Se cercate una pista per motocross...

Con un po' di umore vi racconto l'utimo viaggio a Nduye.
Siamo partiti con due moto sabato pomeriggio. Il sottoscritto con tre falegnami che avevano il compito di misurare porte e finestre della scuola dei Pigmei che stiamo riabilitando a Nduye.
Dopo una mezz'ora, giunti al km 15...Sosta forzata. Un temporale un vista. Il colore delle nuvole, fumo di Londra, lasciava presagire poco di buono. E di fatto, riparati alla meglio sotto una tettoia di frasche...abbiamo assistito alla ripetizione di un piccolo diluvio.
Piovigginava ancora e ci siamo messi in strada. Ma solo per 5 km...Altra fermata e replica del temporale.
Finalmente in strada di nuovo. Strada o pista insaponata? Piuttosto la seconda.
Bene o male arriviamo al 45 km da Mambasa, ad Aluta. Sono le 17...Speriamo di essere a Nduye per le 18. In fondo restano 15 km. Illusione: arriviamo alle 19.
Buchi pieni d'acqua, fango che arriva alle ginocchia, pozze d'acqua che esigerebbero tenute da sub. Mi illudevo di arrivare a Nduye con i piedi asciutti, visto che avevo degli stivali che mi arrivavano alle ginocchia. Povero me. Due volte me li sono tolti per svuotarli.
I miei amici, coraggiosi e stoici, mi hanno domandato a un certo punto se Nduye si era spostata verso il Nord, dato che non arrivevamo più! Io ero passeggero e non so se ho fatto più kilometri sulla sella posteriore della moto o a piedi...Mi sembrava disumano restare in sella in certi punti dove l'autista faceva fatica a tenere la moto; più volte si è fermato a causa delle ruote bloccate. Era buio e la luce dei fari rendeva ancora più macabro lo spettacolo di acqua, di fango, di erosioni, di vaste pozzanghere. Finalmente siamo arrivati. La m

Nduye è sempre Nduye...Il silenzio quasi magico, rotto solo dal suono dei tamburi e dai canti dei Pigmei che sembrano aprirsi un varco nel buio e in questo silenzio, lo sguardo che sovrasta la foresta e si stende lontano...il ricordo delle persone che hanno reso vivo questo villaggio ci fanno dimenticare gli strapazzi della strada. La notte è veramente un sollievo.
E il suono della campana alle sette del mattino, sembra provenire da un altro mondo.
E il villaggio come per incanto si anima...e la gente si dirige verso la chiesetta.
Io li aspetto e mi metto dove si metteva, in ginocchio, ogni mattina, padre Longo, ma non alla stessa ora: lui, ogni giorno alle 5,30 era accanto al tabernacolo e alla statua della Madonna.
Oggi gli affido le tante intenzioni che porto con me: penso e prego per gli amici di Ca'Trenta che partecipano al pranzo missionario, prego per la famiglia del nipote di padre Longo, Lieto, che ha parso la moglie Adriana, prego per Paolo, Maria Luisa, Giovanni, per Lucia, Piera, i suoi familiari, per gli amici di Albino impegnati nella campagna per le scuole dei Pigmei, gli amici di Cambiago, di Senigallia..per tante persone che preferiscono l'anonimato. E' sempre un momento importante, carico di ricordi e che annulla le distanze. Mi sento tanto povero,di fronte alle aspettative dei tanti che mi domandano un ricordo accanto alla tomba di padre Longo

La Messa è molto animata. Cominciata alle 8,30, ieri è terminata alle...11! Ma non per colpa della mia predica. Gli avvisi, letti e commentati dal catechista Léon hanno richiesto 25 minuti e poi c'è stato, eccezionalmente un...comizio del capo villaggio Christophe che ha chiesto ai Pigmei di rinunciare a certe tradizioni e a chiesto ai Walesse e ai Pigmei di sposarsi fra di loro. Risate e commenti dagli uni e dagli altri.
Il tempo passa veloce: incontro con i catechisti, con gli inseegnanti, visita a un malato, controllo del cantire della scuola dei Pigmei...
Si riparte alle 15. L'incubo comincia subito: piove o non piove? Andiamo avanti sperando di arrivare ad Aluta, a 15 km, prima della pioggia. Quando manca un kilometro e pensiamo di essere salvi, uno scroscio improvviso. Siamo in una specie di palude. Le moto si impiantano...Io scendo e prendo una foglia di banana come impermeabile e avanzo a piedi.La moto mi raggìunge e sotto un diluvio arriviamo alla cappella di Aluta. Spettacolo triste: una decina di persone, fra cui una bambina di 2-3 anni si sono rifugiate nella cappella e si preparano per la notte. Hanno steso le stuoie. E' facile capire chi sono: gli autisti e i passeggeri di due camion, con destinazione Isiro, fermi davanti a un buco profondo due metri e mezzo e pieno d'acqua.Avevano appena finito di svuotarlo e la pioggia lo ha riempito di nuovo.
Parliamo un po' assieme. La mamma della bimba mi chiede un rosario. Ma l'unico che avevo, a parte il mio, lo avevo appena dato alla moglie del catechista che è morto un mese fa.
Quando la pioggia diminuisce...partiamo. Lasciamo con un certa tristezza questi nostri compagni di sventura augurando buona fortuna.
Abbiamo ancora 45 km di pista e continua a piovigginare. Per fortuna c'è buon umore anche quando uscendo da una buca il motore si spegne e ritorniamo in fondo, rovesciandoci nel fango..che attutisce la caduta.

Arriviamo al km 10, sul punte del fiume Epulu...Mi sembra di vedere l'arcobaleno dopo il diluvio.
Un sentimento di pace, di calma e serenità dopo l'acqua, il fango, le buche e i vestiti inzuppati.
Non resisto. Chiedo al mio "pilota" di fermarsi per una foto.
Vi confesso: di questo viaggio ricordo sopratutto quel tramonto.