lunedì 8 novembre 2010

Albino (Bg): 24 ottobre 2010


Solo qualche giorno fa ho avuto alcune foto dell'incontro degli Amici di ALBINO, tenuto il 24 ottobre.

Una occasione per ringraziare tutti, in particolere l'ing. Paolo Bonaldi e il padre Giuseppe Moretti per il loro aiuto e la loro solidarietà. Ultimo gesto concreto nei confronti della missione di Mambasa: l'aiuto per la costruzione della scuola di Badengayido a 130 km da Mambasa.

Nonostante il cattivo tempo, erano presenti tantissime persone. Un bel incoraggiamento anche per noi.
Il programma era semplice: incontro di scambio, Santa Messa, pranzo e un concerto nella chiesa parrocchiale di Albino.
Quest'ultimo ha lasciato un bellissimo ricordo in me e in tutti.
Non mi azzardo a dire il nome del coro (Angélicon?), del direttore e dei suonatori. Forse qualcuno, nel commento, colmerà la mia lacuna. I canti spirituals, eseguiti in maniera magistrale e sentita, hanno suscitato tanta emozione.
Bravissimi!


Grazie di cuore


Foto: un momento dell'incontro
il coro nella chiesa di Albino

mercoledì 3 novembre 2010

TESTIMONIANZE SU PADRE BERNARDO LONGO (2)

E’ il mese di ottobre 1964. La situazione a Nduye e in tutta la regione è diventata molto pesante. I ribelli comunisti (detti Simba ) stanno avanzando un po’ ovunque, seminando angoscia, distruzione e morte.

Don Giacinto Toneatto, un prete di Udine, missionario a Mambasa e amico di padre Bernardo, invia un ragazzo a Nduye per dire al padre: “Le cose si mettono molto male. Vieni subito a Mambasa; di qui ci metteremo in salvo andando verso Beni e di lì in Uganda”. “Montpellier - risponde padre Bernardo senza esitazione - il Signore mi ha voluto qui a Nduye, come pastore del suo gregge. Non posso lasciare i miei cristiani in balia del lupo, per mettermi in salvo io”.

I Simba arrivano a Nduye la sera del 20 agosto, festa di San Bernardo. Il padre aveva appena finito l’adorazione del Santissimo Sacramento. I giorni che seguono sono per tutti giorni di paura e di inquietudine.

Il 29 agosto arriva una camionetta di ribelli, comandati dal comandante Lonjambi: hanno l’ordine di arrestare il padre e le suore e condurli a Mambasa. Vi arrivano che è ormai notte. Il padre è accolto da una scarica di pugni e spintoni. Il comandante Imana Charles lo colpisce con il calcio del fucile aprendoli una grossa ferita al labbro superiore.

I giorni seguenti i simba continuano a tormentarlo, picchiandolo e insultandolo. Il loro comandante lo provoca, dicendogli di prendere le suore come sue donne. Il padre risponde con fermezza: “Non posso fare una cosa del genere. Meglio morire che rovinare la mia castità”.

Dopo avere ripetutamente interrogate le suore, i ribelli le lasciano ripartire per Nduye.

Padre Bernardo invece rimane rinchiuso nella sua prigione. Un momento che Montepellier gli viene vicino, gli dice: “Se io muoio, fai bene attenzione alle suore”.

Ed eccoci al 3 novembre. Al mattino, i Simba spingono il padre fuori dalla prigione e lo fanno comparire davanti alla folla. Il padre è legato; ha la faccia sfigurata e sofferente. I Simba cominciano a cantare “Leo tu. Leo tu”. “Proprio oggi. Proprio oggi”.

Un simba, Androbo, gli dice: “E’ finita per te”.

La sentenza è pronunciata dal comandante Imana Charles: Il padre ha tradito il paese e chiamato gli Americani servendosi di una radio. Deve morire.

Baudouin, un suo ragazzo di Nduye, che ha abbandonato la scuola e si è arruolato tra i Simba, è fra coloro che sono incaricati dell’esecuzione. Il padre vedendoselo vicino, si rivolge a lui: “Baudouin, figlio mio, sei qui per uccidermi?” “Quando eravamo a Nduye era il tuo tempo; ora è arrivato il mio”. “Se è così, lasciami pregare un po’”. E Padre Bernardo si raccoglie un momento in preghiera; poi dice: “Il mio corpo lo potete uccidere, ma la mia anima andrà in cielo”.

Androbo è il primo a colpirlo, con la lancia. Il padre cade lentamente, mettendo le mani in avanti. Quindi, colpito ripetutamente da altri colpi di lancia, si accascia al suolo, in direzione della sua missione Nduye.

Alcuni giorni prima, trovandosi già nella prigione di Mambasa e presentendo la sua fine ormai prossima, padre Bernardo aveva confidato alle suore: “Questa è la fine più bella per un missionario”.


martedì 2 novembre 2010

3 novembre 1964 - 2010


Domani sarò con padre Nerio al suo paese, Silea.
Senz'altro parleremo di Mambasa, della comunità dei padri, delle suore,dei cristiani, della scuola e di padre Longo, di cui ricorre l'anniversario del "martirio" (1964).
Eravamo già stati assieme il venerdì, 29 ottobre a Curtarolo. Emanuele Agugiaro, il responsabile del Grppo Missionario era venuto a prendermi a Schio alle 8 del mattino. Lidia Longo, la nipote di padre Bernardo era venuta apposta da Roma e anche Lieto, un altro nipote si era messo completamente a nostra disposizione.
Una giornata piena: incontro con i parenti, visita a due scuole: Scuola Media Padre Bernardo Longo (dove abbiamo avuto un lungo colloquio con la dott.Elsa Miozzo) e Scuola Elementare Umberto I°. Ci hanno accolto le insegnanti: Carla,Bruna,Maria, Rosetta, Elena, Chiara, Antonia e Rosetta. Una occasione per fare conoscenza e stabilire le premesse per un contatto costante, grazie a questo blog.

Nel pomeriggio c'è stata una riunione al Municipio con il sindaco (dott. Marcello Costa) e l'assessore alle Politiche sociali (Mariangela Rigato) . A questa riunione ha partecipato anche il nuovo parroco (don Emanuele Gasparini).Tutti interessati a ricordare concretamente il padre Longo e determinati a far rinascere la missione di Nduye.
Ho avuto l'occasione anche di celebrare la santa Messa nella chiesa di Pieve di Curtarolo, dove è stato battezzato padre Berbardo e dove ha detto anche la sua Prima Messa. Interessante la visita al Presepe permanente dove c'è una statua di padre Bernardo Longo, vestito di bianco e appoggiato ad una palma, simbolo del martirio.
Alla sera, una cena abbondante e festosa nel salone del Patronato a Curtarolo. Fra i numerosi invitati c'era anche il vice-sindaco, Fernando Zaramella.
Ancora una volta, alla fine della giornata avevo la voce rauca. Ma l'avevo persa per una buona causa.
Era già mezzanotte, illuminata da una strana luna, quando Emanuele Agugiaro mi ha lasciato a Schio.
Grazie, a tutti voi per l'accoglienza e la promessa che manterremo i contatti!


foto: statua di padre Bernardo nel Presepe permanente di Pieve di Curtarolo
davanti al monumento ai Caduti. Da sinistra: il parroco, Lidia Longo, p. Silvano, p. Nerio,
e Lieto Longo.

lunedì 1 novembre 2010

TESTIMONIANZE su Padre BERNARDO LONGO

Padre Bernardo aveva un cuore buono, sempre attento agli altri, sempre pronto ad aiutare.

Amava visitare i poveri e gli ammalati. Partiva anche sotto la pioggia, per non fare aspettare chi aveva bisogno del suo aiuto. Amministrava loro i sacramenti: la confessione, la comunione, l’olio degli infermi. Aiutava volentieri con vestiti o altre piccole cose che potevano alleviare la povertà della sua gente. In cambio non voleva nulla; non accettava che i poveri si privassero del necessario per sdebitarsi nei suoi confronti.

Due volte al mese andava a visitare i prigionieri della Biassa. Questa si trovava ad una decina di km da Nduye e conteneva fino a seicento prigionieri. I detenuti erano divisi in tre categorie. La terza era quella di coloro che erano richiusi in celle di rigore. A dire il vero non si può nemmeno parlare di celle; erano piuttosto degli armadi, profondi 40 cm, nei quali i detenuti erano obbligati a rimanere in piedi ininterrottamente per 15-20 giorni. La punizione estrema era quando questa specie di armadio era imbottita di sale. Capitava spesso che il disgraziato, a contatto continuo con il sale, moriva prima di terminare di espiare la sua pena. P. Bernardo non poteva tollerare cose del genere e si arrabbiava con i responsabili della prigione, riuscendo ad ottenere nei confronti dei prigionieri trattamenti meno inumani. Assieme alla Parola di Dio e all’Eucarestia, padre Bernardo portava loro vestiti, sapone, sale, riso, olio, fagioli. Padre Bernardo era diventato di casa, a Biassa; il suo arrivo era una festa per tutti. Anche il direttore, il signor Caroix, aveva finito per diventare suo amico.

Padre Bernardo si recava ogni tre mesi nel Kivu, dove andava a visitare i suoi orfanelli di Bonyuka e Kyondo. Naturalmente non andava mai a mani vuote, ma aveva sempre dei regali per loro: mandarini, arance, riso, olio, miele della foresta che comperava dai suoi pigmei. La stessa cosa faceva con gli orfanelli di Bunia e di Mongwalu. Nel Kivu e a Bunia comperava rifornimenti che, durante il viaggio di ritorno verso Nduye e fino a Wamba, distribuiva nelle comunità di padri e suore o nelle case molti amici che lo accoglievano a braccia aperte.

Aveva un affetto particolare per i pigmei. Li accoglieva con benevolenza e con gioia. Amava parlare con loro. Cercava di stimolarli al lavoro e allo spirito di iniziativa, comperando da loro i frutti della foresta, che pagava il doppio del prezzo normale. La loro mulumba (tessuto grossolano, che i pigmei ricavavano dalla corteccia di certi alberi) la utilizzava come stracci nell’officina meccanica.

I giovani erano al centro delle sue attenzioni, delle sue preoccupazioni, delle sue fatiche. Per loro aveva creato a Nduye diverse scuole: scuola di meccanica, di falegnameria, di agricoltura, scuola per muratori, scuola di economia domestica per le ragazze.

La formazione che dava era essenzialmente pratica. I corsi teorici erano ridotti al minimo indispensabile. Padre Bernardo passava quasi tutto il suo tempo in officina, in falegnameria o in cantiere. Durante il lavoro, non voleva essere disturbato, o che i ragazzi fossero disturbati, con questioni o discussioni. Queste erano riservate alla sera quando, finite tutte le attività della giornata, riuniva i ragazzi per il rosario e le preghiere della sera. Terminate la preghiere dava la parola ai ragazzi per tutte le domande che volevano porgli, di qualsiasi tipo. Era il momento dello scambio, dell’ascolto, della comunicazione a livello intellettuale, umano e spirituale. Alla fine, verso le 20h30, li mandava a letto con la benedizione del Signore. Le ultime parole? “Sia lodato Gesù Cristo”.

Durante il lavoro era esigentissimo. Non tollerava ritardi, distrazioni, scherzi, leggerezze. Un ragazzo dorme? Lo sveglia in modo rude. Un altro gli passa la chiave sbagliata? Rischia di vedersela rispedita senza preavviso, magari in testa, perché la lezione non sia più dimenticata. Un giorno un ragazzo, Montpellier Tau, (è lui stesso che racconta) viene da Mambasa a Nduye conducendo una macchina. Al suo arrivo padre Bernardo gli si accosta. “Riaccendi il motore… Apri il cofano…”. Il ragazzo estrae una tenaglia che aveva dimenticata al momento di verificare il motore a Mambasa e che era rimasta incagliata fra i tubi degli iniettori. Il padre gli toglie la tenaglia di mano e gliela martella sulla testa: “E’ mai possibile che tu dimentichi una cosa del genere nel motore e poi faccia ancora 60 km senza accorgerti delle sue vibrazioni?” Qualche goccia di sangue appare sulla fronte del ragazzo. Il padre entra in stanza sua e ritorna con alcool e cerotto. A medicazione finita, domanda: “Mont-pellier, sei arrabbiato?” “Padre, è colpa mia. Non dovevo essere così distratto”. “Non farlo più. E ricordati che devi sempre essere attento a come il motore canta”.

Il lavoro era sacro, per lui. Quando cominciava una riparazione, non partiva prima di avere terminato quello che si era prefisso di fare. E i ragazzi dovevano rimanere a suo fianco, per vedere e imparare e capire che il lavoro non è un gioco ma una cosa seria.

Non viaggiava mai da solo; aveva sempre uno stuolo di ragazzi che lo accompagnavano. Dovevano imparare come si guida, come si rimedia ad una rottura con mezzi di fortuna, come si visitano le persone amiche, come si aiutano i poveri. Era la scuola della vita, che metteva al massimo profitto dei suoi ragazzi. All’inizio del viaggio era d’obbligo la recita del rosario, ed anche alla fine. E se il viaggio era lungo, si aveva il diritto ad una terza replica. Il resto del tempo, allegria e canti a pieni polmoni.

Deo, il suo fidatissimo ragazzo meccanico, ricorda volentieri un viaggio che fece assieme a padre Bernardo. Prima di lasciare Nduye vanno assieme a visitare il vecchio catechista Josefu Moke, malato. Saliti sul camion, Deo dice al padre: “Padre, baba Josefu sta molto male”. “Non aver paura. Non morirà subito. Lo rivedrò”. Fu un viaggio molto movimentato: Deo cade, sbalzato a terra dal ramo di una pianta di caffè; il semiasse anteriore si spezza e il camion va a fermarsi contro un termitaio; Deo parte a piedi fino a Wamba in cerca del pezzo di ricambio. Nel frattempo padre Bernardo approfitta di una macchina di passaggio per rientrare a Nduye: doveva vedere baba Josefu. E infatti lo trova ancora in vita. Gli parla, lo confessa, gli dà la comunione e l’unzione dei malati. Adesso è giunto il momento: e baba Josefu spira, fra le braccia del suo padre Bernardo.

Il 3 novembre è un giorno indimenticabile per noi Sacerdoti del Sacro Cuore, per i cristiani di Mambasa e di Nduye, per i familiari e paesani di Curtarolo e per tantissimi amici : è il giorno in cui Padre Bernardo Longo portò fino alle ultime conseguenze il dono della sua vita, offerta a Dio e ai fratelli. In questo giorno celebriamo la sua morte e viviamo in intensissima comunione spirituale con lui.

Per preparare questo giorno di grazia, ho voluto incontrare tre amici: Donat Tsedha, Montpellier Tau e papà Deo che conobbero padre Bernardo e vissero al suo fianco come catechista e come meccanici. Do’ qui una libera e sintetica trascrizione dei loro racconti e ricordi.

P. Dino

mercoledì 27 ottobre 2010

Da un altro punto di vista.

Domani vado dal cardiologo, dr. Francesco Gentile, per una visita.

Era in programma da un po' di tempo. Credo comunque arrivi al momento giusto. Il ritmo frenetico di questi ultimi giorni esige un controllo del motore.

Anche le due giornate passate a Cambiago sono state veramente un tour de force.
Ho parlato a sei messe; con sr. Sabrina abbiamo animato due incontri: con i giovani e con gli adulti. Abbiamo trovato il tempo per assistere a una bellissima conferenza su Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Non poteva mancare il pranzo, preparato all'oratorio e a cui hanno partecipato oltre 100 persone.
La foto con sr. Sabrina che stappa una bottiglia, per lei è una eccezione, giustificata dal fatto che quel giorno compiva gli anni.
Ma non è stato il momento più importante di quella giornata!
La Messa delle ore 11, nella bellissima chiesa di Cambiago mi sembrava una Messa di altri tempi: la chiesa affollatissima. Per un attimo ho rimpianto di non aver chiesto al parroco, don Gianni Casiraghi di fare una foto dall'altare. Ma ho presto trovato una soluzione. Alla fine della Messa gli ho chiesto di fare una foto alla stessa Messa, della domenica seguente (il 24 ottobre!). Eccola! Con la differenza che il 17 era una giornata bellissima e quindi credo che ci fosse qualche persona in più e non c'era bisogno di accendere i lampadari. Ed evidentemente questa era celebrata dal parroco.

Quindi questa foto è ancora più eloquente!
Conserverò a lungo negli occhi e nel cuore il ricordo di quella Santa Messa delle ore 11, del 17 ottobre 2010!
Grazie, don Gianni!
e grazie anche a voi, amici di Cambiago!

martedì 26 ottobre 2010

LA NOSTRA COMUNITA’ DI MAMBASA



Sono già una decina di giorni che sono arrivati, ma è soltanto oggi che trovo tempo (e buona volontà) per darvene notizia.

Padre Gerardo e fratel Arnaldo sono approdati a Mambasa, venendo da Kisangani, mercoledì 13 ottobre, alle 20h30, dopo tredici ore di viaggio in macchina.

P.Gerardo è ancora agli inizi del suo servizio sacerdotale, avendo lavorato solo alcuni mesi nella parrocchia di San Gabriele a Kisangani. E’ venuto nella nostra comunità volentieri, con il proposito di impegnarsi molto nella pastorale. A parte una decina di ore di insegnamento al nostro Istituto Bernardo Longo, pensa di impegnarsi soprattutto nella visita ai villaggi e nell’accompagnamento dei gruppi di giovani (ne abbiamo una decina nella nostra parrocchia).

Fratel Arnaldo, camerunese, terminato il ciclo di studi filosofici (tre anni) viene a Mambasa per un periodo di stage, e cioè di vita comunitaria e apostolica nella nostra comunità. E’ impegnato soprattutto nell’insegnamento, ma seguirà anche alcuni gruppi di giovani e bambini.

E poi c’è la nostra Anna Di Pasquale, veterinaria, arrivata a Mambasa il 16 ottobre, verso le 20h00. Appena scesa dalla macchina ha detto: “Sono arrivata. Qui sono a casa mia”. Credo sia già la settima volta che viene qui da noi. Nota con soddisfazione di aver trovato i cinque pollai in discreta salute, nonostante la lunga assenza sua e nonostante la partenza di mamma Ester. Quest’ultima, braccio destro di Anna nel lavoro delle cooperative, poco più di un anno fa’ ha ritrovato in Uganda la sua famiglia, che credeva distrutta durante la guerra. Ha quindi deciso di rientrare ed abitare con i suoi figli.

Prossimamente (ma non gli mettiamo fretta) rientrerà a Mambasa anche Padre Silvano e così la nostra famiglia sarà al completo. Famiglia certamente particolare, perché non c’è nessun legame di sangue che ci lega. Non ci siamo neanche scelti, secondo normali criteri di affinità, né di competenze, o di cultura. Saremo tre congolesi, due italiani e un camerunese. A dire il vero, un criterio c’è, ed è fondamentale: la fede in Gesù Cristo e l’amore dei fratelli. Se questo legame non ci fosse, faremmo fallimento. Speriamo di no. Noi cercheremo di mettercela tutta.

P. Dino

Annetto una foto: di padre Gerardo e di Anna. I due stanno per partire in viaggio: P. Gerardo va in visita ai cristiani di Some; Anna approfitta di un nostro confratello che rientra a Kisangani per andare a vedere questa città. E’ la prima volta che si concede il lusso di accontentare questa curiosità. Buona fortuna a tutti e due.



mercoledì 20 ottobre 2010

giornata missionaria di Cambiago


"17 ottobre: alla giornata missionaria di Cambiago si sono finalmente incrociate le strade di Padre Silvano e di Suor Sabrina Parolini, preziosina cambiaghese che opera in Kenya: molto interessante il confronto delle realtà africane che ci hanno presentato i due missionari che la comunità a festeggiato con un pranzo conviviale.
E chissà se un giorno si realizzerà l'idea che i falegnami di Mambasa faranno i banchi di scuola per i bambini di Machakos..."


Ilaria Sala

domenica 17 ottobre 2010

Vent'anni fa!





La foto, scatatta a Mambasa, risale alla fine dell'anno 1990.
Siamo in un campo di riso.
In primo piano Don Enzo Formiconi, che ci ha lasciato oramai da 5 anni.
P. Dino, al centro, lo vedete sorridente e sereno come sempre.
Dietro c'è mio figlio Marco, allora un bambino; oggi in Africa anche lui, ma...in volo!

venerdì 15 ottobre 2010

I giorni volano...

Ringrazio padre Dino per gli aggiornamenti costanti sulla situazione di Mambasa, delle scuole, della campagna acquisti.
Mi sento nelle retrovie, con un certa nostalgia per quanto si vive (e si combatte) laggiù.
Non sto perdendo tempo, almeno penso e spero.
Non elenco tutti i miei spostamenti degli ultimi giorni.
Vorrei solo ricordare alcuni eventi importanti:
il 7 ottobre sono stato a Buccinigo d'Erba per incontrare una veterana del Congo: sr. Anastasia Zanotto. Le ho fatto una sopresa. Aveva lavorato a Kisangani, a Mungbere, a Nangazizi. Oggi si occupa delle suore anziane. Conserva tanto entusiasmo, generosita, serenità. Abbbiamo parlato dei padri e delle suore con cui abbiamo vissuto. I ricordi si susseguivano senza interruzione: "Ricordi? ...ricordi?". Con particolare emozione abbiamo pensato ai tanti e tante che ci hanno preceduti. Andando a Buccinigo a trovare sr. Anastasia, mi sembrava di compiere un gesto di riconoscenza verso tutte le suore comboniane che hanno lavorato con noi!
Grazie sr. Anastasia!
il 9 ottobre: al mattino un viaggio lampo verso sud (600 km fra andata e ritorno)...e alla sera ho assistito, dando anche la mia testimonianza, ad una rappresentazione teatrale a Thiene (Vicenza) il cui ricavato andava al "Progetto Mambasa". Il titolo: "I 3 moschettieri". Attori, evidentemente non professionisti, i veterinari di Thiene. (Spero di poter pubblicare presto la locandina!)
Buon successo e penso, buon risultato.
Fra parentesi: oggi, la dottoressa Anna Di Pasquale è partita per Mambasa per incoraggiare, consigliare, aiutare le mamme delle cooperative di allevamento. Buon viaggio!
il 13 ottobre: giornata a Lourdes! Non pensate alla bilocazione. Oggi tutto è possibile!
Partito da Orio al Serio, alle 6 del mattino, con un pellegrinaggio diocesano di Bergamo, alle 8 eravamo davanti alla Grotta. Giornata piena: Via Crucis, Santa Messa, pranzo, visita ai luoghi in cui ha vissuto santa Bernardetta, Rosario, Processione Eucaristica (con la benedizione degli ammalati). Tutti i momenti liberi, sosta davanti alla Grotta.
Ritorno a Orio: partenza alle 19,40, arrivo alle 21,05.
Ringrazio di cuore la famiglia che mi ha fatto questo dono!
Inutile dirvi che il comune denominatore di tutti questi spostamenti resta Mambasa e le persone che ruotano attorno a questa realtà. Il viaggio a Lourdes mi ha dato la possibilità di pregare, di riflettere e di chiedere l'aiuto di Mama wetu! (la nostra Mamma). Credo di non aver dimenticato nessuno!

Forse adesso è il momento di cominciare a fare un programma! Riuscirò?

Oggi pomeriggio e domani sarò Albino (Bg), domani sera e domenica, a Cambiago!

Come vedete il mio non è "un" messaggio; è una cronaca: Sono incorreggibile.

Un ultimo pensiero: un saluto agli amici di Mambasa e a tutti gli amici d'Italia.

A presto.

domenica 10 ottobre 2010

Dehoniani italiani in Congo

Quanto leggerete ora è stato "rubato" da un ritaglio di una rivista dehoniana, ritrovato per caso in fondo ad un cassetto.
Lo pubblico affinchè non si perda la memoria e gli accidentali lettori...sappiano! (NdR)


I Sacerdoti del Cuore di Gesù raggiunsero il Congo Belga nel lontano 1897; il pioniere di valore indiscusso è stato Mons. Gabriele Grison, consacrato vescovo a Roma nel 1908. Furono anni terribili per le stragi delle febbri malariche. Il primo missionario dehoniano italiano è stato Fr. Zucchelli Pietro Gerardo, nato ad Ardesie (BG), professò ad Albino nel 1913 e fu missionario in Congo per un primo periodo dal 1920 al 1928, in Camerun dal 1928 al 1936, poi ancora in Congo fino al 1955. P. Dehon gli scrisse due lettere in lingua italiana. La prima, inviata da Bruxelles, portava la data del 9 novembre 1921 e incominciava così: "Coraggio! Sempre avanti pel regno del S. Cuore e per le anime ". Poi il Fondatore aggiungeva: "La Provincia italiana è in buona via. Albino conta cento studenti. Il noviziato [di Albisola] è ben fornito. A Roma si costruisce [il tempio di Cristo Re] ". Fare memoria di Fr. Zucchelli vuoi dire risalire agli inizi della nostra Provincia italiana e delle nostre vocazioni missionarie.

La partenza del Servo di Dio P. Bernardo Longo fu molto contrastata. Nel 1938 partì da Genova per l'Argentina e nello stesso anno la nave lo portò finalmente in Congo Belga. Mons. Verfaillie Camillo (+ 1985) lo destinò alla missione di Wamba, il centro più importante della missione dell'Ituri, dove giunse il 3 dicembre 1938, festa di S. Francesco Saverio.

Era stato preceduto da P. Amorese Michele che era già stato in Camerun, da P. Sangalli, missionario per un breve periodo e da un confratello suo coetaneo P. Gerardo Corbo, rimasto in Congo dal 1936 al 1955. Partì anche P. Noacco Luigi, che dopo la morte eroica di P. Longo, divenne superiore di Nduye. Un sacerdote "Fidei donum" Don Giacinto Toneatto, interpellato da Padre Longo, andò sul posto e fondò la missione di Mambasa.
Altri "Fidei donum" italiani lo seguiranno, soprattutto dalla diocesi di Udine. Anche i volontari laici italiani si fecero onore accanto ai dehoniani; ricordiamo solo, per brevità, Costalunga Giorgio e la moglie Arminda. In seguito partirono ancora molti altri dehoniani italiani a pochi anni di distanza gli uni dagli altri.
Ricordiamo i padri Stefano Buccella, Caglioni Natale (1931-1997), Gheza Fiorino (1931-2007), Ravasio Paolo (1932-1990), Maistro Giuseppe (1935-1975), Bertuletti Girolamo, Colombo Giovanni (1916-2000), Costalunga Natalino, Fr. Pellegrini Camillo e Fr. Cavaliere Renato. Nella missione di Basoko, dove si erano concentrati gli italiani, ci fu la prima vittima dei missionari dehoniani. P. Tegels (1923-1961) fu ucciso proprio a Basoko per il chiasso fatto dagli alunni delle scuole, contenti per il giorno di vacanza, concesso per il lutto di Lumumba ucciso proprio in quei giorni. La soldataglia interpretò malamente quella gioia sfrenata degli scolari e infuriò contro i missionari.
La strage del 1964 percosse anche i nostri missionari italiani: Buccella, Maistro, Gheza, ma uno
solo venne ucciso, P. Bernardo Longo, era il 3 novembre 1964. Mons. Wittebols, Vescovo di Wamba e altri ventisei missionari dehoniani belgi e olandesi furono sacrificati per la furia scatenata dei Simba, i terribili "leoni" della rivoluzione congolese.

Negli anni successivi l'ardore missionario della Provincia Italiana Settentrionale non si spense. Molti nuovi confratelli raggiunsero l'Ex Congo Belga, divenuto Zaire e poi Repubblica Popolare del Congo. Nella diocesi di Kisangani era succeduto al dehoniano Mons. Kinsh il vescovo congolese Mons. Fataki e poi venne Mons. Monsengwo, attuale presidente della Conferenza Episcopale. Anche nella diocesi di Wamba l'africanizzazione ha portato subito in cattedra un congolese, Mons. Olombe, ora emerito.

Elenchiamo i nomi dei nostri missionari italiani che raggiunsero in quest'ultimo periodo, per la prima volta, il Congo: i padri Biasin Carlo (1938-1992), Broccardo Nerio, Testa Samuele (1919-1998), Ruaro Silvano, Ruaro Dino, Lamieri Gianni, Doro Felice, Matti Giacomo, Ceresato Danilo (1943-1973), Pross Giovanni, Cadei Duilio, Travaglia Renzo, Lazzaro Antonio (1931-1993), e Fr. Cesare Fumagalli (1939-1991). L'ultima vocazione missionaria, per la nostra più antica missione africana, è sbocciata nel recente 2006, nel cuore di P. Renzo Busana. I
l buono spirito dei dehoniani italiani si può valutare anche dalla carica di Superiore Provinciale, esercitata dai vicentini P. Ruaro Silvano, e P. Ruaro Dino.

P. Tarcisio Rota

giovedì 7 ottobre 2010

LA CAMPAGNA ACQUISTI A … MAMBASA

Si! La “campagna-acquisti” la facciamo anche nei conventi. Naturalmente la facciamo a modo nostro… E non risulta ci sia il giro di milioni di Euro che circola nel mondo del calcio per esempio.

A Mambasa, quest’anno abbiamo ceduto padre Gauthier, (il termine “vendere” e “comperare” non si costuma da noi), partito a metà agosto per Kisangani; e poi, suor Gianna, suor Fidelina e suor Celeste: le suore hanno lasciato Mambasa da quasi un mese.

I nuovi “acquisti”: suor Jeannette e suor Veneranda, arrivate da alcuni giorni. Tutte e due sono ancora vigorose. Il nome della seconda non deve ingannare: passeranno ancora parecchi anni prima di vedere i suoi primi capelli bianchi. Le due nuove si aggiungono alle altre tre “Veterane”: Stella, Anastasia e Lisetta. Pur essendo arrivate da pochissimo hanno già cominciato ad insegnare nel nostro Istituto Bernardo Longo: Inglese e Religione.

Nella comunità dei padri, Gauthier sarà sostituito da p. Riccardo, ordinato sacerdote lo scorso anno. E’ in arrivo anche uno scolastico camerunese, Arnaud, che completerà la nostra “squadra” di Mambasa. Dei due fratelli, Giulio e Deogratias ho già accennato un’altra volta.

Cinque nella comunità delle suore e sei in quella dei padri: la rosa degli “Undici” è al completo.

Nostro obbiettivo: vincere il campionato di Mambasa. Evidentemente con l’aiuto del buon Dio e quello vostro.

Padre Dino

martedì 5 ottobre 2010

In giro per il Veneto, con amici


E se fosse la volta buona?!
Sono a Milano da ieri, lunedì 4 ottobre, festa di san Francesco.
Dopo la parentesi tunisina, un'altra settimana all'insegna dell'amicizia.
I signori Robert e Ginette Ducarme, due belgi che risiedono a Beni (Congo), vicino (142 km) a Mambasa, sono venuti a Schio, miei ospiti.
Era normale che li invitassi, approfittando del fatto che ci troviamo in Europa nello stesso periodo. Tutti i nostri amici-volontari sanno quanto sia cordiale, spontanea e generosa la loro accoglienza quando si passa da Beni.

Una settimana è un periodo troppo breve per una visita completa delle bellezze italiane del Nord-Est. Abbiamo fatto una scelta: Venezia , le Dolomiti, il Lago di Garda e Verona. Anche il contorno è stato ricco di emozioni. Dato l'interesse del signor Robert per le macchine tagliatronchi, la meccanica e le farfalle, abbiamo messo in programma una visita alla Primultini di Marano che costruisce appunto macchine per segherie, una falegnameria e una fabbrica di meccanica, alimentata in elettricità da pannelli solari, un museo di farfalle. Non è mancata una visita a Monte Berico (il santuario dei vicentini) e ai monumenti del Palladio a Vicenza.
Soddisfatti e...commossi, sia loro che il sottoscritto!
C'è stata una gara fra i nostri volontari per accogliere Ginette e Robert, accompagnarli, invitarli
a pranzo.
Vorrei dire un grazie a tutti: a coloro che hanno messo a disposizione: l'hotel, la macchina, il pulmino, il loro tempo. Non ero mai solo con loro. Una sera ci siamo adirittura trovati in 25 a condividere la cena,
E' stato veramente bello!
Anche la meteo ci è stata propizia, a parte la mattina del 27 settembre quando abbiamo percorso la strada del Pasubio e siamo scesi a visitare la campana di Rovereto e il lago di Garda.


Per fortuna nel pomeriggio è riapparso il sole e ci ha permesso di contemplare un magnifico lago e soprattutto gli stupendi monumenti di Verona.
Robert e Ginette, sono ritornati in Belgio il 29.

Sono certo che questa vacanze italiane resteranno nel loro cuore.



Adesso anche per me, cominciano gli impegni seri.
Mambasa non si può dimenticare facilmente.



foto: Robert e Ginette vicino a Cortina d'Ampezzo
davanti alla basilica di san Marco a Venezia


giovedì 30 settembre 2010

C'è stato un missionario nella mia parrocchia!

Era il 2003 e faceva molto caldo anche qui in Italia.
Al mio Parroco, Don Giuseppe Bartera (per tutti don Peppe) non poteva presentarsi occasione migliore. Un missionario abituato in Africa, all'equatore (toh! è padre Silvano) per affidargli la Processione del Corpus Domini.

Oggi, dopo 11 anni, il Vescovo Mons. Giuseppe Orlandoni (anche lui conosce P. Silvano e le missioni di Mambasa e di Nduye) ha deciso vari spostamenti in Diocesi ed ha destinato il "nostro" a Corinaldo, la bella città natale di Santa Maria Goretti.
Tutti i parrocchiani lo rimpiangono: è stato un bravo parroco. Per fissare i ricordi migliori della sua permanenza, hanno anche realizzato questo video. A giorni arriverà il nuovo parroco, Don Giancarlo Giuliani, anche lui come don Peppe, allievo ai tempi del seminario, di Don Enzo Formiconi. Si, proprio di Don Enzo che, nei suoi anni africani, tanto ha dato alla Missione di Nduye ed alla sua scuola.


Da qualche tempo il caro Don Peppe provvede ad aiutare gli studenti di Mambasa. In particolare quelli che, finita la scuola professionale, continuano gli studi all'università. Lo fa con la sottoscrizione di borse di studio e certo così sarà ancora nei prossimi anni.

In tutte queste vicende c'è purtroppo un aspetto preoccupante. Infatti due anni sono trascorsi senza che l'auspicio vivamente caldeggiato "che quasi quarant'anni di collaborazione, di impegno di aiuti, di iniziative sviluppatesi tra le regione dell'Ituri, ... e la Diocesi di Senigallia - siano cancellati " sia in qualche modo giunto in porto, affidato a buone mani.

A questo obiettivo credo con particolare determinazione e quindi ho pensato di comunicare a tutti gli amici del BLOG che da oggi mi ritengo "apolide", nel senso che non mi riconosco nella mia attuale parrocchia. Attendo con fiducia e speranza, anche con tutte le opere materiali che sono nelle mie possibilità, di aver la noizia che finalmente una parrocchia della Diocesi di Senigallia, ricordando Don Enzo Formiconi, abbia finalmente deciso di relazionarsi stabilmente con la missione cattolica di Nduye e Mambasa.
Opportunità, iniziative, azioni di ogni tipo ed adatte ad ogni persona sono più che mai possibili ed auspicabili.
Coraggio ragazzi!



mercoledì 29 settembre 2010

Le scuole di Mambasa riaprono

Sono tre settimane oggi che le scuole hanno riaperto i battenti qui a Mambasa. I primi giorni, l’affluenza degli scolari è stata piuttosto timida, ma già alla fine della prima settimana la gran parte dei banchi era occupata. Adesso, sia le scuole elementari Binase e Tuendelee, sia l’Istituto Bernardo Longo, sono a ranghi completi: 670 studenti al Liceo, e circa 1200 bambini per ogni scuola elementare. Sabato scorso abbiamo celebrato la Messa di apertura dell’anno scolastico. Chiesa strapiena, nonostante la pioggia battente, che ci ha obbligato a cominciare la celebrazione con due ore di ritardo.

Le nostre tre scuole riuniscono da sole più di 3.000 bambini e giovani: un illimitato campo di lavoro, una sfida enorme che ci viene lanciata da questa gioventù, un po’ disordinata e disorientata, perché troppo abbandonata a se stessa, ma che porta in sé delle indubbie potenzialità e una grandi speranze. A condizione di fare una buona seminagione.

Ha avuto ragione padre Silvano a fare della gioventù il campo privilegiato della sua missione di prete: fin dall’inizio, fin dal suo arrivo a Nduye, quando lavorava senza riposo e senza orario a rilanciare la scuola iniziata e condotta da P. Longo con chiara intuizione e grandissimo coraggio. E con p. Silvano ricordiamo volentieri e con riconoscenza don Enzo Formiconi, p. Testa e il signor Kapitula. Il quale avrebbe certamente molte cose da raccontarci su quel memorabile, eroico periodo.

Esperienze queste che potrebbero ripetersi, almeno questo è l'augurio e cerchiamo di lavorare in tale senso.

Altra buona notizia: da ormai un mese sono arrivati nella nostra comunità di Mambasa due fratelli, della congregazione dei Giuseppini di Kinzambi. Si chiamano Giulio (Jules), il più monumentale, e Deogratias. Sono qui con noi con lo scopo di lavorare nell’Istituto Bernardo Longo come professori. Si sono messi subito al lavoro con entusiasmo, occupandosi anche della disciplina, del teatro, delle attività sportive, dell’animazione spirituale dei professori. Diciamo che promettono bene.

In questi giorni, si succedono le riunioni fra direzioni scolastiche, rappresentanti degli insegnanti e rappresentanti dei genitori. Il pomo della discordia, o della difficile intesa, rimane quello di sempre: quale contributo dovranno dare i genitori per assicurare agli insegnanti un salario che non sia troppo vergognoso? I genitori, dovendo far fronte a dei budget familiari troppo esigui, tirano la corda alla loro parte. Mentre gli insegnanti, esacerbati dalle ricorrenti e bugiarde promesse del governo e umiliati da una situazione sociale sempre più precaria, rivendicano con forza (non con i forti cioè i governanti, ma con i deboli e cioè i genitori) un salario che permetta loro di uscire dalla miseria. Forse riusciranno ad ottenere, tutto sommato, una cifra che si aggirerà attorno ai 100/110 $. Forse. Ce n’è del cammino da fare!... e delle lotte da condurre…

P. Dino

martedì 28 settembre 2010

Lo stesso entusiasmo...


Così era P. Silvano alla consegna dei primi diplomi, a Nduye, quasi quarant'anni fa.
Come oggi a Mambasa, mi sembra.

venerdì 24 settembre 2010

Congo:1990


Lascio ai visitatori (P. Nerio è il più qualificato) indicare nomi e luogo di questa fotografia che risale appunto al 1990.

domenica 19 settembre 2010

Risus abundat


Mambasa, dicembre 1990
Padre Silvano in un campo di riso.

venerdì 17 settembre 2010

A conferma...

Sono a Milano, dopo un viaggio-lampo in Tunisia.
Una lunga e solida amicizia con una famiglia di Gorgonzola mi ha fatto accettare l'invito di partecipare, come amico e sacerdote, alla celebrazione del 15° anniversario di matrimonio di un loro figlio, che assieme al fratello, ha una attività industriale in quel paese.

Un'occasione ottima per vedere un luogo mitico studiato e sognato fin da piccolo sui banchi della prima media: Cartagine. Questa non è solo la città dei Fenici, di Annibale, ma è anche quella di Perpetua e Felicita, di Cipriano, di san Agostino, di Tertulliano.
Le emozioni sono state forti soprattutto nell'anfiteatro dove hanno subito il martirio Felicita e Perpetua.
Le rovine della cittadella punica, le terme di Antonino Pio, le centinaia di mosaici dell'epoca romano-cristiana ti riportano facilmente a quel periodo storico e te lo fanno rivivere.
Bellissimo anche il mare di Hammamet e soprattutto bellissima e caldissima l'amicizia di questa famiglia.
Un pensiero riconoscente anche al vescovo cattolico di Tunisi (ho celebrato due volte nella cattedrale di questa città).
Ho apprezzato l'ordine, l'efficenza e laq modernità della nuova fabbrica dei due fratelli.
Per tutto questo, grazie!
Tornato a Milano ho avuto la felice sorpresa di vedere il post di Dino sul battesimo di Angèle.
Ne sono felicissimo.
Credo siano pochi i bambini che alla sua età manifestano anche esternamente e con tanta spontaneità i primi segni di religiosità, anche se ingenua. Quando viene in cappella, si inginocchia, fa il segno della croce (a volte come i cattolici, altre volte come gli ortodossi), manda con la manina un bacio a Gesù, canta danzando (stupendamente!) i canti sentiti in chiesa.
Parliamo spesso di Angèle, ma credo dovremmo parlare altrettanto spesso di Mama Maria, la sua mamma adottiva. La sua tenerezza, la sua attenzione, il suo rispetto per Angèle sono commoventi: non l'ho mai vista sgridare o picchiare Angèle. Se deve farle delle osservazioni, le tocca la guancia con un dito e le dice delicatamente:"Angèle, adabhu! "(Angèle, sii educata!). Parla così ad una bambina di 3 anni!
Da l'impressione di aver avuto in consegna qualche cosa di prezioso.
Grazie anche a te, mama Maria.
A conferma di quanto ha scritto padre Dino nel suo post, ecco l'ultima foto che ho fatto ad Angèle.
Pochi istanti prima di partire da Mambasa, ero entrato in cappella. Mi ha seguito spontaneamente assieme a Shabani. Si è messa in ginocchio dietro di me in atteggiamento di preghiera. Non ho resistito a farle una foto mentre faceva il segno della croce. (Shabani sembra un po' meno convinto e concentrato!)
Mi piace pensarla così. Quando la rivedrò, al ritorno in missione, probabilmente il segno di croce lo farà meglio. Spero conservi la stessa spontaneità e lo stesso candore.

(Ho tanto materiale in riserva...ma voglio rispettare il consiglio del nostro esperto informatico a cui rivolgo un grazie sincero per la sua costante attenzione a questo blog!)


Non resisto solo alla tentazione di pubblicare la foto dell'anfiteatro di Cartagine...Chiudete gli occhi e sognate!)

A presto!

foto: Angèle in cappella con Shabani
Cartagine: resti dell'anfiteatro romano

martedì 14 settembre 2010

Il Battesimo di Angela

Mamma Maria l’ha preparato seguendo per due mesi, due volte alla settimana, la catechesi fatta dal nostro catechista Federico. In comunità ne parlavamo da tempo. Silvano, il giorno prima di partire, mi chiedeva: a quando il battesimo di Angela? Anche lei, Angela, si è preparata; a modo suo: imparando a fare il segno di croce, e lasciandosi accompagnare volentieri nella nostra cappellina, dove si inginocchia e manda dei bacetti a Gesù presente nel tabernacolo.

Ieri mattina, durante la prima messa, ha ricevuto il battesimo, assieme ad altri sedici bambini. Era visibilmente tesa e seria nel volto, come le capita sempre il mattino appena alzata e quando si trova in mezzo ad estranei. Malgrado questo, la vita della nostra bambina si è accesa di una Luce nuova: Gesù ha messo in lei il suo Spirito e la invita a fare di Lui il più grande amico della sua vita.

Nel tardo pomeriggio siamo andato a casa sua, dove mamma Maria aveva preparato una festicciola, per i numerosi amici e conoscenti. Angela non ha apprezzato tutta questa confusione; si trovava a suo agio solo con i suoi amichetti e amichette.

Inutile insistere. Ripenso a lei e alla sua storia: nella tristezza di avere avuto una mamma senza cuore e che l’ha abbandonata ed un papà incapace di occuparsi di lei, Angela ha avuto la grande fortuna di avere incontrato delle persone amiche che si sono intenerite per lei; ha incontrato un’altra mamma, una vera mamma, che la circonda di affetto e di tante delicatezze. Viene tutti i giorni a casa nostra, che è diventata casa sua e famiglia sua. Angela è rinata. Tutti le vogliono bene.

Ma rivedo anche le due bambine che ho incontrato questa sera, qui, sotto casa, dove abitano i nostri poveri. Alfonsina, la loro mamma, è una donna ancora giovane, ma difficile, dura, scontrosa, in rotta con la sua mamma, incapace di tenerezza. Cerco di giocare con le due bambine, di farle parlare, di farle sorridere… I loro occhi sono come dei fiori appassiti: mi riempiono il cuore di una grande tristezza.

Risalgo verso casa. Sui prati davanti alla missione, numerosi gruppi di bambini giocano al pallone. E’ bello vederli correre, schiamazzare, gridare: si trovano bene, qui; sono contenti. Eppure…Eppure molti di loro rimangono qui tutto il pomeriggio; tutti i pomeriggi; tutte le settimane. Perché a casa loro non c’è nessuno che si occupi di loro: i genitori sono costantemente fuori, in viaggio, o al campo, o al ritrovo del vino di palma, da dove rientrano a casa abbruttiti e incapaci di occuparsi di loro, incapaci di una parola amica, di un gesto di affetto.

Quanto ci sarebbe da fare con questi bambini! Quanta presenza amica bisognerebbe offrire! Quanta speranza e gioia occorrerebbe seminare in queste giovani vite! “Pregate il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”

P. Dino

lunedì 13 settembre 2010

Un tempo sul fiume Congo, a Kisangani




ecco il nostro giovane P. Silvano che, da buon pastore, guida e regola l'imbarco delle suore sulla grande piroga, verso la rive gauche!
Indovinate in quale anno?

sabato 11 settembre 2010

Sono trascorsi soltanto 38 anni


...da quando - come si vede in questa fotografia d'epoca - P. Silvano andava, esattamente come oggi, nei campi della missione di Nduye.

mercoledì 8 settembre 2010

VOLO ALTO

Sono sfuggito agli ombrosi limiti della terra

e ho danzato i cieli su ali argentee di risata;

verso il sole mi sono arrampicato

e ho preso parte alla vertiginosa allegria

delle nuvole trafitte dalla luce

e ho fatto una quantità di cose che non puoi neanche sognare —

ho roteato, mi son librato e ho volteggiato in alto nel silenzio illuminato dal sole. Sospeso lassù

ho inseguito le grida del vento e

lanciato il mio ardente apparecchio

attraverso le immense stanze dell’aria.

Su, su nelle altezze di un bruciante azzurro delirante di gioia,

con buona sorte ho superato le sommità spazzate dai venti,

dove mai allodola o persino aquila hanno volato.

E, con la mente che nel silenzio si innalzava,

mentre percorrevo l’inviolata alta santità dello spazio,

ho teso la mano e toccato il volto di Dio.


John Gillespie Magee

lunedì 6 settembre 2010

Perso sopra le nuvole?


Caro Gianluigi,

speravo di stare sempre lassù: sotto, un mare di nuvole, sopra, un sole splendido.
"E' bello restare qui..."
Ma la voce de l'hostess mi ha svegliato:
"Fra poco atterriamo all'aeroporto di Milano Linate; vi ringraziamo per aver scelto la compagnia KLM, vi auguriamo un buon soggiorno a Milano e speriamo di ospitarvi presto a bordo dei nostri aerei".
Oggi, lunedì 6 settembre, o domani 7 settembre, vado a Schio.
Sabato, subito dopo il mio arrivo a Milano, sono stato in Svizzera per consegnare ai genitori di Marta Cometti quanto questa "nuova esploratrice" mi aveva affidato per i suoi genitori.
Ieri sono stato a Laorca con Mons. Barone.
Per il momento non faccio programmi. Sono ancora abbastanza stordito. Senz'altro resterò in contatto frequente con voi. Grazie, Gianluigi per la tua premura.
Un pensiero a Dino e agli amici di Mambasa.

NB: sono ancora senza numero telefonico qui in Italia. Dopo due anni, il vecchio numero TIM è scaduto. Provvederò quanto prima a procurarmene un altro e a comunicarvelo.

foto: fra Amsterdam e Milano, sabato 4 settembre

domenica 5 settembre 2010

Chi l'ha visto?

Ha lasciato Mambasa, è andato in Uganda, dovrebbe essere giunto Kampala, potrebbe essere partito da Entebbe...con la KLM, destinazione Amsterdam.
Quindi ora dovrebbe essere giunto in Europa?
Magari poi in Italia?
A Milano?
A Schio?
In qualche monastero segreto?





Pubblichiamo due foto segnaletiche. Chi l'ha visto?









Chiunque sia in grado di fornire qui sul blog notizie attendibili potrà lucrare una specialissima "indulgenza informatica"!

Attenzione: il ricercato potrebbe anche camuffarsi, ma si riconosce di certo per una incallita abitudine: la sera vuole, a tutti i costi, recitare il Breviario.

venerdì 3 settembre 2010

SESSIONE DI FORMAZIONE PER CATECHISTI

E’ stato senza dubbio l’appuntamento pastorale più significativo della nostra parrocchia durante questo periodo di vacanze 2010.

Sono venuti dalle quattro strade che percorrono le nostre parrocchie di Mambasa e di Nduye. Il più lontano ha percorso in moto 135 km di una strada impossibile, Nduye-Dingbo, la stessa di cui ho dato una piccola descrizione alcune settimane fa’. La maggior parte hanno viaggiato sui nostri due camion, che sono andati a cercarli nei loro villaggi (tre viaggi di 140-120 km).

Lunedi sera, 9 agosto, erano più di una cinquantina i catechisti provenienti dai villaggi dell’interno, che alloggiavano nei due stanzoni allestiti vicino alla cappella Beata Anoalite. Nessun letto; solo dei teloni stesi per terra e 25 materassini con altrettante coperte. Certamente non un hotel a cinque stelle! Giova comunque ricordare che molti di questi catechisti, a casa loro (meglio, nella loro capanna), non dispongono di nessun materasso, né di un letto decente, né di un tetto a prova di pioggia….

Con quelli residenti al centro, il numero complessivo dei catechisti era di 97.

Cominciamo l’indomani, martedì, 10 agosto, alle ore 6h30 con la messa di suffragio per il nostro catechista Esandeke Silvestro, scomparso la settimana prima.

Quattro ore di corsi il mattino e due e mezzo il pomeriggio: una fatica considerevole per i nostri “allievi”, molti dei quali sono dotati di strumenti intellettuali abbastanza rudimentali e di nessun allenamento. Ma la buona volontà è evidente nella maggior parte, nonostante qualche “pisolino” pomeridiano.

Tema principale di questi giorni: “diventare adulti nella fede”. L’obbiettivo è quello di aiutare i catechisti a preparare i nostri cristiani al Sacramento della Cresima ed accompagnarli in quel periodo, delicato e spesso turbolento, della prima giovinezza, aiutandoli ad entrare nell’età adulta.

Assieme, riflettiamo sulla nostra fede in Gesù Cristo e nel suo Spirito. Insistiamo in modo particolare sulle esigenze che derivano da tale fede e sulla necessaria coerenza tra dire e fare.

Vorremmo portare i nostri giovani a un più grande amore e senso di responsabilità nei confronti della Chiesa; parliamo delle comunità cristiane di base, dei gruppi di azione cattolica, della preparazione alla vita familiare.

Convinti che non ci può essere vita cristiana autentica se non ci sono i valori umani fondamentali, insistiamo con i nostri catechisti sul senso dell’onestà, della verità, del rispetto dell’altro, dell’amore al lavoro, della responsabilità personale, della morale professionale.

L’infermiere responsabile del nostro Centro di Sanità dedica una mattinata per parlare dell’AIDS: come si contrae, come si manifesta, come difendersi…(Una recente statistica fra le persone che si sono sottoposte liberamente al test, rilevava che il 23% degli abitanti di Mambasa sono sieropositivi).

Siamo coscienti che tutto questo costituisce una grande sfida, anzitutto per i catechisti stessi e poi per i giovani ai quali devono trasmettere tali valori. Ma il nostro compito è quello di zappare, seminare, innaffiare…Ci penserà il Buon Dio penserà a far crescere il seme gettato; nei tempi e nei modi che lui solo conosce. Abbiamo fiducia in Lui.

Evidentemente tocca a noi dare un seguito a questo insegnamento, assicurando un accompagnamento continuato ai catechisti e alle loro comunità cristiane. Compito molto impegnativo, di fronte al quale ci sentiamo inadeguati, insufficienti: che possiamo fare noi, poveri tre preti, in due parrocchie estesissime, come Mambasa e Nduye, e nelle 45 comunità cristiane che le compongono? Per grazia di Dio, possiamo contare su questi nostri fratelli (e qualche sorella) catechisti, che, nonostante i loro limiti, contribuiscono, spesso in modo ammirevole, alla conoscenza di Gesù e del suo Vangelo fra la nostra gente. C’è da ringraziare il Padrone della vigna, che continua a mandare i suoi operai, anche catechisti, nella sua vigna.

La sessione si è conclusa il venerdi, 20 agosto, con un bel pranzetto. Per l’occasione abbiamo ammazzato il vitello grasso del nostro allevamento. Il programma prevedeva anche una partita di calcio, partita fra veterani naturalmente, ma il pranzo è cominciato troppo tardi ed è durato troppo a lungo: impensabile poter sacrificare le delizie di un abbondante pasto alla fatica di una sudata.

La domenica precedente, 25 agosto, durante la Celebrazione Eucaristica, abbiamo fatto l’invio in missione dei nostri catechisti. Una cerimonia molto semplice con la quale volevamo sottolineare e valorizzare la vocazione e il ruolo di questi fratelli e sorelle in seno alle comunità cristiane e invocare su di loro e il loro servizio l’aiuto e la benedizione di Dio.

Padre Dino