mambasa, le immagini che mi ero fatto nella mente partendo da quelle informazioni sono state superate.


Dall’impatto con la natura, enorme, sconfinata, ricca, diversa ad ogni prospettiva.


Dall’incontro con la gente, povera, anzi, in alcuni casi derelitta, ma affabile, accogliente e, nonostante tutto, gioiosa.


Dalla sensazione di inadeguatezza personale, dalla sproporzione tra la nostra fatica per arrivare a Nduye, tra le forze in breve tempo consumate e le costruzioni di Padre Bernardo, tutte in granito, incrollabili, enormi, lunghe anche 50 metri, spaziose, strappate dalle colline rocciose.


Dalla continua scoperta delle opere create con infinita pazienza e determinazione, con sudore, dalle mani operose di questi missionari e da quelli che li hanno preceduti.


Una esperienza esaltante, che propongo a tanti, che non risolve i problemi di questa gente, ma sicuramente consente di meglio capire i volti di quelli che, fuggendo dall’Africa, approdano nella nostra terra.


Battiston Roberto:


Nduye.. Vivere una favola nella realtà.

Congo, Nduye, un giardino infinito, dove vive un “popolo in cammino” formato da due etnie stupende quali i Bantù ed i Pigmei, capaci di chiederti senza domandare. Un popolo che vive nell’estrema povertà, ai limiti della sopravvivenza, pieno di ricchezza interiore che riesce ad esprimere con brillantezza degli occhi e con il suo modo di vivere grande felicità; un popolo dove riscontri che l’acqua proviene unicamente dal cielo o dalla fontana a valle, dove la luce proviene unicamente dal sole o dal fuoco,


Un luogo Nduye dove tutto ciò che non è fondamentale diventa relativo, dove la soggezione ti investe creandoti disagio personale per il tuo essere fortunato, dove temi di essere frainteso dalla tua volontà di voler dare, di voler testimoniare con il protagonismo della ricchezza occidentale
.

Gasperini don Emanuele:


Qui tutto parla di Dio !
Il sorriso dei bimbi, la forza dirompente della foresta, il cielo stellato e le nubi piene di pioggia.




L’agilità dei Pigmei e la pazienza delle donne.




TUTTO E’LODE: i canti delle liturgie e il saluto partecipato a tutti; la gentilezza della bambina che offre con la sua brocca l’acqua della fontana e la gioia che traspare nei sorrisi e nelle relazioni.

E’ una grande sinfonia: il tema che ritorna è la Provvidenza di Dio. Padre Silvano è la bacchetta in mano all’unico e grande COMPOSITORE che dirige questa armoniosa orchestra. DIO PADRE!


Grazie amici! Grazie Africa!





Longo Lieto:

Il soggiorno nella missione di Mambasa sarà un ricordo che non dimenticherò più.





Vedere i luoghi dove lo zio Bernardo ha lavorato, mi dice quanta fede aveva in Dio e quanta fiducia nella Provvidenza per fare quello che ho visto.Adesso, la missione di Mambasa cammina bene, però il bisogno economico è grande perché c’è tanta gente, specialmente bambini, da sfamare.

Per ripristinare la missine di Nduye dove lo zio ha cominciato la sua opera missionaria fra i Pigmei, il lavoro da fare è grande e occorrono lavoro e fondi per poter ricominciare con le Suore Servantes di Bunia l’opera iniziale.


Io, nel mio piccolo e con l’aiuto di qualche mio parente, farò il possibile per contribuire alle necessità della missione.


Un grande grazie ai padri Dino e Silvano per l’ospitalità con cui ci hanno accolti durante questo nostro soggiorno.
Grazie ancora.

Ragazzo Alessandro:




Arrivato a Mambasa, in Congo con un gruppo di lavoro come volontario, dopo una breve permanenza di intenso lavoro, due sono le cose che mi hanno favorevolmente impressionato:

1 – I Pigmei. Popolo fantastico, penso fra i poveri del mondo, ma dignitosi. Sempre allegri, sempre col sorriso e soprattutto sempre disponibili.


2 – p. Silvano. Responsabile della missione cattolica di Mambasa, preside e insegnante dell’Istituto Bernardo Longo. Persona estremamente capace e pratica. Carismatico e colto, ma nel contempo umile. Acuto manager e buon padre di famiglia. Gli faccio un grande plauso.


Tornerò in Italia più ricco…Ma di sicuro ritornerò! (Forse per mangiare quel dolce che p. Silvano mi ha promesso):


Un saluto e un bacio a tutta Mambasa.


Grazie anche a voi a nome della comunità di Mambasa, di Nduye e di tanta gente che ha visto in voi dei messaggeri di speranza!





sabato 14 maggio 2011

Visto dall'ALTO!

Come è bello il mondo visto dall'ALTO!

Laudato sii, o mio Signore!!!
* * *

Credo non potevamo concludere il magnifico viaggio dei 5 di Curtarolo in maniera più bella: il sorvolo di Mambasa e Nduye. Un grazie sincero alla Maf e a chi mi ha fatto da interprete per combinare questo magnifico volo! Non è stato facile organizzarlo...E fino alla fine siamo rimasti in sospeso. Ci siamo accorti all'ultimo momento che la pista di Mandima non era operativa: le erbe erano troppo lunghe: un momento di panico, poi abbiamo trovato la soluzione!

Dovevamo partire alle 8 del mattino e siamo partiti alle 14,30! Ma tutto è andato bene!

Non potevo garantirvi nulla in anticipo: per questo ve ne parlo...dopo l'atterraggio!

Fantastico! Peccato che non potevamo dire al pilota: fermati, è troppo bello!

Eravamo tutti commossi.

Oggi voglio condividere con voi queste emozioni...

* * *
Forse domani (oggi ho una forte congiuntivite che mi impedisce quasi di scrivere e leggere: Emanuele, cosa ne dici?) pubblicherò i commenti entusiasti e a volte...esagerati dei nosstri visitatori.

Intanto li ringrazio di cuore.

Aspetto tanti commenti!

mupe












Foto n° 1, Mambasa: - in alto: panorama della missione. In alto a destra: l'ospedale.

Foto n° 2, Mambasa:da sinistra a destra, dall'alto in basso:scuola elementare Binase; casa delle suore; falegnameria;dispensario attuale, sala parrocchiale, chiesa, casa dei padri;

Istituto Bernardo Longo...A destra del primo edificio in alto (Uffici, e atelier di taglio e cucito)

stiamo scavando la fossa per la cisterna di 250.000 litri d'acqua piovana...

Foto n° 3: Nduye, collina dei padri!


Foto n° 4: Nduye, collina delle suore.
La casa delle suore è quella in alto a sinistra!. A destra, le scuole rinnovate con il contributo del Credito Bergamasco!

martedì 10 maggio 2011

Sono qui!

Sembrava un sogno, ma non lo era.

La sera del lunedì, 2 maggio 2011 sbarcavano a Entebbe 5 personaggi importanti: don Emanuele Gasperini, Emanuele Agugiaro, Lieto Longo, Roberto Battiston e Alessandro Ragazzo.

Venivano da Pieve di Curtarolo, la parrocchia natale di Padre Bernardo Longo.


Obiettivo: arrivare a Nduye e studiare il progetto di riabilitazione della casa delle suore.

Vi posso assicurare che hanno presso sul serio il loro compito. Mentre io scrivo - martedì, 10 maggio - 4 di loro sono ancora a Nduye: don Emanuele, Emanuele, Roberto e Alessandro. Sono ritornati a Nduye stamattina a bordo di 5 moto per terminare la raccolta dei dati, delle misure, dei rilievi per poter presentare agli abitanti di Pieve e alla amministrazione comunale un lavoro da professionisti.


Un po' di cronaca: arrivati a Entebbe il 2 notte, il 3 maggio facevano il viaggio in aereo fino a Bunia e alla sera arrivavano a Mambasa.

Nel frattempo, il sottoscritto ripartiva via terra per Beni-Mambasa con le loro pesanti valige e con diversi rifornimenti in previsione del "campo estivo" a Nduye.


Io arrivavo a Mambasa la sera del 4 e... il 5 ero già in viaggio per Nduye con Roberto e Emanuele.
Il giorno dopo ci raggiungevano: don Emanuele, Alessando e Lieto.


Abbiamo voluto riservare una piccola, ma significativa sorpresa a Lieto, nipote di padre Longo. Sarebbe stato il primo del gruppo a entrare nella chiesa dove è sepolto padre Bernardo e a pregare sulla sua tomba.

Infatti, ancora prima di salire alla casa dei padri, Lieto e don Emanuele sono scesi dalla macchina e sono entrati in chiesa.


I lavori di misurazione degli edifici e della planimetria ha impegnato tutti, anche due giovani volontari che lavorano a Kisangani con i ragazzi di strada: Marco e Luana.

Nel frattempo con una squadra di Pigmei pulivamo attorno alla casa delle suore e questo ci ha permesso di ridurre il nostro "pessimismo". Dopo aver tagliato le erbe, le liane, e qualche albero ci è sembrato che la casa sia... già quasi pronta per ricevere le suore Servantes di Bunia che dovrebbero arrivare a Nduye alla fine di agosto.

Domenica 8 maggio, la chiesa di Nduye era piena. Messa e partecipazione delle grandi feste. Non era difficile vedere la commozione dei nostri visitatori. Un momento particolarmente emozionante per tutti è stata la preghiera del Padre nostro: attorno all'altare c'erano: Lieto, il capo-villaggio di Nduye, don Emanuele e padre Silvano. Kiswahili e italiano si fondevano bene.


Siamo tornati domenica sera.

Ieri, 9 maggio, una piccola escursione a Epulu per una visita d'obbligo agli Okapi e al magnifico fiume.

Domani, 11 maggio, riunioni di lavoro, progettazioni, previsioni... e scambio di impressioni.


Partenza, giovedì 12 maggio.

Visto che fra loro ci sono degli intellettuali, non sarà difficile avere un loro scritto.


Sul prossimo post... vi riservo una sorpresa, sempre che non ci siano contrattempi.

Ho evitato di proposito di dirvi le loro impressioni, i loro commenti. Lo faranno meglio di me.
Posso solo dire che mi hanno coinvolto e stupito per la serenità con cui hanno fatto fronte ai disagi e alla mancanza di comfort e questo mi ha aiutato a superare le varie difficoltà e qualche incubo notturno che ho vissuto nell'organizzare e realizzare questo viaggio.

Grazie!


foto: arrivo a Entebbe: Emanuele Agugiaro, don Emanuele, Lieto, Roberto e Alessandro
- Lieto e don Emanuele sulla tomba di padre B.Longo
- Lieto con alcuni Pigmei...

(ci saranno presto altre foto!)

domenica 1 maggio 2011

Il libro presentato sul TGR

Martedì 26 aprile scorso la RAI, nel telegiornale delle Marche in onda alle 14.30, ha mandato in onda il servizio realizzato da Vincenzo Varagona, sul libro "Un prete per amico" di cui abbiamo scritto da mesi su questo blog.



Sono lieto che qui possa essere visto da tutti.

Paolo Formiconi

lunedì 18 aprile 2011

Nel ricordo di Francesco (Cesco)...


Giovedì scorso,14 aprile, verso mezzogiorno, padre Dino ha approfittato di un momento in cui ci siamo incrociati, per dirmi, molto semplicemente, che il Signore aveva "visitato la mia famiglia" e aveva chiamato a sé Francesco, mio fratello di 75 anni (era nato il 21 settembre 1935).

Non ci siamo detti nulla!

Non ricordo più quali sono stati i miei pensieri in quel momento. Ricordo solo che come in un lampo ho rivisto la mia infanzia con lui e la sua immagine è rimasta stampata nella mia mente...

Ho ricevuto tante telefonate, messaggi sul telefono, su Skype, via internet. Ringrazio tutti.

I miei confratelli, le suore, gli alunni del Bernardo Longo e tanti cristiani di Mambasa sono venuti a presentarmi le loro condoglianze.

Ho cercato di esprimere i miei sentimenti nel messaggio che ho inviato venerdì sera a un amico di Milano e che è stato letto nella Messa del funerale, avvenuto a Magré di Schio, sabato alle 0re 9,30. E' un messaggio incompleto, da leggere in un luogo e in un momento particolare...Ma sentivo come un obbligo, superando un certo pudore , didire a tutti la mia amicizia e la mia stima per lui.

Eccolo:


Cara Ivana, Stefano, Elena parenti e amici tutti!


in questo momento in cui i nostri pensieri, le nostre preghiere e i nostri sguardi hanno un unico centro di interesse, sappiate che sono vicino. Sono in chiesa anch’io a quest’ora e gli oltre 6000 kilometri che separano le nostre persone fisiche sono annullati dalla fede in Cristo risorto e del comune affetto verso Francesco. Grazie a voi tutti per la vostra presenza, per la vostra preghiera, sorgente di conforto e di serenità per Ivana e tutti i suoi cari.


Non è stato facile ammettere che Francesco ci abbia lasciati in questo modo - questa sua partenza mi fa pensare al Vangelo di Marco: “Giunta la sera, Gesù disse: passiamo all’altra riva”! e congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca…” - e ancora adesso faccio fatica ad accettare la notizia. Forse anche questo mi aiuta a restare sereno e a continuare la mia vita di ogni giorno, ma vi confesso che trovo anche tanto difficile dirvi quanto sento dentro di me!


Mi aiuta e mi da uno spunto quanto mi ha scritto uno… che lo conosce bene:


“Caro zio, l'amore profondo che vi legava era visibilissimo... È sempre stato discreto e con tanta discrezione, in punta di piedi, ci ha lasciati.


Ha lasciato un grande vuoto ma i bei sentimenti che legano la "banda" di Via Vaiselle ci aiuteranno a colmarlo; oggi siamo più uniti che mai e con l'aiuto di tutti, tuo e suo compresi, riusciremo ad allontanare la tristezza di questo momento mantenendo vivo il ricordo di una persona davvero speciale, che con il suo silenzio ha saputo raccontarci tanti momenti d'amore. Non mancherò di dargli un bacio anche da parte tua”.


Veramente non so trovare parole più belle di queste. Grazie!


Non è un mistero per nessuno: volevo bene a Francesco, di un amore quasi connaturale, innato perché l’ho trovato accanto a me appena ho cominciato a camminare, a parlare, a giocare e a… combinare guai! Non posso pensare alla mia infanzia senza pensare a Cesco (l’ho sempre chiamato così!), alla sua bontà, alla sua generosità, alla sua riservatezza. La guerra, la fatica, il lavoro duro dei campi lo avevano maturato in fretta, probabilmente gli avevano accorciato l’infanzia per cui aveva sempre conservato una certa timidezza, riservatezza, pudore dei suoi sentimenti… Pur essendo più giovane di lui si rivolgeva a me per chiedere dei favori alla mamma e soprattutto al papà… e io ero fiero di fare da mediatore ed ero felice perché quasi sempre ottenevo dal papà quello che lui mi chiedeva.


È nata così una amicizia di complicità, fatta di poche parole, ma di tanta stima. Credo di non aver mai litigato con lui, per cui non sento nessun senso di colpa. Ma vorrei chiedergli lo stesso perdono per non avergli detto più spesso che gli volevo bene, che lo stimavo tanto e per non avergli detto che contava molto per me. Glielo dico ora e gli chiedo di starmi vicino in questi ultimi tornanti della strada che porta alla casa del Padre. Lui andava più forte di me in bicicletta: spero non mi stacchi troppo!


Gli chiedo soprattutto di stare vicino a Ivana, Stefano, Elena…e a tutti noi.


Sono certo che tutto continuerà come prima e ci rivedremo. Pensiamolo nella stanza vicino o dietro all’angolo, ma che ci sente e ci vede! Dio, che è Padre, non può farci gustare dei doni così meravigliosi: la vita, l’amore, la gioia di stare assieme e poi toglierceli all’improvviso, per sempre! Nessun padre sulla terra sarebbe così cattivo con il suo bambino che ama.


E Gesù Cristo che nel Vangelo di domenica scorsa abbiamo visto con stupore piangere il suo amico Lazzaro ce l’ho ricorda anche oggi: “Chi crede in me vivrà!…vado a prepararvi un posto, perché voglio che dove sono io siate anche voi… voi tutti, nessuno escluso”.


Ciao Cesco, arrivederci … non dimenticarci. A presto! Silvano



foto: Francesco nei "suoi" boschi con il nipote Pietro e Kinsley (un bambino del Ghana in affido a Stefano e Paola!)



domenica 10 aprile 2011

Open Mission: altre entrate dal libro su don Enzo

Come promesso è tornato il momento di fare nuovamente il punto sulla “open mission” relativa alle offerte raccolte con la distribuzione del libro Oltre il ricordo – Un prete per amico dedicato a don Enzo Formiconi.

Avevamo già dato dei resoconti nelle settimane scorse su come andavano le finanze dell'impresa. Ricordiamo che il libro aveva lo scopo di ricordare la vita di don Enzo, ma quanto raccoglievamo sarebbe stato destinato alla Scuola di Mambasa, a quella scuola dove don Enzo avevo dato 6 anni di insegnamento.

Nei giorni scorsi sono stati inviati ai padri Dehoniani di Milano altri 1.000,00 euro frutto delle nuove offerte pervenute. Il contributo si va ad aggiungere a quanto già raccolto nei mesi scorsi.

In totale ad oggi sono state distribuite quasi 370 copie del libro che hanno consentito di versare alle casse dei padri Dehoniani di Milano o direttamente nelle mani di padre Silvano Ruaro le seguenti somme (detratte le spese):

Descrizione

Euro

Spese per stampa e distribuzione del libro

-4.790,42

Incassi da offerte ricevute con la distribuzione del libro

+11.891,00

Totale contributi versati

+6.900,00

I contribuiti sono stati versati con le seguenti modalità:

- direttamente nelle mani di padre Silvano: euro 3.750,00

- attraverso la Provincia Italiana Settentrionale Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù di Milano: euro 3.150,00

Certi che l’informazione di trasparenza sia apprezzata, un cordiale saluto a tutti gli amici che ci seguono.

Paolo Formiconi

domenica 3 aprile 2011

Un amico ci ha lasciato


Gianluigi ci scrive da Senigallia:

ieri sera, 2 aprile 2011, Carlo Balestra ci ha lasciati. Aveva 78 anni; un ictus lo ha colto lo scorso 28 marzo, il pomeriggio. Il mattino ero stato con lui (nella sua "tana", la meravigliosa bottega dell'abilissimo artigiano tornitore) ed avevamo parlato, come sempre, anche d'Africa! Sopra il banco di lavoro c'era e c'è ancora la foto di Deo Gratias a fianco di una delle macchine utensili da lui donate alla Missione.

Confermo: era un grande amico della missione, e mi accoglieva sempre con tanto calore, nascosto sotto un viso burbero e un linguaggio fatto di poche parole.

Porgo alla moglie e ai suoi amici le mie sincere condoglienze e assicuro la mia preghiera.

Domani stesso avviserò Deogratias e gli alunni della meccanica e mostrerò a loro le macchine che ci sono state offerte da Carlo.


Foto: con Carlo Balestra, lo scorso mese di novembre

domenica 27 marzo 2011

Una visita molto...costruttiva!

Sono ripartiti questa mattina, domenica 27 marzo alle 6,10!

Erano arrivati martedì sera, 22 marzo.

L'architetto Pino Toniolo, il dottor Piero Tisato e Gino Dal Santo.

L'architetto Pino è venuto per dare il suo parere e il suo consiglio per il proseguimento dei lavori a Saint Gabriel a Kisangani e per parlare con noi dei nostri progetti: costruzione di una grande cisterna per la raccolta delle acque piovane, la costruzione di una sala polivalente e ...la costruzione di alcune chiese: Mayuano, Epulu, Mambau.

Gino dal Santo è il presidente del gruppo missionario di Ca' Trenta (Schio), molto impegnato nell'animazione missionaria della parrocchia e anche nella raccolta fondi. Proprio oggi si è svolto a Ca' Trenta il pranzo del povero a benificio delle missioni.

Il dottor Piero era il medico della spedizione e ha potuto esercitare la sua professione a vantaggio di un suo compagno di viaggio e anche a benficio di altri pazienti.

Sono stati giorni pieni: colloqui, visite ai luoghi dei futuri cantieri, e...l'immancabile viaggio-avventura a Nduye.

Spero che dopo essersi riposati dalla lunga, fangosa e sassosa via, si facciano vivi sul blog.


Nei loro bagagli avevano anche del materiale per Andrea Sala che così ha potuto dare ancora una volta la prova delle sue grandi capacità tecniche. Ha costruito in pochissimo tempo una ruota dentata in nylon che ha permesso di rimettere in funzione una piallatrice ferma da tantissimo tempo.


Un grazie a voi tutti: Pino, Piero, Gino e Andrea!





Foto in alto: Gino, Piero e Pino (da sinistra a destra) a Nduye.

In basso: in primo piano la ruota "sdentata", in secondo piano, la nuova!

domenica 13 marzo 2011

Cosa può uscire di buono da Mambasa?

(Premessa: è il terzo tentativo di scrivere il post e di spedirlo. La connessione ci sta facendo dei brutti scherzi! E vi confesso che ogni volte il post è più corto e meno elaborato).


In breve: sono tornato quindici giorni fa dal mio viaggio ufficiale a Kinshasa. Sto preparando i vari documenti per far riconoscere le scuole e soprattutto per sollecitare il pagamento degli insegnanti. Penso già di spedire il tutto al Ministro della Pubblica Istruzione questa settimana.


Avvenimenti importanti.
L'8 marzo: Festa delle donne. A Mambasa, di anno in anno la sfilata delle donne acquista sempre più rilievo e si prolunga nella durata. Quest'anno è stata interrotta alle 16 - era incominciata alle 10 - da un uragano, che purtroppo ha spazzato via anche la tettoia delle suore.
Non preoccupatevi! Famba e i suoi coraggiosi falegnami stanno sistemando il tutto, e il dopo sarà più bello del prima.
La ragione della durata della sfilata sta in questa formula : 4 - 3,5! Quattro passi avanti e tre e mezzo indietro e, piano per favore! Così le donne hanno tutto il tempo di sfoggiare i loro vestiti confezionati per l'occasione. La nostra scuola di Taglio e Cucito si sta facendo una fama!
L'8 sera abbiamo offerto il pranzo alle "signore" che insegnano e lavorano nella scuola. Le 3 suore che insegnano (Lisette, Jeannette e Veneranda) non volevano venire perché preoccupate per la loro stanza allagata dalla pioggia che veniva da tutte le direzioni. Sono riuscito a convincerle e il pranzo si è svolto in un clima fraterno e sereno!

Quest'anno nel nostro atelier c'è una persona nuova. Andrea Sala, "profugo" dal Mozambico.
Un meccanico dalle mani d'oro. Ecco cosa è riuscito a fabbricare: una madrevite porta-ganascia per una sega alternativa.
Si lamentava di aver poco materiale. Allora ho mandato...a vari amici una lista del fabbisogno, scritta da lui. Materia prima: bronzo, acciao, rame, ferro...e vari attrezzi per il tornio e la fresa. Sono certo che fra poco da Mambasa usciranno dei capolavori. E aggiungo: se qualcuno vuol dargli una mano ce lo faccia sapere...Un container dovrebbe partire verso la metà di aprile!
Grazie agli amici che ci aiutano e grazie anche a te, Andrea!
Due note che avrebbero dovuto andare nei commenti, ma che inserisco qui per ragioni di visibilità.
1- Paolo Bonaldi, dell'Onlus "Amici della Scuola Apostolica" domanda come può intervenire nel bloc, con messaggi, notizie...Penso che Gianluigi può dargli una risposta.
2 - Per Giando: grazie! Ci hai regalato due notizie fantastiche: la caldaia a legna (spero che servano anche i truccioli di cui la nostra falegnameria è fornitrice inesauribile); e la proposta degli Stati Generali per Mambasa-Nduye. Se riuscite ad organizzare questa assemblea, quasi quasi chiedo per i partecipanti la benedizione di Benedetto XVI° e un telegramma di...Napolitano!

Grazie a voi tutti!
Domani riprendiamo, con coraggio, perché "si sta bene a Mambasa!"



foto: madrevite porta-ganascia per sega alternativa: opera unica di Andrea Sala

lunedì 7 marzo 2011

Cosa ha fatto il CESVI per i Pigmei di Nduye

Mi avventuro a scrivere su cose che conosco pochissimo.
Magari prenderò una cantonata, ma poiché abbiamo dichiarato la nostra intenzione di “aprire” a tutti, di dare la “massima trasparenza” per quello che avviene in Africa, e magari è tutt'ora in corso, spero che almeno i vostri commenti forniranno le dovute precisazioni. Se poi qualcuno volesse pubblicare uno o più post sull'argomento non ha che mandarli a p. Silvano, a p. Nerio o a me. Saranno subito messi in rete.

Circa tre anni fa si è accennato ad un consistente finanziamento da parte di un noto istituto di credito del Nord. Avrebbe dovuto servire per le scuole dei Pigmei, nella regione di Nduye. Solo per raccogliere le immagini un fotografo professionista fu ospite della Missione per quasi un mese: sembrava indispensabile un consistente apparato iconografico. Poi il silenzio. Qualche mese fa sono andato a curiosare sul sito di questa importante ONG che mi sembrava fosse in ballo: il CESVI. Ho trovato ben poco e potete anche oggi vederlo qui. Letteralmente c'è solo una riga: “ Nell’area di Nduye la ricostruzione della scuola locale mira all’integrazione delle comunità Bantu e Pigmee. “

Troppo poco, a mio avviso, per giustificare una grossa cifra di xxx mila Euro. Vero?
Ho scritto quindi un paio di volte al CESVI. La seconda volta mi ha risposto Luca Fumagalli che ha ampiamente coinvolto (!) p. Silvano, come si può leggere di seguito:” ... si tratta di un progetto che abbiamo realizzato in partnership con la diocesi di Mambasa, supportando il lavoro di Padre Silvano, un missionario impegnato da 30 anni in Congo.
Come Cesvi ci siamo occupati della riabilitazione di alcuni edifici scolastici presenti nell'area di Nduye, con lo scopo ultimo di favorire l'accesso scolastico della comunità pigmea e l'integrazione con la popolazione bantù.
La consegna dei lavori è già terminata. Ora siamo in contatto con Padre Silvano per valutare ulteriori bisogni.
Al momento ho a disposizione un reportage fotografico sui lavori eseguiti (realizzato all'inizio del 2010) e una ricerca antropologica svolta per valutare preventivamente la fattibilità del progetto... “
Al mio riscontro, che chiedeva “altri dati, documenti, articoli”, nulla però è seguito.



Ho cercato in rete ancora ed ho trovato quanto riporto di seguito:

“ Cesvi e Credito Bergamasco per i Pigmei del Congo
A scuola di diritti umani. Con questo appello ha preso il via nel dicembre scorso (2007 NdR) una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi voluta dal Credito Bergamasco per sostenere la popolazione pigmea del Congo orientale, per tutti testimonianza di una millenaria armonia tra uomo e natura, eppure a rischio di estinzione culturale. Al centro del progetto umanitario affidato al Cesvi c’è la realizzazione di una scuola tecnica professionale grazie alla quale la comunità pigmea della zona di Nduye possa sviluppare attività generatrici di reddito durature, dall’apicoltura all’artigianato. «Questo progetto sostiene l’autosufficienza dei Pigmei garantendo loro l’accesso all’istruzione ma, allo stesso tempo, insegna molto anche a noi», commenta Giorgio Papa, Direttore Generale del Credito Bergamasco. «La storia del popolo pigmeo - uno dei più antichi sulla terra – ci invita a riflettere sul delicato equilibrio tra uomo e ambiente e sull’arricchimento che deriva dal rispetto e dalla convivenza con culture diverse dalla nostra. Con una visione educativa e partecipativa, il Credito Bergamasco ha deciso non solo di finanziare la realizzazione della scuola, ma di coinvolgere clienti e dipendenti nella raccolta di fondi per l’avvio delle lezioni e la continuità del progetto. Per questo motivo è aperto il conto corrente n. 40.000 intestato al Cesvi presso la nostra filiale di Milano di piazza Missori, sul quale tutti possono versare il proprio contributo». «Siamo particolarmente grati al Credito Bergamasco, che ci sostiene con un generoso contributo diretto e allarga la scommessa alla propria comunità di collaboratori e clienti», sostiene Giangi Milesi, presidente del Cesvi. «La scuola sarà indirizzata agli studenti pigmei, ma non sarà frequentata esclusivamente da loro; i corsi saranno aperti sia ai ragazzi pigmei che bantu, allo scopo di permettere la conoscenza e il superamento delle barriere esistenti tra queste due popolazioni. Alla scuola verranno affiancati un dormitorio, un refettorio e un laboratorio, indispensabile, dal momento che le lezioni saranno basate soprattutto su attività pratiche e manuali. La fase preliminare del progetto, attualmente in corso, è lo studio antropologico da cui deriverà l’offerta formativa, unica nel suo genere sia perché si svolge nel cuore della foresta sia perché per la prima volta gli stessi insegnanti saranno Pigmei».“

E' giusto saperne di più? Per noi sarebbe meglio “coram populo” anche sulle pagine di questo blog.

giovedì 3 marzo 2011

Un buco nell’acqua per iniziare

In Congo, dopo anni di guerra, si cerca l’acqua e si provano strategie inedite di sviluppo: cooperative, filiera corta, autorganizzazione. Merito di un’alleanza tra cooperazione internazionale e missionari

MAMBASA è su un altopiano senza montagne; lo chiamano villaggio, sebbene conti una popolazione di 40 mila abitanti circa, tra centro e periferie. Siamo nell’area amministrativa di Ituri nella Repubblica Democratica del Congo, in piena foresta, tra Uganda, Ruanda, Burundi e la regione dei grandi laghi africani. Adusa, la città più vicina, dista due giorni di jeep e il contesto è di estrema povertà, legato a un’agricoltura di sussistenza (riso, manioca e poco più) e all’unica strada importante che passa proprio lì accanto. Un sistema sociale ed economico bloccato, anche per la difficoltà di reperire acqua potabile. Eppure qualcosa è cambiato positivamente nell’ultimo quinquennio, a partire proprio dalla ricerca di soluzioni per le carenze idriche.


I guardiani dei pozzi

«Arrivai a Mambasa nel 1989, quando ancora non c’era piena consapevolezza del problema dell’accesso all’acqua. Abbiamo cominciato ad affrontarlo con la pesante siccità del 1992-93, scavando il fondovalle. Ma è acqua inquinata e va fatta decantare, bollire e sterilizzare. E purtroppo non siamo ancora riusciti a far penetrare nella cultura locale l’abitudine di bollire l’acqua ». Così racconta Silvano Ruaro, padre dehoniano italiano, responsabile della missione di Mambasa, nonché preside dell’annesso complesso scolastico in cui circa 600 ragazzi frequentano la scuola media, la scuola professionale di taglio e cucito, di falegnameria e di meccanica-auto, un istituto tecnico di meccanica generale, un liceo scientifico e uno magistrale. Per risolvere le difficoltà di approvvigionamento idrico del “suo” centro educativo e religioso padre Ruaro, dopo una serie di tentativi poco efficaci, si è rivolto a Ingegneria senza frontiere (Isf-Mi), organismo non profit legato al Politecnico di Milano e in attesa di essere riconosciuto come Ong. Un intervento, quello di Isf-Mi, che, a partire da un’accurata analisi delle acque e dei terreni, si svolge dal 2005 all’insegna di buone prassi e di un alto tasso di coinvolgimento della gente del posto. «Per la realizzazione dei pozzi e degli impianti abbiamo puntato innanzitutto su “tecnologie a filiera corta”, cioè che riducessero la necessità di riparazioni e di approvvigionamento dei pezzi di ricambio attraverso processi di escavazione attuati con ferro di recupero e legno; inoltre abbiamo voluto sfruttare il più possibile le competenze del luogo, ovvero i docenti della scuola di meccanica e dell’istituto tecnico. Così abbiamo allestito 9 pozzi per circa 15 mila abitanti e costituito un Comitato di gestione e manutenzione (anche per poter ridurre le nostre visite periodiche sul posto), formando dei tecnici e organizzando ogni comitato con 8-9 persone ciascuno (un presidente, un tesoriere, un guardiano del pozzo)». Il comitato costituisce infatti un raccordo tra la popolazione e la sostenibilità economica del pozzo, e risulta un organo di democrazia locale efficace, capace di produrre formazione nella gestione amministrativa e partecipazione dal basso: basti pensare che la decisione di far pagare l’acqua (circa 2 centesimi di euro per barile da 20 litri) è stata frutto di una discussione comune, sviluppata dalla necessità che il sistema dei pozzi avesse risorse proprie e condotta da persone con un reddito medio di 10-15 euro/ mese. Risultato: in 6 mesi i pozzi hanno raccolto tremila dollari, utili ad implementare il progetto, programmare riparazioni, concepire l’idea di un comitato dei comitati per attuare sinergie ed economie di scala. Un bel salto di qualità, raggiunto grazie all’autorganizzazione e a un rinnovato – da poco – rapporto con le autorità locali e nonostante le recenti politiche per l’acqua imposte in modo indifferenziato dalle Nazioni Unite e perciò fallimentari.


Cooperazione familiare

Senza frontiere sono gli ingegneri, ma anche i veterinari. E all’attività di Isf-Mi si è aggiunta ora a Mambasa anche l’opera di Veterinari senza frontiere (SiVtro-Vsf Italia onlus) e, in particolare, di un progetto guidato dalla dottoressa Annagabriella Di Pasquale, sorella di Gianluca, studiato per dotare la popolazione – soprattutto femminile – di strumenti di sviluppo e risorse attraverso una migliore organizzazione del piccolo allevamento. «La cosa più difficile è stata insegnare alle donne a lavorare insieme, e i concetti di cooperativa e lavoro comunitario, in un contesto segnato invece da un forte individualismo e radicate invidie personali. Il secondo ostacolo è stato l’analfabetismo femminile diffuso», dice Annagabriella. Tuttavia i risultati oltrepassano forse gli obiettivi originari. Dopo due anni di analisi sullo status dell’allevamento locale e delle esigenze degli abitanti e altri due di intensa formazione sul posto, sono nate infatti le prime tre esperienze pilota di cooperative femminili per l’allevamento delle galline. Da tre che erano, le cooperative di donne sono però già diventate cinque tramite l’autocoinvolgimento e la formazione reciproca: due producono uova per la schiusa e vendono pulcini; due producono e vendono uova; la quinta alleva polli da ingrasso; tutte, in comune, dispongono di un’incubatrice e un piccolo laboratorio veterinario, e fanno formazione specifica in campo avicolo agli studenti usciti dalle parauniversità locali: per Mambasa non è quindi più necessario comprare dall’Uganda i pulcini, destinati oltretutto a morire in gran numero in assenza dei richiami delle vaccinazioni. L’ultimo passo da compiere, ricorda Annagabriella, è ora rendere le cooperative «completamente autosufficienti dal punto di vista economico: sebbene, infatti, il 50% della vendita di polli e uova vada a ogni singola cooperativa e il restante 50% venga messo in una cassa comune (rack) e usato per acquistare mangimi (mais, soia, farine...), la rack è talvolta integrata ancora dai contributi di SiVtro Italia». Sostenibilità finanziaria a parte, il successo del programma è però testimoniato sia dal diradarsi delle visite dei veterinari italiani in loco che dall’interesse per il modello cooperativo di Mambasa mostrato da famiglie giunte da altri villaggi. E poi, conclude la dottoressa Di Pasquale: «Ho chiesto alle donne se e come hanno sentito l’impatto del progetto sulle famiglie: ora dicono di avere più risorse per la cura dei figli e la scuola, con una migliore alimentazione e una piccola entrata extra, utile magari per viaggi fuori dal villaggio. Cose importanti!».

Corrado Fontana

riproduzione autorizzata dall'Autore; articolo tratto da Valori