venerdì 1 gennaio 2010

In Africa c'è sempre da fare

siamo alla quarta puntata degli scritti "tratti" da:

"UNA SOLA FAMIGLIA", n.110, ottobre 2009

la precedente clikkando QUI


"Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra la loro pena e il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo... " (Erri de Luca)

Negli ultimi cinque anni mi è capitato spesso, partecipando a serate, incontri, manifestazioni sul volontariato, di trovare riproposta la frase sopra citata. Ho sempre pensato che Erri de Luca, in queste poche righe, rappresentasse in maniera totale e completa il sentimento che attraversa mente e cuore di persone che decidono di fare un'esperienza di volontariato e devono confrontarsi con una realtà estremamente diversa dalla loro, dove la povertà e il disagio sociale imperano.

Dal 2004 ad oggi, ho incrociato nel mio cammino molte persone che hanno trascorso un periodo più o meno lungo, nel Sud del mondo, dall'America latina all'Africa, per portare un supporto a persone che vivono in situazioni di bisogno; ma sono convinta che non esista un profilo preciso della figura del volontario.
Diverse le età e le motivazioni che spingono a compiere una tale scelta, differenti le attitudini, le personalità, la formazione, il credo...
Persone alla ricerca di risposte, insoddisfatte della realtà in cui sono immerse; persone che percepiscono lo schiaffo di un mondo e di una ideologia prevalentemente economica; persone che ricevono tanto dalla vita e vogliono condividere tale positività con chi è stato più sfortunato semplicemente perché è nato nella parte sbagliata del mondo; persone che si sentono in colpa perché consapevoli che la loro "felicità" o, meglio, il loro benessere è basato sullo sfruttamento, da tempo immemorabile, delle ricchezze di alcuni paesi e sull'ignoranza in cui appositamente si cercano di mantenere le popolazioni autoctone; persone amiche che decidono di vivere insieme questo tipo di esperienza; persone singole che si ritrovano aggregate ad un gruppo più numeroso di perfetti sconosciuti, ma diretti alla medesima meta... Proprio come è successo a noi nell'esperienza che abbiamo fatto presso la Missione Cattolica a Mambasa (Congo) che fa capo a padre Silvano Ruaro.

Arrivati da direzioni ed in momenti diversi, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze di vita ci siamo ritrovati a trascorrere tre meravigliose settimane in un luogo straordinariamente bello e sperduto nella foresta equatoriale. Un complesso scolastico che accoglie circa 600 studenti, una falegnameria, un'officina meccanica, una sartoria, una chiesa, un campo da calcio... Strutture che rivelano la ricerca di perfezione, di armonia e di bellezzadi chi le ha pensate e intese come espressione della dovuta dignità che si meritano le persone che le frequentano e vi lavorano quotidianamente.
Volevamo programmare anticipatamente ed in maniera concreta il contributo che avremmo dato all'opera della Missione, ma di fatto siamo partiti sentendoci chiamati e rinfrancati nel nostro progetto di volontari semplicemente dall'entusiasmo di una voce forte che diceva: "Non vi preoccupate, in Africa, per chi lo vuole veramente, c'è sempre da fare ".

Giunti a destinazione abbiamo cercato di dare senso alla nostra presenza mettendo in campo le nostre capacità, la nostra sincera voglia di fare e valutando in maniera oculata, grazie all'importante supporto di chi a Mambasa è sempre presente, le necessità sia della missione che dell'intera comunità. Rimboccate le maniche, grazie alla presenza di personale sanitario sono state fatte visite mediche e cardiologiche ai malati; è stato dipinto il reparto di pediatria della, cosiddetta, struttura ospedaliera statale; è stato ridipinto un'ala del complesso scolastico; sono state fatte attività di archiviazione e di sistemazione dei magazzini adibiti al materiale scolastico e all'officina meccanica...

Ma cari lettori, leggendo questo freddo elenco di attività che abbiamo fatto per rendere concreto il senso della nostra presenza a Mambasa, non potete neanche lontanamente immaginare le sensazioni provate nel farle. Vorrei essere una brava scrittrice per poter trasmettere con parole l'intensità dell'emozione che si prova nel fare qualcosa per chi ha veramente bisogno di quello che fai; ma soprattutto per far capire che non è proprio "quello che fai" che ha valore, ma il semplice fatto che lo fai e lo stai facendo per loro.

Vorrei conoscere il modo per potervi comunicare l'effetto delle risa dei bambini sempre presenti fin dalle 7.00 del mattino alla Missione in attesa di giochi, canti e di semplici attenzioni. La cosa più bella che mi auguro vi possa capitare è di vivere di persona un'esperienza che vi permetta di condividere quanto scritto da Erri de Luca a cui mi permetto di portare una modifica personale: Solo venendo qui mi accorgo di quanto io sia inutile... della sproporzione tra le loro necessità ed il mio aiuto... ma non cambierei la mia inutilità con qualunque altro successo... "

I volontari sono diversi fra loro, differenti le durate delle personali esperienze, diversi i bagagli con cui tornano a casa. Per noi Mambasa è stato tanto... non solo per ciò che abbiamo fatto, per quanto abbiamo condiviso, ma anche e soprattutto per quanto abbiamo appreso da scanzonate narrazioni, piacevoli chiacchiere scambiate in serate mentre sorseggiavamo dei buoni digestivi; per i racconti di Padre Silvano che celavano, dietro semplici parole, degli importanti insegnamenti di vita.
I volontari tornano alle loro famiglie, al loro quotidiano, ma non dimenticano quanto vissuto; sono accompagnati dai ricordi. "Per alcuni sono come piccoli sassolini nella scarpa, per altri sono come dei massi tra i piedi, ma si deve continuare a camminare"(ricordalo!). Però se fino a "ieri" correvamo ignari, oggi il sassolino o il masso che abbiamo nella scarpa ci obbliga a riflettere, a pensare, ad osservare tante piccole cose che prima con noncuranza calpestavamo...
Nessuno di noi potrà far tacere il proprio cuore. Dopo esperienze così intense e belle non è possibile non parlarne, non raccontare quanto si è vissuto e toccato con mano, non evidenziare il valore e l'importanza della presenza di persone come p. Silvano a Mambasa.

La testimonianza che si traduce in molteplici narrazioni è la forza e lo strumento per continuare ad essere volontari a Cambiago-Milano-Trento-Reggio Emilia-Caltanisetta (luoghi di provenienza del nostro gruppo) come a Mambasa.

Chiara Bernareggi

2 commenti:

Anonimo ha detto...

BUON ANNO A PADRE SILVANO E A TUTTI I SUOI COLLABORATORI VICINI E LONTANI!BUON ANNO A TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA'!BUON ANNO A PIETRO, DI CUI CON GIOIA VI ANNUNCIO LA NASCITA AVVENUTA IL 29-12-2009. (SONO DIVENTATA NONNA!)
FELICE ANNO A TUTTI!VANDA.

Gianluigi ha detto...

Buon anno a tuti, di cuore.
Spero che qualcuno metta qui in "bacheca" gli auguri ai nostri amici che sono silenziosi, ma molto attivi, nel cuore dell'Africa. Chissà perchè ma credo ancora molto, anzi sempre di più, a questo mezzo di comunicazione.
Che sia la fermezza della "fede" a renderlo utile ed efficace, come potrebbe esserlo, nel 2010?