venerdì 9 settembre 2011

Giando Drago scrive sulla Jatropha






Carissimo GianLuigi,finalmente trovo un pò di tempo per mandarti del materiale informativo circa......la famigerata Jatropha!!
Le prime foto sono dellla piantagione sperimentale in quel di Brindisi dove cerchiamo di selezionare nel clima caldo( questanno caldo
sahariano) piante vigorose e sane,nonchè fare sperimentazioni sull'olio che si potrà ottenere.
Le prime piante,ottenute da semi provenienti da Mambasa purtroppo di scadente qualità,sono state trapiantate,piantine di 120 giorni,alte circa 20 cm,
ai primi di maggio: ai primi di agosto raggiungevano già 6o cm di altezza,erano ben accestite e soprattutto avevano una generosa proliferazione di getti laterali.
Da ultimo,tornando in Italia,Padre Dino mi ha portato 300 semi,questa volta selezionati,belli,grossi.Sono stati seminati due settimane fa e dopo appena
8 giorni sono germinati al....99%!!! Forse Dino li ha benedetti prima di affidarmeli.( sono le foto delle piantine appena germogliate)
A parte,nelle serre dei miei fratelli,ho 12 piante rigogliose,ben radicate(è fondamentale lo sviluppo dell'apparato radicale della Jatropha per accelerare i tempi
di crescita e quindi di entrata in produzione) che ci serviranno per testare la tecnica della riproduzione per talee,tecnica che velocizza i tempi di crescita.
Come vedete,sono fermamente convinto che la coltivazione della Jatropha possa essere di supporto alla carenza di fonti energetiche in quel di Mambasa,
visto che l'habitat si presta,che esiste già l'impianto di spremitura,che le nuove tecnologie di utilizzo dell'olio di Jatropha possono fare a meno del processo di esterificazione.
Unico,grande,eterno problema : sensibilizzare,formare le persone,piantare ma soprattutto "COLTIVARE".Un concetto difficile da far recepire in una popolazione a cui basta andare in foresta e...raccogliere di tutto e di più.
Un saluto a tutti e già mi vedo un complesso di trigenerazione ( energia elettrica,acqua calda e condizionamento) postato all'ospedale,al nuovo meraviglioso ospedale!!!

Giandomenico Drago


Nota per chi volesse collaborare a questo blog
Come già più volte specificato chiunque volesse collaborare è pregato di inviare un testo definitivo per la pubblicazione il più lineare possibile, usando Word o Word Pad. Non inserire segni grafici, caratteri particolari, sottolineature, etc.
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Non inserirle nel testo!


7 commenti:

Cornelia ha detto...

Grazie Giando per l’informazione dei tuoi esperimenti sul “biocarburante sostenibile”.
Navigando sul web si legge che l’uso della jatropha si sta diffondendo in tutto il mondo, chissà che anche a Mambasa non avvenga questo miracolo e l’energia per il complesso di trigenerazione venga coltivata “in giardino”.

Anonimo ha detto...

Per vivacizzare il blog,per fornire informazioni,una bella notizia per la prossima missione a Mambasa di Graziano & C,pezzi grossi,vero Silvano!
Arriva a Mambasa un reporter professionista con il compito di fare riprese per un documentario sull'attività in essere e sui progetti futuri che animano la Missione.
Sarà a disposizione di tutti i supporter,un mezzo per far vedere a tutti i progetti,sensibilizzare le persone,facilitare la raccolta di fondi,cosa quantomai indispensabile.
Gli auguriamo tutti di poter capire lo spirito e l'aria che tira a Mambasa,di fare un buon lavoro di cui tutti potremo usufruire.
Sponsor....Credito Cooperativo !e altre aziende che contribuiranno in seguito.
Giando

Anonimo ha detto...

Un supplemento di informazione da Mambasa. Nel nostro giardino ci sono tre piante: il raccolto dell'ultima raccolta è stata, a mio avviso, "prodigioso": quasi dieci kilogrammi di semi, che hanno dato poco meno di due litri di olio. Abbiamo anche una piccola piantagione (circa 2.000 m2), ma ho l'impressione che coltivare noi stessi la pianta, pagando gli operai addetti alla piantagione, avrebbe un costo troppo elevato. Probabilmente la soluzione sarà quella di distribuire alla gente i semi o le piantine, e incoraggiarli a coltivarle, assicurando di comperarne poi la produzione. Una strada da sperimentare.
P. Dino

Anonimo ha detto...

Il suggerimento di Dino mi sembra saggio, conoscendo Mambasa. Purtroppo la popolazione è un pochino diffidente a questo riguardo. Tanti sono venuti a proporre di coltivare prodotti che poi sarebbero stati comperati a prezzi vantaggiosi: la papaia, la vaniglia, l'aloe vera. La gente ci ha creduto e ha coltivato, ma poi nessuno è venuto ad acquistare. Ma per l'ajatropha può avere successo se l'iniziativa parte dai missionari. Si deve tentare. Del resto non occorre aprire campi nuovi, L'ajatropha è già utilizzata nel territorio di Mambasa come arbusto di recinzione. Penso che se ogni aia delle abitatzioni di Mambasa avesse una recinto con questa piamta ci sarebbe una bella produzione!
Mi pare che l'idea di dare le sementi alla poplazione sia realizzata già dal missionario di Mungbere Padre-Dottor Jean Marie. Se lui ha successo può essere per noi un incentivo. Mentre scrivo ho davanti agli occhi tanti cari volti: saluto tutti con affetto. Nerio

Gianluigi ha detto...

Leggo dal secondo commento che :" Arriva a Mambasa un reporter professionista con il compito di fare riprese per un documentario sull'attività in essere e sui progetti futuri che animano la Missione. "
Vado a memoria, ma se non sbaglio un paio d'anni fa ce ne è stato uno per un mese. Vero? Si chiamava Giovanni Diffidenti. Un professionista con i fiocchi.
Mi chiedo e vi chiedo le foto e quant'altro da lui prodotto dove sono finite? Sono o meno nella disponibilità della missione?
Spero sia chiaro, senza che lo spieghi, il motivo di questa mia osservazione.

Anonimo ha detto...

Bene..dici GianLuigi,ma ti rassicuro che,visto che qualcuno paga,condividendo il merito certo dell'iniziativa,quel qualcuno chiederà il"redde rationem"!!
Giando

Gianluigi ha detto...

Dalla risposta, caro Giando, deduco che non mi sono spiegato.
Intendevo dire che bisognerebbe in genere ottimizzare le risorse, specie quando si tratta di cooperazione con le missioni. Magari quanto impiegato ora per il fotografo, non solo soldi, ma tempo, viaggi ed energie varie, si poteva risparmiare ottendo la disponibilità del grosso lavoro del fotografo che c'è già stato.
Lo scrivo in quanto nella mia vita ho fatto anche il fotografo; le persone più scafate che ho incontrato mi hanno sempre detto:" Fotografa pure, fai quel che vuoi, ma una copia delle immagini riprese a casa nostra devi consentire che sia a mia disposizione".
Posso chiedere se è stato così?